Un Mondo vivo

Dove eravamo rimasti?

Le creature anfibie si stavano civilizzando, ma cosa succederà agli altri esseri viventi? La tartaruga femmina depone le uova sul Kraken per poi ritornare in mare. (100%)

Le uova

Dopo che la tartaruga femmina era stata fecondata, si aggirava attorno al Kraken per cercare un posto dove deporre le uova. Nuotava attorno al cappello, mentre da sotto, l’enorme pesce dorato era protetto dai tentacoli urticanti. Ecco che trovò dove deporle, si avvicinò al grosso animale e ficcandosi dentro una piccola parte del cappello, depose una ventina di uova e scappò subito via tranquilla che nessun predatore poteva divorarle. Intanto, le creature che vivevano sul carapace delle due tartarughe stavano bene, gli alberi stavano crescendo rigogliosi, sia sui carapaci delle tartarughe che sull’enorme Kraken. Ovviamente su di esso gli alberi erano molto più alti e massicci che sui carapaci delle due tartarughe. L’enorme granchio salì sul Kraken per mangiare quelle creature che per lui erano minuscole ed uno dei rossi uccelli si aventò su di esso sfiorandogli il guscio che subito crollò tuffandosi nell’infinito universo. Riemerse dall’acqua e non si allontanava dalla grande bestia. Esso stesso teneva ben custodito le uova che una tartaruga aveva appena deposto, si dovevano aspettare un paio di anni per la schiusa. Intanto, le tartarughe non si allontanavano mai da lui. Erano le uniche che potevano immergersi per poi riemergere, mentre il Kraken era sempre con una parte del corpo fuori dall’acuqa, ormai asciutto e con solo i tentacoli immersi nell’oceano.

Un domani le uova si sarebbero schiuse e le nuove nate sarebbero scappate via all’avventura, in cerca di nuovi kraken da ospitare. Non tutti i kraken avevano degli organismi viventi sul cappello e non tutte le tartarughe ne avevano sul carapace. Questo non vuol dire che erano morte, anzì, esistevano pure kraken o tartarughe che non avevano presenze di vita sul dorso, ma lo stesso erano vive, altre erano morte ed erano solo gusci vuoti. C’era più probabilità che se una tartaruga o un kraken fosse vivo, ci potevano essere forme di vita sul carapace, altrimenti, niente. Sul dorso del granchio si era formata una cicatrice, per colpa di uno dei quattro volatili che lo avevano aggredito mentre stava per nutrirsi sul corpo del Kraken. li faceva molto male, ma nessuno se ne rendeva conto, perché era muto. Anche le tartarughe erano mute, ma se sentivano dolore, spalancavano la bocca ed era facile capire la loro sofferenza. Ecco che sul corpo del granchioo si stava formando un piccolo ramoscello vegetale, sengo il volatile che lo aveva aggredito, sbadatamente aveva fatto cadere un seme di un albero sulla ferita che gli aveva procurato. Quel rametto continuò a crescere sempre più alto fino a diventare una grossa quercia e da essa si formarono delle ghiande un po’ particolari. Erano al confine tra il regno vegetale e quello animale, sembravano degli embrioni che un domani si arebbero formate delle creature animalesche. Quell albero stesso era al confine tra i due regni, ma si nutriva solo di luce, di acqua e di sali minerali. Da lì nascettero degli animali simili a degli scoiattoli, ma camminavano in modo eretto come gli umani, solo che erano abilissimi e velocissimi nelle arrampicate. Per ora stavano in pace sulla gigantesca quercia sul grosso granchio che nuotava attorno al Kraken ed alle due tartarughe. Ovviamente la luce veniva proiettata da una sfera luminosa continua che partiva da una lunghezza di distanza a pochi anni luce dagli esseri viventi che erano in simbiosi tra di loro. Questa enorme sfera era capace di illuminare milioni di kraken e di altre creature e la sua luce penetrava fino ad un miglio nelle profondità oceaniche e sappiamo che cielo ed oceano erano le due cose infinite di questa esistenza. Finalmente le uova si schiusero e partirono le venti nuove nate che erano pronte a partire all’avventura per trovarsi un altro terrotorio da vivere accanto ad esso. Le due tartarughe adulte sembravano non interessarsi alle loro figlie, ma per una dura legge della natura, dovevano lasciarle andare, siccome dovevano nutrirsi e vivere da sole. Ogni tartaruga era alla ricerca di un altro kraken per viverci nelle vicinanze, altrimenti avrebbero fatto la vita da eremita, cioè quelle che vivevano senza essere in simbiosi con dei kraken. Vederle partire era uno spettavolo unico, andavano verso l’orizzonte che non esiste, esiste solo l’infinito. Ormai erano tutte andate, le due tartarughe adulte dovevano sostare fino alla morte vicino al Kraken e la stessa sorte sarebbe toccata anche alle loro figlie ed alle loro nipoti che non conosceranno mai. Perché così vivono i rettili, senza unioni familiari.

Oramai le tartarughine non avrebbero fatto più ritorno, ma che fine avrebbero fatto le altre creature?

  • Altre creature si formarono sul Kraken. (50%)
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  • Le creature anfibie che vivevano sui carapaci delle due tartarghe iniziarono a porsi delle domande sull'esistenza. (50%)
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  • Le creature ibride sul corpo del granchio colonizzarono il Kraken diventando la loro dimora abituale. (0%)
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16 Commenti

  1. “ma non avevano armi per difendersi, non avevano artigli, non avevano corni, non avevano zoccoli. Potevano contare solo sulla potenza di gruppo e sulla loro intelligenza.”
    Abbiamo gli umani! 😀

    Rimasero compatti tra i vari clan ed andarono a scoprire nuove forme di vita.

    Questo è in effetti un capitolo introduttivo per sapere come si svilupperano questi “scoiattoli mezzi vegetali”. Mi piace un casino 🙂

    Ciao 🙂

  2. (Scusa, lo riscrivo perché il commento è finito in moderazione per una parola che al suo interno ne contiene una – mammamia che paura! – proibita)
    Rieccomi, Luigi (e scusa se ti ho chiamato Sauro nella risposta al tuo commento, mi sono confuso 🙂 )
    Ho votato per la morte del granchio, mi piace l’immagine che hai evocato.
    Alllora, la prima cosa che ho pensato leggendo il primo capitolo è “Ma quanto è enorme ‘sto kraken?”
    In effetti, una creatura delle dimensioni di Giove è tanta roba! Non riuscivo a capire perché insistessi tanto su queste dimensioni titaniche fino a che non ho visto che il tuo intento era descrivere un intero ecosistema di – come dire? – “vita su vita”.
    L’idea è molto interessante, e diciamo che io la sposo anche per la nostra piccola Terra, nel senso che ho il sospetto che il pianeta insieme alla propria biosfera si possa considerare come un unico organismo vivente… ma questa è più che altro sognante filosofia 😀
    Veniamo al tuo, di mondo, anzi, ai tuoi mondi.
    Ti segnalo subito una frase che mi ha lasciato perplesso:
    [la luce del sole]… p&n&trava [<– è lei la parolina proibita 😀 😀 ] fino ad un miglio nelle profondità oceaniche…
    Ma come, “solo” un miglio? Riducendo il kraken alle dimensioni di un polpo medio, un milionesimo di micron o giù di lì della sua parte affiorante? Avrei senz’altro abbondato! 😀
    Tornando seri, cosa dire della tua storia?
    È lodevole il tentativo di creare un intero universo (anzi, più di uno): ecosistemi, interazione tra essi, creature fantastiche… È interessante e molto difficile.
    Però questo non è tutto. in una storia: questo è l’ambiente in cui si devono muovere dei personaggi. Personaggi riconoscibili, coi quali il lettore può empatizzare.
    Nella tua storia ancora mancano, così che risulta fin qui quasi come un documentario naturalistico in cui il narratore parla al passato. È bello, il tuo mondo, indubbiamente: ti fa sognare, ti fa porre delle domande. Ma potrebbe non bastare. Spesso, anche nei documentari naturalistici si tende a individuare un protagonista, l’hai notato? Si filma un branco di lupi e si dà un nome proprio ai membri. Perché credi che lo si faccia? Perché lo spettatore vuole un coinvolgimento emotivo più forte. Per cui, il mio consiglio, da qui in poi è: individua dei personaggi e facceli conoscere.Caratterizzali in qualche modo, fa’ che possiamo distinguere tra una ghianda e l’altra, portaci a fare il tifo per loro.
    Insomma, non raccontare “La Storia” del tuo fantastico mondo, racconta “Una storia” *nel* tuo mondo fantastico.
    Consiglio che puoi tranquillamente disattendere, perché si tratta solo della mia opinione che ho voluto farti conoscere 😉

    Ciao, ti auguro un anno gioviano di giorni felici 🙂

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