Un Mondo vivo

Dove eravamo rimasti?

Ormai erano adattati a vivere su quel Kraken, dovevano solo imparare strategie di sopravvivenza. Rimasero compatti tra i vari clan ed andarono a scoprire nuove forme di vita. (100%)

L’avventura continua

Aspettarono sulle chiome degli alberi finché quelle creature pelose non se ne andarono, la loro vita era stare sugli alberi ed ora osservavano il cielo. Videro le quattro gigantesche aqulile cacciare nel cielo immenso ed azzurro, gridavano, ma il loro planare era silenzioso. Videro enormi insetti volanti, come delle gigantesche libellule, lunghe quanto loro. Per dare spazio fra di loro, altri scesero dagli alberi occupandone altri. Si accorsero che su altri alberi esistevano creature dal corpo scimmiesco e con la testa come quella di una mosca. Dovevano competere contro di loro per avere il territorio sugli alberi, ma su di essi abitavano già quelle creature. Alcuni di essi scesero dagli alberi per adattarsi al terreno. Camminarono e starda facendo incontrarono un gigantesco bestione con sei zampe come colonne ed una bocca enorme. Era peloso e di color castano scuro, la sua pelliccia era folta e morbida. Il vento lo faceva notare. Questo enorme animale era erbivoro e dovevano stare attenti a non farsi divorare. Osservarono l’animale, perché di natura erano curiosi. Aveva una testa mobile ed un grosso arpione retrattile sulla fronte per catturare le sue prede. Creature pelose, quindi mammiferi, di colore ramato e di forte agilità. La grossa bestia era onnivora, mentre quelle creaturine pelose che essa aveva divorato, erano erbivore. Scapparono sugli alberi, incuranti di incontrare di nuovo quelle scimmie dalla testa di mosca. Erano più sicuri lì, non dovevano stare troppo tempo sul suolo. Essendo animali senzienti si erano resi conto che abitavano su un essere vivente colossale, ed anche prima abitavano su un essere vivente, solo che era di dimensioni più ridotte. Le arrampicate sugli alberi e le corse erano i loro punti forti, ma non avevano mezzi di difesa, potevano solo scappare.

Mentre sui carapaci delle due gigantesche tartarughe, gli uomini anfibi stavano ragionando sull’esistenza, stavano capendo che vivevano su degli esseri viventi come loro e dovevano rispettarli, sapevano che non potevano abusare abbattendo gli alberi, sapevano che non dovevano sfruttare più di tanto materie prime come il legno o il cibo. Queste creature si nutrivano di insetti e di pesci. Ogni tanto si tuffavano nel mare infinito per catturarli e poi ritornavano sulla groppa delle tartarughe per riposare. Durante il riposo, stavano riflettendo sull’esistenza di altre tartarughe gigentesche dove potevano ospitare esseri come loro. Stavano a pensare cosa poteva essere quella cosa enorme che molto spesso vedevano all’orizzonte, se era un’altra tartaruga o qualcos’altro, ma sempre un essere vivente. Loro non ci erano mai stati sul Kraken, ma stavano spesso e volentieri a cercare di capire se su di esso esistevano altre forme di vita. erano le creature più grandi e senzienti che vivevano sul carapace di quella tartaruga, vivevano ci caccia, di pesca e di raccolto, mangiavano frutti degli alberi e verdure spintanee oltre che insetti e pesci. Loro allevavano delle creature semi acquatiche che somigliavano alle nostre pecore con delle pinne al posto delle zampe, perché essendo creature semiaquatiche, dovevano allevare altre creature semi acquatiche. Le loro greggi spesso erano vittime di predatori acuqatici molto intelligenti e dovevano difenderle cercando di essere più intelligenti.

Tornando alle creature ibride animali vegetali che avevano da poco colonizzato il Kraken, conoscevano solo meno del dieci per cento di esso, perché dovevano fare molta strada per visitarlo tutto e non gli bastava una vita. Le specie femminili impiantavano un seme nel terreno dopo l’accoppiamento e si dimenticavano dove li avevano piantati, ne piantarono a centinaia e poi aspettavano la pioggia per rigenerarsi e per fare in modo che sarebbero spuntati dal terreno i loro figli. di piogge non ce ne erano molte, allora dovevano fare accorgimenti dalle posizioni delle nubi per poter piantare i loro semi. Il numero di queste creature aumentò di molto, ma gli anziani erano molto longevi ed erano rispettosi verso le nuove generazioni, perché non potevano mai sapere chi di loro erano i figli, dato che spesso dimentivacano dove avevano seminato, per ritornare sugli alberi. Le quattro aquile erano troppo grandi per accorgersi di loro, mangiavano creature grandi il doppio di loro, come quelli a sei zampe. I più virili facevano crescere delle enormi querce, come quelle che avevano conosciuto quando stavano sul gigantesco granchio e far nascere dagli alberi altri individui come loro che sarebbero vissuti su quell’albero, che in parte era il loro stesso corpo in comune. Nel frattempo avevano creato i primi utensili per cacciare, ma il più delle volte si nutrivano di sali minerali e di luce solare. Il gigantesco Kraken era in buonissima salute, come lo erano pure le due tartarughe che vivevano vicino e tutte le altre creature che erano con loro.

Cosa poteva succedergli?

  • Esplorarono la superficie del Kraken. (0%)
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  • Crearono una loro religione. (100%)
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  • Incontrarono i loro primi predatori. (0%)
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16 Commenti

  1. “ma non avevano armi per difendersi, non avevano artigli, non avevano corni, non avevano zoccoli. Potevano contare solo sulla potenza di gruppo e sulla loro intelligenza.”
    Abbiamo gli umani! 😀

    Rimasero compatti tra i vari clan ed andarono a scoprire nuove forme di vita.

    Questo è in effetti un capitolo introduttivo per sapere come si svilupperano questi “scoiattoli mezzi vegetali”. Mi piace un casino 🙂

    Ciao 🙂

  2. (Scusa, lo riscrivo perché il commento è finito in moderazione per una parola che al suo interno ne contiene una – mammamia che paura! – proibita)
    Rieccomi, Luigi (e scusa se ti ho chiamato Sauro nella risposta al tuo commento, mi sono confuso 🙂 )
    Ho votato per la morte del granchio, mi piace l’immagine che hai evocato.
    Alllora, la prima cosa che ho pensato leggendo il primo capitolo è “Ma quanto è enorme ‘sto kraken?”
    In effetti, una creatura delle dimensioni di Giove è tanta roba! Non riuscivo a capire perché insistessi tanto su queste dimensioni titaniche fino a che non ho visto che il tuo intento era descrivere un intero ecosistema di – come dire? – “vita su vita”.
    L’idea è molto interessante, e diciamo che io la sposo anche per la nostra piccola Terra, nel senso che ho il sospetto che il pianeta insieme alla propria biosfera si possa considerare come un unico organismo vivente… ma questa è più che altro sognante filosofia 😀
    Veniamo al tuo, di mondo, anzi, ai tuoi mondi.
    Ti segnalo subito una frase che mi ha lasciato perplesso:
    [la luce del sole]… p&n&trava [<– è lei la parolina proibita 😀 😀 ] fino ad un miglio nelle profondità oceaniche…
    Ma come, “solo” un miglio? Riducendo il kraken alle dimensioni di un polpo medio, un milionesimo di micron o giù di lì della sua parte affiorante? Avrei senz’altro abbondato! 😀
    Tornando seri, cosa dire della tua storia?
    È lodevole il tentativo di creare un intero universo (anzi, più di uno): ecosistemi, interazione tra essi, creature fantastiche… È interessante e molto difficile.
    Però questo non è tutto. in una storia: questo è l’ambiente in cui si devono muovere dei personaggi. Personaggi riconoscibili, coi quali il lettore può empatizzare.
    Nella tua storia ancora mancano, così che risulta fin qui quasi come un documentario naturalistico in cui il narratore parla al passato. È bello, il tuo mondo, indubbiamente: ti fa sognare, ti fa porre delle domande. Ma potrebbe non bastare. Spesso, anche nei documentari naturalistici si tende a individuare un protagonista, l’hai notato? Si filma un branco di lupi e si dà un nome proprio ai membri. Perché credi che lo si faccia? Perché lo spettatore vuole un coinvolgimento emotivo più forte. Per cui, il mio consiglio, da qui in poi è: individua dei personaggi e facceli conoscere.Caratterizzali in qualche modo, fa’ che possiamo distinguere tra una ghianda e l’altra, portaci a fare il tifo per loro.
    Insomma, non raccontare “La Storia” del tuo fantastico mondo, racconta “Una storia” *nel* tuo mondo fantastico.
    Consiglio che puoi tranquillamente disattendere, perché si tratta solo della mia opinione che ho voluto farti conoscere 😉

    Ciao, ti auguro un anno gioviano di giorni felici 🙂

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