L’attimo rosso

Dove eravamo rimasti?

Gemma è salva, ma Diego non è contento rifiutato da Gemma farà qualcosa di orribile (100%)

una piccola morte

Diego pensava a Gemma: la vedeva girare sorridente e viva fra i tavoli del ristorante ed era felice per lei.
Quel vicino di casa impiccione, Agostino, le aveva salvato la vita e aveva anche evitato a lui un carico di rimorsi.
Certo lui ora si sentiva vuoto e infelice, ma almeno non doveva interrogarsi sul perché l’avesse trucidata.
Gemma era dunque fuori causa, era un capitolo chiuso; e Diego dentro di sé, inconsciamente coltivava per lei un timido germoglio d’affetto.
Tuttavia il presente, l’evidenza, era che, sicuramente ci sarebbe stato presto un altro agguato, più subìto che perpetrato. Certo, subìto: perché lui era un boia sempre in servizio e doveva! Gli toccava di vivere l’attesa di uccidere cosciente del fatto che con la vittima ogni volta sarebbe andato via un po’ di sé.
Agostino lo aveva esentato quella volta dal ferirsi ancora ma, pensò, gli aveva anche tolto il pane di bocca, e ora lui aveva di nuovo fame. Quell’uomo era troppo curioso e aveva fatto uno sbaglio; e gli sbagli si pagano!
E fu così che una mattina, con lui al lavoro e i figli a scuola, Diego si presentò a sorpresa a casa sua. Voleva vedere, ascoltare, valutare l’effetto che faceva essere lì. Alla porta fu accolto dalla moglie Dora, una ragazzona un po’ all’antica, di quelle fatte per mettere su famiglia, ingrassare ed essere contente e infelici al tempo stesso.
Il fetore di quella casa che sapeva di minestrone e umidità lo colse. Le moine di lei, il caffè, i biscottini, erano nausea pura. La osservò mentre parlava. Si chiese se uccidere in quella casa fosse desiderabile oltre che giusto. Non lo era. Era meglio desistere: era tutto sbagliato!
«…Sai Diego,» disse lei ad un certo punto: «parlavamo di te l’altro giorno. Non abbiamo più visto Nadia. Ma, è andata via? »
Diego esitò, colto sovrappensiero.
«…Nadia sì, è partita. È a casa, in Romania. Non credo che tornerà.»
«Oh, mi dispiace; era così carina, gentile… pensa che una volta, si parlava di cucina, mi ha detto: ho dei bei volumetti di ricette; se vuoi te li presto e se un giorno vado via te li lascio!»
«Ah, be’, se sono ancora là sono tuoi, io non saprei che farmene; …solo che non so dove stanno.»
«lo so io, guarda: lei li teneva in cucina, in alto nel ripiano incassato nel muro. Almeno erano lì un paio di mesi fa…»
«Ok, se ci sono te li porto, grazie del caffè. Contaci.»
Uscì di là a respirare ma subito cominciò a tremare. L’idea di quell’appuntamento non più rimandabile con Nadia che lo aspettava nel suo letto lo raggelava. Fatti quei pochi interminabili passi entrò in casa sua piano, come un ladro, aspettandosi chissà che macabro scenario. E Invece fu l’odore, il puzzo a colpire duro: era un misto di cantina e uova marce, e una cosa che aveva stampata in memoria: il gatto morto trovato nel sottoscala, da piccolo, per il quale non aveva mangiato per un giorno intero!
Andò a vederla, il cuore gli percuoteva il petto.
Lei non c’era più! C’era al suo posto una specie di bambola grigia senza umanità, senza dignità; era, quello davanti a lui, lo scarto di una morte già consumata e finita. Era una cosa!
Come una cosa la guardò indifferente. C’erano delle mosche intorno a lei.
Passò in cucina, il freddo addosso non diminuiva, salì su una sedia e prese i volumetti dallo scaffale.
Un rumore improvviso lo fece voltare.
Istintivamente trasse di tasca il serramanico e, aggrappato alle sue stesse viscere, avanzò lentamente in corridoio.
Lei era lì, in piedi sulla porta della camera: livida, impietrita, ridicola con la mano sul naso e una domanda negli occhi.
Diego la vide già morta, piegata al destino che l’aveva trascinata senza una ragione in casa sua.
Lei, Dora, un attimo dopo, con un lampo negli occhi acceso dalla vista del coltello, ebbe la sua risposta; disse di no piano, si girò e scappò via.
Lui, risvegliato, si precipitò fuori confuso, urtò qualcosa, cadde e si rialzò, raccolse il coltello che intanto gli era sfuggito di mano e ripartì dietro a lei. La raggiunse davanti casa sua e la trascinò dentro. Lei gli sfuggì, sgusciò in cucina, afferrò una mannaia che aveva lì su un ripiano e alzò le mani, quella armata e l’altra, in segno di resa.
«No, no, fermo ti supplico, non dirò niente giuro, non lo dirò, ti aiuterò, ti prego!»
Lui, cieco, non l’ascoltava. La stanza rossa di una melassa sanguinolenta collassava, asfissiava. Lei si difese e colpì con la mannaia. La mano colpita non doleva, Diego sferrò un pugno alla cieca, lei cadde ma si rialzò subito; solo allora lui vide il sangue e vide che il suo dito anulare sinistro non c’era più!
...Lei sta lì paralizzata in un incubo, aspetta la morte e tuttavia non rinuncia alla vita! Un urlo che nessuno sentirà lacera l’aria. Il cuore le esplode in petto. Pochi attimi e tutto, con il respiro, si ferma ...
Diego annegò il sudore e il sangue perso in quello di lei, ogni colpo di mannaia era una bestemmia e una lacrima.
Raccolse il suo dito: ho avuto anch’io una piccola morte oggi, un pezzo di me va via con lei.
Il cielo fuori era rosso, rosso fuoco.

questo episodio darà impulso a...

  • una sfida alla società e alla ragione (100%)
    100
  • una volontà di espiazione (0%)
    0
  • un delirio masochistico (0%)
    0
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16 Commenti

  1. Ciao Gibbone, sono venuta a trovarti anch’io e devo dire che la tua storia più che un noir mi ricorda in thriller, di quelli belli che guardo spesso in televisione. Omicidi seriali e simili, per intenderci. Però ho un po’ di confusione in testa…chi è Luca? non si chiama Diego? è un suo alter-ego? O un suo amico e hai confuso i nomi scrivendo? (a me capita spesso…devo stare attenta!). Beh, vedremo questa storia “orripilante” come andrà a finire, ti aspetto al prossimo capitolo.
    Ciao.

    • Ciao, Dannella,
      il protagonista è Diego. Luca è i
      nome, falso, con cui si è presentato a Gemma quando è andato la prima volta al ristorante dove lei lavora. Questo perché essendo lei la ragazza di un suo amico e collega d’ufficio, non poteva approcciarla con il nome vero.
      Quindi lui è Diego per tutti e Luca solo per Gemma.
      Grazie di essere passata. Questo racconto è come tutti i racconti del genere più uno psicodramma. Il dramma di un uomo che brancola ormai nel buio della propria mente.
      Appuntamento alla prossima. ciao🙏

  2. Ciao Gibbone,
    alla fine ha pagato Dora per “l’errore” del marito, poverina. In fondo è così a volte, il destino sbagliato di trovarsi proprio in quel posto e a quell’ora. Qualcuno la chiama la banalità del male, il male che a volte nasce da menti malate come quella di Diego.
    Le descrizioni sono sempre molto efficaci, i sentimenti anche. Trovo una piccola carenza nei dialoghi, almeno in questo episodio, ci sta il colloquiale (si tratta di conversazione tra vicini di casa e non duchi alla corte del re), tuttavia essendo parola scritta, io ci lavorerei un pochino di più. È una mia opinione ovviamente, tanto per non restare sempre e solo ai complimenti 😉
    Alla prossima!
    p.s. sfida alla società e alla ragione.

  3. Rifiutato da Gemma farà una cosa orribile,
    ciao Gibbone,
    povera Gemma, dici che l’ha scampata? Io non credo, uno psicopatico non è che si ferma per una voce… o sì?
    Posso darti un consiglio? Rispondi ai commenti dubito sotto, usando il “rispondi” appunto, altrimenti chi ha commentato non può leggera quel che ribatti… o comunque non ne riceve notifica.
    Direi che la storia scorre, forse un po’ in fretta in questo capitolo, ma ci sta, in fondo è un racconto e troppi particolari non si possono mettere.
    Ci rivediamo al quinto e vediamo che combina il nostro… ehm, no nostro anche no, vediamo che combina Diego.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica
      Ti dico subito, (spero che tu riceva la notifica) che io rispondo come dici tu. C’è qualche problema col sito, ( tra l’altro il tuo commento mi risulta essere arrivato alle 9:52 e io lo leggo alle 9:30. (?)
      Quale che sia il destino di Gemma, che ti confesso vorrei salvare davvero, il nostro non amico sta entrando in un vortice che lo trascina in un baratro sempre più profondo.
      Grazie per il commento, a presto🙏

  4. Ciao Valentina,
    bentornata.
    Ti confesso che anche a me questo personaggio mette a disagio. Vedremo dove andrà a parare con la sua follia.
    Pubblicherò con un intervallo più breve del consueto per dare modo a chi legge di non perdere il filo, come spesso succede con i ’gialli’.
    Grazie, aspetto il tuo prossimo racconto, ciao🙏

  5. Ciao Gibbone,
    o mi sono persa una notifica oppure hai pubblicato un episodio dietro l’altro…
    comunque mi sono piaciuti entrambi, però non ho capito la fine del secondo. Perché si siede al tavolo con l’avventore abituale e finiscono a parlare di Gemma? Con chi ne parla con Luca, l’allegro commensale?
    Hai tratteggiato bene i personaggi, anche con poche parole. Bravo.
    Io dico che “non riuscirà” giusto per dare un senso al “ma” che precede le opzioni 😉 per l’errore è ancora presto.
    Alla prossima!

    • Buon giorno Keziarica,
      (premesso che io ormai le notifiche non le aspetto più e, vado su ‘storie in corso ’ e cerco le storie che seguo. Anche per la tua conclusione dell’imbalsamatore ho dovuto fare così! Inoltre, aggiungo che per quello che ci siamo detti in altre occasioni, che voglio pubblicare ad intervalli più brevi per ché il ‘giallo’ lo richiede.
      Allora: Diego ( Luca) siede al tavolo con il signore grasso; Gemma gira fra i tavoli, è bella, impossibile non notarla e non parlare di lei… Ciao, grazie, alla prossima.

  6. Sei molto bravo a scrivere, non c’è dubbio, anche questi due capitoli l’ho letti tutto d’un fiato. Sono rimasta un po’ turbata dal secondo però, soprattutto quando il protagonista pulisce la lama sui capelli della vittima. Un dettaglio che mi ha fatta rabbrividire… penso sia in parte un bene, sai come suggestionare il lettore.
    Voto “non riuscirà”, ho bisogno di una pausa da questi omicidi.

  7. Ciao Gibbone,
    bentornato.
    Eccolo il male che germina nel cuore di un uomo, alimentato dalla passione per un possedimento, per un amore che amore non è. Bravo hai dipinto con cura e dovizia una situazione terribile che ormai, ahimè, è divenuta quasi una terrificante routine.
    Ti seguo perché so che farai un buon lavoro.
    Voto la cameriera, non so, mi pare più esposta, magari per l’orario di lavoro.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, come ho detto a Valentina voglio rendere omaggio a chi è ridotto a oggetto di amore malato e violenza inaudita. Voglio che non si dimentichi, nemmeno per un momento, il dramma di chi vive certe situazioni e si cerchi in ogni modo di fermare la brutalità e combattere l’ignoranza.
      Grazie, alla prossima 🙏

    • Ciao Valentina, talmente osceno un delitto come quello descritto che suscita mille domande. Ho voluto intraprendere questo seppur breve viaggio per senso del dovere, vorrei tentare di capire, provarci almeno e col vostro aiuto analizzare certi aspetti di un dramma privato che ormai è diventato collettivo. Il mio è un omaggio a quelle piccole creature inermi e incolpevoli che pagano ogni giorno il pedaggio dell’emancipazione all’esattore ignorante e brutale. La prigione che lo inchioda al suo ruolo fa empatia è vero ma fa anche pena, è un miserabile ma ha un coltello in mano e fa cose miserabili.
      Cercheremo di fermarlo aiutatemi a capire come.
      Grazie, a presto! 🙏

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