Tutti i colori di mia madre

La prima volta

La prima volta che arrivarono al villaggio avevo quattro anni. Di quel primo incontro ricordo i colori: il giallo sabbia dei capelli, intorno a quel volto che fa capolino all’ingresso della capanna; l’azzurro intenso di quegli occhi, eccitati e irrequieti, come a caccia di qualcosa; e poi naturalmente il rosa, quello che non sapevo essere il ‘rosa carne’, la luce chiara di quella pelle diversa.
Ricordo quelle due pietre azzurre fissarsi sui miei occhi, e poi dei suoni in una lingua ancora ignota:
-James! James! Vieni a vedere, presto! C’è una bimba, qui!-
Ricordo l’apparire all’ingresso di un altro sguardo azzurro, quello tranquillo e sorridente di un piccolo uomo chiaro.
Poi era comparsa dietro a loro Zazi, una delle ragazze, c’erano stati altri suoni, altre parole incomprensibili alle mie orecchie ma non a quelle di Zazi, che ascoltava e rispondeva piano, dopo una piccola pausa di silenzio.
Non ricordo molto di lei, se non che si prendeva cura di me. So per certo che c’erano molte altre donne, al villaggio, ma il suo è l’unico volto di cui conservo qualche frammento, mentre il resto è ormai avvolto dalla nebbia. ‘Sa-si’, la chiamavo. La ricordo alta, lunga e sottile, con i capelli neri spessi e molto corti, grandi occhi calmi e parecchi denti mancanti. Ricordo, come all’altezza del mio sguardo, i braccialetti tintinnanti alla sua caviglia e i loro riflessi luminosi.
Zazi a quel tempo era la mia balia, mi avrebbero poi spiegato. Una delle tante, a dire il vero: al villaggio i bambini erano figli di tutti e di nessuno, e le donne accudivano i piccoli a prescindere, secondo le disponibilità e gli impegni quotidiani. Di quale villaggio si parlasse, a commento di quei miei ricordi, non era mai stato chiaro. Africa, mi era stato detto, come se il fascino e la forza evocativa di tale nome potesse, di per sé solo, sopire ogni curiosità. Eppure, questo essere nata genericamente in ‘Africa’, per vent’anni mi era bastato, e non avevo mai chiesto ulteriori coordinate geografiche o meno.
Ma ritorniamo ai colori, i pochi che ancora trattengo in mente.
La donna dai capelli di sabbia aveva mosso qualche passo nella capanna e si era fatta piccola per avvicinarsi a me.
Il piccolo uomo attendeva sulla soglia, osservando in silenzio la scena.
La donna mi aveva teso la mano, con fare incoraggiante. Su quel piccolo vassoio di pelle bianca, ciò che avrei scoperto essere una caramella, la prima della mia vita.
Di fronte alla mia riluttanza, poiché ero rimasta immobile seduta contro una parete, la donna si era messa a lavorare su quell’oggetto minuscolo, estraendone un piccolo quadrato rosso e brillante.
Ed è su quell’inedito sapore rosso, dolce e acidulo di una gelée al lampone che si chiude il primo ricordo che ho dei miei genitori.

—–
Mi chiamo Carlotta Angelica Azalea. Ho vent’anni, tre nomi, due cognomi, una stilografica d’oro con tutte e cinque le mie iniziali e la sensazione di essere una bambola cui abbiano attaccato l’etichetta sbagliata.
Non sentendomi molto una Carlotta, né tantomeno una Angelica Azalea, mi presento e mi faccio chiamare con il semplice nome di ‘Charlie’.

Cosa fa Charlie nella vita? Come passa le sue giornate?

  • Studia giurisprudenza, vorrebbe diventare avvocato (0%)
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  • Frequenta l'accademia delle belle arti, dipinge (100%)
    100
  • Studia medicina, si sta specializzando (0%)
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11 Commenti

  1. Il rosa non è affatto il mio genere, ma da questi primi due capitoli mi sembra che il tuo racconto si discosti dai canoni del genere, manifestando carattere e personalità, cosa che apprezzo molto. La scrittura poi è scorrevole e devo dire che mi è piaciuto molto l’aspetto dei tre nomi, molto originale! Voto per le filastrocche e parolacce, è l’opzione che mi ispira di più!

  2. Ciao e benvenuta!
    Molto bello questo inizio, sei molto simpatica e scrivi in modo scorrevole. Dopo due capitoli di presentazione, voglio vedere cosa accadrà. Complimenti per l’incipit: proprio oggi riflettevo su quanto il mio non rispecchi il mio modo di scrivere attuale, poiché ho ripreso la mia storia dopo un bel po’ e sono così cambiata da non rivedermi in quel lontano capitolo 1… il tuo invece è un biglietto da visita immediato: si capisce subito come scrivi e prometti fin da subito una lettura piacevole. Perciò brava. Ti seguo. A presto!

  3. Ciao, ti dico subito che mi piace il tuo modo di scrivere, deciso e diritto al punto.
    Io amo i Thriller e i racconti di fantascienza, ma che si sviluppano con la ricerca delle caratteristiche dell’unicità delle persone, come mostra il tuo.
    Per la continuazione della storia avrei preferito ad esempio: Ama osservare la natura mentre dimostra la sua forza: la violenza di un temporale, l’ululato dei lupi alla luna, la maestosa calma di un tramonto infuocato. Dovendo scegliere perciò preferisco cavalli e insetti in secondo ordine filastrocche ma non parolacce.
    Buona continuazione

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