L’attimo rosso

Dove eravamo rimasti?

che accade? a (100%)

l’indizio

Diego aprì gli occhi; a fatica si orientava nella penombra.
I primi timidi vagiti del mattino trapassavano addomesticati i vetri e le sinuose volute della tenda. La finestra non nascondeva del tutto il giorno e la penombra in breve fu quasi un’alba domestica che invitava a lasciare il letto.
Era tanto tempo che non si risvegliava dentro quel letto. La stampa sul muro davanti a lui era la stessa che aveva tante volte commentato con Nadia: un mare d’oriente con le spume ambrate e la nebbiolina argentea falciata da una vela leggera. Sogno di viaggi insieme, lontani dal penoso ripetersi dei giorni uguali ai giorni, dai consueti tragitti, dai gesti dell’abitudine sonnolenta del sabato… Sabato, pensò: il giorno più bello della settimana, si sa. Eppure non era così bello quel sabato, erano giorni orribili ormai i suoi annaffiati del sangue che spargeva intorno.
Era un sabato diverso: su quel letto dove lei era giaciuta morta ora lui doveva compiere il gesto fatale promesso.
Si alzò. Andò in cucina, aprì il cassetto e ne cavò il coltello più grande che trovò. Tornò di là, posò la mano su un libro poggiato sul letto e sferrò il colpo.
Certo con la tua mannaia, Dora, sarebbe stato più facile!
Il sangue schizzò via copioso, il mignolo era perso. Meglio, è giusto! Devo morire con Anna oggi… Anna portami con te!
Ormai, da esperto, celebrò il rito della ricucitura. Sorrideva mentre infilava l’ago pensando a come avrebbe fatto in futuro a cucire la destra con la sinistra ormai ridotta a moncherino!

Viola era sopravvissuta all’aggressione di Renzo, l’ex di Anna.
In ospedale aveva raccontata la serata e aveva denunciato l’uomo.
Convocata in commissariato aveva ripetuta tutta la storia, del bar, la lite sotto casa, la scoperta di Anna morta e infine il colpo ricevuto da Renzo. Tutto sembrava corrispondere ma il medico legale sparigliò le carte perché sentenziò che Anna era morta per soffocamento.
A quel punto lei, Viola, era l’unica indiziata.
Era una indiziata senza apparente movente e due volte disperata.
Così, ricordò di non aver visto uscire quella sera Diego da casa sua, eppure avrebbe giurato che l’avesse fatto!
Anche lui non aveva un movente ma d’altronde lei era sicura di essere innocente. Lo cercò allora ma non ebbe risposta, provò più volte anche al bar ma lì era conosciuto solo come l’uomo senza un dito.

Ne parlò al commissario, lo descrisse meglio che poté ma quelli presero una scorciatoia e puntarono alle telecamere davanti al bar.
«Eccoci: noi usciamo dal bar con Renzo che fa la sua piazzata, ci allontaniamo ed esce anche lui…»
«…Che vi segue fino a casa giusto?»
«Si la storia poi la sapete. Lui è una persona gentile, per me insospettabile, ma purtroppo io non posso dire se era uscito o meno da casa mia.»
«Non si preoccupi, glielo chiederemo noi. Adesso abbiamo la sua faccia anche se in ombra, e lo troveremo!»

Padre Alvin sollevò lo sguardo al cielo, ringraziò il Signore e sorrise a Guendalina che aveva disegnato per lui quel volto.
Un tratto a matita tracciato con maestria dalla giovane studentessa all’Accademia Delle Belle Arti.
Prese quel foglio di carta, la sua memoria era ora, nero su bianco, alla portata di tutti. Il commissario sarebbe stato scettico, ma lui doveva farlo per sé e per la povera Maria: doveva provare ogni cosa per trovare il suo assassino.
Arrivò in commissariato e fu ricevuto da un ispettore che, alla vista del disegno volle solo sapere chi l’aveva fatto; nessun’altra reazione.
Il commissario Angeli passò davanti l’ufficio dell’ispettore proprio in quel momento, vide padre Alvin ed entrò.
Alvin si girò, l’ispettore, alle sue spalle sventolò il ritratto per attirare, con un gesto vagamente irrisorio, l’attenzione del suo capo.
Il commissario prese il foglio, lo guardò, guardò il prete che aspettava un cenno. Il cenno, anzi un invito arrivò:
«Venga di là con me padre, ha due minuti?»

Diego, disteso sul divano guardava la tv spenta davanti a sé.
La mente spaziava a briglia sciolta sgominando tutti i suoi incubi come in un video gioco.
Il dito mozzato, come un giorno di digiuno, era una privazione che riempiva d’orgoglio, il suo ego ne era esaltato, lui era forte: tutto doveva essere ricondotto al limite, all’essenziale. Spogliarsi di tutto per arrivare all’essenza di sé; e poi era un atto di grande coraggio e abnegazione e rispetto per chi aveva sofferto per via di quella mano.
Sentì un rumore fuori, si alzò e andò alla finestra.
Vide Agostino, il vicino impiccione e disgraziato che scaricava la spesa settimanale dalla macchina.
Certo, ora che la moglie non c’è più tocca a lui! pensò.
L’uomo guardava verso di lui ma non lo vedeva di certo: tuttavia guardava: cosa poteva significare? Si faceva delle domande o era solo un caso?
Agostino guardava quella casa. I segnali che fosse in quel momento occupata non mancavano.
Si chiedeva come mai nonostante la disgrazia di sua moglie Dora fosse di dominio pubblico, il vicino di tanti weekend e tante risate non si fosse fatto vivo con lui. Non che fosse obbligatorio… però…

che farà adesso Diego?

  • cercherà di nuovo Gemma, la cameriera (0%)
    0
  • si nasconderà (100%)
    100
  • sarà indifferente al suo destino (0%)
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16 Commenti

  1. Ciao Gibbone, sono venuta a trovarti anch’io e devo dire che la tua storia più che un noir mi ricorda in thriller, di quelli belli che guardo spesso in televisione. Omicidi seriali e simili, per intenderci. Però ho un po’ di confusione in testa…chi è Luca? non si chiama Diego? è un suo alter-ego? O un suo amico e hai confuso i nomi scrivendo? (a me capita spesso…devo stare attenta!). Beh, vedremo questa storia “orripilante” come andrà a finire, ti aspetto al prossimo capitolo.
    Ciao.

    • Ciao, Dannella,
      il protagonista è Diego. Luca è i
      nome, falso, con cui si è presentato a Gemma quando è andato la prima volta al ristorante dove lei lavora. Questo perché essendo lei la ragazza di un suo amico e collega d’ufficio, non poteva approcciarla con il nome vero.
      Quindi lui è Diego per tutti e Luca solo per Gemma.
      Grazie di essere passata. Questo racconto è come tutti i racconti del genere più uno psicodramma. Il dramma di un uomo che brancola ormai nel buio della propria mente.
      Appuntamento alla prossima. ciao🙏

  2. Ciao Gibbone,
    alla fine ha pagato Dora per “l’errore” del marito, poverina. In fondo è così a volte, il destino sbagliato di trovarsi proprio in quel posto e a quell’ora. Qualcuno la chiama la banalità del male, il male che a volte nasce da menti malate come quella di Diego.
    Le descrizioni sono sempre molto efficaci, i sentimenti anche. Trovo una piccola carenza nei dialoghi, almeno in questo episodio, ci sta il colloquiale (si tratta di conversazione tra vicini di casa e non duchi alla corte del re), tuttavia essendo parola scritta, io ci lavorerei un pochino di più. È una mia opinione ovviamente, tanto per non restare sempre e solo ai complimenti 😉
    Alla prossima!
    p.s. sfida alla società e alla ragione.

  3. Rifiutato da Gemma farà una cosa orribile,
    ciao Gibbone,
    povera Gemma, dici che l’ha scampata? Io non credo, uno psicopatico non è che si ferma per una voce… o sì?
    Posso darti un consiglio? Rispondi ai commenti dubito sotto, usando il “rispondi” appunto, altrimenti chi ha commentato non può leggera quel che ribatti… o comunque non ne riceve notifica.
    Direi che la storia scorre, forse un po’ in fretta in questo capitolo, ma ci sta, in fondo è un racconto e troppi particolari non si possono mettere.
    Ci rivediamo al quinto e vediamo che combina il nostro… ehm, no nostro anche no, vediamo che combina Diego.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica
      Ti dico subito, (spero che tu riceva la notifica) che io rispondo come dici tu. C’è qualche problema col sito, ( tra l’altro il tuo commento mi risulta essere arrivato alle 9:52 e io lo leggo alle 9:30. (?)
      Quale che sia il destino di Gemma, che ti confesso vorrei salvare davvero, il nostro non amico sta entrando in un vortice che lo trascina in un baratro sempre più profondo.
      Grazie per il commento, a presto🙏

  4. Ciao Valentina,
    bentornata.
    Ti confesso che anche a me questo personaggio mette a disagio. Vedremo dove andrà a parare con la sua follia.
    Pubblicherò con un intervallo più breve del consueto per dare modo a chi legge di non perdere il filo, come spesso succede con i ’gialli’.
    Grazie, aspetto il tuo prossimo racconto, ciao🙏

  5. Ciao Gibbone,
    o mi sono persa una notifica oppure hai pubblicato un episodio dietro l’altro…
    comunque mi sono piaciuti entrambi, però non ho capito la fine del secondo. Perché si siede al tavolo con l’avventore abituale e finiscono a parlare di Gemma? Con chi ne parla con Luca, l’allegro commensale?
    Hai tratteggiato bene i personaggi, anche con poche parole. Bravo.
    Io dico che “non riuscirà” giusto per dare un senso al “ma” che precede le opzioni 😉 per l’errore è ancora presto.
    Alla prossima!

    • Buon giorno Keziarica,
      (premesso che io ormai le notifiche non le aspetto più e, vado su ‘storie in corso ’ e cerco le storie che seguo. Anche per la tua conclusione dell’imbalsamatore ho dovuto fare così! Inoltre, aggiungo che per quello che ci siamo detti in altre occasioni, che voglio pubblicare ad intervalli più brevi per ché il ‘giallo’ lo richiede.
      Allora: Diego ( Luca) siede al tavolo con il signore grasso; Gemma gira fra i tavoli, è bella, impossibile non notarla e non parlare di lei… Ciao, grazie, alla prossima.

  6. Sei molto bravo a scrivere, non c’è dubbio, anche questi due capitoli l’ho letti tutto d’un fiato. Sono rimasta un po’ turbata dal secondo però, soprattutto quando il protagonista pulisce la lama sui capelli della vittima. Un dettaglio che mi ha fatta rabbrividire… penso sia in parte un bene, sai come suggestionare il lettore.
    Voto “non riuscirà”, ho bisogno di una pausa da questi omicidi.

  7. Ciao Gibbone,
    bentornato.
    Eccolo il male che germina nel cuore di un uomo, alimentato dalla passione per un possedimento, per un amore che amore non è. Bravo hai dipinto con cura e dovizia una situazione terribile che ormai, ahimè, è divenuta quasi una terrificante routine.
    Ti seguo perché so che farai un buon lavoro.
    Voto la cameriera, non so, mi pare più esposta, magari per l’orario di lavoro.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, come ho detto a Valentina voglio rendere omaggio a chi è ridotto a oggetto di amore malato e violenza inaudita. Voglio che non si dimentichi, nemmeno per un momento, il dramma di chi vive certe situazioni e si cerchi in ogni modo di fermare la brutalità e combattere l’ignoranza.
      Grazie, alla prossima 🙏

    • Ciao Valentina, talmente osceno un delitto come quello descritto che suscita mille domande. Ho voluto intraprendere questo seppur breve viaggio per senso del dovere, vorrei tentare di capire, provarci almeno e col vostro aiuto analizzare certi aspetti di un dramma privato che ormai è diventato collettivo. Il mio è un omaggio a quelle piccole creature inermi e incolpevoli che pagano ogni giorno il pedaggio dell’emancipazione all’esattore ignorante e brutale. La prigione che lo inchioda al suo ruolo fa empatia è vero ma fa anche pena, è un miserabile ma ha un coltello in mano e fa cose miserabili.
      Cercheremo di fermarlo aiutatemi a capire come.
      Grazie, a presto! 🙏

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