L’attimo rosso

Dove eravamo rimasti?

che farà adesso Diego? si nasconderà (100%)

Scappare

Diego, da dietro il vetro, osservava quell’uomo magro, più magro dell’ultima volta che l’aveva visto, compiere i gesti consueti, normali di chi ha fatto spese e il languore lo colse come un mulinello nello stomaco che torceva e digeriva se stesso.
Lo guardava aprire, chiudere, alzare, spostare e non lo vedeva più; vedeva… lei accanto a lui, la vedeva parlare docile, assistere il marito con amore in quell’occupazione semplice; fino a che alzava un poco gli occhi e la testa per guardare lontano, davanti a sé, verso di lui. diego Scartò istintivamente di lato per nascondersi ma poi tornò e lei… non c’era più. Passò un secondo, un secondo in cui la tensione delle sue spalle provò a sciogliersi ma poi in un lampo la faccia di Dora era di nuovo lì, dietro il vetro stavolta, a pochi centimetri da lui, e lo fissava con occhi vitrei immobilizzati in una espressione di rimprovero mista a pietà. Non c’era odio, né rancore in quello sguardo ma un travaso a senso unico di commiserazione. C’era, infine, un Perché? e una lacrima.
Diego era terrorizzato, in balia di una delle sue vittime, che, violando la legge della morte, era tornata e aveva finalmente bucato quella sua infame scorza di indifferenza.
Tornò a ritrarsi. Si spostò. Lasciò la finestra e accese la tv.
La mano gli faceva molto male, cominciò a chiedersi come gestire la sua nuova condizione, quella di un eroe biblico che vede le mura del tempio che aveva eretto attorno a sé collassare e lentamente sbriciolarsi.
Si convinse che non gli sarebbe stato concesso di tornare alla vita di sempre. Tornare al lavoro? Con quale scusa stavolta? No, non era possibile! Doveva sparire per un po’, sperare nell’inefficienza della Polizia, e, intanto, cominciare a elaborare un piano.
Doveva ascondersi, non c’era alternativa. Agostino, la Polizia, gli errori fatti: erano ostacoli da studiare che non poteva saltare come fossi. Aveva bisogno di tempo e di un rifugio.
Per ora la sua seconda casa era stata sufficiente a nasconderlo ma non sarebbe stata sicura ancora per molto, e perciò doveva raccogliere i suoi quattro stracci e scappare, scappare ovunque ci fossero spazi aperti dove tornare a respirare.

*

Padre Alvin ebbe un tuffo al cuore. Il suo lavoro, quel ritratto a matita dell’uomo misterioso era verosimilmente corrispondente alla figura che appariva nelle immagini riprese dalla telecamera del bar-libreria, e grazie a Dio, il commissario lo aveva ascoltato.
I due uomini erano dunque un uomo solo?
Il Prete ci credeva, il commissario invece era più cauto, ma aveva bisogno di una traccia da seguire pressato com’era dai superiori e dai media.
«Padre, lei ricorda, per caso, se quell’uomo avesse un dito mancante?» chiese.
«No, non mi pare, non ho notato niente di strano in lui.»
La notizia allontanava la soluzione del caso, pensò. Poi pensò pure che il dito poteva averlo perso in seguito, magari… ma certo, magari in un nuovo massacro, un incidente di percorso!
In riunione con il Procuratore della Repubblica provò a formulare quella tesi:
«Lo so, lei mi dirà che questo non è un telefilm americano: però, supponiamo che il nostro uomo sia un killer seriale, uno che uccide per un suo qualche motivo a noi sconosciuto.
Abbiamo due vittime, due donne, due che non avevano apparentemente nemici, a parte il marito di Anna, che però è fuori causa. Potremmo cercare tra i delitti ancora sotto indagine avvenuti tra le due date, (la morte di Maria in chiesa e Anna nel suo letto), se c’è una vittima uccisa apparentemente senza un movente.»
«E soprattutto,» lo interruppe il procuratore, «uccisa in modo cruento, che renda plausibile il ferimento accidentale o meno che sia, dell’uomo!»
«Esatto. Questo riscontro dovrebbe essere abbastanza facile, per fortuna non siamo nel far west!»
«Bene, allora vada, proceda!»

*

Fu così che l’indagine sulla morte di Dora fu aggiunta al filone principale.

«Agostino Pierri? Salve, sono Angeli: avremmo bisogno di fare un ulteriore sopralluogo in casa sua appena possibile.»

«Ancora? Ma, ci sono novità?» 

«Forse, stiamo lavorando, abbia fiducia.»

*

Diego tornava da una visita in banca che gli era servita per procurarsi un po’ di contante che, come quello che teneva da sempre occultato in casa, gli avrebbe sicuramente fatto comodo nei prossimi giorni di latitanza.
Arrivò al villino e vide davanti la casa di Agostino auto e agenti di polizia.
Nel suo cervello si affollarono immediatamente idee e paure, e non ebbe il tempo e la lucidità necessaria per entrare senza farsi notare.
Intanto, mentre nella casa il reparto specializzato della scientifica cercava tracce di dna da confrontare con quelle trovate nella sacrestia di padre Alvin, Il commissario spiegava ad Agostino il perché di quel supplemento di indagine.
«Naturalmente è passato del tempo, le tracce sono difficili da trovare ma se c’è una possibilità noi non possiamo ignorarla.» Tirò fuori dalla borsa un tablet e disse: «A tale proposito vorrei mostrarle un filmato ripreso da una camera di sorveglianza. Vedrà un uomo… lo guardi bene…» 

Che cosa accade?

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16 Commenti

  1. Ciao Gibbone, sono venuta a trovarti anch’io e devo dire che la tua storia più che un noir mi ricorda in thriller, di quelli belli che guardo spesso in televisione. Omicidi seriali e simili, per intenderci. Però ho un po’ di confusione in testa…chi è Luca? non si chiama Diego? è un suo alter-ego? O un suo amico e hai confuso i nomi scrivendo? (a me capita spesso…devo stare attenta!). Beh, vedremo questa storia “orripilante” come andrà a finire, ti aspetto al prossimo capitolo.
    Ciao.

    • Ciao, Dannella,
      il protagonista è Diego. Luca è i
      nome, falso, con cui si è presentato a Gemma quando è andato la prima volta al ristorante dove lei lavora. Questo perché essendo lei la ragazza di un suo amico e collega d’ufficio, non poteva approcciarla con il nome vero.
      Quindi lui è Diego per tutti e Luca solo per Gemma.
      Grazie di essere passata. Questo racconto è come tutti i racconti del genere più uno psicodramma. Il dramma di un uomo che brancola ormai nel buio della propria mente.
      Appuntamento alla prossima. ciao🙏

  2. Ciao Gibbone,
    alla fine ha pagato Dora per “l’errore” del marito, poverina. In fondo è così a volte, il destino sbagliato di trovarsi proprio in quel posto e a quell’ora. Qualcuno la chiama la banalità del male, il male che a volte nasce da menti malate come quella di Diego.
    Le descrizioni sono sempre molto efficaci, i sentimenti anche. Trovo una piccola carenza nei dialoghi, almeno in questo episodio, ci sta il colloquiale (si tratta di conversazione tra vicini di casa e non duchi alla corte del re), tuttavia essendo parola scritta, io ci lavorerei un pochino di più. È una mia opinione ovviamente, tanto per non restare sempre e solo ai complimenti 😉
    Alla prossima!
    p.s. sfida alla società e alla ragione.

  3. Rifiutato da Gemma farà una cosa orribile,
    ciao Gibbone,
    povera Gemma, dici che l’ha scampata? Io non credo, uno psicopatico non è che si ferma per una voce… o sì?
    Posso darti un consiglio? Rispondi ai commenti dubito sotto, usando il “rispondi” appunto, altrimenti chi ha commentato non può leggera quel che ribatti… o comunque non ne riceve notifica.
    Direi che la storia scorre, forse un po’ in fretta in questo capitolo, ma ci sta, in fondo è un racconto e troppi particolari non si possono mettere.
    Ci rivediamo al quinto e vediamo che combina il nostro… ehm, no nostro anche no, vediamo che combina Diego.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica
      Ti dico subito, (spero che tu riceva la notifica) che io rispondo come dici tu. C’è qualche problema col sito, ( tra l’altro il tuo commento mi risulta essere arrivato alle 9:52 e io lo leggo alle 9:30. (?)
      Quale che sia il destino di Gemma, che ti confesso vorrei salvare davvero, il nostro non amico sta entrando in un vortice che lo trascina in un baratro sempre più profondo.
      Grazie per il commento, a presto🙏

  4. Ciao Valentina,
    bentornata.
    Ti confesso che anche a me questo personaggio mette a disagio. Vedremo dove andrà a parare con la sua follia.
    Pubblicherò con un intervallo più breve del consueto per dare modo a chi legge di non perdere il filo, come spesso succede con i ’gialli’.
    Grazie, aspetto il tuo prossimo racconto, ciao🙏

  5. Ciao Gibbone,
    o mi sono persa una notifica oppure hai pubblicato un episodio dietro l’altro…
    comunque mi sono piaciuti entrambi, però non ho capito la fine del secondo. Perché si siede al tavolo con l’avventore abituale e finiscono a parlare di Gemma? Con chi ne parla con Luca, l’allegro commensale?
    Hai tratteggiato bene i personaggi, anche con poche parole. Bravo.
    Io dico che “non riuscirà” giusto per dare un senso al “ma” che precede le opzioni 😉 per l’errore è ancora presto.
    Alla prossima!

    • Buon giorno Keziarica,
      (premesso che io ormai le notifiche non le aspetto più e, vado su ‘storie in corso ’ e cerco le storie che seguo. Anche per la tua conclusione dell’imbalsamatore ho dovuto fare così! Inoltre, aggiungo che per quello che ci siamo detti in altre occasioni, che voglio pubblicare ad intervalli più brevi per ché il ‘giallo’ lo richiede.
      Allora: Diego ( Luca) siede al tavolo con il signore grasso; Gemma gira fra i tavoli, è bella, impossibile non notarla e non parlare di lei… Ciao, grazie, alla prossima.

  6. Sei molto bravo a scrivere, non c’è dubbio, anche questi due capitoli l’ho letti tutto d’un fiato. Sono rimasta un po’ turbata dal secondo però, soprattutto quando il protagonista pulisce la lama sui capelli della vittima. Un dettaglio che mi ha fatta rabbrividire… penso sia in parte un bene, sai come suggestionare il lettore.
    Voto “non riuscirà”, ho bisogno di una pausa da questi omicidi.

  7. Ciao Gibbone,
    bentornato.
    Eccolo il male che germina nel cuore di un uomo, alimentato dalla passione per un possedimento, per un amore che amore non è. Bravo hai dipinto con cura e dovizia una situazione terribile che ormai, ahimè, è divenuta quasi una terrificante routine.
    Ti seguo perché so che farai un buon lavoro.
    Voto la cameriera, non so, mi pare più esposta, magari per l’orario di lavoro.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, come ho detto a Valentina voglio rendere omaggio a chi è ridotto a oggetto di amore malato e violenza inaudita. Voglio che non si dimentichi, nemmeno per un momento, il dramma di chi vive certe situazioni e si cerchi in ogni modo di fermare la brutalità e combattere l’ignoranza.
      Grazie, alla prossima 🙏

    • Ciao Valentina, talmente osceno un delitto come quello descritto che suscita mille domande. Ho voluto intraprendere questo seppur breve viaggio per senso del dovere, vorrei tentare di capire, provarci almeno e col vostro aiuto analizzare certi aspetti di un dramma privato che ormai è diventato collettivo. Il mio è un omaggio a quelle piccole creature inermi e incolpevoli che pagano ogni giorno il pedaggio dell’emancipazione all’esattore ignorante e brutale. La prigione che lo inchioda al suo ruolo fa empatia è vero ma fa anche pena, è un miserabile ma ha un coltello in mano e fa cose miserabili.
      Cercheremo di fermarlo aiutatemi a capire come.
      Grazie, a presto! 🙏

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