Signora dei libri

Dove eravamo rimasti?

il dado è tratto, la fine più o meno decisa, ma dove si scriverà l'ultimo capitolo? Biblioteca (80%)

Ogni cosa al suo posto

Irene sbuffa, spingendo il carrello che ha riempito troppo. Il lunedì mattina la cassetta della riconsegna automatica è zeppa e lei s’ostina a voler ridurre il numero di trasporti verso le sale. Così faccio qualche passo in meno ma mi distruggo la schiena. Ottima strategia!

Flette leggermente le ginocchia per dare più impulso alla spinta e avanza fino al primo scaffale. Si massaggia le reni con le due mani: la schiena le faceva già male arrivando al lavoro questa mattina, per ragioni molto più piacevoli. Sorride maliziosa ripensando alla notte trascorsa, si sono addormentati molto tardi e Paolo questa mattina è uscito di corsa con una faccia da morto vivente, del resto, cosa c’è di più adatto a una coppia formatasi la notte di Halloween? Non osa immaginare in che stato fosse, alla prima ora di lezione.

È la prima volta che esce con… in realtà non è che escano molto, che frequenta un insegnante e la cosa presenta diversi punti a favore: orari fissi, serate libere, molti giorni di ferie. E questo solo dal lato lavorativo, dal lato personale BP di punti positivi ne ha molti altri al suo arco. In compenso, lei deve essergli sembrata una mezza matta quando si sono presentati ed è scoppiata a ridere, scoprendo che quelle erano davvero le iniziali di Paolo Bramati: un segno del destino (le iniziali, non il sembrare una pazza).

È ora che la smetta di fantasticare e acceleri il ritmo lavorativo, dopo aver sistemato i rientri dovrà dedicarsi alle lettere di richiamo per i prestiti in ritardo. È una cosa che non le piace, anche se ora che tutto si fa via posta elettronica le pesa meno. Ricorda con orrore quando iniziò, fresca di università, come rimpiazzo qui e là tra le varie biblioteche della regione: i colleghi titolari rifilavano sempre a lei il compito ingrato di telefonare a casa dei ritardatari. Una di quelle chiamate in particolare è ancora oggi uno dei suoi ricordi peggiori: una madre sconsolata che le spiegava di non avere il libro, era la figlia ad averlo preso, la figlia diciottenne scappata di casa con l’innamorato. “Se la trova, le dica di chiamarmi. Il numero non ce l’ho.” Chissà se quella madre e quella figlia abbiano poi fatto pace, non lo ha mai saputo, ma spera sinceramente di sì. Scuote la testa per scacciare il ricordo: molto meglio i solleciti via email.

Tra i rientri, ci sono due raccolte di Allan Poe, tanti Stephen King ma anche il capolavoro di Mary Shelley e quello di Bram Stoker, Irene li ripone con un sentimento di soddisfazione: la festicciola di Halloween sembra essere servita a far riscoprire qualche classico. Forse dovrebbero organizzare delle iniziative del genere più spesso, ma è sicura che i colleghi scaricherebbero il grosso del lavoro su di lei e in questo periodo non ha nessuna voglia di sgobbare oltre il dovuto.

I carrelli si susseguono, la bibliotecaria riordina senza più prestare attenzione ai titoli, rapida ed efficace, fino a ritrovarsi tra le mani uno di quei manuali che di solito non degnerebbe di un’occhiata: Il libro dei nomi, come scegliere quello giusto. Sorride: è sempre una cosa complicata, nelle coppie, accordarsi sul nome, eppure a lei e Paolo è riuscito naturale. E se fosse un segno che è lui quello giusto? Certo, scegliere il nome per un gattino è meno impegnativo che per un figlio, però loro hanno dovuto trovarne quattro in una volta e l’hanno fatto in perfetta sintonia. Eppure, lui ne avrebbe avute di ragioni per arrabbiarsi: è lei la “padrona” di Accollo, quello sciupafemmine che ha inguaiato la micetta di Paolo; invece, quando è entrato in casa per la prima volta e lo ha visto, si è messo a ridere. «Ma questo è il tuo gatto? E poi dicono che le coincidenze non esistono.»

Coincidenza o un segno? Se Accollo non si fosse soltanto scelto una compagna ma avesse anche giocato al Cupido per la sua umana? Piantala, Irene, sei a un passo dal delirio, sembra la trama di uno di quei romanzi melensi che disprezzi tanto. Certo, però, che un gatto che rimane settimane con la sua innamorata nell’attesa del parto e nei giorni successivi per aiutarla non è una cosa che si veda tutti i giorni. Forse aspettava che lo ritrovassi e incontrassi così Paolo? Poi siccome ero troppo lenta è venuto a cercarmi… Irene scuote la testa: l’amore e la carenza di sonno la stanno facendo sragionare, non ci sono altre spiegazioni. Una coincidenza: la micia di Paolo e Accollo, lei e Paolo, soltanto una coincidenza. E quei quattro cuccioletti cui trovare una famiglia umana una volta svezzati, perché non sarebbe pensabile vivere con sei gatti nella sua mansarda o nel bilocale di Paolo. O nel nostro futuro appartamento…

L’ultimo carrello è infine svuotato, non resta più che un tascabile da riporre. Quando lo solleva, dal libro cade un pezzo di carta. È un foglietto manoscritto, una poesia d’amore, si direbbe. Si chiede brevemente chi l’abbia scritta e per chi, poi scuote le spalle: non le importa davvero, lascerà il foglietto nella scatola degli oggetti smarriti, non ha tempo per gli indovinelli.

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136 Commenti

  • Ciao Maan,
    ottimo il finale, ottimo il racconto e grazie per avermi fatto sorridere anche questa volta. Dopo la giornatina di ieri (a letto praticamente tutto il giorno dopo una notte di malanni) mi serviva proprio un po’ di leggerezza.
    Sei sempre una conferma, non sbagli un colpo. Il caro Accollo ha fatto il suo dovere di buon gatto, sia nei confronti dell’amata gatta che della amata umana. Il finale è quel che ci si aspetta da un rosa. Il bigliettino alla fine un po’ mi ha incuriosito però, chissà che c’era scritto e da chi arrivava… vabbè, toccherà tenersi il dubbio 😉
    Allora che dire? Alla prossima!

  • Sul finale mi sarei quasi aspettata una nuova crisi e l’inizio di un’altra caccia al tesoro! ? Si vede che Accollo Mr Destino ha fatto bene il suo lavoro… Alla fine questa storia si è conclusa nel migliore dei modi, con un po’ di sana ironia. Spero di leggere presto qualcos’altro, ho capito che mi piaci come penna, al di là del genere. Ciao. ?

  • Purtroppo devo ripetermi. Io stimo davvero molto quello che scrivi, ma anche in questo capitolo, come per lo scorso, ho avvertito poca emozione.
    Il finale melenso ci sta tutto. Ho trovato però meno mordente rispetto ai primi otto capitoli. Questo è un puro gusto personale.
    Inverosimile, ma tenera la presenza di Accollo al capezzale della micia. Molto Disney. Non realistica, perché per le gatte la stagione degli amori è stressante e violenta. Hanno più fidanzati nell’arco di pochi giorni. Infatti ogni cucciolo è di padre diverso. Per quello la simpatica recriminazione di paternità di Accollo mi ha fatta sorridere.
    Tolte queste osservazioni, penso che la storia in generale sia dolce, carina, ben scritta e non scontata. Forse servirebbe una versione più estesa e meno castrata dai 5000 caratteri di The iNCIPIT per poterla gustare meglio.

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