Croccantini e carta da forno

Dove eravamo rimasti?

Laura è in baglo e il protagonista, di guardia fuori, morde il freno... Abbiamo cominciato quest'orribile avventura insieme. Non abbandonerò Laura, a nessun costo! (100%)

Per sempre!

Lei grida, più volte, come una sirena umana.
Al primo ho già con la mano sulla maniglia. Indugio un attimo, al pensiero di trovarla con i pantaloni abbassati. Urla di nuovo e apro la porta, fregandomene.
Laura è seduta schiena al muro, accanto al water, e scalcia per allontanare una vecchia che arranca sulle sole braccia verso di lei, aprendo e chiudendo la bocca come un’orribile bambola meccanica, mentre le sue mani cercano una presa. La sedia a rotelle è un po’ distante, nascosta dal serbatoio dell’autoclave dove ha rinculato, andandosi a incastrare, quando la donna è balzata sulla preda.
Forse è stata morsa qui dentro, rimanendoci bloccata, in attesa dell’arrivo di una vittima da sbranare. Magari il suo cervello morto non riesce a più comandare alle braccia di girare le ruote della sedia.
La donna sbava ed emette un rantolo appena percettibile, nell’intervallo tra un urlo e l’altro di Laura. Dovrei colpirla, ma proprio non riesco a tirare un calcio di rigore con la testa di questa disgraziata, con la tinta appena fatta che vira al celeste e i mezzi guanti fatti a uncinetto.
Mi allungo, sperando che quelli nel supermercato non abbiano sentito la cagnara e afferro le mani di Laura, trascinandola via di forza. Sembrerà anche secca ma, cavolo! Quanto pesa un corpo umano che non collabora, anzi si contorce e scalcia come se la stessi trascinando al patibolo?
-Zitta! – la supplico, cercando di rimetterla in piedi ed ecco…
I pantaloni slacciati le scendono alle caviglie impacciandola e per poco non cadiamo tutti e due, inseguiti dalla megera arrancante. Noto appena un perizoma quasi invisibile, mentre l’aiuto, singhiozzante, a ricomporsi.
Lo spavento deve aver bloccato la sua impellenza. Troveremo un altro posto appena fuori di qui, propongo, e lei pare d’accordo, accettando la mia mano mentre la trascino verso la porta che dà all’esterno.
Un clangore metallico mi fa voltare. Mani rapaci si tendono tra lo stipite e il battente dell’antipanico che dà nel negozio. Arrivano!
Mentre cerco di decidere che fare, Laura sbrocca. Corre verso la porta urlando e la spinge con tutta la forza che ha, schiantando quelle braccia. Sangue scuro imbratta la vernice chiara della porta, le mani non smettono di contrarsi, anche se gli arti pendono spezzati come rami stroncati dal vento. Laura grida, tira e spinge di nuovo e questa volta la porta si chiude sbattendo. Poi si gira verso di me. Ha lo sguardo spiritato e la bocca contratta in un ghigno ferino. Apro la porta e le faccio segno. Lei viene verso di me, scavalcando le braccia della paralitica, che si trascina incapace di rassegnarsi.
L’area di carico pare deserta. Il furgone parcheggiato di traverso, con lo sportello lato guida aperto, però, mi fa un po’ strano.
Se ci sono le chiavi, è fatta. Mentre ci penso, però, dal mezzo scende barcollando un trucido, con il camice colorato da magazziniere e centoventi chili di muscoli flaccidi, ma ancora pericolosi, aggrappati alle sue ossa morte. Nonostante il metro e mezzo buono di intestino che gli sbuca dalla maglia lacera, penzolando giù fino a terra come il tubo di una tuta da astronauta, il tizio non traccheggia. Sbranarci diventa all’istante la prima voce dei suoi progetti per l’immediato e si avvia verso di noi, allargando le braccia in un gesto tutt’altro che affettuoso. Il sangue colatogli sul mento è segno che non siamo il suo antipasto. Deve aver venduto a caro prezzo le budella.
Non resta che fuggire a piedi, l’uscita del parcheggio è a venti metri e, grazie a Dio, nessun altro di quei mostri ci sbarra la fuga.
Usciamo dal cancello e io mi guardo intorno. In giro non si vede un’anima, la strada di solito trafficatissima è deserta. Forse dovremmo tornare indietro, raggiungere le nostre auto e…
Un grugnito improvviso mi raggela. Mi giro e vedo Laura. Solo che non è più lei. I suoi occhi sono spenti e mi osservano senza vedermi.
La vecchia deve averla morsa.
Le sue braccia si sollevano di scatto, per afferrarmi. Ancora una volta, vorrei avere il coraggio di colpirla, di reagire. Resto bloccato, invece, mentre lei mi assale.
Un attimo prima è là, sul punto di ghermirmi, e quello dopo sparisce, con un tonfo violento accompagnato da uno stridio di freni, sostituita dal tettuccio di una Captur rossa e bianca. Il vetro si abbassa ronzando.
-Allora, che fai? Vieni! – la voce brusca di Mara mi apostrofa da dentro l’auto.
-Papà! – mi chiamano i miei figli, dal sedile posteriore.
Salgo come in trance e la guardo, scarmigliata, struccata, terribile. Bellissima.
-Sei venuta a cercarmi? – le chiedo, allacciando la cintura.
Mi lancia uno dei suoi sguardi, prima di ingranare la prima e ripartire.
-Ti ho sposato, no? – sbuffa scocciata, accennando con la testa ai tre diavoli scatenati, seduti dietro.
La macchina scatta e sento le ruote sobbalzare, quando investe Laura.
-A proposito – sibila Mara, mentre l’insegna del supermercato si allontana veloce nello specchietto e io mi sforzo d’ignorare quel fagotto contorto sull’asfalto – Mi dici chi era quella troia? -.

Categorie

Lascia un commento

9 Commenti

  1. Ciao, ho recuperato i due capitoli.
    Ammetto di non essere un’amante del genere horror, ma tua storia mi sta ispirando un sacco!
    Voto “chissene frega di quell’idiota; guarda laggiù… oh,mio Dio”….
    siamo ancora al terzo capitolo, quindi un altro po’ di descrizione stile horror ci sta.
    Ti seguo. Al prossimo capitolo.

  2. “”Ti ho beccato!” urla soddisfatta in faccia all’uomo disteso”

    Letto tutto d’un fiato, mi ispira tantissimo e ti seguo di sicuro, voglio sapere come prosegue.
    Scritto molto bene, semplice ma coinvolgente.
    Ciao 🙂

  3. Ciao, Marco.
    Benvenuto. non credo di averti mai letto qui. Gli horror mi piacciono, ne ho in mente uno che prima o poi scriverò, intanto mi leggo il tuo. Opterei per il “ti ho beccato!” non so cosa succede nel supermercato, ma trovo che abbiano carrelli troppo piccoli (ci entrano a malapena due cestelli d’acqua e due buste d’insalata 😉 ) basta questo a farmi rabbrividire :-D, scherzo!
    Interessante inizio, il mestiere c’è e si vede, vediamo dove ci porti.
    Alla prossima!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi