Un Mondo vivo

Vita di un Kraken

In un universo lontano anni luce da noi, esisteva un infinito oceano parallelo ad un infinito cielo, nessuno poteva arrivare ai loro limiti, troppo che erano estesi. Oltre che in lunghezza, anche per estensione e profondità. Nessuno poteva arrivare a capire quanto era profondo l’oceano infinito né quanto arrivava in altitudine il cielo. Dagli abissi oceanici c’era un kraken in stato larvale che stava nuotando verso l’alto. Man mano che saliva passavano gli anni ed i secoli e diventava sempre più grande. Esistevano altri come lui, della sua stessa specie che per istinto andavano pure loro in superficie. Finchè erano piccoli, brillavano di una luce verde e con sfumature azzurre per potersi riconoscere ed avvertire ad altri dove doveva essere il proprio terrotorio. Erano senzienti e socievoli, finché diventavano adulti che sarebbero diventati tutti territoriali e solitari. Essendo ancora piccoli dovevano muoversi in gruppi per non essere divorati da predatori più grandi. Un enorme anguilla dalle dimensioni bibliche era pronto a nutrirsi di questi piccolini, ma se riuscivano ad andare più in superficie, potevano diventare grandi dalle dimensioni del pianeta Giove se in buona salute, se no dalle dimensioni della Terra. Almeno un migliaio di questi kraken molto giovani erano riusciti a non farsi divorare da quell’enorme creatura, i più lenti e distratti venivano mangiati vivi. Ormai il nostro Kraken stava crescendo in buona salute e stava per raggiungere quelle dimensioni. Essi si nutrivano di sale marino, di plangton e di piccoli gamberetti. Una volta arrivati in superficie, ecco che rimanevano con la parte superiore del corpo fuori dall’acqua e con solo i tentacoli immersi in quell’infinito eceano. Questa meravigliosa creatura era realmente in buona salute e lo manifestava il fatto che aveva infiniti tentacoli gelatinosi, come quelli di una medusa, solo che erano infinitamente più lunghi e numerosi. Erano organismi ermafroditi e potevano vivere almeno un milione di millenni, se erano realmente in ottimo stato. Una volta diventato adulto, doveva rassegnarsi ad una vita solitaria. Quelli che un tempo erano i suoi compagni d’avventura, adesso erano lontani anni luce da lui e potevano solo leggermente sfiorarsi con i numerosi ed infiniti tentacoli. Dal cielo arrivarono quattro uccelli giganteschi simili ad aquile che vedendo la parte superiore del corpo di questo enorme kraken, lo accerchiarono e fecero cadere i loro escrementi su di esso, che con il passare degli anni, si sarebbe formata una folta vegetazione. I quattro giganteschi volatili si posarono su questo enorme animale e somigliavano quattro passerotti a confronto. Era diventato il loro territorio, dove riposarsi e fare un nido. Anch esso beneficiava di questi quattro volatili perchè lo liberavano dai parassiti che si attaccarono sul corpo da quando era una piccola creatura. Se potessimo vederla anche solo da lontano, lo avremmo scambiato per un’isola. Due tartarughe ed un grosso granchio si avvicinarono per nutrirsi della gelatina che trasudava dal corpo in superficie e sui loro carapaci si era formata una folta vegetazione. Le dimensioni delle due tartarughe era quella del pianeta Terra, il granchio aveva le dimensioni di Marte compreso le zampe. Si arrampicò sul Kraken camminandoci sopra con le sue dieci zampe. I quattro enormi uccelli non potevano difendersi dal gigantesco corstaceo, perché era durissimo per i loro becchi. Mangiò le loro uova facendoli soffrire emotivamente, ormai non potevano farci più niente, perché erano fecondi solo a distanza di mille anni, e dovevano aspettarne altri per potersi ripordurre, se li andava bene, perché invecchiavano prima del Kraken, che era molto più longevo di tutte quelle creature che stavano attorno. Solo tre di loro potevano fare le uova, perchè l’altro era di sesso maschile ed aveva il compito solo di fecondare e di covare, a deporre erano le femmine. Si avvicinò ai tentacoli dell’ enorme animale un gigantesco pesce dorato pronto a divorare i suoi tentacoli, ma per ogni tentacolo che mordeva, ne ricrescevano due ed erano già per natura milioni di milioni. Intanto il pesce si nutriva ed i tentacoli aumentavano di numero, facendolo ingrandire di estensione.

Come continua la simbiosi?

  • Rinmangono tutti vivi attorno all'enorme kraken. (100%)
    100
  • Il granchio muore. a causa di una pianta che cresceno da dentro l'animale lo uccide. (0%)
    0
  • Il gigantesco pesce dorato rimane tra i tentacoli del kraken. (0%)
    0
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16 Commenti

  1. “ma non avevano armi per difendersi, non avevano artigli, non avevano corni, non avevano zoccoli. Potevano contare solo sulla potenza di gruppo e sulla loro intelligenza.”
    Abbiamo gli umani! 😀

    Rimasero compatti tra i vari clan ed andarono a scoprire nuove forme di vita.

    Questo è in effetti un capitolo introduttivo per sapere come si svilupperano questi “scoiattoli mezzi vegetali”. Mi piace un casino 🙂

    Ciao 🙂

  2. (Scusa, lo riscrivo perché il commento è finito in moderazione per una parola che al suo interno ne contiene una – mammamia che paura! – proibita)
    Rieccomi, Luigi (e scusa se ti ho chiamato Sauro nella risposta al tuo commento, mi sono confuso 🙂 )
    Ho votato per la morte del granchio, mi piace l’immagine che hai evocato.
    Alllora, la prima cosa che ho pensato leggendo il primo capitolo è “Ma quanto è enorme ‘sto kraken?”
    In effetti, una creatura delle dimensioni di Giove è tanta roba! Non riuscivo a capire perché insistessi tanto su queste dimensioni titaniche fino a che non ho visto che il tuo intento era descrivere un intero ecosistema di – come dire? – “vita su vita”.
    L’idea è molto interessante, e diciamo che io la sposo anche per la nostra piccola Terra, nel senso che ho il sospetto che il pianeta insieme alla propria biosfera si possa considerare come un unico organismo vivente… ma questa è più che altro sognante filosofia 😀
    Veniamo al tuo, di mondo, anzi, ai tuoi mondi.
    Ti segnalo subito una frase che mi ha lasciato perplesso:
    [la luce del sole]… p&n&trava [<– è lei la parolina proibita 😀 😀 ] fino ad un miglio nelle profondità oceaniche…
    Ma come, “solo” un miglio? Riducendo il kraken alle dimensioni di un polpo medio, un milionesimo di micron o giù di lì della sua parte affiorante? Avrei senz’altro abbondato! 😀
    Tornando seri, cosa dire della tua storia?
    È lodevole il tentativo di creare un intero universo (anzi, più di uno): ecosistemi, interazione tra essi, creature fantastiche… È interessante e molto difficile.
    Però questo non è tutto. in una storia: questo è l’ambiente in cui si devono muovere dei personaggi. Personaggi riconoscibili, coi quali il lettore può empatizzare.
    Nella tua storia ancora mancano, così che risulta fin qui quasi come un documentario naturalistico in cui il narratore parla al passato. È bello, il tuo mondo, indubbiamente: ti fa sognare, ti fa porre delle domande. Ma potrebbe non bastare. Spesso, anche nei documentari naturalistici si tende a individuare un protagonista, l’hai notato? Si filma un branco di lupi e si dà un nome proprio ai membri. Perché credi che lo si faccia? Perché lo spettatore vuole un coinvolgimento emotivo più forte. Per cui, il mio consiglio, da qui in poi è: individua dei personaggi e facceli conoscere.Caratterizzali in qualche modo, fa’ che possiamo distinguere tra una ghianda e l’altra, portaci a fare il tifo per loro.
    Insomma, non raccontare “La Storia” del tuo fantastico mondo, racconta “Una storia” *nel* tuo mondo fantastico.
    Consiglio che puoi tranquillamente disattendere, perché si tratta solo della mia opinione che ho voluto farti conoscere 😉

    Ciao, ti auguro un anno gioviano di giorni felici 🙂

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