Quando sei morto

Tuo padre

Erano le 2.07 quando il telefono ha squillato, però io e tua madre eravamo ancora svegli. Non riuscivamo mai a dormire quando tu eri fuori la sera. Ci addormentavamo solo quando sentivamo il rumore del portone che si apriva e il suono dei tuoi passi che salivano le scale, ma non perché fossimo particolarmente ansiosi, non solo perlomeno, semplicemente nessuno di noi due riusciva a prendere sonno sapendo che il tuo letto era vuoto. Così come quella sera. Io stavo leggendo un libro di cui però mi importava ben poco, mentre tua madre stava guardando la televisione senza volume, quando il cordless che avevamo in camera ha cominciato a squillare. Per poco non ci è venuto un colpo. Ho risposto senza minimamente aspettarmi quello che di lì a pochi istanti avrei appreso, anche se fin dal primo squillo mi sono accorto che c’era qualcosa che non andava. Ho subito pensato che potessi essere tu, anche se chiami sempre sul cellulare, e a quell’ora di solito ti limiti a mandare un messaggio, quando ti ricordi di noi. Poi la secchiata di acqua gelida, o meglio, di olio bollente; l’incredulità, la freddezza di quella voce estranea che mi diceva che avevi avuto un incidente e che eri morto. Il panico negli occhi di tua madre, che non sapeva quello che mi si stava dicendo, ma che aveva già formulato le ipotesi più tragiche, purtroppo avveratesi. Poi il suo pianto, unito al mio e a quello di tuo fratello, che nel frattempo aveva sentito il trambusto e si era precipitato in camera nostra. Poi non ricordo più molto bene. Ho memoria di urla, grida disperate e di me stesso che vago per la casa senza sapere bene che cosa stessi facendo, finché poi, radunato il minimo di lucidità necessaria, siamo usciti di casa diretti all’ospedale, sperando che magari si fossero sbagliati, che il ragazzo deceduto fosse un altro o che magari ci poteva ancora essere qualcosa da fare, ma senza crederci davvero. Poi una serie di memorie troppo dolorose che ancora non posso rievocare, nemmeno nella mia testa, per paura che quel dolore mi possa uccidere.

Ho sentito spesso dire che nessun genitore dovrebbe mai seppellire i propri figli. È una frase che mi ha sempre colpito, anche se prima d’ora non potevo averla compresa in tutta la sua complessità; e ora che l’ho fatto mi rendo conto che è vera solo in parte. In realtà nessuno dovrebbe mai seppellire nessuno, è un evento troppo tragico per la fragile natura umana, anche se purtroppo è inevitabile. Oh Daniel, non saprai mai quante volte ho immaginato i tuoi ultimi istanti, ciò che devi aver pensato, se hai avuto il tempo di pensare qualcosa, e ciò che devi aver provato, se hai avuto la sfortuna di provare qualcosa. Naturalmente la polizia mi ha detto la dinamica esatta dell’incidente. Guidava un tuo amico ubriaco, uno di quelli che ancora non conoscevo. A quanto pare eri ubriaco anche tu. Eravate sull’autostrada, quando all’improvviso la macchina ha sbandato e siete andati a finire sui blocchi in cemento, la barriera Jersey. Una bella botta ma niente di grave, eravate ancora integri, ma purtroppo hai avuto la sciagurata idea di scendere dalla macchina, nonostante fosse buio pesto. Probabilmente non hai avuto neanche il tempo di renderti conto dell’entità dell’impatto che una macchina, che viaggiava sulla corsia accanto, ti ha preso in pieno. Forse non aveva neanche visto la macchina ferma, le luci si erano spente e c’erano pochi lampioni, e se l’ha vista di certo non ha visto te, ubriaco nel bel mezzo dell’autostrada. Io lo so che ti piaceva andare a ballare e a bere, però non potevi far guidare un tuo amico sobrio, se mai ne hai avuto uno? Non potevi restare in quella macchina di merda? Tranquillo, non sono arrabbiato con te. Come potrei mai esserlo?

Mi ricordo di quando ti ho fatto guidare la prima volta. Avevi tredici anni e riuscivi ad arrivare ai pedali e a guardare avanti solo perché eri uno spilungone. All’inizio ti avevo detto di no, che eri ancora troppo piccolo, ma poi hai iniziato a piangere così forte che mi sono quasi spaventato, e alla fine ti ho lasciato fare. Mi ricordo la prima inchiodata nel parcheggio sotto casa, la prima macchina spenta, poi anni dopo, poco prima di iscriverti alla scuola guida, la prima partenza in salita, il primo parcheggio, il primo incontro con i carabinieri. Eravamo in una strada poco frequentata dove però non avresti potuto guidare e ti si è spenta la macchina. Ci hai messo un po’ per ripartire e proprio in quel momento, dalla direzione opposta, è arrivata una macchina dei carabinieri. Io ti ho detto di ripartire prima che ci raggiungessero, ma tu ti sei agitato e l’hai fatta spegnere un’altra volta. La macchina si è fermata e l’agente alla guida ci ha domandato se fosse tutto a posto. Tu sei arrossito mentre io ho detto che sì, è tutto a posto, senza aggiungere altro. Il carabiniere ci ha guardati poco convinto, ma poi se ne è andato. Avrebbe potuto chiederti la patente e io avrei potuto perdere la macchina. Ci è andata veramente bene quel giorno.

Chi sarà il prossimo personaggio?

  • Federico, un ragazzo che lo odiava (40%)
    40
  • Chiara, la sua fidanzata (20%)
    20
  • Luca, il suo migliore amico (40%)
    40
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8 Commenti

  1. Ciao Distarnish,
    eccomi qui. Anche io avevo immaginato altro leggendo la trama; tra l’altro, dato che devo riprendere in mano un racconto che parla proprio del trapasso, ho letto qualche libro in proposito e sono partita prevenuta.Iinvece mi hai spiazzato, perché non solo il tuo non è un horror (e hai ragione manca qualche genere alla lista), ma è un viaggio tra i ricordi di chi resta. Racconti una storia con gli occhi di diverse persone, almeno dieci direi (compreso Daniel, forse). Per ora mi piace e seguo.
    Alla prossima!
    p.s. Federico.

    • Ciao,
      grazie per il commento. Sì, l’idea è di dedicare ogni capitolo a un personaggio diverso e mostrare i diversi punti di vista. Oltre al fatto di cronaca che citavo a Valentina, faccio (molto umilmente) riferimento al romanzo “Mentre morivo” di Faulkner, dove si parla di un corteo funebre e ogni capitolo è un monologo interiore di personaggi diversi. Nel capolavoro di Faulkner in un capitolo parla anche la defunta, però non so se in questo racconto darò la parola a Daniel. Dipenderà tutto da una ragione fin troppo pratica, che non dovrei rivelare, e cioè se riuscirò ad arrivare a dieci personaggi senza di lui. In caso contrario lo interpellerò. In ogni caso grazie ancora per seguire la storia.
      Saluti

  2. All’inizio ho pensato: un’altra storia di qualcuno che si fa i film su come reagirebbero i propri cari alla notizia della propria morte. Poi mi hai colpita. Sarà che ho un fratello per cui, da brava sorella maggiore, provo un istinto quasi materno. Sarà che scrivi davvero bene. Mi hai convinta, seguirò la storia. E per il prossimo capitolo voto Federico.
    A presto!

    • Ciao,
      grazie per il commento. Purtroppo questo racconto si ispira, molto liberamente, a un fatto di cronaca che, per ragioni che non sto qui a spiegare, mi ha colpito molto, anche se non mi ha riguardato direttamente e il 99% di quello che ho scritto e scriverò è frutto di fantasia. Però è una storia che sentivo il bisogno di scrivere e sono qui per questo. Sono contento che continuerai a seguirla.
      Saluti

  3. Bell’incipit!
    Credo che nella prima frase ci sarebbe stato bene un “quando il telefono squillò” piuttosto che “quando il telefono ha squillato”, ma è solo una mia opinione.
    Per il resto non ho niente da dirti.
    Voto per Chiara. Seguirò la tua storia. Alla prossima!

    • Ciao,
      grazie per il commento. Ho preferito evitare di usare il passato remoto perché mi suona un po’ antiquato, però era sicuramente un’opzione contemplabile. Mi fa piacere che l’incipit ti sia piaciuto e che seguirai la storia, cercherò di renderla il più possibile interessante e coinvolgente.
      Saluti

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