Il Campo

Dove eravamo rimasti?

Cosa faranno i tre ragazzi a quel punto, e ci sarà davvero un cadavere? Rientrano per la strada solita ma decidono di proseguire le ricerche di sabato quando i cantieri sono chiusi (100%)

Alla ricerca del “cadavere”

Sabato mattina, siamo appena usciti da scuola per quello che è l’ultimo giorno di fatiche scolastiche della settimana. Come sempre ci ritroviamo all’angolo solito e ci avviamo chiacchierando verso casa. Il progetto è quello di riprovare nel pomeriggio ad entrare nel magazzino, sperando che di sabato non ci sia nessuno.

Così dopo pranzo eccomi davanti alla porta di casa dei miei cugini, suono il campanello e aspetto. Mi apre la zia – “ciao Viola” –  che mi invita ad entrare e salutare lo zio. Sono ancora tutti a tavola, lo zio è rientrato un po’ più tardi dal bar che gestisce in centro città, e stanno terminando di pranzare. Così mi accomodo al tavolo anch’io e aspetto che finiscano.

“Viola, dove dovete andare così di fretta voi tre monelli?” mi chiede lo zio sorridendo. Suppone che ne stiamo combinando una delle nostre, e tocca tranquillizzarlo.

“Ma niente zio, vogliamo solo fare un giro in bici visto che oggi è bel tempo e fa ancora un po’ caldo”.
“Mi raccomando, badate a Sergio voi due grandi, sapete che lui è un po’ birbone e non sta tanto alle regole! Non cacciatevi nei guai eh? Mi affido a te Viola, che sei una ragazza saggia.”

Accidenti…se sapesse lo zio quanto sono “saggia” io… Chissà poi perché… solo perché sono una femmina danno tutti per scontato che io sia più tranquilla e posata dei miei coetanei maschi. Sempre queste distinzioni di genere! Che rabbia mi fanno!

Ad ogni modo i cugini finiscono veloci di pranzare e gli zii ci danno il permesso di uscire.
Scendiamo le scale di corsa, prima che qualcuno cambi idea e ci richiami indietro. Giunti in cortile afferriamo le biciclette, nel caso ci osservino dalle finestre, avviandoci nella direzione opposta al magazzino per non destare sospetti.
Facciamo un lungo giro, giù lungo il fiume fino alla foce, dove ci fermiamo a tirar sassi nel lago e a ipotizzare ciò che avremmo potuto trovare nell’esplorazione. Poi decidiamo di essere ormai al sicuro dalla curiosità dei nostri genitori e ritorniamo verso il magazzino, ma decidiamo di entrare dall’altro lato, più nascosto rispetto alla nostra casa. Troviamo il cancello grande chiuso, come è giusto che sia, e lasciate le biciclette un po’ nascoste ci accingiamo a scavalcarlo.
Una volta dentro ci avviciniamo al container dove avevamo trovato l’osso misterioso, ma con grande sconcerto scopriamo che ha la porta chiusa da un lucchetto. Impossibile entrare!

“Maledizione!” esclama Federico costernato
“E adesso? che facciamo?” chiede Sergio
“Guardiamo se c’è un’apertura da un’altra parte” dico io avviandomi a girare intorno al gabbiotto. In effetti su un lato lungo c’è quella che sembra una finestrella, ma molto in alto, impossibile guardare all’interno da dove siamo. Sergio subito si guarda in giro per trovare un appoggio, e raccolte cassette, mattoni e quant’altro trovano in giro i due fratelli formano una sorta di “scaletta” su cui salire per arrivare fino alla finestrella.
Federico che è il più alto dei tre sale quindi su questa scala improvvisata e sbircia all’interno.

“Cosa vedi?” chiediamo all’unisono Sergio ed io
“Mmm… nulla per ora, è molto buio”
“Prova a pulire un po’ il vetro” gli suggerisco io. Tolto di tasca un fazzoletto Federico sfrega con forza la superficie vetrosa e riprova.
“Si va meglio, intravvedo qualcosa ma sono tutti oggetti depositati lì. Non vedo ossa…”
“E che altro vedi? specifica…” richiedo io
“Beh, un tavolino e una sedia sgangherata, due fusti di ferro non so se pieni o vuoti, un paio di casse di legno… e basta. Ah no, aspettate… nell’angolo c’è una specie di coperta buttata per terra… “
“Oh, sarà un giaciglio di qualcuno… magari del cadavere prima che fosse un cadavere!” esclama Sergio ridacchiando, sempre molto fantasioso e già eccitato
“Già, magari qualcuno che hanno rapito per chiedere un riscatto!” gli rispondo io in tono ironico.. ma non so se lui coglie l’ironia.
“No, credo sia la cuccia di un cane – risponde Federico scendendo dalla scaletta improvvisata – ci sono anche un paio di ciotole in terra lì accanto”.
“Un cane?” chiede Sergio già impaurito guardandosi in giro “E dov’è adesso?”
“boh, e chi lo sa… di sicuro non qui, se no l’avremmo sentito e visto, non ti pare fratello?”

In quel mentre sentiamo una voce bassa che ci fa sussultare:
“Ehi voi tre, che ci fate qua dentro?”

A chi appartiene la voce misteriosa?

  • Dal proprietario della ditta di costruzioni e di quel deposito magazzino (100%)
    100
  • All'operaio gentile che una volta li ha fatti passare da quella scorciatoia (0%)
    0
  • Allo zio, il padre di Federico e Sergio, che ha subdorato le loro intenzioni e li ha tenuti d'occhio (0%)
    0
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15 Commenti

    • Anch’io mi sono divertita molto ai tempi seguendo quelle avventure, con condividevo con i miei figli in verità. E qui però ci sono mescolati anche un po’ di ricordi di me bambina… personaggi della mia infanzia romanzati e altri inventati di sana pianta. La fantasia non ha limiti!
      Alla prossima!

  1. Ciao Dannella,
    Ho appena di finito di leggere questo primo capitolo.
    È stato bello “vedere” come dovevano essere le infanzie dei miei nonni, dei miei genitori… tanta nostalgia per quell’epoca!
    Per quanto riguarda l’opzione voto per far dividere i ragazzi: alcuni scavalcheranno, altri no. Seguirò la tua storia. A presto.

  2. Ciao Dannella, ho letto con piacere questo tuo primo capitolo dal sapore e dall’ambientazione antica, che ci riporta tutti ad un mondo che ormai non c’è più e che lascia aperti tanti spazi dove vivere l’avventura.
    Ho naturalmente votato per la libertà delle scelte, anche se contro le regole e senza essere spaventati dai cancelli chiusi . Scelte forse leggermente incoscienti ma che perseguono la conquista del mondo.
    Attendo il seguito.

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