la vita? Una farsa!

Dove eravamo rimasti?

continuiamo le presentazioni con Ciro, utente e Carlo Franco (67%)

Franco maledetto!

Nell’anticamera torna un’aria sospesa.
Ciro, annoiato dietro la sua scrivania, si arrende a Bartezzaghi e gira pagina.
Si sente tossicchiare, sbadigliare, un lontano scarico di gabinetto.
Ciro sospira: senza caffè, si capisce, non è cosa!
Arriva da fuori il rumore di una frenata e di uno schianto.
Speriamo che si è schiantato a Franco! pensa. Poi come colto da un ripensamento gira la testa, guarda l’uomo di prima, l’utente cugino, e fa:
«Ehi lei, sì lei. Venga un po’ qua! …Visto che è suo cugino, perché non va a vedere se si è schiantato a Franco e ce lo riporta qua, che come vede, senza di lui non si va avanti?»
«Io?», risponde quello meravigliato, «ma se le ho detto che non lo ri-conosco!»
«Ah, già è vero… Ma scusi eh: perché continua a dire che non lo riconosce?»
«Perché mio zio Veneto…
«Ha ecco, è veneto. Lei viene da Venezia…»
«No, no macché! Mio zio si chiama Veneto perché suo padre che andò a Pontinia per la bo-bonifica era veneto e…»
«Capito, capito: la bonifica.» Fa Ciro alzando gli occhi al cielo.
«Torni là, la chiamo io quando lui arriva.»
Un minuto dopo entra in scena Franco: quarant’anni, aria da ganzo, faccia da schiaffi.
«Franco maledetto», dice Ciro, «eccoti qua. E il mio caffè dove
sta?»
«Ah, il caffè. Senti a me: io l’avevo acquistato buono-buono per
te ma poi qui fuori c’è stato uno botto…»
«Eh, abbiamo sentito. E allora?»
«E allora… Bè, io ho soccorso il poveretto che si era scapicollato con la vespa e quello mi ha dato l’impressione che avesse proprio-proprio bisogno…»
«…Bisogno…?»
«E sì, del tuo caffè! E io allora… »
«E certo. E così hai fatto un’opera buona col mio caffè al fracassato che invece di morire subbito è andato a moriammazzato più tardi magari un po’ piu in là. Giusto?»
«E bravo, proprio-proprio così! Ma se ci tieni e mi aspetti io te lo vado a prendere subbito-subbito un altro!»
«Se ti muovi ti sparo, lasciamo perdere! Piuttosto c’è uno, un tipo losco, quello là, lo vedi? Quello vestito di nero. Sembra Veneto ma non lo è, e cerca proprio a te!»
«Quello là…, Veneto? Vuole a me-a me? Ma chi è? Non sarà un equivoco?»
«E perché non glielo chiedi visto che ci sei, così ci leviamo questo dente prima di sera?»
«Certo, certo. Ma sei sicuro-sicuro che cerca a me? Vuole soldi?»
«Ah, lo vedi che io a te ti devo menare un giorno o l’altro? Vuole Carlo; chi c’è qui che si chiama Carlo, benedetto iddio?»
«Be’, uno sono io.»
«Appunto». (Alza la voce.) «Signore, lei che cerca Carlo, venga qui che ne abbiamo uno giusto-giusto per lei!»
L’utente si avvicina eccitato:
«Carlo, eccoti finalmente, sono Franco!»
«Anche tu?», dice Carlo.
Anche lui! pensa Ciro.
«Sono tuo cu-cugino Franco, Franco Campione; vengo da Latina. Zio Veneto che, come sai, vive a Pontinia, a detto a mia madre Italia che stavi qua e io ti volevo co-conoscere…»
«Ah, bene, ma certo, ecco perché il Veneto!», fa Carlo guardando a Ciro con l’aria di quello intelligente che ha già capito tutto. « Tu sei Franco Campione, di Veneto e d’Italia», dice e, sentendo quello che dice istintivamente si volta ancora a spiare la reazione di Ciro; e aggiunge:
«Ma tu, dimmi, allora tu saresti…?»
«Guarda, è facile: io sono figlio di Italia e Vittorio. Veneto, è fratello di papà e zio a me. Mia madre Italia invece, e tua madre Trieste sono cugine…»
Anche loro! E che carta geografica, e che scassamento patriottico! fa Ciro tra sé e sé.
Alla fine Franco e Franco si appartano, (si sa, c’è di mezzo la famiglia!), e tutto riprende a scorrere sul solito binario triste e solitario.
Il brusio alimentato dai due che si scambiano le effusioni e le confidenze di prammatica riempie il vuoto della sala con un pulviscolo di parole, mezze parole, sillabe e accenti improvvisi che si alzano, rimbalzano e poi cadono in risatine, pacche e sospiri.
Ciro, rimasto solo, guarda l’orologio e conta i minuti che mancano alla pausa pranzo.
La porta del capufficio si schiude. Ne escono una donna e un bambino; hanno un’aria triste, funerea, e vanno lentamente verso l’uscita.
Ciro li segue perplesso con lo sguardo vuoto di chi vede, nota ma non si impiccia.
Poi finalmente: «Franco, a chi tocca?», tuona una voce fuori campo.
Ciro si fa paonazzo e guarda al collega che tutto preso dal cuginetto nemmeno ha sentito.
«Scusi avvocato, Franco è alle prese con una cosa lunga, la servo io.», dice facendo capoccella nell’ufficio.
«Ah, sei tu. Volevo, se possibile un caffè ma non posso muovermi adesso, avete da fare voi?»
«Noi… io? No, glielo vado a prendere subito!», ‘meno male si esce!’
«Bravo e poi mandami Franco qua!»
«Certo, vado. …Carlo, l’avvocato ti vuole.»
«Ah, grazie. …Eccomi avvocato,» dice affacciandosi alla porta assieme alla parentela. «Questo è mio cugino; ci siamo conosciuti adesso-adesso.»
«Adesso oggi? Ma davvero? Che bello. Ma allora dobbiamo festeggiare! Facciamo così: pausa per tutti, aspettate lì, vi porto al bar.»
L’avvocato esce dall’ufficio e Ciro che stava per andare se li vede passare davanti in processione.
«Ciro mi raccomando, qui comandi tu. Noi torniamo subito.» bisbiglia Carlo, la serpe.

racconteremo

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29 Commenti

  1. Grandissimo! Ma ho paura che mi verrà lo stordimento, i sintomi sono tali e quali a quando vedevo i film di Bellavista. Mi mancavano le forze. Da un lato ero magneticamente attratto da quella gente che sapeva parlare (io evidentemente ero muto e non lo sapevo), parlavano, dicevano quello che volevano sapere, dicevano quello che avevano visto, volevano essere precisi e utili. E intanto a me saliva l’angoscia. Sintesi, sintesi! Bisogno di sintesi, mania di controllo. Loro erano vivi io di marmo.
    Coi film di Totò era pure peggio…

    i miei complimenti

  2. Buon giorno da Roma col sole…
    grazie per il passaggio sempre gradito.
    In quanto al futuro, sai meglio di me che le storie affollano la mente e non vedono l’ora di uscire allo scoperto.
    Tuttavia, in questa società di comunicatori a senso unico dove tutti sono pronti a dire e pochi ad ascoltare, The Incipit è una scuola. Non tutti hanno la Tua voglia e pazienza di ascoltare tutte le voci che si levano ogni momento.
    Non so, quindi, quando tornerò, per adesso cercherò di ascoltare più che parlare. ( Sempre pronto, comunque a smentire me stesso.)
    Grazie ancora, torna a scrivere, buona giornata anche a te!🙋

  3. Caro Fenderman,
    anche questa storia si è conclusa. Il tema divertente e scanzonato ha regalato sorrisi, a volte un po’ di confusione, su un palco con gli attori sarebbe stato tutto più semplice, per via dei volti che si ricordano meglio dei nomi.
    Mi chiedo cosa tirerai fuori in futuro… io ti aspetto e ti auguro una bellissima giornata. Qui dopo tanta pioggia c’è il sole, spero anche da te.
    Alla prossima!

  4. Ciao Fenderman,
    ci sono piccole imperfezioni tipo la risata in tre ha ha ha, che poi si tramuta in un più consono ah ah ah; qualche eufonica di troppo e un d’amico che mi fa più pensare a un cognome, avrei preferito “consiglio DA amico”, ma questa è una scelta stilistica e non si discute. Il capitolo, a dire il vero, ha perso un po’ di mordente, è sempre divertente e ben scritto, però avverto un leggero calo (ma potrebbe anche essere una mia impressione). Arriviamo al finale con tarallucci e vino, perché mi pare la scelta più azzeccata per questo racconto allegro, che strizza l’occhio al cinema popolare di tanti anni fa.
    Ti aspetto al finale e ti auguro una bellissima giornata.
    Alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica, è vero ha ha… è una distrazione e rileggendo anche io ho trovato altre cose da limare come sempre, quasi, accade. Il “D’amico” è una citazione, forse non sottolineata abbastanza, di una famosa battuta a tormentone di un “Carosello” dell’epoca che pubblicizzava il riso D’amico: “Vuole un consiglio Franco, D’Amico?”, era una battuta talmente popolare da entrare nella parlata quotidiana. Grazie, buona giornata a te. 🙋

  5. Ciao Fenderman,
    i nodi vengono al pettine… mi pare giusto, siamo quasi alla fine. Anche questo capitolo risulta gradevole anche se un po’ ingarbugliato, ma ho compreso il tuo intento e ci sta tutto.
    Credo anche che meriteresti un po’ più di pubblico, ma pare che ultimamente il sito venga un po’ disertato. Pazienza, si spera che si torni ai vecchi fasti. Di sicuro le tue storie meriterebbero più attenzione 🙂
    Ci si rivede presto allora.
    Ciao e alla prossima!

  6. Ciao Fenderman,
    la gente proprio non si regola!
    Siamo nel pieno della commedia all’italiana a cavallo tra Totò di fine anni cinquanta e Lino Banfi… Questa volta hai spinto molto sulla comicità spicciola, in un racconto come questo ci sta. Il fraintendimento con Lillo e Cassandra alimenta l’attesa e risulta molto divertente, attenzione a non calcare troppo la mano.
    Alla prossima!

    • Ciao, lo so, lo sentivo che con Nicolino mi stavo un po’ sbilanciando ma il fatto di per sé sarà sicuramente successo davvero in qualche ufficio pubblico sfigato.
      Comunque, anche se veramente la gente non si regola, cercherò di non spingermi troppo in là.
      P.s.: Viva sempre Totò e nonno Libero!
      Ciao, e grazie!🙋

  7. Si dice che sia meglio in un racconto non mettere in mezzo troppi personaggi, ma io tuoi sono troppo divertenti, perciò scelgo “quelli che stanno per arrivare!” pensando che siano nuovi…
    Ciao Fenderman,
    ancora un capitolo movimentato, questa volta hai messo al posto loro tutte le tessere e non ho avuto alcuna difficoltà a capire cosa stesse succedendo e a chi. Bene, continua così, ora aspetto un pomeriggio di fuoco.
    Alla prossima!

    • È vero, c’è tanta gente ma io ho immaginato una sorta di compagnia teatrale improvvisata, sai quelle fatte di dilettanti al teatro parrocchiale, che ha come unico scopo far ridere il bendisposto pubblico in sala tutto fatto di parenti e amici. Niente di che dunque, solo una, tutto sommato, sana voglia di scherzare un po’ con le parole e i caratteri. Se piacerà a qualcuno sarò contento.
      Grazie, ciao🙋

  8. Ciao fenderman! Le azioni concitate sono sempre difficili (anche in teatro, quando costruisci una scena piena di movimento e di attori) e, in alcuni passaggi, il “copione” va riletto una seconda volta. Tuttavia la trama continua a essere simpatica e comica. Continua così, la sperimentazione è sempre meravigliosa. Alla prossima!

    • Ciao Carlotta,
      questa è una commediola degli equivoci, la confusione è protagonista della storia. È necessaria. Naturalmente cerca di incartare anche il lettore ma, come dici tu, il lettore ha una seconda possibilità e allora vince sempre.😁.
      Comunque prometto, nei limiti del possibile di schiarire un pò la prosa, parola di scout! Ciao🙋 Grazie.

  9. Fantastico! Hai applicato in pieno il concetto “Tutto il mondo è teatro”. Molto carina questa commedia: bel ritmo veloce, dialoghi ben scritti, personaggi divertenti. Da appassionata di teatro, mi sono già immaginata l’allestimento. Continuo a leggerti e a “rappresentare” tutte le scene nella mia testa. Secondo me è tempo di concludere il primo atto. Alla prossima!

    • Ciao, sono un neofita come te in questo filone e mi diverto molto. (Prima o poi entrerà in scena qualcuno con una gallina in braccio,) chissà😉 Ciao, grazie del tuo benevolo commento e a presto. Io pubblico velocemente perché non vedo l’ora di cominciare una nuova storia. ciao 🙋

  10. Ciao Fenderman,
    un capitolo godibile che di fatto, però, rimane una bella dimostrazione delle tue capacità narrative. Sicuramente ottimo, non mi fraintendere, ma forse un po’ di passaggio, una sorta di carrellata accurata e ammiccante che porta dritto dritto al prossimo capitolo.
    Io voto per il problema causato da entrambi e vediamo come se la sbrigano con piume, vestiti ormai inutili e furbetti di turno.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica.
      Abbiamo conosciuto la diva, conosceremo Di Pasqua; l’avvocato avrà il suo da fare ma vedremo. Per il momento rimaniamo sulla linea che mi ero prefissato: la vita semplice e complicata di personaggi un po’ naif per nascita e vocazione. L’anticamera simboleggia un po’ la piazza, un piccolo mondo provvisorio dove puoi incontrare il meglio e il peggio della gente e hai l’occasione di sorridere, se vuoi. Grazie, alla prossima🙋

  11. Ciao Fenderman,

    Il brusio alimentato dai due che si scambiano le effusioni e le confidenze di prammatica riempie il vuoto della sala con un pulviscolo di parole, mezze parole, sillabe e accenti improvvisi che si alzano, rimbalzano e poi cadono in risatine, pacche e sospiri.

    Questa frase da sola vale mille racconti. Bravo, stai andando sempre meglio. Hai un dono. Non so ch
    E altro aggiungere, mi è piaciuto molto.
    Voto la diva e ti saluto.
    Alla prosima!

    • Ciao Keziarica,
      Inutile dire che i tuoi apprezzamenti mi sono molto graditi come i suggerimenti che puntualmente dai.
      Mi sto cimentando in un genere che mi piace tanto e mi diverte. Mi fa molto piacere se un’autrice come te che stimo molto, e una lettrice attenta lo gradiscono. Grazie, ciao🙋

  12. Ciao Fenderman,
    incipit gustoso e scoppiettante. Molto riuscite le descrizioni e belli anche i personaggi; bene, si prospetta un bel racconto. Mi è saltato all’occhio qualche balbettio di troppo, ma ci sarà un perché.
    Ora mi hai incuriosita e vorrei conoscere questo Carlo Franco, cugino sconosciuto e assenteista.
    Aspetto il nuovo episodio e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      il cugino di Franco è un poco balbuziente e indisposto dal tono un poco arrogante di Ciro e allora ba-balbetta.
      La signora, poiché la balbuzie è come lo sbadiglio si sa, ad un certo punto inciampa sulla stessa parola: (co-conosce), oppure un poco sfotte.
      Sono contento che ti piace, mi sono divertito a scriverlo.
      Alla prossima! 🙋

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