Lato oscuro

Affrontare lo skyom

Quando si levò una fresca brezza, in un soleggiato giorno di settembre, la tredicenne Milka sentì come se sulla sua pelle la stagione in arrivo spazzasse via quella uscente. Assaporato il momento, riprese a cercare un piccolo snack, lo scorse e con una mossa fulminea lo afferrò, gli spezzò la spina dorsale e ne masticò le ultime resistenze. L’incantevole Milka Vàlniss, di stirpe un tempo illustre, faceva merenda catturando lucertole. Normale per una ragazzina pansìnn di quell’epoca. Ma a lei piaceva farlo proprio là, sulle rovine della celebre fortezza, come a vilipendere i suoi avi: non perdonava loro il declino, dopo aver toccato il culmine della potenza cent’anni addietro. L’Impero pansìnn era stato allora non solo temuto, ma riverito, ricco, e capeggiato dal clan dei Vàlniss; oggi i pansìnn erano temuti dai vicini anche più di prima, ma il resto era cambiato.

I turbamenti di Milka però, come lei ben sapeva, nascevano da altro: quell’estate gli ormoni avevano decretato il suo passaggio da bambina a ninfa (giovanissima donna disponibile), col relativo carico di conseguenze. Aveva sempre pensato, essendo una meraviglia della natura (che tale sarebbe rimasta anche da grande era stato più che evidente non solo a nove, dieci anni, ma fin da quando ne aveva due o tre), di non aver nulla da temere da quella fase cruciale della vita. Ma ora si rendeva conto che le donne raccontavano la vicenda come si sarebbe svolta in una fiaba, non nella realtà. E che i rapporti umani erano drammaticamente complessi per tutti, anche per chi sembrava una fata. Quale che fosse poi il successo sul mercato (e non era certo indifferente), passare a un’altra cerchia e assumere incombenze da adulti erano prospettive di per sé inquietanti. E gli accordi, dal punto di vista delle famiglie, erano da chiudere se possibile in pochi mesi, poiché lo scorrere del tempo non era amico delle ragazze. A proposito di nemici, di punto in bianco sentì che qualcosa non andava troppo bene: una presenza inusuale e potente, in un luogo non lontano, stava scompaginando le consuetudini ambientali. Si alzò, si rimise a tracolla la fascia con arco e frecce e a passo furtivo cercò di raggiungere il suo cavallo, sperando non se la fosse già data a gambe.

A metà strada vide il cavallo in fuga. Troppo lontano per provare a chiamarlo, soprattutto perché non voleva urlare, e comunque era chiaro che non le avrebbe dato retta. Intanto la sua intuizione si faceva via via più definita e spaventosa: da qualche parte, ne era quasi certa, si aggirava uno skyom. O più di uno, per quanto ne sapeva. L’unica volta che ne aveva visti in vita sua era molto piccola e il ricordo era vago, ma non conosceva altro in natura che potesse alterare gli equilibri così tanto e con così poco preavviso, eccetto forse la caduta di un meteorite. Decise di trovare un angolino appartato tra le rovine e la vegetazione, e attendere. Lei sola non poteva aver catturato l’attenzione degli invasori. Qualunque cosa stessero facendo, probabilmente si sarebbero allontanati prima ancora di essere visibili a occhio nudo.

L’attesa invece fu breve, e non finì in un sospiro di sollievo. Prima di avvistare lo skyom o udirne il motore, Milka ne udì le infernali mitragliatrici. Poi l’oggetto, una sfera metallica grande a occhio e croce quanto cinque o sei yurte formato famiglia, cominciò a entrare e uscire dal suo campo visivo: sorvolava la foresta cambiando direzione in modo imprevedibile, senza nemmeno rallentare, alla maniera di una vespa incazzata. Milka non sapeva a chi stesse dando la caccia, comunque a un certo punto gli spari cessarono. Quindi accadde l’impensabile: da un piccolo cannone lo skyom lanciò contro la foresta una gigantesca fiammata, che si estese direttamente a un’area grande quanto l’accampamento di Milka stessa. Un cieco terrore gelò per un attimo i suoi pensieri, mentre l’incendio prese ad avanzare. Era meglio lasciare il nascondiglio sperando che quella cosa orribile non si interessasse a lei? Cercò di prepararsi all’eventualità di non fare più ritorno a casa. Di morire in solitudine.

Gunnàn se l’era vista brutta, ma finalmente aveva trovato la galleria d’emergenza tra la fortezza e la foresta, o meglio ci era caduto dentro. Qualcuno ne aveva occultato l’entrata col sottobosco, forse lo stesso qualcuno che l’aveva tappata con dura roccia a circa venti metri di profondità, roccia su cui si era schiantato rotolando lungo la ripida discesa. E adesso? Dallo skyom avevano visto come era scomparso? Sembrava di no, visto che continuavano a sparare qua e là, anche lontano. Ma se fosse rimasto lì e loro si fossero accorti del buco, non avrebbe avuto scampo. Se invece fosse uscito, che speranze aveva? Non ne vedeva. Per quanto bravo a ripararsi dietro gli alberi, per quanto duramente fosse allenato alla fatica e alla guerriglia, le sue forze non erano infinite. Quella palla da guerra invece aveva benzina per settimane. E dentro si davano il cambio alla guida. Ma chi ca**o aveva chiuso la galleria?

Vogliamo che Milka e Gunnàn si conoscano?

  • Forse. Un guasto ferma lo skyom (0%)
    0
  • Sì. Un imprevedibile incontro tira Gunnàn fuori dai guai (50%)
    50
  • No, troppo presto. Imprevedibili alleati giungono in aiuto di Milka (50%)
    50
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8 Commenti

  1. Ciao e benvenuta. Hai creato un mondo interessante. Si vede che hai le idee chiare e la fantasia non ti manca. Questo capitolo è introduttivo è molto descrittivo. Quindi va bene così. Ci stai presentando la protagonista. Avrei evitato tutte quelle parentesi. Forse sono un po’ troppine in soli 5000 caratteri e cercato un modo alternativo per esprimere gli stessi concetti.
    Ti consiglio di ricercare le parole anche tecnicamente corrette per descrivere le scene. “La fascia che porta le frecce”, oltre a toglierti un sacco di caratteri, denota (sicuramente non è vero, immagino sia più una svista) che non ti sei impegnata a ricercare il nome tecnico, ossia faretra. Meno caratteri e più evocativo per il lettore (sicuro il 90% sa cosa sia una faretra e il 10% che non lo sa, prende il dizionario e lo impara).
    Detto questo ti seguo.
    Ci si legge!

  2. Ciao Freyja,
    sono passata a rendere il favore. Premetto che non leggo molti fantasy, quindi non ne conosco le dinamiche. Rischio di fare figuracce e di non capire le cose, però ci provo 🙂
    Intanto questo fantasy è diverso da quelli finora letti qui, si parla di benzina e il tono è colloquiale ( a proposito: le parolacce si possono scrivere per intero, altrimenti le eviterei), non so bene dove ci vuoi portare, ma per il momento ti seguo. Di info dump e scrittura scorrevole hanno già parlato gli altri, quindi mi accodo ai complimenti e alle osservazioni e ti auguro una buona giornata.
    Alla prossima!
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  3. Dal tuo incipit non è ben chiaro che genere di fanatsy ne verrà fuori, una cosa alla “Nausicaa della valle del vento” di Miyazaki? Il che è un bene da un parte, perchè induce il lettore a voler leggere il seguito, ma dall’altra parte dà quel senso di straniamento di chi non sa dove si trova.
    Anch’io non ho apprezzato la frase tra parentesi, se un dettaglio è importante prima o poi verrà spiegato, non sempre “di più” è meglio. La tua scrittura è fluida e piacevole, aspetto di leggere il seguito. Ho votato per far incontrare i due ragazzi: dieci capitoli sono pochi per una storia fantasy, non sempre si riesce a spiegare, descrivere, raccontare tutto il mondo che si ha in testa, così forse è bene andare dritti al punto. Buon lavoro!

    • Ciao Valentina, grazie del commento. Devo ammettere che non conoscevo “Nausicaa della valle del vento”, l’ho cercata su wikipedia. Per quanto ci siano delle strane somiglianze tra quell’universo e quello che vorrei creare io, credo che il mio racconto avrà un tono abbastanza differente.
      Quanto al senso di non sapere dove ci si trova, non credevo fosse un “difetto” per un racconto fantasy, probabilmente perché ho frequentato poco o nulla il genere, e ogni volta mi sembra di non sapere dove mi trovo 😀
      Ho scelto fantasy perché le altre classificazioni mi sembravano ancor meno adatte, comunque cercherò di far capire presto dove ci troviamo. Non in un luogo reale, che io sappia 😉

  4. Vada per l’imprevedibile incontro.
    Ciao, Freyia e banvenuta!
    Mi è molto piaciuto il tuo incipit,veramente scorrevole, accurato e fantasioso. Mi segno “spezzò la schiena allo snack” 😀
    Non ho molto da osservare, a parte che scrivi bene… giusto due cosine, anzi, in realtà è una, che ho notato due volte:
    … la tredicenne Milka sentì…
    … il suo passaggio da bambina a ninfa (giovanissima donna disponibile)…
    Quel “tredicenne” è, a mio parere, un po’ superfluo, perché stai appunto per scrivere che sta passando all’età adulta e il lettore può dedurre da sé l’età poche righe dopo. A meno che non ti sia necessario specificare, subito, che ha esattamente tredici anni.
    Allo stesso modo, la parte tra parentesi nella seconda frase l’avrei evitata, possiamo dedurre subito dopo da ciò che scrivi quale sia la “definizione” di ninfa.
    Ecco, tutto qui.
    Brava e complimenti

    Ciao, a presto

    • Grazie JAW (Lo squalo?), per i complimenti e i consigli. E’ vero, anche a me stride quella parte tra parentesi, sembra un’intrusione dal di fuori del racconto per istruire il lettore. Ma a volte, non so se ti capita, per farmi un quadro migliore leggendo un racconto altrui, mi piacerebbe avere un’informazione che non riesco a dedurre con certezza, quindi scrivendo penso “meglio abbondare” 😀
      A presto, spero ti piaceranno anche i futuri sviluppi.

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