L’attimo rosso

Dove eravamo rimasti?

Diego porta avanti il suo proposito ma... non riuscirà (100%)

La Gita

«Carina eh?» aveva detto Mario, il tipo col papillon.
«Carina sì, la chiamiamo?» aveva detto Diego…
…«Allora pensaci tu: sono nelle tue mani Gemma,» Diego concluse l’ordinazione penetrandola con lo sguardo. «guarda: se tornerò qua dipende solo da te.»
Lei sorrise, un inchino e via, mentre Mario soddisfatto diceva:
«Bravo, ammazza, hai fatto colpo! Io non l’avevo mai vista arrossire e qua, come puoi immaginare, i complimenti si sprecano eh! Bravo. Sei forte.»
Lo so, e lei se ne accorgerà.
Quella stessa sera Diego attese Gemma là fuori fino all’ora di chiusura e a mezzanotte, quando lei, salutando chi rimaneva lasciò il locale, le si parò davanti come per caso.
«Luca, ancora in giro? E Marione dov’è.»
«Ah, ciao Gemma. Marione è a dormire; l’ho messo a nanna cinque minuti fa e adesso riprendo la mia macchina che è parcheggiata qui. Io sono un tipo fortunato forse non te l’avevo detto!»
«Fortunato? Ah, che matto! Abiti lontano?»
«Uhm… abbastanza, ma anche se fosse lontanissimo non potrei non chiederti se hai bisogno di un passaggio. A quest’ora se non hai una macchina…»
«Ma io ho una macchina! È lì, eccola. Devo arrivare a Porta Maggiore e come farei senza?
«Porta Maggiore? Ma è di strada per me, posso farti da scorta… mentre tu la farai a me. Ok?»
«Ok, vado, ecco, la mia è la Peugeot rossa.»
Lei faceva strada, lui la seguiva. Percepiva lo sguardo di lei, lo intuiva incorniciato dallo specchietto retrovisore e già sentiva di aver stabilito un contatto più intimo, non più solo formale.
Arrivati sotto casa lei lo salutò appoggiata allo sportello e disse grazie, lui rispose: ti rivedrò?
«Se capiterai di nuovo al ristorante e io ci sarò, magari, se vorrai, mi potrai scortare ancora.»
Lui non se lo fece ripetere. Tornò ancora per altre sere a mangiare spigola, (avendo cura di non incontrare nemmeno per sbaglio Marione), e ad innamorarsi di lei.
Una storia che finisce per l’uomo fa curriculum mentre per la donna è un peso in più da sopportare; eppure all’inizio sembra esattamente il contrario.
Il peso di quella storia immatura gli paralizzava la vita. Non riusciva a pensare ad altro che non fosse lei, ed ogni sonno agitato si concludeva in piena notte con lei agonizzante, gli occhi sbarrati e le dita storte, rotte nel tentativo di sottrarsi all’orrore cui l’aveva destinata. Non era affatto divertente starsene lì a sostenere quell’accusa esplicita, potentissima dei suoi occhi fuori dalle orbite, eppure sentiva che quello era il suo destino, il mandato da assolvere. Si diceva che ogni infame puttana che lasciava il mondo era un nido di vespe estirpato; eppure… eppure c’era qualcosa… qualcosa che non funzionava. Forse la verità vera era che aveva solo voglia di una preda da scannare, per poter ricominciare subito dopo a cercare, a spiare chi altri doveva morire. Dannato me, che succede?
Quel sabato mattina pensava a Francesco mentre andava con Gemma in auto verso i Castelli Romani. Lei sembrava contenta, lui era teso.
Lo faccio per te Francesco, perdonami… è colpa tua: perché mi hai parlato di lei?
Fecero tappa a Vermicino, da De Angelis, dove Diego doveva ritirare le cose di Nadia. Era tempo di chiudere con lei perché ora c’era Gemma: bisognava farlo.
Lo fece, e non fu facile: prese quella valigia dalla maniglia arroventata, di fuoco, e la gettò nel bagagliaio come si fa con un cadavere da nascondere: di peso, senza riguardo, ad occhi chiusi per non vedere la faccia dell’ammazzato e perché ogni attenzione per quel corpo sarebbe ipocrisia e un’ammissione di colpa.
«Ah, vedo che ha gente in macchina» gli aveva detto De Angelis sul vialetto davanti casa.
«Già,» aveva risposto lui: «grazie, è tutto qua dentro?»
«Certo, tutto. Mi saluti Nadia quando la sente e se ha bisogno siamo qua.».
Già, Nadia che riposava nel suo letto. Tra poco Gemma e lui avrebbero visto ciò che rimaneva di lei!
Subito dopo, in auto, lei non fece domande: era poco più di una conoscente e non si sentiva in diritto di farne; quello che faceva lui al di là di lei per ora non la riguardava.
«Fatto?», chiese soltanto.
«Fatto.» Disse lui allacciando la cintura. «Io abito qui vicino; vuoi…»
«Adesso no, niente casa. È una bella giornata, portami a Castelgandolfo, voglio vedere il lago.»
«Lasciami almeno posare questa valigia, facciamo presto, promesso!»
Lei non capiva, ma non voleva insistere e lo assecondò giurando a se stessa che non sarebbe scesa dalla macchina perché cominciava a temere che il simpatico vecchietto, come aveva cominciato a chiamarlo, avesse delle intenzioni.
Arrivati al cancello di casa lui scese per aprire, risalì, ingranò la marcia e avanzò nel piccolo cortile.
Scese di nuovo, girò dalla parte di lei e: «Scendi?» disse.
«No, hai detto solo la valigia, perché dovrei?»
«Ehi, ragazzina, voglio solo farti vedere casa mia, tranquilla eh!»
«Per favore, Luca non insistere, andiamo via.»
«E, no eh, adesso mi devi dire cosa stai pensando! Chi credi che io sia? Vieni fuori di lì…»
«Ehi Diego, ma che fine hai fatto?»
La voce, dal cancello, salvò una giovane vita.

Gemma è salva, ma Diego non è contento

  • rifiutato da Gemma farà qualcosa di orribile (100%)
    100
  • Vorrà costruire con Gemma un rapporto duraturo. (0%)
    0
  • Cercherà una ‘preda’ facile (0%)
    0
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16 Commenti

  1. Ciao Gibbone, sono venuta a trovarti anch’io e devo dire che la tua storia più che un noir mi ricorda in thriller, di quelli belli che guardo spesso in televisione. Omicidi seriali e simili, per intenderci. Però ho un po’ di confusione in testa…chi è Luca? non si chiama Diego? è un suo alter-ego? O un suo amico e hai confuso i nomi scrivendo? (a me capita spesso…devo stare attenta!). Beh, vedremo questa storia “orripilante” come andrà a finire, ti aspetto al prossimo capitolo.
    Ciao.

    • Ciao, Dannella,
      il protagonista è Diego. Luca è i
      nome, falso, con cui si è presentato a Gemma quando è andato la prima volta al ristorante dove lei lavora. Questo perché essendo lei la ragazza di un suo amico e collega d’ufficio, non poteva approcciarla con il nome vero.
      Quindi lui è Diego per tutti e Luca solo per Gemma.
      Grazie di essere passata. Questo racconto è come tutti i racconti del genere più uno psicodramma. Il dramma di un uomo che brancola ormai nel buio della propria mente.
      Appuntamento alla prossima. ciao🙏

  2. Ciao Gibbone,
    alla fine ha pagato Dora per “l’errore” del marito, poverina. In fondo è così a volte, il destino sbagliato di trovarsi proprio in quel posto e a quell’ora. Qualcuno la chiama la banalità del male, il male che a volte nasce da menti malate come quella di Diego.
    Le descrizioni sono sempre molto efficaci, i sentimenti anche. Trovo una piccola carenza nei dialoghi, almeno in questo episodio, ci sta il colloquiale (si tratta di conversazione tra vicini di casa e non duchi alla corte del re), tuttavia essendo parola scritta, io ci lavorerei un pochino di più. È una mia opinione ovviamente, tanto per non restare sempre e solo ai complimenti 😉
    Alla prossima!
    p.s. sfida alla società e alla ragione.

  3. Rifiutato da Gemma farà una cosa orribile,
    ciao Gibbone,
    povera Gemma, dici che l’ha scampata? Io non credo, uno psicopatico non è che si ferma per una voce… o sì?
    Posso darti un consiglio? Rispondi ai commenti dubito sotto, usando il “rispondi” appunto, altrimenti chi ha commentato non può leggera quel che ribatti… o comunque non ne riceve notifica.
    Direi che la storia scorre, forse un po’ in fretta in questo capitolo, ma ci sta, in fondo è un racconto e troppi particolari non si possono mettere.
    Ci rivediamo al quinto e vediamo che combina il nostro… ehm, no nostro anche no, vediamo che combina Diego.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica
      Ti dico subito, (spero che tu riceva la notifica) che io rispondo come dici tu. C’è qualche problema col sito, ( tra l’altro il tuo commento mi risulta essere arrivato alle 9:52 e io lo leggo alle 9:30. (?)
      Quale che sia il destino di Gemma, che ti confesso vorrei salvare davvero, il nostro non amico sta entrando in un vortice che lo trascina in un baratro sempre più profondo.
      Grazie per il commento, a presto🙏

  4. Ciao Valentina,
    bentornata.
    Ti confesso che anche a me questo personaggio mette a disagio. Vedremo dove andrà a parare con la sua follia.
    Pubblicherò con un intervallo più breve del consueto per dare modo a chi legge di non perdere il filo, come spesso succede con i ’gialli’.
    Grazie, aspetto il tuo prossimo racconto, ciao🙏

  5. Ciao Gibbone,
    o mi sono persa una notifica oppure hai pubblicato un episodio dietro l’altro…
    comunque mi sono piaciuti entrambi, però non ho capito la fine del secondo. Perché si siede al tavolo con l’avventore abituale e finiscono a parlare di Gemma? Con chi ne parla con Luca, l’allegro commensale?
    Hai tratteggiato bene i personaggi, anche con poche parole. Bravo.
    Io dico che “non riuscirà” giusto per dare un senso al “ma” che precede le opzioni 😉 per l’errore è ancora presto.
    Alla prossima!

    • Buon giorno Keziarica,
      (premesso che io ormai le notifiche non le aspetto più e, vado su ‘storie in corso ’ e cerco le storie che seguo. Anche per la tua conclusione dell’imbalsamatore ho dovuto fare così! Inoltre, aggiungo che per quello che ci siamo detti in altre occasioni, che voglio pubblicare ad intervalli più brevi per ché il ‘giallo’ lo richiede.
      Allora: Diego ( Luca) siede al tavolo con il signore grasso; Gemma gira fra i tavoli, è bella, impossibile non notarla e non parlare di lei… Ciao, grazie, alla prossima.

  6. Sei molto bravo a scrivere, non c’è dubbio, anche questi due capitoli l’ho letti tutto d’un fiato. Sono rimasta un po’ turbata dal secondo però, soprattutto quando il protagonista pulisce la lama sui capelli della vittima. Un dettaglio che mi ha fatta rabbrividire… penso sia in parte un bene, sai come suggestionare il lettore.
    Voto “non riuscirà”, ho bisogno di una pausa da questi omicidi.

  7. Ciao Gibbone,
    bentornato.
    Eccolo il male che germina nel cuore di un uomo, alimentato dalla passione per un possedimento, per un amore che amore non è. Bravo hai dipinto con cura e dovizia una situazione terribile che ormai, ahimè, è divenuta quasi una terrificante routine.
    Ti seguo perché so che farai un buon lavoro.
    Voto la cameriera, non so, mi pare più esposta, magari per l’orario di lavoro.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, come ho detto a Valentina voglio rendere omaggio a chi è ridotto a oggetto di amore malato e violenza inaudita. Voglio che non si dimentichi, nemmeno per un momento, il dramma di chi vive certe situazioni e si cerchi in ogni modo di fermare la brutalità e combattere l’ignoranza.
      Grazie, alla prossima 🙏

    • Ciao Valentina, talmente osceno un delitto come quello descritto che suscita mille domande. Ho voluto intraprendere questo seppur breve viaggio per senso del dovere, vorrei tentare di capire, provarci almeno e col vostro aiuto analizzare certi aspetti di un dramma privato che ormai è diventato collettivo. Il mio è un omaggio a quelle piccole creature inermi e incolpevoli che pagano ogni giorno il pedaggio dell’emancipazione all’esattore ignorante e brutale. La prigione che lo inchioda al suo ruolo fa empatia è vero ma fa anche pena, è un miserabile ma ha un coltello in mano e fa cose miserabili.
      Cercheremo di fermarlo aiutatemi a capire come.
      Grazie, a presto! 🙏

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