L’attimo rosso

Nadia

Lui era lì davanti a quel corpo immobile, solo un istante dopo. Nessun rantolo, nessun battito, non più. Solo un niente lasciato dalla vita. Senza speranza, senza più voce né occhi, senza presente e futuro, pronto a marcire, buttato via come i ricordi rigettati nel passato.
Tutto quello che era stato lei adesso era un ammasso di carni brune nella luce incerta della stanza che avevano condiviso tante volte.
Lui prese quella sua mano ancora calda e la guardò: non la guardava così da tanto tempo e non l’avrebbe riconosciuta se non per le unghie curate, con lo smalto color tortora. L’ultimo smalto che sarebbe sbiadito col tempo assieme al corpo di lei. Erano sue quelle mani, le vene blu sotto un velo di pelle trasparente, la linea del cuore e i polsi sottili, ma lui non avrebbe più dimenticato quelle unghie e le piccole macchie rosse, gocce di lei, che le insozzavano definitivamente.
Ebbe compassione di quel corpo innocente, ammucchiato tra letto e armadio, scomposto nella posa innaturale, privato della umanità, ridotto a niente, niente: niente!
Quel corpo, incolpevole della ingratitudine maligna di lei ora ne pagava le conseguenze: doveva marcire al suo posto mentre lei forse era già a spadroneggiare in un’altra vita chissà dove, per nulla redenta, per nulla mondata. Forse stava già meritando un’altra morte per mano di un altro misero infame disperato.
Rimase lì a pensare. Una nebbia rossa avvolgeva ogni cosa; quel colore bellissimo adesso era un martello sulle sue tempie mentre uno strano silenzio intorno aveva inghiottito il mondo.
Pensare, doveva pensare!
Avrebbero detto che era tutto premeditato, organizzato per bene, per uno scopo, ma quale scopo?
Adesso era un povero disperato; disperato ancor più di dieci minuti prima quando lei lo lasciava e si mostrava nuda per come era, infame e bellissima e non più sua. Quale scopo? Persa lei tutto era perduto e lui stava già marcendo come quel povero burattino di carne immerso nel sangue a pochi centimetri dalle sue scarpe.

Maledetto amore mio, dove sei! Ti ho persa e sono innocente, e ancora ti perderò, ti perderò mille volte, ogni volta che mi verrai in sogno! Quante volte ancora ti dovrò uccidere, massacrare per liberarmi di te e poi di questo rimorso… Le mie tempie… la mia testa… maledetto, che io sia maledetto perché non ti ho saputo fermare, macché fermare: penetrare con uno stilo infuocato per raggiungerti là in fondo a questo corpo che mi hai lasciato in pegno. So, lo sento che ci sei ancora, che sei là, grandissima figlia di puttana, e mi stai osservando… lo so che sei lì per giudicarmi. Be’ hai visto che bello scherzetto ti ho combinato oggi, sarai contenta. È colpa mia? Non credo. Come vedi io sono qui, sono innocente, non sono fuggito, non sono nemmeno arrabbiato, sono solo infelice esattamente come prima, come quando c’eri tu ad impormi l’arte di subire, subire, maledetta stronza, maledetta! È tutta colpa tua, come vedi io sono qui, innocente e tu invece sei fuggita, fuggita dove, per chi?  Sicuramente per un altro miserabile da umiliare. È indubbiamente, irrevocabilmente colpa tua, sei tu la causa di tutto, e dunque dimmi: dove sei? Sei qui sopra di me o sei lontana? Dunque ti dovrò cercare ancora! Ti inseguirò. È giusto. Lo farò e ti fermerò, ovunque tu sia, non credere di cavartela, eh no, cara mia, devi pagare, io ti fermerò!

Nadia e Diego da tempo passavano il weekend insieme in quella casa di lui, isolata e in estrema periferia. Lui che durante la settimana preferiva abitare in centro in un monolocale vicino al lavoro e lei che faceva la badante ed era libera solo il sabato e la domenica.
Nadia era arrivata a Roma due anni prima dalla Romania e aveva conosciuto Diego in un bar di piazza Bologna dove lavorava per un rimpiazzo.
In seguito lui perse la testa per lei, le procurò il lavoro di badante, in casa giorno e notte con la vecchia signora Jole. Era ossessionato da lei e dalla gelosia, la chiamava ogni ora. E poi fiori, regali e scenate, e lei cominciava ad avere paura.
Quel sabato mattina arrivò da lui piangendo. La vecchia Jole era morta e il lavoro perso. Lui la consolò, fecero l’amore, ma poi lei:
«Senti Diego: torno dai miei in Romania. Sono vecchi, non so più niente di loro. Mi dispiace. Non so se tornerò.»
Non so se tornerò.
Rosso, rosso, rosso!
Quando reclinò il capo sembrò sorpresa o forse delusa.

La nebbia diradava piano; non c’era fretta, bisognava prendersi cura di quei resti. Il corpo esanime che aveva ospitato lei, l’ingrata, doveva essere ricomposto.
E allora lo raccolse, lo posò delicatamente nella vasca, lo lavò con cura e lo asciugò; raccolse i capelli, lo stese supino sul letto rifatto e lo coprì rimboccando le coperte.
Poi l’ultimo bacio, che non fu il solo: dieci, cento volte baciò quella bocca con tenerezza, senza sciuparla, per non turbarne il sonno.
Poi raccolse e gettò nel water il sangue, pulì accuratamente il pavimento, prese con sé il coltello, sparse del profumo nella stanza e uscì; salì in auto e tornò alla sua vita.

Diego ucciderà

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16 Commenti

  1. Ciao Gibbone, sono venuta a trovarti anch’io e devo dire che la tua storia più che un noir mi ricorda in thriller, di quelli belli che guardo spesso in televisione. Omicidi seriali e simili, per intenderci. Però ho un po’ di confusione in testa…chi è Luca? non si chiama Diego? è un suo alter-ego? O un suo amico e hai confuso i nomi scrivendo? (a me capita spesso…devo stare attenta!). Beh, vedremo questa storia “orripilante” come andrà a finire, ti aspetto al prossimo capitolo.
    Ciao.

    • Ciao, Dannella,
      il protagonista è Diego. Luca è i
      nome, falso, con cui si è presentato a Gemma quando è andato la prima volta al ristorante dove lei lavora. Questo perché essendo lei la ragazza di un suo amico e collega d’ufficio, non poteva approcciarla con il nome vero.
      Quindi lui è Diego per tutti e Luca solo per Gemma.
      Grazie di essere passata. Questo racconto è come tutti i racconti del genere più uno psicodramma. Il dramma di un uomo che brancola ormai nel buio della propria mente.
      Appuntamento alla prossima. ciao🙏

  2. Ciao Gibbone,
    alla fine ha pagato Dora per “l’errore” del marito, poverina. In fondo è così a volte, il destino sbagliato di trovarsi proprio in quel posto e a quell’ora. Qualcuno la chiama la banalità del male, il male che a volte nasce da menti malate come quella di Diego.
    Le descrizioni sono sempre molto efficaci, i sentimenti anche. Trovo una piccola carenza nei dialoghi, almeno in questo episodio, ci sta il colloquiale (si tratta di conversazione tra vicini di casa e non duchi alla corte del re), tuttavia essendo parola scritta, io ci lavorerei un pochino di più. È una mia opinione ovviamente, tanto per non restare sempre e solo ai complimenti 😉
    Alla prossima!
    p.s. sfida alla società e alla ragione.

  3. Rifiutato da Gemma farà una cosa orribile,
    ciao Gibbone,
    povera Gemma, dici che l’ha scampata? Io non credo, uno psicopatico non è che si ferma per una voce… o sì?
    Posso darti un consiglio? Rispondi ai commenti dubito sotto, usando il “rispondi” appunto, altrimenti chi ha commentato non può leggera quel che ribatti… o comunque non ne riceve notifica.
    Direi che la storia scorre, forse un po’ in fretta in questo capitolo, ma ci sta, in fondo è un racconto e troppi particolari non si possono mettere.
    Ci rivediamo al quinto e vediamo che combina il nostro… ehm, no nostro anche no, vediamo che combina Diego.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica
      Ti dico subito, (spero che tu riceva la notifica) che io rispondo come dici tu. C’è qualche problema col sito, ( tra l’altro il tuo commento mi risulta essere arrivato alle 9:52 e io lo leggo alle 9:30. (?)
      Quale che sia il destino di Gemma, che ti confesso vorrei salvare davvero, il nostro non amico sta entrando in un vortice che lo trascina in un baratro sempre più profondo.
      Grazie per il commento, a presto🙏

  4. Ciao Valentina,
    bentornata.
    Ti confesso che anche a me questo personaggio mette a disagio. Vedremo dove andrà a parare con la sua follia.
    Pubblicherò con un intervallo più breve del consueto per dare modo a chi legge di non perdere il filo, come spesso succede con i ’gialli’.
    Grazie, aspetto il tuo prossimo racconto, ciao🙏

  5. Ciao Gibbone,
    o mi sono persa una notifica oppure hai pubblicato un episodio dietro l’altro…
    comunque mi sono piaciuti entrambi, però non ho capito la fine del secondo. Perché si siede al tavolo con l’avventore abituale e finiscono a parlare di Gemma? Con chi ne parla con Luca, l’allegro commensale?
    Hai tratteggiato bene i personaggi, anche con poche parole. Bravo.
    Io dico che “non riuscirà” giusto per dare un senso al “ma” che precede le opzioni 😉 per l’errore è ancora presto.
    Alla prossima!

    • Buon giorno Keziarica,
      (premesso che io ormai le notifiche non le aspetto più e, vado su ‘storie in corso ’ e cerco le storie che seguo. Anche per la tua conclusione dell’imbalsamatore ho dovuto fare così! Inoltre, aggiungo che per quello che ci siamo detti in altre occasioni, che voglio pubblicare ad intervalli più brevi per ché il ‘giallo’ lo richiede.
      Allora: Diego ( Luca) siede al tavolo con il signore grasso; Gemma gira fra i tavoli, è bella, impossibile non notarla e non parlare di lei… Ciao, grazie, alla prossima.

  6. Sei molto bravo a scrivere, non c’è dubbio, anche questi due capitoli l’ho letti tutto d’un fiato. Sono rimasta un po’ turbata dal secondo però, soprattutto quando il protagonista pulisce la lama sui capelli della vittima. Un dettaglio che mi ha fatta rabbrividire… penso sia in parte un bene, sai come suggestionare il lettore.
    Voto “non riuscirà”, ho bisogno di una pausa da questi omicidi.

  7. Ciao Gibbone,
    bentornato.
    Eccolo il male che germina nel cuore di un uomo, alimentato dalla passione per un possedimento, per un amore che amore non è. Bravo hai dipinto con cura e dovizia una situazione terribile che ormai, ahimè, è divenuta quasi una terrificante routine.
    Ti seguo perché so che farai un buon lavoro.
    Voto la cameriera, non so, mi pare più esposta, magari per l’orario di lavoro.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, come ho detto a Valentina voglio rendere omaggio a chi è ridotto a oggetto di amore malato e violenza inaudita. Voglio che non si dimentichi, nemmeno per un momento, il dramma di chi vive certe situazioni e si cerchi in ogni modo di fermare la brutalità e combattere l’ignoranza.
      Grazie, alla prossima 🙏

    • Ciao Valentina, talmente osceno un delitto come quello descritto che suscita mille domande. Ho voluto intraprendere questo seppur breve viaggio per senso del dovere, vorrei tentare di capire, provarci almeno e col vostro aiuto analizzare certi aspetti di un dramma privato che ormai è diventato collettivo. Il mio è un omaggio a quelle piccole creature inermi e incolpevoli che pagano ogni giorno il pedaggio dell’emancipazione all’esattore ignorante e brutale. La prigione che lo inchioda al suo ruolo fa empatia è vero ma fa anche pena, è un miserabile ma ha un coltello in mano e fa cose miserabili.
      Cercheremo di fermarlo aiutatemi a capire come.
      Grazie, a presto! 🙏

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