La selezione

Dove eravamo rimasti?

Chi ha afferrato la mano di Michela? Un poliziotto in borghese (100%)

Capitolo III

La mano aveva una presa salda e Michela si ritrovò a voltarsi con il cuore che le batteva all’impazzata, la maschera che le scivolava a terra. Davanti a lei si trovava un uomo vestito come gli altri ma la pistola che stringeva nella mano libera le suggerì si trattasse di un poliziotto in borghese. Inghiottì a vuoto mentre, tenendo gli occhi bassi, si ripeteva che non stava facendo niente che spingesse l’uomo ad utilizzare l’arma su di lei.

“Ma dico io, sei cretina?”

La voce maschile la fece sussultare, quel tono pieno di ira lo conosceva fin troppo bene. Ancora tremante alzò lo sguardo verso il volto dell’uomo e per un attimo si sentì sollevata nel riconoscere i lineamenti dello zio, poi nuovamente spaventata notando quanto fossero rigidi.

“Ti avevo chiaramente proibito di venire! Perché devi sempre metterti nelle situazioni di pericolo?”

Il tono brusco e la voce alta le arrivavano come suoni attutiti alle orecchie, la folla intorno a loro continuava a spingere, ad urlare ed a cercare di scappare, qualcuno lo urtò e lui si ritrovò a fare un passo in avanti nel tentativo di mantenere l’equilibrio. Fu forse in quel momento che vide la paura dietro lo sguardo della nipote. I muscoli facciali si rilassarono leggermente mentre la presa stessa si faceva più delicata.

“Prima usciamo di qui, poi riprendo a sgridarti.”

Velocemente si chinò a raccogliere la maschera antigas e la aiutò ad indossarla prima di fare altrettanto, afferrò nuovamente la mano della ragazza e la spinse in direzione di un’uscita secondaria verso la quale si dirigevano solo poche persone evitando così il rischio di finire schiacciati dalla folla.

Quando finalmente furono fuori la solita nebbia giallastra era lì ad attenderli, con la coda dell’occhio notò un bambino riverso a terra in posizione fetale, gli occhi e la bocca spalancati. Impaurito doveva essere uscito senza indossare la maschera antigas morendo soffocato in meno di un minuto. L’uomo al suo fianco seguì il suo sguardo e, notato dove puntava si affrettò a tirarla più forte per il polso cercando di mettere maggiore distanza tra loro e la raccapricciante immagine.

Con quel passo non ci volle molto per raggiungere la casa dove abitavano insieme, passarono attraverso la camera di decontaminazione e finalmente si permisero un sospiro di sollievo ritrovandosi all’interno.

“Si può sapere per quale diamine di motivo fai sempre il contrario di quello che ti dico?”

La voce era tornata burbera mentre seguiva Michela verso il soggiorno, le maschere abbandonate sull’attaccapanni. Lei si sedette sul morbido divano nuovo e tornò a guardarlo in faccia, con le urla e le immagini abbastanza lontane aveva ritrovato la quota di spavalderia che la caratterizzava. Le labbra si curvarono in un sorriso leggero. “Se lo sai perché allora non mi dici di fare il contrario di ciò che vuoi? Magari funziona.”

Lo zio sbuffò, alzò gli occhi al cielo e la mandò a quel paese prima di sparire verso la cucina e riapparire circa un quarto d’ora dopo portando in mano due tazze di tè bollenti. Gliene porse una costringendosi a mantenere un’aria rigida.

“Bevilo.”

“Non avrai dei problemi quando i tuoi colleghi si accorgeranno che non sei più là?”

“No, sono andato lì solo perché ero sicuro che ti ci avrei trovato. Sei sempre in cerca di risposte, anche se queste a volte vogliono dire più guai che altro.”

A quelle parole Michela abbassò lo sguardo. I ricordi dell’uomo a cui avevano sparato, la donna incinta colpita da un proiettile, il bambino soffocato, le tornarono in mente. Abbassò lo sguardo verso il suo tè e prese un lungo respiro.

“È colpa mia vero? Se non avessi posto quella domanda-“

“Se non lo avessi fatto tu lo avrebbe fatto qualcun altro. Il risultato sarebbe stato lo stesso.”

Non era sicura se quelle parole fossero sincere o se lui gliele stesse dicendo per tranquillizzarla, sperò con tutto il suo cuore che fosse la prima e cercò di convincersi che tutto quel caos non fosse dovuto esclusivamente alla sua lingua troppo lunga.

Vide l’uomo aprire la bocca quando la porta di casa si spalancò nuovamente mostrando due figure entrare all’interno dell’abitazione, le maschere antigas ancora indosso dopo la decontaminazione. Riconobbe immediatamente la figura più alta e tondeggiante della zia e quella più snella ed agile di suo nipote di sette anni. Contemporaneamente i due indossarono dei falsi sorrisi ed andarono ad accogliere i due nuovi entrati.

“Oh tesoro, siete già tornati? Vi siete ricordati di comprare l’orzo?”

Lo zio scosse la testa dandole un bacio sulla guancia. “Quello era finito ma il resto della spesa è nel frigo, Mic mi ha aiutato a sistemarla.”

La ragazza gli lanciò uno sguardo interrogativo prima di comprendere ed annuire leggermente verso il volto sorridente della zia reggendo la loro copertura.

“Si sa se la notizia alla tv era vera o meno?”

Michela guardò quel bambino di sette anni fin troppo serio e si sentì stringere il cuore, l’uomo lo prese in braccio dandogli un bacio sulla guancia.

“Stasera dobbiamo compilare dei moduli.”

Dopo la notizia la famiglia si riunisce per compilare la domanda che rappresenta una prima selezione. Quali saranno i risultati?

  • Tutti e quattro passano questa prima selezione. (0%)
    0
  • Michela, lo zio ed il nipote passano questa prima selezione, la zia no. (67%)
    67
  • Michela e lo zio passano questa prima selezione, la zia ed il nipote no. (33%)
    33
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

12 Commenti

  1. La zia no.
    Povera non che ce l’abbia con lei…
    Ciao Kikita.
    Un capitolo ben scritto, i dialoghi mi risultano credibili e i piccoli particolari, come le maschere abbandonate sull’attaccapanni, danno un ricco un più di credibilità all insieme. Non saprei per il divano nuovo, viste le condizioni in cui versano, ma forse non tutto è ancora precipitato.
    Bene così, alla prossima!

  2. Molto belli questi capitoli iniziali, mi è piaciuta molto l’atmosfera ansiogena che sei riuscita a creare, una distopia che purtroppo non ha poi così tanto di fantascientifico. Mi ha fatto ricordare il film “Il dottor Stranamore”, quando verso la fine fanno un elenco delle caratteristiche che dovranno avere gli uomini e le donne incaricati di ripopolare il mondo. Voto anch’io per il poliziotto in borghese, al prossimo capitolo!

    • Devo ammettere di non aver mai visto “Il dottor Stranamore” ma correggerò appena possibile 🙂
      Sono contenta di essere riuscita a creare un’atmosfera ansiogena; spero di riuscire a mantenerla lungo tutta la storia e di non farla scemare troppo.
      Il poliziotto in borghese alla fine ha stra vinto, spero che questo nuovo terzo capitolo soddisfi un po’ le aspettative e spero di rileggere un tuo commento.
      Kikita

  3. Ciao Kikita,
    ho votato il poliziotto in borghese, la ragazzina e l’anziano sarebbero stati troppo vicini ai cliché del genere. Il racconto è interessante, anche se non originalissimo. D’altronde, si sa: le storie sono già state tutte raccontate; tutto sta a vedere come le raccontiamo 😉
    Attenzione ai refusi, alle eufoniche e alla comprensibilità di alcune frasi.
    “…le mani che andarono a sfiorare la fondina dove erano assicurate le armi”
    “Chi aveva deciso di non gettarsi sui poliziotti armati iniziarono a correre…” per esempio. Sono sicura che si tratta di sviste, facilmente risolvibili con un paio di riletture prima della pubblicazione.
    Ti segnalo anche un “già” anziché “giù” (era riversa a pancia in…)
    Sono comunque convinta che puoi tirare fuori un bel racconto, quindi ti seguo e aspetto il terzo.
    Alla prossima!

    • Ero terrorizzata da quella scena, volevo cercare di rendere il tutto al meglio e credo di averla scritta e cancellata non so quante volte prima di fissarmi su una versione e sistemarla!
      Ti ringrazio tanto per il complimento ed i tuoi commenti 🙂

    • Grazie mille per il tuo voto e per il tuo commento, è sempre bello sentire la voce dei lettori 🙂
      L’opzione delle spiegazioni al sindaco è sicuramente la vincente, questa sera spero di riuscire a soddisfare le vostre curiosità e di poter analizzare ancora un po’ questa Terra futura.
      Kikita

  4. Ciao! 😁

    Ti dico subito che ho votato per chiedere al sindaco dei metodi di selezione perché mi è parsa l’unica che non banalizzasse il seguito della storia.
    Comunque passando alla storia in se, mi è piaciuta, anche molto. Forse sono un po’ di parte visto che mi piace il genere apocalittico 😉, ma comunque l’ho trovata fresca e nuova sul sito.
    Il concept della Terra contaminata e della città delle nuvole a cui si accede solo con la selezione mi è parso già da adesso promettente e si preavvisano scintille e fuoco vivo nei prossimi capitoli.

    Unica cosa, se posso, vorrei segnalarti un’allegria curiosa a cui mi hanno rimandato la situazione e le parole del sindaco. Non so se sia voluto, ma ho pensato a Titanic.
    La Terra può essere come la nave e la città tra le nuvole le scialuppe. Anche lì vi era posto solo per poca gente se ci pensi, proprio come qui.

    Comunque, vediamo dove ci porti. 😉

    • Sono sincera: non avevo pensato all’analogia del Titanic ma mi piace tantissimo?
      Sono davvero felice che la storia, per quanto all’inizio, ti stia piacendo dandoti l’idea di qualcosa di nuovo, ci ho pensato veramente un sacco prima di iniziarla proprio perché volevo evitare di ricadere sempre negli stessi temi.
      A quanto pare la tua scelta è stata quella di tutti ed ha avuto la meglio! In serata spero di soddisfare la curiosità su ciò che sta per accadere.
      Kikita

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi