L’attimo rosso

Dove eravamo rimasti?

Diego ucciderà una donna di chiesa (67%)

Anima viva

Ed era ancora sabato. Per Diego cinque giorni di lavoro per nulla diversi dal solito, ma la notte era degli incubi: incubi angosciosi e sonniferi che non riuscivano a liberarlo nel sonno. I primi due o tre giorni aveva puntualmente guardato alla cronaca locale per capire se fosse trapelato qualcosa, ma niente; e allora il suo interesse era scemato.
Tuttavia quel giorno non tornò in quella casa. Si chiuse nel suo monolocale con play station, birra e barbiturici fino a sfinirsi.
Il giorno dopo, domenica, volle restare in città. Voleva osservare la gente, con cinismo, da fuori.

Io sono il migliore, vedo più chiaro, vedo anche per voi ciechi e mi riprendo questa vita e la libertà che avevo buttato ai porci!

Sragionava quella mattina, seduto al tavolo di un bar. Sentiva di non essere più solo un cinquantenne brizzolato dalla faccia simpatica: adesso stava un passo avanti, ne aveva cento di anni, perché aveva conosciuto l’orrore appiccicoso del sangue… aveva toccato la luna ed era precipitato nel baratro: qualsiasi baratro non sarebbe mai stato più profondo e nero di quello che aveva già scalato una volta.
Di fronte a lui una chiesa e i fedeli che entravano alla spicciolata per la messa. Li osservava, e parlava a se stesso:
Idioti, che avete da confessare? Io sì che dovrei, io pecorella smarrita, io pecora nera. Ma il povero prete non mi frega, io non sono stupido.
Eppure poco dopo era là dentro. Era pieno di gente. Si avvicinò alle prime file attratto da un irrequieto, simpatico coro di ragazzini, due ragazze con la chitarra, tre donne che dirigevano il tutto; e restò lì.
Alla fine della messa uscirono tutti tranne le tre donne che rimasero a riordinare ogni cosa; e poco dopo il prete, che pure sembrava avere fretta, le raggiunse per un saluto.
Diego, che lo aspettava sulla porta, non poté non notare la particolare confidenza, quasi una strana forma di intimità, che c’era fra quel giovane prete e le donne, in particolare una di esse. Notò che con lui quella sembrava una ragazzina impacciata; sembrava lusingata del contatto della mano di lui sulla spalla e del suo saluto affettuoso, mentre con imbarazzo ostentava una cordiale indifferenza. Le altre due, certo non stupide, si scambiarono un’occhiata significativa che Diego registrò come una conferma della sua impressione: ecco un buon un motivo in più per fermarlo e chiedere un colloquio.
«Vieni quando vuoi», disse quello, «io confesso dalle diciotto, e poi, se vuoi solo parlare, ricevo in sagrestia. Quando vuoi. Tutti i giorni. Adesso però devo andare. Buona domenica.»
Diego tornò al suo tavolino. Guardava distrattamente i parrocchiani rimasti sul sagrato a chiacchierare ma poi le tre donne uscirono assieme e lui si fece più attento per osservare lei nella luce piena del giorno.
La vide uscire per ultima e chiudere il portone: era bella, sui quaranta, sembrava allegra ed era attesa. Un uomo e un bambino la presero infatti per mano e si allontanarono con lei.
Bastò quella scena per scatenare un nuovo mal di testa, il battere a martello delle tempie; l’incubo, il viso spento di Nadia nel rosso della nebbia di nuovo lì. Lui lo respinse con forza pensando: Sono più forte di te!
La sera dopo, alle sette, era di nuovo in chiesa. Da un angolo buio ben defilato vide quando il prete lasciò il confessionale per entrare in sacrestia, mentre i pochi fedeli presenti uscivano alla spicciolata.
Stava quasi per decidersi a raggiungerlo ma una donna, ancora lei!, lo precedette infilando la porta senza bussare.
Lui a quel punto si bloccò nel buio e fece bene perché dopo un secondo il prete si riaffacciò, sicuramente per assicurarsi che non ci fosse più nessuno. Ci vollero poi venti di minuti buoni prima che si decidesse ad uscire dalla sagrestia per andarsene.
È il destino che sceglie per noi! pensò Diego.
E Il destino volle per lui che dirigesse sicuro verso la sagrestia. Bussò piano e aprì la porta.
Lei era lì che piegava dei paramenti.
Si è tolta la giacca, la gonna è storta.
Lei gli dava le spalle, lui taceva; lei girò la testa di lato un attimo senza vederlo per dire:
«Mi dispiace, padre Alvin è dovuto scappare, potete tornare domani?»
Lui, avvicinandosi lentamente: «Domani? Certo, tornerò domani. Lei ci sarà?»
A quel punto lei si girò, sorpresa.
Sei spettinata, mia cara!
«Io? Non so, forse; ma lei non deve parlare con il padre?»
«Sì, con lui, sì ma ci sarà tempo. Oggi mi interessa altro.»
«Prego? Ma lei che vuole?» (guarda oltre le spalle di lui come per vedere se c’è qualcun altro ma non c’è nessuno ed è percorsa da un brivido).
«…Vedi?…Ho un messaggio per Nadia e per te.»
Il coltello, il fedele serramanico con la lama da 10 cm., è passato in un attimo dalla manica sinistra alla mano destra e poi nella pancia di lei due, tre, venti volte; tutto intorno si incendia di rosso e il baratro si apre ancora. Nel delirio di corpi Diego scivola nel sangue, cade; si rialza, lei agonizzante lo fissa. Lui la accarezza piano, pulisce il coltello sui suoi capelli e va via. In chiesa non c’è più anima viva.

Diego ucciderà ancora. Come sceglierà le sue vittime?

  • sarà un giustiziere, un eletto! (0%)
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  • le sceglierà deliberatamente per età e condizione (0%)
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  • sarà guidato dal caso (0%)
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16 Commenti

  1. Ciao Gibbone, sono venuta a trovarti anch’io e devo dire che la tua storia più che un noir mi ricorda in thriller, di quelli belli che guardo spesso in televisione. Omicidi seriali e simili, per intenderci. Però ho un po’ di confusione in testa…chi è Luca? non si chiama Diego? è un suo alter-ego? O un suo amico e hai confuso i nomi scrivendo? (a me capita spesso…devo stare attenta!). Beh, vedremo questa storia “orripilante” come andrà a finire, ti aspetto al prossimo capitolo.
    Ciao.

    • Ciao, Dannella,
      il protagonista è Diego. Luca è i
      nome, falso, con cui si è presentato a Gemma quando è andato la prima volta al ristorante dove lei lavora. Questo perché essendo lei la ragazza di un suo amico e collega d’ufficio, non poteva approcciarla con il nome vero.
      Quindi lui è Diego per tutti e Luca solo per Gemma.
      Grazie di essere passata. Questo racconto è come tutti i racconti del genere più uno psicodramma. Il dramma di un uomo che brancola ormai nel buio della propria mente.
      Appuntamento alla prossima. ciao🙏

  2. Ciao Gibbone,
    alla fine ha pagato Dora per “l’errore” del marito, poverina. In fondo è così a volte, il destino sbagliato di trovarsi proprio in quel posto e a quell’ora. Qualcuno la chiama la banalità del male, il male che a volte nasce da menti malate come quella di Diego.
    Le descrizioni sono sempre molto efficaci, i sentimenti anche. Trovo una piccola carenza nei dialoghi, almeno in questo episodio, ci sta il colloquiale (si tratta di conversazione tra vicini di casa e non duchi alla corte del re), tuttavia essendo parola scritta, io ci lavorerei un pochino di più. È una mia opinione ovviamente, tanto per non restare sempre e solo ai complimenti 😉
    Alla prossima!
    p.s. sfida alla società e alla ragione.

  3. Rifiutato da Gemma farà una cosa orribile,
    ciao Gibbone,
    povera Gemma, dici che l’ha scampata? Io non credo, uno psicopatico non è che si ferma per una voce… o sì?
    Posso darti un consiglio? Rispondi ai commenti dubito sotto, usando il “rispondi” appunto, altrimenti chi ha commentato non può leggera quel che ribatti… o comunque non ne riceve notifica.
    Direi che la storia scorre, forse un po’ in fretta in questo capitolo, ma ci sta, in fondo è un racconto e troppi particolari non si possono mettere.
    Ci rivediamo al quinto e vediamo che combina il nostro… ehm, no nostro anche no, vediamo che combina Diego.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica
      Ti dico subito, (spero che tu riceva la notifica) che io rispondo come dici tu. C’è qualche problema col sito, ( tra l’altro il tuo commento mi risulta essere arrivato alle 9:52 e io lo leggo alle 9:30. (?)
      Quale che sia il destino di Gemma, che ti confesso vorrei salvare davvero, il nostro non amico sta entrando in un vortice che lo trascina in un baratro sempre più profondo.
      Grazie per il commento, a presto🙏

  4. Ciao Valentina,
    bentornata.
    Ti confesso che anche a me questo personaggio mette a disagio. Vedremo dove andrà a parare con la sua follia.
    Pubblicherò con un intervallo più breve del consueto per dare modo a chi legge di non perdere il filo, come spesso succede con i ’gialli’.
    Grazie, aspetto il tuo prossimo racconto, ciao🙏

  5. Ciao Gibbone,
    o mi sono persa una notifica oppure hai pubblicato un episodio dietro l’altro…
    comunque mi sono piaciuti entrambi, però non ho capito la fine del secondo. Perché si siede al tavolo con l’avventore abituale e finiscono a parlare di Gemma? Con chi ne parla con Luca, l’allegro commensale?
    Hai tratteggiato bene i personaggi, anche con poche parole. Bravo.
    Io dico che “non riuscirà” giusto per dare un senso al “ma” che precede le opzioni 😉 per l’errore è ancora presto.
    Alla prossima!

    • Buon giorno Keziarica,
      (premesso che io ormai le notifiche non le aspetto più e, vado su ‘storie in corso ’ e cerco le storie che seguo. Anche per la tua conclusione dell’imbalsamatore ho dovuto fare così! Inoltre, aggiungo che per quello che ci siamo detti in altre occasioni, che voglio pubblicare ad intervalli più brevi per ché il ‘giallo’ lo richiede.
      Allora: Diego ( Luca) siede al tavolo con il signore grasso; Gemma gira fra i tavoli, è bella, impossibile non notarla e non parlare di lei… Ciao, grazie, alla prossima.

  6. Sei molto bravo a scrivere, non c’è dubbio, anche questi due capitoli l’ho letti tutto d’un fiato. Sono rimasta un po’ turbata dal secondo però, soprattutto quando il protagonista pulisce la lama sui capelli della vittima. Un dettaglio che mi ha fatta rabbrividire… penso sia in parte un bene, sai come suggestionare il lettore.
    Voto “non riuscirà”, ho bisogno di una pausa da questi omicidi.

  7. Ciao Gibbone,
    bentornato.
    Eccolo il male che germina nel cuore di un uomo, alimentato dalla passione per un possedimento, per un amore che amore non è. Bravo hai dipinto con cura e dovizia una situazione terribile che ormai, ahimè, è divenuta quasi una terrificante routine.
    Ti seguo perché so che farai un buon lavoro.
    Voto la cameriera, non so, mi pare più esposta, magari per l’orario di lavoro.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, come ho detto a Valentina voglio rendere omaggio a chi è ridotto a oggetto di amore malato e violenza inaudita. Voglio che non si dimentichi, nemmeno per un momento, il dramma di chi vive certe situazioni e si cerchi in ogni modo di fermare la brutalità e combattere l’ignoranza.
      Grazie, alla prossima 🙏

    • Ciao Valentina, talmente osceno un delitto come quello descritto che suscita mille domande. Ho voluto intraprendere questo seppur breve viaggio per senso del dovere, vorrei tentare di capire, provarci almeno e col vostro aiuto analizzare certi aspetti di un dramma privato che ormai è diventato collettivo. Il mio è un omaggio a quelle piccole creature inermi e incolpevoli che pagano ogni giorno il pedaggio dell’emancipazione all’esattore ignorante e brutale. La prigione che lo inchioda al suo ruolo fa empatia è vero ma fa anche pena, è un miserabile ma ha un coltello in mano e fa cose miserabili.
      Cercheremo di fermarlo aiutatemi a capire come.
      Grazie, a presto! 🙏