L’attimo rosso

Dove eravamo rimasti?

questo episodio darà impulso a... una sfida alla società e alla ragione (100%)

Chi deve morire morirà per mano tua

Il rosso incendio, al di là della finestra, sbiadì in un grigio-azzurro metallico mentre Diego riprendeva il controllo di sé. Avvolta la mano ferita in uno straccio, con l’altra buttò all’aria tutto ciò che poté, con l’idea di rallentare il lavoro di chi avrebbe cercato di capirci qualcosa. Non aveva paura però, perché non aveva nulla da perdere: con quel delitto aveva già perso tutto, tutto quello che fa di un individuo un essere umano, e se una cosa gli era rimasta era quella insana forma di libertà che la latitanza concede ad un criminale.
Rientrato a casa sua, mentre osservava la mano mutilata come gli fosse estranea e il sangue che colava da quello stupido moncherino, fu colto da un moto d’ansia; avvertì l’imminenza di un attacco di panico, e il timore di perdere l’autocontrollo lo spinse a fare subito qualcosa per fermarlo. Prese ago e filo e dopo una rapida doccia si mise all’opera. Mentre ricuciva l’ansia scemò e la cosa fu più facile del previsto; suturò meglio che poté e fasciò bene. Il dolore era fortissimo. Me lo merito! Pensò.
Rimase li per un po’, seduto sulla tavoletta del Water, a pensare, fino a che decise che era ora di far sparire il cadavere di Nadia.
Lo guardò, prima, una volta ancora e rivide i giorni felici ormai bruciati; gli pesava dover fare quel lavoro da becchino ma doveva, e lo fece: ricacciando indietro il rimorso, avvolse per bene nelle lenzuola e nella sopraccoperta il corpo, (era leggerissimo!) avvicinò l’auto all’ingresso e lo depose con cura, non senza pietà, nel bagagliaio con la valigia delle sue cose. Rimise poi tutto in ordine in casa, raccolse gli abiti rimasti di lei e i suoi sporchi di sangue, ne fece un pacco e caricò anche quello. Fu un lavoro difficile con quella mano inutile e il dolore pulsante, atroce che gli procurava, ma doveva farlo!
Poco dopo Nadia terminava il suo viaggio nel vecchio pozzo di una cascina disabitata e Diego, esausto, finalmente poté respirare.
Diresse verso un autolavaggio dove chiese una pulizia accurata interna ed esterna dell’auto e poi, dritto a casa per rilassarsi davanti la tv aspettando il tg.

Ci volle un mese per digerire quel boccone, per tornare ad una vita che somigliasse a quella vissuta prima; fu anche un mese durante il quale sembrò che il mondo ignorasse la sua esistenza. Nei tg si parlò molto di Dora e anche a volte di Maria morta in chiesa. Niente di lui però, e niente di Nadia.
Tornando al lavoro raccontò di un incidente domestico per spiegare il dito perso. Ritrovò Francesco e ripensò a Gemma come a una cometa passata, persa, ormai lontana dalla sua vita, (ma forse anche da quella di Francesco stesso visto che lui non ne parlava più tanto volentieri.)
«Come sta la tua Gemma?» gli chiese una volta davanti al distributore del caffè.
«Francamente non so,» rispose amaro Francesco «non va bene con lei: forse si è già stancata. Credo che abbia bisogno di tempo; ma io mi sto un po’ stufando della situazione. Che ti devo dire… vedremo».
Diego pensò:  lo sapevo! Anche lei gli era rimasta nel cuore, perché negare! Il destino aveva deciso che vivesse e questo la rendeva speciale. Lui avrebbe voluto rivederla ma pensò di starsene tranquillo e dare tempo al tempo.
Piuttosto era l’indifferenza e, o l’inefficienza della legge a renderlo nervoso. Evidentemente non erano stati sufficienti gli indizi lasciati fino a quel momento per portare le indagini alla sua porta. Forse ci voleva qualcosa di più evidente, roba facile, del tipo: stavolta ce la puoi fare!
La morte accidentale di Dora era stata un’occasione persa per la legge, ma presto avrebbe avute altre chance perché il mostro che viveva ben accomodato come una tenia in Diego stava per accendere un altro fuoco.
Quelle morti, arrivate troppo facili in momenti di follia e impunite, avevano infatti innescato in lui un moto di rivalsa facile nei confronti di chiunque riteneva responsabile della sofferenza altrui ed ora si cullava, si abbandonava ad una del tutto nuova volontà omicida in totale sfida ad ogni regola: parlava, ormai, solo la bestia e lui obbediva ciecamente.
Chi deve morire morirà per mano tua.
Una sera camminava per un quartiere di quelli “cool ”della capitale; piovigginava, sentì il bisogno di un caffè caldo. Entrò allora in un bar-libreria ritrovo abituale di gente con la barba incolta, gli abiti comodi marroni e neri, i capelli sciolti e le scarpe col tacco basso: un posto caldo, dove è facile sentirsi a proprio agio.
E così ci tornò ancora, conobbe delle persone, molte persone, e si innamorò di una coppia di giovani lesbiche molto carine, colte, sempre sorridenti, che vivevano senza disagio il loro amore. Anna e Viola amavano conversare su argomenti come musica, attualità politica e naturalmente l’universo femminile, mentre intorno c’era solo simpatia e un buon caffè per tutti. Su quella piccola isola sperduta in mezzo allo smisurato oceano di indifferenza e odio sociale il fuoco cattivo di Diego si piegava ai buoni propositi, ma… una di quelle sere successe una cosa…

Siamo alla vigilia di un'altro delitto; sarà;

  • una caccia spietata (0%)
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  • legittima difesa (!) (0%)
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  • Una sequenza di morte (0%)
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16 Commenti

  • Ciao Gibbone, sono venuta a trovarti anch’io e devo dire che la tua storia più che un noir mi ricorda in thriller, di quelli belli che guardo spesso in televisione. Omicidi seriali e simili, per intenderci. Però ho un po’ di confusione in testa…chi è Luca? non si chiama Diego? è un suo alter-ego? O un suo amico e hai confuso i nomi scrivendo? (a me capita spesso…devo stare attenta!). Beh, vedremo questa storia “orripilante” come andrà a finire, ti aspetto al prossimo capitolo.
    Ciao.

    • Ciao, Dannella,
      il protagonista è Diego. Luca è i
      nome, falso, con cui si è presentato a Gemma quando è andato la prima volta al ristorante dove lei lavora. Questo perché essendo lei la ragazza di un suo amico e collega d’ufficio, non poteva approcciarla con il nome vero.
      Quindi lui è Diego per tutti e Luca solo per Gemma.
      Grazie di essere passata. Questo racconto è come tutti i racconti del genere più uno psicodramma. Il dramma di un uomo che brancola ormai nel buio della propria mente.
      Appuntamento alla prossima. ciao🙏

  • Ciao Gibbone,
    alla fine ha pagato Dora per “l’errore” del marito, poverina. In fondo è così a volte, il destino sbagliato di trovarsi proprio in quel posto e a quell’ora. Qualcuno la chiama la banalità del male, il male che a volte nasce da menti malate come quella di Diego.
    Le descrizioni sono sempre molto efficaci, i sentimenti anche. Trovo una piccola carenza nei dialoghi, almeno in questo episodio, ci sta il colloquiale (si tratta di conversazione tra vicini di casa e non duchi alla corte del re), tuttavia essendo parola scritta, io ci lavorerei un pochino di più. È una mia opinione ovviamente, tanto per non restare sempre e solo ai complimenti 😉
    Alla prossima!
    p.s. sfida alla società e alla ragione.

  • Rifiutato da Gemma farà una cosa orribile,
    ciao Gibbone,
    povera Gemma, dici che l’ha scampata? Io non credo, uno psicopatico non è che si ferma per una voce… o sì?
    Posso darti un consiglio? Rispondi ai commenti dubito sotto, usando il “rispondi” appunto, altrimenti chi ha commentato non può leggera quel che ribatti… o comunque non ne riceve notifica.
    Direi che la storia scorre, forse un po’ in fretta in questo capitolo, ma ci sta, in fondo è un racconto e troppi particolari non si possono mettere.
    Ci rivediamo al quinto e vediamo che combina il nostro… ehm, no nostro anche no, vediamo che combina Diego.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica
      Ti dico subito, (spero che tu riceva la notifica) che io rispondo come dici tu. C’è qualche problema col sito, ( tra l’altro il tuo commento mi risulta essere arrivato alle 9:52 e io lo leggo alle 9:30. (?)
      Quale che sia il destino di Gemma, che ti confesso vorrei salvare davvero, il nostro non amico sta entrando in un vortice che lo trascina in un baratro sempre più profondo.
      Grazie per il commento, a presto🙏

  • Ciao Valentina,
    bentornata.
    Ti confesso che anche a me questo personaggio mette a disagio. Vedremo dove andrà a parare con la sua follia.
    Pubblicherò con un intervallo più breve del consueto per dare modo a chi legge di non perdere il filo, come spesso succede con i ’gialli’.
    Grazie, aspetto il tuo prossimo racconto, ciao🙏

  • Ciao Gibbone,
    o mi sono persa una notifica oppure hai pubblicato un episodio dietro l’altro…
    comunque mi sono piaciuti entrambi, però non ho capito la fine del secondo. Perché si siede al tavolo con l’avventore abituale e finiscono a parlare di Gemma? Con chi ne parla con Luca, l’allegro commensale?
    Hai tratteggiato bene i personaggi, anche con poche parole. Bravo.
    Io dico che “non riuscirà” giusto per dare un senso al “ma” che precede le opzioni 😉 per l’errore è ancora presto.
    Alla prossima!

    • Buon giorno Keziarica,
      (premesso che io ormai le notifiche non le aspetto più e, vado su ‘storie in corso ’ e cerco le storie che seguo. Anche per la tua conclusione dell’imbalsamatore ho dovuto fare così! Inoltre, aggiungo che per quello che ci siamo detti in altre occasioni, che voglio pubblicare ad intervalli più brevi per ché il ‘giallo’ lo richiede.
      Allora: Diego ( Luca) siede al tavolo con il signore grasso; Gemma gira fra i tavoli, è bella, impossibile non notarla e non parlare di lei… Ciao, grazie, alla prossima.

  • Sei molto bravo a scrivere, non c’è dubbio, anche questi due capitoli l’ho letti tutto d’un fiato. Sono rimasta un po’ turbata dal secondo però, soprattutto quando il protagonista pulisce la lama sui capelli della vittima. Un dettaglio che mi ha fatta rabbrividire… penso sia in parte un bene, sai come suggestionare il lettore.
    Voto “non riuscirà”, ho bisogno di una pausa da questi omicidi.

  • Ciao Gibbone,
    bentornato.
    Eccolo il male che germina nel cuore di un uomo, alimentato dalla passione per un possedimento, per un amore che amore non è. Bravo hai dipinto con cura e dovizia una situazione terribile che ormai, ahimè, è divenuta quasi una terrificante routine.
    Ti seguo perché so che farai un buon lavoro.
    Voto la cameriera, non so, mi pare più esposta, magari per l’orario di lavoro.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, come ho detto a Valentina voglio rendere omaggio a chi è ridotto a oggetto di amore malato e violenza inaudita. Voglio che non si dimentichi, nemmeno per un momento, il dramma di chi vive certe situazioni e si cerchi in ogni modo di fermare la brutalità e combattere l’ignoranza.
      Grazie, alla prossima 🙏

    • Ciao Valentina, talmente osceno un delitto come quello descritto che suscita mille domande. Ho voluto intraprendere questo seppur breve viaggio per senso del dovere, vorrei tentare di capire, provarci almeno e col vostro aiuto analizzare certi aspetti di un dramma privato che ormai è diventato collettivo. Il mio è un omaggio a quelle piccole creature inermi e incolpevoli che pagano ogni giorno il pedaggio dell’emancipazione all’esattore ignorante e brutale. La prigione che lo inchioda al suo ruolo fa empatia è vero ma fa anche pena, è un miserabile ma ha un coltello in mano e fa cose miserabili.
      Cercheremo di fermarlo aiutatemi a capire come.
      Grazie, a presto! 🙏

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