Quattro ferri vecchi

Un uomo buono

Sono un padre di famiglia. Un uomo buono, credo. Non ho mai fatto del male a nessuno. Non penso di esserne neanche capace, a dire la verità.

Non ho mai preteso di capirci qualcosa. In nulla. Non fraintendetemi. Non mi reputo una persona dabbene, o uno stupido. Solo… Ho sempre saputo quale fosse il mio posto. Non ho mai avuto né il talento, né la possibilità di fare o dire qualcosa di incisivo, ma questo non mi è mai stato un cruccio.

Nel formicaio ognuno ha il suo ruolo, e lamentarsi di essere un’operaia non ha mai avuto senso, secondo me. Non possono essere tutte regine. Quando mi capita di pensare che avrei voluto qualcosa di più penso che se questo desiderio si fosse avverato, qualcun altro – ora, al mio posto – avrebbe avuto lo stesso desiderio, ed allora tutto sarebbe dovuto cominciare da capo, di nuovo, in una girandola di desideri, di scambi di ruolo, e di confusione. No! No! Non sarò certo io a causare tutto questo disordine. Mi è sempre bastato essere un’operaia, e lasciar parlare gli altri. Siamo tutti utili, ognuno a modo suo.

A volte mi sembra di afferrare qualcosa. Mi sembra che la soluzione a tutto sia lì, a portata di mano e che io possa agguantarla. Come si dice? La soluzione più inattesa è spesso sotto al naso di tutti. Basterebbe la giusta dose di intuito ed un briciolo di coraggio per diventare una persona importante, ascoltata e rispettata. Altre volte, invece, mi rendo conto di pensare a cose stupide, e mi trovo a ringraziare il mio buonsenso che non mi ha mai permesso di allungare la mano. Sì sa che spesso, se allunghi un braccio, poi vuoi allungare anche la gamba, ed il passo potrebbe diventare troppo lungo. Soprattutto per uno in grado di concepire certe fesserie.

Ora, ad esempio. Sono sulla spiaggia che frequentavo da bambino. Un’enorme distesa di sabbia. Me la ricordo deserta, perché non sono cresciuto in una zona molto turistica. E’ un peccato perché qui è veramente bello, ma è anche tutto mal tenuto. La sabbia gialla rendeva abbaglianti i torridi pomeriggi estivi, e mi sta capitando di pensare, adesso, a distanza di quarant’anni da quei giorni, in una giornata plumbea, che non ho mai sentito il bisogno di indossare occhiali da sole. Non ha senso. Da dove mi è mai venuta una cretinata simile? Che nesso ha col pallido sole di oggi? Menomale che non ho mai allungato quella mano.

Già, la mia mano. Cos’ho nella mano?

Io sono un uomo buono. Io non sono in grado di fare del male a nessuno. Sono padre di tre figli. Il grande ha trent’anni. Lavora negli Stati Uniti. San Francisco. Psicoterapeuta. Sua madre è orgogliosissima di lui… E come non esserlo?

La piccola, Matilde, studia. A Roma. Oh, se studia. Vive con Riccardo. Stanno assieme da così tanto tempo che ormai lo consideriamo come un figlio. Sono molto felice per loro.

Poi c’è il mezzano. Salvatore. Lo lascio per ultimo perché è il mio preferito ma vi prego: non ditelo a nessuno. Non è giusto che un padre faccia preferenze. Però lui… Lui è sempre stato quello più simile a me. Non abbiamo mai realmente parlato, ma non ce n’è mai stato bisogno. Ci siamo sempre capiti. Anche senza dirci nulla. Anche se il suo temperamento è così diverso dal mio. Chiunque può aver ragionevolmente pensato che fossimo diversissimi, ma questo è un errore. Un grave errore.

Ora che il suo corpo mi sciabordìa sulle gambe, galleggiando sull’acqua ondulata non riesco a pensare ad altro che agli occhiali da sole. Maledizione. Che cosa stupida. Dovrei cercare di ricordare come sono arrivato qui o perché ho questa pistola in mano. Dovrei cercare di capire se ho sparato io, ed invece non ricordo nulla. Ricordo solo la sabbia gialla, accecante e lo scirocco caldissimo…. E quella stupidaggini sugli occhiali da sole. Che assurdità.

Come reagirà, l'uomo, una volta realizzata pienamente la situazione?

  • Si siederà sulla sabbia cercando di ricordare cosa sia successo (63%)
    63
  • Proverà a cercare aiuto (13%)
    13
  • Rivolgerà l'arma contro di sé (25%)
    25
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

10 Commenti

  1. Molto ben scritto a livello stilistico, con qualche refuso che da quanto leggo qui sotto pensavi di poter correggere in un secondo momento. A me una volta hanno chiesto di rimandare il capitolo intero corretto da me, perché dovevo cambiare tutte le virgolette del discorso. Per cui penso che se spieghi di dover togliere più di un refuso ti daranno la possibilità di farlo da solo, senza stargli a indicare pezzo per pezzo ogni errore.
    Per il prossimo capitolo voto “Proverà a cercare aiuto”, mi sembra l’opzione più plausibile se davvero gli voleva così bene. C’è tempo poi per ricordare.

  2. Ciao Dome,
    rivolgerà l’arma contro di sé. Mi pare la scelta più ovvia, dato che il figlio preferito è morto e lui ha la pistola in mano… questo potrebbe aprire nuovi scenari: l’arrivo di qualcuno, la pistola che fa cilecca o chissà cos’altro. Il padre muore, viene ritrovato e si apre il giallo. Perché di giallo si tratta.
    Non ho compreso i cambi di punto di vista al principio; chi è la donna che parla?
    Avrei evitato le virgole dopo la O e dopo Né, per il resto non ho altro da segnalare. L’incipit è intrigante e vorrei scoprire cosa hai da raccontarci, perciò ti seguo.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, e grazie.

      In realtà io stesso non ho le idee chiare. Questo incipit nasce dallo stimolo di una mia cara amica che ha voluto coinvolgermi nel progetto. L’ho scritto di getto, e non mi sono preoccupato eccessivamente della forma o della correzione (vedansi le virgole un po’ pellegrine), convinto che si potesse modificare lo scritto successivamente. Invece, a quanto pare, la possibilità non sussiste, e quindi ce lo terremo così.

      Non ci sono cambi di punti di vista. Quando si parla della Regina non ci si riferisce ad un’ipotetica figura femminile ma, molto prosaicamente, alla Formica Regina. Il paragone col formicaio mi piaceva molto e non ho ritenuto di doverlo cambiare per preservare coerenza di genere fra il protagonista del racconto e la protagonista della metafora 😉

  3. Napo ha detto:

    Notevole. Vai avanti.

  4. Mi è piaciuto quasi tutto, tranne che il corpo del figlio preferito, sembra senza vita. Forse la chiave è negli occhiali da sole e nella pistola, che magari è anche finta. Curioso di sapere come procederà…

  5. GIBBONE ha detto:

    Da brav’uomo qual’è non accetterà l’idea di aver fatto del male al figlio, è sotto shock e resterà lì a non capire.
    Interessante capitolo, promette bene. Buon viaggio e alla prossima! 🙏

  6. Rossella Spada ha detto:

    Si siederà sullla sabbia cercando di ricordare cosa sia successo.
    Molto scorrevole questo primo capitolo. Attendo il prossimo.

  7. Valentina ha detto:

    Molto ben scritto a livello stilistico, con qualche refuso che da quanto leggo qui sotto pensavi di poter correggere in un secondo momento. A me una volta hanno chiesto di rimandare il capitolo intero corretto da me, perché dovevo cambiare tutte le virgolette del discorso. Per cui penso che se spieghi di dover togliere più di un refuso ti daranno la possibilità di farlo da solo, senza stargli a indicare pezzo per pezzo ogni errore.
    Per il prossimo capitolo voto “Proverà a cercare aiuto”, mi sembra l’opzione più plausibile se davvero gli voleva così bene. C’è tempo poi per ricordare.

  8. keziarica ha detto:

    Ciao Dome,
    rivolgerà l’arma contro di sé. Mi pare la scelta più ovvia, dato che il figlio preferito è morto e lui ha la pistola in mano… questo potrebbe aprire nuovi scenari: l’arrivo di qualcuno, la pistola che fa cilecca o chissà cos’altro. Il padre muore, viene ritrovato e si apre il giallo. Perché di giallo si tratta.
    Non ho compreso i cambi di punto di vista al principio; chi è la donna che parla?
    Avrei evitato le virgole dopo la O e dopo Né, per il resto non ho altro da segnalare. L’incipit è intrigante e vorrei scoprire cosa hai da raccontarci, perciò ti seguo.
    Alla prossima!

    • dome.santoro ha detto:

      Ciao Keziarica, e grazie.

      In realtà io stesso non ho le idee chiare. Questo incipit nasce dallo stimolo di una mia cara amica che ha voluto coinvolgermi nel progetto. L’ho scritto di getto, e non mi sono preoccupato eccessivamente della forma o della correzione (vedansi le virgole un po’ pellegrine), convinto che si potesse modificare lo scritto successivamente. Invece, a quanto pare, la possibilità non sussiste, e quindi ce lo terremo così.

      Non ci sono cambi di punti di vista. Quando si parla della Regina non ci si riferisce ad un’ipotetica figura femminile ma, molto prosaicamente, alla Formica Regina. Il paragone col formicaio mi piaceva molto e non ho ritenuto di doverlo cambiare per preservare coerenza di genere fra il protagonista del racconto e la protagonista della metafora 😉

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi