la vita? Una farsa!

Dove eravamo rimasti?

Che cosa accade? Tutti in scena fine primo atto. (100%)

tutti in scena!

Ciro si prepara a chiudere bottega per la pausa pranzo.
La mattinata, però non è ancora finita perché vede entrare sorridente e un po’ affannata la signora di Natale.
«Buon giorno Ciro, mio marito c’è?» chiede mentre posa sulla scrivania due grosse buste di plastica traboccanti di verdure varie. «Tornavo dal mercato e vista l’ora ho pensato di farmi dare una mano… sa?»
«Certo, certo. Buongiorno Stella, poggi, poggi. Suo marito? Non credo, forse è uscito dal retro per il pranzo.»
«Ah, peccato, uffa! Posso vedere?» Va verso la porta e poi si gira. «Doveva passare in tintoria stamattina e non so se…», dice e poi entra decisa nell’ufficio.
Si riaffaccia: «No, non c’è!» e sparisce di nuovo.
A quel punto va diretta verso il piccolo séparé di cui suo marito si è dotato per cambiarsi rapidamente quando attende qualche ospite di riguardo, perché pensa di trovare lì il suo soprabito leggero che lui doveva ritirare in lavanderia.
Strano, non c’è! Vuoi vedere che s’è scordato!
Si innervosisce e va decisa, per puro scrupolo, verso il bagno: non si sa mai!
E da lì caccia un urlo!
Perché nel bagno privato di Pino c’è un vestito, anzi un miniabito, strappato e un camice da donna che puzzano di un qualche Chanel numero cinque o sei, più o meno?
Brutto figlio di…, stavolta ti ho beccato. Cornuto che sei, stavolta me la paghi.
A quel punto Stella di Natale, fuori di sé, torna da Ciro.
«Lei vada pure, qui resto io, stia tranquillo.» In quel dire realizza che il vestitino di seta le è rimasto in mano e lo nasconde dietro la schiena, si avvicina camminando a ritroso al cestino della carta e ce lo butta dentro.
«Allora le lascio aperto ok?» fa Ciro, ed esce. Lei agitata dice grazie e rientra in ufficio.
«Lillo,» dice al telefono, «il cornutone non c’è. Mi sa che sta con qualche donnaccia di passaggio. Stavolta lo uccido, anzi no, lo lascio e scappo con te. Come? …Dove? Come dove, questo è un problema tuo, ”la donna segue l’uomo”, o no?» 
Nello stesso momento l’anticamera si anima di una nuova presenza. Il Cervone, trovata la porta aperta, è entrato di soppiatto a caccia della mogliettina che aveva seguito quella mattina perché temeva gli stesse giocando un qualche scherzetto.
Troppo giovane, troppo bella, non era cosa. Ma ero, sono pazzo di lei. Ma dove sta, dove si è infilata?
Gira che ti rigira vede il vestitino nel cestino, si infiamma, bramisce, si accosta con fare da pantera assetata di sangue alla porta dell’ufficio e sbircia dentro.
Dentro una donna gli da le spalle seduta su una poltrona girevole. È impegnata in una conversazione telefonica e l’argomento sembra, anzi è decisamente il sesso!
Ma dove sono capitato? Dove sta Lorella? Meglio che torno di là, questa se si gira mi scanna!
Torna in anticamera e aspetta.
Dopo una pausa durante la quale si è rosicate dieci unghie su dieci, vede entrare tre donnette segaligne con la faccia furba.
«Si può?», dice una.
«Ma certo che si può, venite!», dice un’altra.
Quella è capo branco. Pensa Cervone.
Le tre civette si accomodano sedute in punta di panca con le manine sul grembo.
Torna Ciro, vede la Tartaglia e le due amiche e subito trema.
Toglie le verdure dal tavolo e saluta con un piccolo inchino il povero Cervone che sembra avere gli occhi sanguinanti!
L’avvocato, il latin lover, dopo il pranzetto di lavoro con Lorella, rientra con lei vestita del soprabito di sua moglie appena lavato e stirato ma già macchiato, ahimè, da un fusillo capriccioso. Le cede il passo e, dalla porta del retro cianciando ancora ad alta voce di baiocchi e soldi, entra nella tana della iena furiosa che, purtroppo, pare non abbia ancora mangiato!
«Brutto schifoso di uno schifoso eccoti qua…»
A questo punto meglio soprassedere sui dialoghi, per una questione di privacy, si sa: tra moglie e marito…
Per la verità più che un dialogo è un monologo e tante parolacce che raggiungono la vetta più alta alla vista della piccola stampa rossa della siluette di un fusillo sul soprabitino comprato a Roma in via Condotti!
I ma e  i però di Di Natale servono a poco. Ad un certo punto la iena si butta su Lorella che caccia un urlo.
Il Cervone riconosce la voce di famiglia e si precipita verso l’ufficio con Ciro che tenta di bloccarlo placcandolo e cacciando un urlo per via della sciatica.
Il trio Tartaglia assiste e se la gode.
Entrano in scena i due Franco e si precipitano sui due uomini in lotta!
«Hanno aggredito Ci-ciro!» dice uno.
«Urlano dall’avvocato!» dice l’altro.
Carlo spalanca la porta dell’ufficio e si unisce a quel coro;
Cervone si divincola, supera il blocco di Ciro e Franco e si butta nella mischia.
Parapiglia, urli e strepiti, il trio ride forte, Ciro cerca un rifugio sotto il tavolo ma la lombata non lo permette, e allora lui vorrebbe chiudere quella maledetta porta ma Lorella schizza fuori mezza nuda, prende in pieno il gradino e si stende a pelle d’orso su di lui. Gli altri appresso, uno alla volta e tutti insieme cadono su di loro e sulle verdure sparse in ortofrutticolo contorno!
Il trio Tartaglia applaude felice.

Sipario.

secondo atto con Rina, Tina, Pina e Cassandra

  • ci si improvvisa mediatori di pace (0%)
    0
  • si mette zizzania (100%)
    100
  • si spettegola (0%)
    0
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29 Commenti

  1. Grandissimo! Ma ho paura che mi verrà lo stordimento, i sintomi sono tali e quali a quando vedevo i film di Bellavista. Mi mancavano le forze. Da un lato ero magneticamente attratto da quella gente che sapeva parlare (io evidentemente ero muto e non lo sapevo), parlavano, dicevano quello che volevano sapere, dicevano quello che avevano visto, volevano essere precisi e utili. E intanto a me saliva l’angoscia. Sintesi, sintesi! Bisogno di sintesi, mania di controllo. Loro erano vivi io di marmo.
    Coi film di Totò era pure peggio…

    i miei complimenti

  2. Buon giorno da Roma col sole…
    grazie per il passaggio sempre gradito.
    In quanto al futuro, sai meglio di me che le storie affollano la mente e non vedono l’ora di uscire allo scoperto.
    Tuttavia, in questa società di comunicatori a senso unico dove tutti sono pronti a dire e pochi ad ascoltare, The Incipit è una scuola. Non tutti hanno la Tua voglia e pazienza di ascoltare tutte le voci che si levano ogni momento.
    Non so, quindi, quando tornerò, per adesso cercherò di ascoltare più che parlare. ( Sempre pronto, comunque a smentire me stesso.)
    Grazie ancora, torna a scrivere, buona giornata anche a te!🙋

  3. Caro Fenderman,
    anche questa storia si è conclusa. Il tema divertente e scanzonato ha regalato sorrisi, a volte un po’ di confusione, su un palco con gli attori sarebbe stato tutto più semplice, per via dei volti che si ricordano meglio dei nomi.
    Mi chiedo cosa tirerai fuori in futuro… io ti aspetto e ti auguro una bellissima giornata. Qui dopo tanta pioggia c’è il sole, spero anche da te.
    Alla prossima!

  4. Ciao Fenderman,
    ci sono piccole imperfezioni tipo la risata in tre ha ha ha, che poi si tramuta in un più consono ah ah ah; qualche eufonica di troppo e un d’amico che mi fa più pensare a un cognome, avrei preferito “consiglio DA amico”, ma questa è una scelta stilistica e non si discute. Il capitolo, a dire il vero, ha perso un po’ di mordente, è sempre divertente e ben scritto, però avverto un leggero calo (ma potrebbe anche essere una mia impressione). Arriviamo al finale con tarallucci e vino, perché mi pare la scelta più azzeccata per questo racconto allegro, che strizza l’occhio al cinema popolare di tanti anni fa.
    Ti aspetto al finale e ti auguro una bellissima giornata.
    Alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica, è vero ha ha… è una distrazione e rileggendo anche io ho trovato altre cose da limare come sempre, quasi, accade. Il “D’amico” è una citazione, forse non sottolineata abbastanza, di una famosa battuta a tormentone di un “Carosello” dell’epoca che pubblicizzava il riso D’amico: “Vuole un consiglio Franco, D’Amico?”, era una battuta talmente popolare da entrare nella parlata quotidiana. Grazie, buona giornata a te. 🙋

  5. Ciao Fenderman,
    i nodi vengono al pettine… mi pare giusto, siamo quasi alla fine. Anche questo capitolo risulta gradevole anche se un po’ ingarbugliato, ma ho compreso il tuo intento e ci sta tutto.
    Credo anche che meriteresti un po’ più di pubblico, ma pare che ultimamente il sito venga un po’ disertato. Pazienza, si spera che si torni ai vecchi fasti. Di sicuro le tue storie meriterebbero più attenzione 🙂
    Ci si rivede presto allora.
    Ciao e alla prossima!

  6. Ciao Fenderman,
    la gente proprio non si regola!
    Siamo nel pieno della commedia all’italiana a cavallo tra Totò di fine anni cinquanta e Lino Banfi… Questa volta hai spinto molto sulla comicità spicciola, in un racconto come questo ci sta. Il fraintendimento con Lillo e Cassandra alimenta l’attesa e risulta molto divertente, attenzione a non calcare troppo la mano.
    Alla prossima!

    • Ciao, lo so, lo sentivo che con Nicolino mi stavo un po’ sbilanciando ma il fatto di per sé sarà sicuramente successo davvero in qualche ufficio pubblico sfigato.
      Comunque, anche se veramente la gente non si regola, cercherò di non spingermi troppo in là.
      P.s.: Viva sempre Totò e nonno Libero!
      Ciao, e grazie!🙋

  7. Si dice che sia meglio in un racconto non mettere in mezzo troppi personaggi, ma io tuoi sono troppo divertenti, perciò scelgo “quelli che stanno per arrivare!” pensando che siano nuovi…
    Ciao Fenderman,
    ancora un capitolo movimentato, questa volta hai messo al posto loro tutte le tessere e non ho avuto alcuna difficoltà a capire cosa stesse succedendo e a chi. Bene, continua così, ora aspetto un pomeriggio di fuoco.
    Alla prossima!

    • È vero, c’è tanta gente ma io ho immaginato una sorta di compagnia teatrale improvvisata, sai quelle fatte di dilettanti al teatro parrocchiale, che ha come unico scopo far ridere il bendisposto pubblico in sala tutto fatto di parenti e amici. Niente di che dunque, solo una, tutto sommato, sana voglia di scherzare un po’ con le parole e i caratteri. Se piacerà a qualcuno sarò contento.
      Grazie, ciao🙋

  8. Ciao fenderman! Le azioni concitate sono sempre difficili (anche in teatro, quando costruisci una scena piena di movimento e di attori) e, in alcuni passaggi, il “copione” va riletto una seconda volta. Tuttavia la trama continua a essere simpatica e comica. Continua così, la sperimentazione è sempre meravigliosa. Alla prossima!

    • Ciao Carlotta,
      questa è una commediola degli equivoci, la confusione è protagonista della storia. È necessaria. Naturalmente cerca di incartare anche il lettore ma, come dici tu, il lettore ha una seconda possibilità e allora vince sempre.😁.
      Comunque prometto, nei limiti del possibile di schiarire un pò la prosa, parola di scout! Ciao🙋 Grazie.

  9. Fantastico! Hai applicato in pieno il concetto “Tutto il mondo è teatro”. Molto carina questa commedia: bel ritmo veloce, dialoghi ben scritti, personaggi divertenti. Da appassionata di teatro, mi sono già immaginata l’allestimento. Continuo a leggerti e a “rappresentare” tutte le scene nella mia testa. Secondo me è tempo di concludere il primo atto. Alla prossima!

    • Ciao, sono un neofita come te in questo filone e mi diverto molto. (Prima o poi entrerà in scena qualcuno con una gallina in braccio,) chissà😉 Ciao, grazie del tuo benevolo commento e a presto. Io pubblico velocemente perché non vedo l’ora di cominciare una nuova storia. ciao 🙋

  10. Ciao Fenderman,
    un capitolo godibile che di fatto, però, rimane una bella dimostrazione delle tue capacità narrative. Sicuramente ottimo, non mi fraintendere, ma forse un po’ di passaggio, una sorta di carrellata accurata e ammiccante che porta dritto dritto al prossimo capitolo.
    Io voto per il problema causato da entrambi e vediamo come se la sbrigano con piume, vestiti ormai inutili e furbetti di turno.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica.
      Abbiamo conosciuto la diva, conosceremo Di Pasqua; l’avvocato avrà il suo da fare ma vedremo. Per il momento rimaniamo sulla linea che mi ero prefissato: la vita semplice e complicata di personaggi un po’ naif per nascita e vocazione. L’anticamera simboleggia un po’ la piazza, un piccolo mondo provvisorio dove puoi incontrare il meglio e il peggio della gente e hai l’occasione di sorridere, se vuoi. Grazie, alla prossima🙋

  11. Ciao Fenderman,

    Il brusio alimentato dai due che si scambiano le effusioni e le confidenze di prammatica riempie il vuoto della sala con un pulviscolo di parole, mezze parole, sillabe e accenti improvvisi che si alzano, rimbalzano e poi cadono in risatine, pacche e sospiri.

    Questa frase da sola vale mille racconti. Bravo, stai andando sempre meglio. Hai un dono. Non so ch
    E altro aggiungere, mi è piaciuto molto.
    Voto la diva e ti saluto.
    Alla prosima!

    • Ciao Keziarica,
      Inutile dire che i tuoi apprezzamenti mi sono molto graditi come i suggerimenti che puntualmente dai.
      Mi sto cimentando in un genere che mi piace tanto e mi diverte. Mi fa molto piacere se un’autrice come te che stimo molto, e una lettrice attenta lo gradiscono. Grazie, ciao🙋

  12. Ciao Fenderman,
    incipit gustoso e scoppiettante. Molto riuscite le descrizioni e belli anche i personaggi; bene, si prospetta un bel racconto. Mi è saltato all’occhio qualche balbettio di troppo, ma ci sarà un perché.
    Ora mi hai incuriosita e vorrei conoscere questo Carlo Franco, cugino sconosciuto e assenteista.
    Aspetto il nuovo episodio e ti auguro un buon week end.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      il cugino di Franco è un poco balbuziente e indisposto dal tono un poco arrogante di Ciro e allora ba-balbetta.
      La signora, poiché la balbuzie è come lo sbadiglio si sa, ad un certo punto inciampa sulla stessa parola: (co-conosce), oppure un poco sfotte.
      Sono contento che ti piace, mi sono divertito a scriverlo.
      Alla prossima! 🙋

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