Un Mondo vivo

Dove eravamo rimasti?

Oramai le tartarughine non avrebbero fatto più ritorno, ma che fine avrebbero fatto le altre creature? Le creature anfibie che vivevano sui carapaci delle due tartarghe iniziarono a porsi delle domande sull'esistenza. (50%)

Altre creature sul Kraken

Innumerevoli piogge precipitarono sulla testa del Kraken e sulle due tartarughe, le creature enfibie che vivevano sui carapaci delle due tartarughe amavano la pioggia, perché li depurava e li dissetava attraverso la pelle, dovvettero aspettare quaranta giorni e quaranta notti, ma per loro era un sollievo, dopo tanta siccità, perché non tutte potevano immergersi nel mare per poi ritornare in superficie. Avevano i polmoni ed anche le branchie. Ricordiamo le questi grossi rettili erano grandi come il pianeta Terra, mentre il Kraken, solo la parte che emergeva dall’acqua era grande quanto Giove. Il granchio che li era cresciuto quell’enorme quercia era grande quanto il pianeta Marte, ma la quercia era in altezza quasi il doppio e quelle creature nate dalle sue ghiande, vivevano in parte come animali ed in parte come vegetali. Si nutrivano di foglie come gli erbivori ma anche di sali minerali e di fotosintesi clorofiliana come le piante. I quaranta giorni e le quaranta notti di diluvio erano cessate e dal corpo del Kraken si formarono dal fango creature rettiliane e creature simili a topi. Si formarono creature trasparenti che l’occhio umano non potrò mai vedere, ma solo avvertire le presenze. Avevano un corpo astrale, quindi, non fisico, fatto di luce. Sembravano dei globi luminosi che nessuna creatura in carbonio poteva vederla con i propri occhi carnali. Potremmo definirli “fantasmi”. Essi erano molto intelligenti e sapevano come farsi avvertire, ma solo da chi volevano loro. Le piogge erano terminate anche per le due tartarughe, che se volevano potevano anche immergersi, tanto le creature anfibie non ne avrebbero risentite alcun danno. Il granchio gigante era sofferente, le radici della quercia gigante lo stavano perforando per tutto il corpo. Se moriva il granchio l’albero sarebbe galleggiato sul mare, se esso fosse seccato, il granchio sarebbe sopravvissuto. Le creature che vivevano su quell’enorme quercia che viveva sull’enorme crostaceo, dovevano decidersi di colonizzare il Kraken o le due tartarughe, ed avevano deciso per la prima opzione. Le creature anfibie osservavano la superficie del luogo dove abitavano, era un posto verdeggiante, pieno di alberi altissimi, quelli vicini alle “coste” potevano vedere l’infinito mare, che sapevano che lo fosse, perché si accorgevano che era troppo profondo. Alcuni credevano che fosse infinito anche il luogo dove abitavano, dato che erano troppo piccoli a confronto delle due tartarughe che abitavano. esistevano alcuni che si ponevano delle domande su cosa fosse il luogo dove vivevano, non si erano ancora resi conto che vivevano su degli esseri viventi. Vedevano un grosso ammasso di terra e fango a mille miglia davanti a loro, che a volte era vicino a volte lontano, non sapevano ancora che quello era un essere vivente come loro come non si rendevano conto di vivere su esseri viventi. Ancora dovevano capire che le piante stesse, lo erano, credevano di essere gli unici esseri viventi del creato. Osservavano il cielo e si chiedevano cosa c’era oltre. Molte cose non sapevano quelle creaature anfibie. Le creature che per metà erano vegetali e per il rimanente erano animali, anche loro non sapevano molte cose. Erano creature intelligenti come lo erano pure gli anfibi, ma i loro mondi erano solo delle sorprese.

gruppi di clan anfibi stavano cercando di costruire barche per esplorare cosa c’era oltre, anche se non gli danneggiava l’acuqa, dovevano sapere solo come era il luogo dove abitavano, che non si erano resi conto che esistevano altri come loro su un’altra tartaruga gigantesca e nemmeno sapevano che abitavano su una gigantesca tartaruga d’acqua. Alcuni si erano resi conto dell’immagine di un grosso animale che ci vivevano sopra, altri non avevano compreso la verità ed immaginavano di stare su un grosso tronco, altri su una grossa zolla di terra galleggiante. Avevano deciso di immergersi nel mare per esplorare, dato che ai loro occhi non dava fastidio quella salinità. erano troppo piccoli per girare attorno alle due tartarughe, ancora più piccoli per il Kraken. Quelli che stavano più al centro del carapace, dovevano percorrere mille miglia per arrivare al mare, ma si stavano interessando del cielo, di come era infinito e di cosa c’era oltre. Stavano cercando di creare strumenti per vedere il cielo di giorno e di notte, ma in realtà c’era solo una gigantesca torcia che illuminava da sopra, nessuno sapeva quanto sopra. Esistevano parti in ombra e parti alla luce. Per ora era tutto un msitero, non sapevano ancora niente. Nemmeno le creature del gigantesco Kraken sapevano la verità, si accontentavano solo di mangiare, dormire, correre, camminare, procreare, ecc ecc. Senza preoccuparsi di cosa c’era dopo. Quelle creature simili a topi si stavano chiedendo nella loro mente, dove abitavano, cosa dovevano fare nella vita, cosa c’era oltre. Le stesse domande che si ponevano le creature anfibie e quelle altre nate dalle ghiande.

Le creautre anfibie stavano ponendosi dimande sull'esistenza e sul creato e non erano le uniche.

  • Le creature anfibie cercano di scoprire cosa c'è oltre, ma prima inventano miti e leggende. (0%)
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  • Il granchio muore, la gigantesca quercia rimane a galleggiare sull'oceano e el creature nate dalle ghiande colonizzano il Kraken (100%)
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  • Le creature anfibie crearono una religione. (0%)
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16 Commenti

  1. “ma non avevano armi per difendersi, non avevano artigli, non avevano corni, non avevano zoccoli. Potevano contare solo sulla potenza di gruppo e sulla loro intelligenza.”
    Abbiamo gli umani! 😀

    Rimasero compatti tra i vari clan ed andarono a scoprire nuove forme di vita.

    Questo è in effetti un capitolo introduttivo per sapere come si svilupperano questi “scoiattoli mezzi vegetali”. Mi piace un casino 🙂

    Ciao 🙂

  2. (Scusa, lo riscrivo perché il commento è finito in moderazione per una parola che al suo interno ne contiene una – mammamia che paura! – proibita)
    Rieccomi, Luigi (e scusa se ti ho chiamato Sauro nella risposta al tuo commento, mi sono confuso 🙂 )
    Ho votato per la morte del granchio, mi piace l’immagine che hai evocato.
    Alllora, la prima cosa che ho pensato leggendo il primo capitolo è “Ma quanto è enorme ‘sto kraken?”
    In effetti, una creatura delle dimensioni di Giove è tanta roba! Non riuscivo a capire perché insistessi tanto su queste dimensioni titaniche fino a che non ho visto che il tuo intento era descrivere un intero ecosistema di – come dire? – “vita su vita”.
    L’idea è molto interessante, e diciamo che io la sposo anche per la nostra piccola Terra, nel senso che ho il sospetto che il pianeta insieme alla propria biosfera si possa considerare come un unico organismo vivente… ma questa è più che altro sognante filosofia 😀
    Veniamo al tuo, di mondo, anzi, ai tuoi mondi.
    Ti segnalo subito una frase che mi ha lasciato perplesso:
    [la luce del sole]… p&n&trava [<– è lei la parolina proibita 😀 😀 ] fino ad un miglio nelle profondità oceaniche…
    Ma come, “solo” un miglio? Riducendo il kraken alle dimensioni di un polpo medio, un milionesimo di micron o giù di lì della sua parte affiorante? Avrei senz’altro abbondato! 😀
    Tornando seri, cosa dire della tua storia?
    È lodevole il tentativo di creare un intero universo (anzi, più di uno): ecosistemi, interazione tra essi, creature fantastiche… È interessante e molto difficile.
    Però questo non è tutto. in una storia: questo è l’ambiente in cui si devono muovere dei personaggi. Personaggi riconoscibili, coi quali il lettore può empatizzare.
    Nella tua storia ancora mancano, così che risulta fin qui quasi come un documentario naturalistico in cui il narratore parla al passato. È bello, il tuo mondo, indubbiamente: ti fa sognare, ti fa porre delle domande. Ma potrebbe non bastare. Spesso, anche nei documentari naturalistici si tende a individuare un protagonista, l’hai notato? Si filma un branco di lupi e si dà un nome proprio ai membri. Perché credi che lo si faccia? Perché lo spettatore vuole un coinvolgimento emotivo più forte. Per cui, il mio consiglio, da qui in poi è: individua dei personaggi e facceli conoscere.Caratterizzali in qualche modo, fa’ che possiamo distinguere tra una ghianda e l’altra, portaci a fare il tifo per loro.
    Insomma, non raccontare “La Storia” del tuo fantastico mondo, racconta “Una storia” *nel* tuo mondo fantastico.
    Consiglio che puoi tranquillamente disattendere, perché si tratta solo della mia opinione che ho voluto farti conoscere 😉

    Ciao, ti auguro un anno gioviano di giorni felici 🙂

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