Le Ancestorie VI – La caduta di Ismar

Dove eravamo rimasti?

Come risolveranno lo scontro? Grazie all'idea di Kito (seria) (50%)

L’ira dell’arcistregone

Arlan si mise in piedi e sollevò entrambe le braccia in alto.
-Questo rivelerà la nostra posizione. Fuggite via ora!- suggerì a Kito, poi iniziò a recitare i versi di un antico e potente rituale sacro.
Non erano in grado di vederlo ma, proprio sopra le loro teste, oltre la volta scura di quel tempio maledetto, oltre le nubi velenose che coprivano quella regione, dalle profondità più remote del cielo, un potente raggio di luce stava per raggiungerli.
L’incanto luminoso creò uno spiraglio tra le nubi e investì la volta del tempio facendola crollare. La testa di Ibeus fu avvolta dalla luce e, d’improvviso, smise di ridere. Le membra sparpagliate sul terreno smisero di avvicinarsi tra loro e presero fuoco e così le grida di dolore e terrore dello stregone si levarono come molto tempo prima avevano fatto quelle delle sue vittime in quello stesso luogo.
Arlan sembrava sostenere un peso incalcolabile e le sue ferite erano profonde, troppo profonde perché potesse sostenerlo a lungo, così d’improvviso abbassò le braccia e cadde a terra.
L’incantesimo cessò
In pochi istanti i pezzi dell’arcistregone smisero di bruciare e ripresero a strisciare per ricongiungersi. Sulla pella annerita e carbonizzata del suo volto comparve un ghigno così malefico che avrebbe intimorito persino un demone.
-Sono ancora vivo!- urlò trionfante.
-Kito…- disse Arlan sorpreso -…sareste dovuti fuggire! Ho fallito!-
-Tranquillo amico, ci siamo noi con te!- lo rassicurò Kito prima che perdesse i sensi poi fece un cenno a Roland per indicargli di prendersi cura di lui.
-Oh grande maestro!- disse ad alta voce il dottore -Oh potente tra i potenti!- si avvicinò umilmente alla testa dell’arcistregone.
-Siamo stati degli stolti a credere di poterti sconfiggere! Ti prego perdonami!-
Maestro Ibeus lo osservò con sospetto -E’ troppo tardi per le scuse non vi risparmierò-
-Ti prego! Non uccidermi! Lascia che ti dimostri la mia fedeltà! Sono un medico, posso aiutarti!- detto questo raccolse i vari pezzi dell’arcistregone ancora sparsi in giro e li portò tutti vicino la testa.
Maestro Ibeus era sorpreso ma comprese che la paura di una morte orribile poteva rendere vile anche il più coraggioso.
Il medico per velocizzare il ricongiungimento degli arti tirò fuori dal suo zaino ago, filo e una siringa e, dopo aver anestetizzato i punti di giunzione, con maestria ricucì le varie parti del corpo.
-Sei davvero molto utile- ammise Maestro Ibeus che vedeva il proprio corpo riprendere forma molto più in fretta del previsto.
Lo avrebbe ucciso comunque.
-Sarai un ottimo servitore- mentì!
Kito si impegnò ancora di più.
Roland intanto imprecava contro l’amico -Cosa stai facendo Kito! Lascialo e andiamo via!-
Quando l’arcistregone si rimise in piedi barcollò per un istante.
-Un ottimo lavoro dottore- ammise -ma ora è giunta la vostra fine!- lo fissò con soddisfazione.
-No! Maestro! Io vi ho aiutato a tornare in forze!- piagnucolò Kito -Io vi sono stato utile- continuò.
-Basta con queste lamentele! Avevo già deciso di ucciderti! Ti ho solo usato!-
Kito indietreggio tremante fino a raggiungere Roland.
-Cos’hai in mente?- chiese in un sussurro lo spadaccino.
-‘Sta a vedere!- rispose Kito.
-Ed ora preparatevi alla vostra fine- annunciò l’arcistregone.
-Ti prego almeno non farmi soffrire!- urlò Kito gettandosi in ginocchio.
-Soffrirai come il tuo amico prima di te!- rispose cinico Maestro Ibeus.
Sollevò il braccio e formulò il rituale della stregoneria che poco prima aveva scagliato contro Arlan, al termine la potente magia fece cadere il guanto di Maestro Ibeus a terra e Roland vide che al posto della mano  e dell’avambraccio c’erano un deltoide e un tricipite.
L’arcistregone Ibeus realizzò che il suo braccio gli era stato cucito al contrario solo quando i suoi organi iniziarono a sciogliersi a causa del bolo acido che lui stesso aveva evocato e questa volta il dolore fu tale da togliergli il fiato facendolo sciogliere lentamente  in una fetida pozza verdastra.
-Tu sei matto!- sorrise Roland sorreggendo Arlan -Ma ora andiamo, non c’è tempo!-

***

Intanto in una grande cella umida e buia delle prigioni sotterranee di Ismar, erano stati incatenati sei individui.
-Sono certo che gli altri verranno a liberarci- Gus cercava di essere rassicurante.
-Saranno morti- rispose Paul dando uno strattone alle fredde catene che lo legavano alla parete di roccia.
-Sei sempre il solito, non ti fidi di nessuno!- lo rimproverò Angel.
-Mi fido solo di me stesso- concluse.
Josephyn si rivolse all’orco -Turok riesci a scardinare le catene?- chiese speranzosa, poi si udì un frastuono assurdo e dei grugniti di rabbia -No!- rispose Turok.
-Potrebbero essere magiche- annunciò la ragazza -Ci vorrebbe un incantesimo o…- le sue manette si aprirono con uno scatto secco.
-…o una mano molto abile- continuò Seko di fianco a lei.
-Seko ti adoro- Josephyn provò ad abbracciare l’amica nel buio ma afferrò solo l’aria perché Seko era già andata a soccorrere gli altri.
Quando tutti furono liberi discussero il piano che li avrebbe condotti fuori da lì

Quale piano li conduce fuori da lì?

  • Gus Power: Gus salva tutti (20%)
    20
  • Tanks Power: Turok e Paul caricano a testa bassa annientando qualsiasi ostacolo fino all'uscita (60%)
    60
  • Women Power: Josephyn, Angel e Seko liberano la strada senza farsi sentire (20%)
    20
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15 Commenti

  1. Passiamo all’altro gruppo!
    Avevo perso il “segui la storia”, mi stavo perdendo la parte più bella. Per fortuna me ne sono accorto in tempo!

    Il gruppo è il solito misto di eroismo, sagacia e pasticcionite che mi rende simpatiche le loro avventure 🙂

    Nei capitoli precedenti hai citato dei personaggi: spero di vederli in azione contro il gruppo 🙂

    Ciao 🙂

  2. Si divideranno per trovarla più fretta.
    Ammetto che non sono un’amante del genere fantasy, ma questo racconto è veramente scritto bene.
    Mi è molto piaciuta la frase “La guerra non si vince non l’onore”; non so spiegarne il perché, posso solo dire che ho trovato essa molto bella. Al prossimo capitolo.

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