Un Mondo vivo

Dove eravamo rimasti?

Come continua la simbiosi? Rinmangono tutti vivi attorno all'enorme kraken. (100%)

La simbiosi continua

Il Krken era in ottima compagnia, dava da mangiare la sua gelatina in eccesso alle due tartarughe ed all’enorme granchio, che ogni tanti camminava sul suo cappello. Le quattro aquile si nutrivano dei parassiti che stavano su di esso e l’enorme pesce dorato era ben protetto dai suoi tentacoli infiniti ed intrecciati di cui se ne nutriva e lo genevano lontano da numerosi predatori più grandi di lui. Su quell’infinito cielo si formarono delle nubi che facevano uscire enormi acquazzoni che precipitavano sull’oceano e su questi animali. Le tartarughe ed il granchio si immersero in acqua per non farsi bagnare dalla pioggia, le quattro aquile rimasero sul groppone dell’animale tentacolato, siccome le loro piume erano impermeabili. Terminata la pioggia, si scrollarono e volarono in cielo rimanendo sempre nelle vicinanze. Ormai avevano un amore verso il Kraken, che dava a loro cibo e protezione. Anche se si avvicinavano i grossi predatori, sapeva difendere i suoi commensali. Non aveva nemici naturali, se non quei parassiti che si formarono sul suo cappello gelatinoso. Sui carapaci delle due tartarughe iniziarono a formarsi delle creature simili a rane, ma potevano cammianre in maniera eretta come se fossero persone. Avevano la testa mobile ed un collo sottile come gli umani, ma erano dalle sembianze di rane. Vivevano vicino i grossi alberi secolari che erano cresciuti sui carapaci delle tartarughe e si nutrivano di vegetali. I parassiti del kraken erano simili a ragni e grossi lombrichi che succhiavano sangue dalla groppa del grosso animale, ma per fortuna i quattro giganteschi uccelli si nutrivano di essi, dando sollievo ad esso. Ogni tanto anche il gigantesco granchio si nutriva di quei parassiti, ma essi avevano una struttira troppo semplice che non provavano emozioni come la paura o il desiderio di vendetta, non avvertivano nemmeno il dolore, perché il loro apparato nervoso era troppo semplice. Mentre i quattro uccelli, le due tartarughe, il Kraken e l’enorme pesce sottostante avvertivano il dolore, se mai qualcuno si avvicinava per farli del male ed il senso di protezione, siccome l’enorme pesce dalle scaglie d’oro si sentiva protetto a stare tra i tentacoli del mostro. Anche quelle creature che vivevano sui carapaci delle tartarughe erano senzienti, avevano l’istinto di essere animali sociali e formavano piccoli gruppi. Tra di esse esistava un maschio alfa che aveva il suo harem, ma era sempre la femmina alfa a prendere provvedimenti. Ovvero la più anziana, quasi coetanea al maschio alfa, lìunica che aveva partorito i cuccioli, mentre le altre erano solo per crescerli tutte assieme. Queste rane umanoidi erano bioluminescenti di notte, cosa insolita per essere animali così complessi. Sul Kraken crescevano enormi funghi bioluminescenti che servivano a quei quattro uccelli ed alle due tartarughe come dei fari, mentre per il granchio, usava i suoi feromoni. Sul suo carapace non c’erano forme di vita per ora. Questi animali sapevano per intuito che esistevano milioni di kraken per tutto l’oceano e sotto l’infinito cielo, ma non tutti pensavano che fossero abitati come lo era la loro casa vivente. Le due tartarughe erano sessuate, un maschio ed una femmina e sentivano tra di loro l’istinto sessuale, si immersero in acqua e non dettero nessun fastidio alle creature anfibie che vivevano sui loro gusci, che sapendo la situazione, perché erano creature sagge, si spotarono nuotando a qualche chilometro di distanza, mentre i due rettili si stavano fecondando. Poi riemersero in acqua e rimasero per molto tempo vicino quel gigantesco animale tentacolato. Le rane umanoidi ritornarono sui carapaci delle loro tartarughe. Sapevano che un domani la tartaruga femmina avrebbe deposto le uova sotto al mantello della bestia e che in futuro si sarebbero schiuse, ed erano speranzosi tutti, adorando il luogo vivente dove loro abitavano. Arrivò un periodo che quelle creature anfibie iniziarono ad abbattere alcuni alberi per costruire delle case in cui abitare, ma sempre che dovevano essere uniti tra di loro. Il carapace delle due tartarughe era troppo spesso per far avvertire il dolore delle radici degli alberi, perché erano troppo piccoli a suo confronto.

Le creature anfibie si stavano civilizzando, ma cosa succederà agli altri esseri viventi?

  • La tartaruga femmina depone le uova sul Kraken per poi ritornare in mare. (100%)
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  • Si forma un enorme albero sul corpo del granchio. (0%)
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  • I parassiti che si trovavano sul Kraken divennero creature senzienti bipedi. (0%)
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16 Commenti

  1. “ma non avevano armi per difendersi, non avevano artigli, non avevano corni, non avevano zoccoli. Potevano contare solo sulla potenza di gruppo e sulla loro intelligenza.”
    Abbiamo gli umani! 😀

    Rimasero compatti tra i vari clan ed andarono a scoprire nuove forme di vita.

    Questo è in effetti un capitolo introduttivo per sapere come si svilupperano questi “scoiattoli mezzi vegetali”. Mi piace un casino 🙂

    Ciao 🙂

  2. (Scusa, lo riscrivo perché il commento è finito in moderazione per una parola che al suo interno ne contiene una – mammamia che paura! – proibita)
    Rieccomi, Luigi (e scusa se ti ho chiamato Sauro nella risposta al tuo commento, mi sono confuso 🙂 )
    Ho votato per la morte del granchio, mi piace l’immagine che hai evocato.
    Alllora, la prima cosa che ho pensato leggendo il primo capitolo è “Ma quanto è enorme ‘sto kraken?”
    In effetti, una creatura delle dimensioni di Giove è tanta roba! Non riuscivo a capire perché insistessi tanto su queste dimensioni titaniche fino a che non ho visto che il tuo intento era descrivere un intero ecosistema di – come dire? – “vita su vita”.
    L’idea è molto interessante, e diciamo che io la sposo anche per la nostra piccola Terra, nel senso che ho il sospetto che il pianeta insieme alla propria biosfera si possa considerare come un unico organismo vivente… ma questa è più che altro sognante filosofia 😀
    Veniamo al tuo, di mondo, anzi, ai tuoi mondi.
    Ti segnalo subito una frase che mi ha lasciato perplesso:
    [la luce del sole]… p&n&trava [<– è lei la parolina proibita 😀 😀 ] fino ad un miglio nelle profondità oceaniche…
    Ma come, “solo” un miglio? Riducendo il kraken alle dimensioni di un polpo medio, un milionesimo di micron o giù di lì della sua parte affiorante? Avrei senz’altro abbondato! 😀
    Tornando seri, cosa dire della tua storia?
    È lodevole il tentativo di creare un intero universo (anzi, più di uno): ecosistemi, interazione tra essi, creature fantastiche… È interessante e molto difficile.
    Però questo non è tutto. in una storia: questo è l’ambiente in cui si devono muovere dei personaggi. Personaggi riconoscibili, coi quali il lettore può empatizzare.
    Nella tua storia ancora mancano, così che risulta fin qui quasi come un documentario naturalistico in cui il narratore parla al passato. È bello, il tuo mondo, indubbiamente: ti fa sognare, ti fa porre delle domande. Ma potrebbe non bastare. Spesso, anche nei documentari naturalistici si tende a individuare un protagonista, l’hai notato? Si filma un branco di lupi e si dà un nome proprio ai membri. Perché credi che lo si faccia? Perché lo spettatore vuole un coinvolgimento emotivo più forte. Per cui, il mio consiglio, da qui in poi è: individua dei personaggi e facceli conoscere.Caratterizzali in qualche modo, fa’ che possiamo distinguere tra una ghianda e l’altra, portaci a fare il tifo per loro.
    Insomma, non raccontare “La Storia” del tuo fantastico mondo, racconta “Una storia” *nel* tuo mondo fantastico.
    Consiglio che puoi tranquillamente disattendere, perché si tratta solo della mia opinione che ho voluto farti conoscere 😉

    Ciao, ti auguro un anno gioviano di giorni felici 🙂

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