La ragazza dell’hangar 8 (sfida con lauraastarita)

Giulia

Salve a tutti. Io e lauraastarita abbiamo deciso di iniziare la nostra avventura su The Incipit con una sfida. Le nostre storie inizieranno con il medesimo primo capitolo per poi divergere, anche grazie a voi. Quindi vi consiglio di leggere anche la sua storia e votare per il suo proseguimento. Detto ciò buona lettura!

 

Giulia si era soffermata a guardare quella brioche al cioccolato per settimane e adesso, avendo raccolto ogni spicciolo trovato sulle piastrelle di agglomerato rosso e nero della hall, poteva permettersela. Si era vestita con i migliori abiti che era riuscita a trovare tra gli oggetti smarriti. Sbucata di soppiatto dal deposito bagagli, si era immessa nel flusso di persone in partenza dall’enorme salone centrale.

Ignorò il negozio di dolciumi, da cui rubava le caramelle quando aveva un calo di zuccheri e da quello di vini, in cui trovava spesso il pilota dello I-ZFAG, Fagiano Zeta, un 747, prima di rincasare dalla moglie e dai figli. Si tenne come al solito alla larga dal negozio di cosmetici, vicino al quale non riusciva a stare, per la cacofonia di profumi che emanava.

Si bloccò appena vide il bar. Provava un’ansia paragonabile a quella dell’essere scoperta a lavare i vestiti nella lavanderia a gettoni fuori l’aeroporto; lei, una ragazzina di quindici anni, davanti a una lavatrice da sola di notte. Non che fosse mai successo, comunque. Nessuno si accorgeva di lei.

Arrivò davanti al bancone a larghe falcate e chiese una brioche alla cioccolata ad alta voce. La barista la guardò con aria interrogativa, poi sorrise e le porse la brioche. Giulia allungò un sacchetto pieno di monetine e, afferrato il dolce bottino, scappò via. La barista la guardò con aria divertita correre in mezzo alla hall.

Era da tanto tempo che Giulia non mangiava una brioche e decise di gustarsela lentamente, godendo di ogni morso, dalla crosta friabile all’interno cremoso al cioccolato.

Quella sera, come tutte le sere che si poteva ricordare, entrò nell’angolo segreto dell’hangar 8, cosparso di cianfrusaglie collezionate negli anni passati a nascondersi dal personale dell’aeroporto. Si sdraiò sul materasso gonfiabile rubato qualche mese prima dal vano bagagli dello I-UNDL, Un Dinosaulo, per i voli intercontinentali, di ritorno dalla Cina. Si sporse verso il pouf-comodino, requisito da due anni dall’area relax al secondo piano, e accese una grossa lampada. Gliela aveva regalata il meccanico di un jet privato, ricavandola da un fanale difettoso.

Da un buco nella fodera del pouf prese una piccola fotografia che la ritraeva ad appena sei anni in braccio al padre, proprio in quell’hangar. Era stata scattata da sua madre, quindi lei non si vedeva. Allora il padre di Giulia era appena stato assunto come pilota all’aeroporto e aveva deciso di portare la figlia a visitare il suo nuovo posto di lavoro. Il padre gli aveva fatto fare la visita guidata dell’aeroporto, dalla sala del nastro trasportatore, dove i bagagli venivano caricati nelle stive degli aerei in partenza, alla torre di controllo, da dove si poteva godere della stupefacente vista delle piste e di tutto ciò che c’era intorno. Forse era per questo che sapeva orientarsi così bene nell’aeroporto.

Giulia e sua madre vollero vedere la prima partenza del padre “in prima fila”, senza ovviamente salire sull’aereo. Si salutarono con affetto e sorridendo commossi nell’hangar 8, dopodiché il padre pilotò fuori lo I-BYDD, Bye Dad. Caricò i passeggeri davanti al gate 6 e si posizionò in fondo alla pista 1. Scaldò i motori in attesa del via libera da parte della torre di controllo e quando arrivò spinse i propulsori al massimo della potenza. Giulia e la madre salutarono con la mano l’aereo, che si allontanava sulla pista, diventando via via sempre più piccolo. A un tratto una sfera di fuoco inghiottì l’aereo e un forte boato assordò tutti i presenti. La madre di Giulia, ripresasi dallo shock, guardò inorridita l’aereo bruciare. Disse alla figlia di restare lì nell’hangar finché non fosse tornata a prenderla e corse verso le fiamme, con le lacrime che le riempivano gli occhi. Le sirene invasero l’aria, coprendo tutti i rumori se non quelli del fuoco. Quando la madre di Giulia raggiunse la carcassa metallica non c’era più niente da fare. In preda alla disperazione si lasciò cadere sulle ginocchia, nonostante i pompieri le stessero urlando di allontanarsi. L’esplosione del secondo motore portò via a Giulia anche la madre.

Tutti pensarono che anche la figlia del pilota morto quel giorno fosse rimasta vittima delle fiamme, tra le braccia della madre. Nessuno ebbe il tempo di controllare nell’hangar 8. Eppure lì, da nove anni, la ragazzina sta ancora aspettando che la madre torni a prenderla.

Un giorno come un altro a Giulia accade qualcosa che stravolge il suo mondo. Cosa?

  • Giulia trova un passaggio segreto nell'aeroporto. (0%)
    0
  • Giulia apprende qualcosa sull'incidente che l’ha resa orfana. (63%)
    63
  • Qualcuno scopre il nascondiglio di Giulia. (38%)
    38
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7 Commenti

  1. Mi è piaciuta molto la velocità del racconto che ti trascina nel ritmo vorticoso di quello che succede, delle paure, delle corse, dei nascondigli.
    Qualche verbo poteva essere sostituito da sinonimi più moderni (reputare ecc.)

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