Croccantini e carta da forno

Dove eravamo rimasti?

Cosa diavolo sta succedendo in questo dannato supermercato? Dalla bocca della cassiera cola del liquido rosso e i suoi denti... (40%)

Cosa c***o succede?

… aspetta! E’ sangue quello che le cola dalla bocca spalancata? I suoi denti… sembrano spezzati come se avesse cercato di mordere un mattone…
Si china su di lui e lo azzanna alla gola. Uno spruzzo di sangue arterioso, rosso come succo di ciliegie, imbratta il vetro della porta, nascondendomi in parte l’orribile spettacolo che segue.
Mi pare di sentire la mia voce lontana, urlare.
Un ronzio assordante mi rimbomba nelle orecchie, mentre indico alla quarantenne in tiro, ancora ignara, il pannello dei bottoni.
-Prema Alt! –.
Lei mi guarda come fossi un alieno. Dà le spalle alle porte e non ha visto niente. Perché mai dovrebbe scegliere di restare bloccata in ascensore assieme a un folle che pare in preda a un attacco isterico?
La cabina perciò seguita a scendere, lenta ma inesorabile.
Ignorando la sua espressione esterrefatta, schiacciata contro le porte in attesa ansiosa, è evidente, che si aprano, permettendole di sfuggire alla mia follia, sento le ginocchia piegarsi e mi lascio andare. L’effetto di ciò che ho appena visto arriva solo ora, come se il mio cervello si fosse dato il tempo di capire, prima di scatenare gli effetti dell’orrore sul resto del corpo.
La testa mi gira e il mio stomaco vuoto cerca di rivoltarsi, invano.
Mi aggrappo al bordo del carrello per non crollare di schianto e assecondo il mancamento, accosciandomi in uno squat scomposto, come un pallone sgonfio.
Vedo annebbiato, ma non basta ad impedirmi di sbirciare il piano di sotto, svelato poco a poco. Due massaie, scarmigliate e scalze, si contendono un disgraziato con la maglietta rossa dei commessi, come due cani randagi con l’osso. Il pavimento è arrossato dal sangue che sgorga a fiumi dal ventre aperto del ragazzo che, proprio in quel momento, attratto dal rumore dell’ascensore in arrivo, si gira.
La sua espressione è indescrivibile. Gli occhi sono un abisso di dolore e disperazione e la bocca pare slogarsi in un urlo che si rifiuta di uscire. Alla fine, l’agonia lo lascia esplodere e ciò che arriva a noi, chiusi nella cabina di vetro e acciaio, suona come il bramito di un iguanodonte hollywoodiano, mentre un T-rex gli strappa via il quarto posteriore a morsi.
La strafiga ha sentito. E vede. Guardando su, coglie gli ultimi scampoli del massacro del poveretto al pianterreno. Poi si china e assiste impotente allo sbudellamento del giovane commesso.
Spingo chissà come sulle gambe e mi rialzo, allungando un braccio verso il pannello. Se lasceremo che l’ascensore arrivi a destinazione e le porte si aprano…
Lei fa prima. Si contorce, stretta tra il carrello e la porta, allunga la mano in un tintinnio di braccialetti, e preme a fondo il bottone d’emergenza. L’unghia di gel si spezza ma non ci fa caso, seguitando a spingere, ansimando come un cane, anche dopo che la cabina si è arrestata.
Il ronzio del motore si spegne e il silenzio è rotto solo dal nostro respiro affannoso. Li sentiamo ringhiare.
La cassiera con la frezza. Le massaie idrofobe. Non solo.
Con l’ascensore bloccato a metà tra i due piani, cogliamo scorci diversi di eguale assurdità.
Al piano superiore l’uomo aggredito si rialza. Sangue abbondante gli cola ancora lungo i pantaloni di velluto lisi, tingendo il cachi di un marrone scuro incrostato. Gli scarponi da lavoro consumati strusciano lenti, sparendo alla nostra vista come se quel tizio, dimenticata l’orribile aggressione appena subita, abbia deciso di andarsi a fare due passi altrove.
Spariscono alla vista e, subito dopo, anche la cassiera paffuta si allontana, gattonando via con impressionante agilità. Appena in tempo, per permettere a due paia di hawaianas color pastello di ciabattare attraverso il nostro campo visivo a tutta birra. Una scappa, l’altra insegue, e un fracasso di scatolame rovesciato, seguito da un urlo lacerante di agonia, ci dice come sia andata a finire.
-Che cazzo succede? – chiede la mia compagna d’ascensore. La sua voce, irrauchita da qualche Marlboro di troppo, suona stranamente calma, il suo tono è seccato come quello di chi, andando di fretta, trova la macchina bloccata da un maleducato, parcheggiato in malo modo.
Scuoto la testa, la mia gola è troppo secca per parlare, e mi piego per sbirciare di nuovo al piano di sotto. Il commesso vittima delle due megere sembra averla presa con filosofia. Ignorando il festone di budella che penzola dal suo addome squarciato, si sta rialzando in piedi, con la cautela di uno che abbia un brutto mal di schiena. Il suo sguardo è spento, vaga attorno come se non vedesse bene, poi si muove incerto, ciangottando con le suole delle scarpe in due dita del suo sangue, sparso in un’orrenda gora attorno a lui. Le predatrici sembrano sparite. Poi però ne ricompare una, aggrappata alla schiena di un tizio in canottiera, palestrato e con le braccia coperte di tatuaggi colorati. L’uomo è grande e grosso e porta in giro la signora invasata come fosse uno zainetto, mentre quella cerca di azzannargli il collo….

Quel palestrato potrebbe aiutarci a uscire vivi di qui. Se solo riuscisse a liberarsi dell'invasata...

  • Chissene frega di quell'idiota! Guarda laggiù... Oh, mio Dio! (100%)
    100
  • Ma che cavolo! E' il doppio di lei! Ce la farà, e con il suo aiuto... (0%)
    0
  • Stiamo scherzando? Ormai è stato morso e il suo destino è segnato! (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

9 Commenti

  1. Ciao, ho recuperato i due capitoli.
    Ammetto di non essere un’amante del genere horror, ma tua storia mi sta ispirando un sacco!
    Voto “chissene frega di quell’idiota; guarda laggiù… oh,mio Dio”….
    siamo ancora al terzo capitolo, quindi un altro po’ di descrizione stile horror ci sta.
    Ti seguo. Al prossimo capitolo.

  2. “”Ti ho beccato!” urla soddisfatta in faccia all’uomo disteso”

    Letto tutto d’un fiato, mi ispira tantissimo e ti seguo di sicuro, voglio sapere come prosegue.
    Scritto molto bene, semplice ma coinvolgente.
    Ciao 🙂

  3. Ciao, Marco.
    Benvenuto. non credo di averti mai letto qui. Gli horror mi piacciono, ne ho in mente uno che prima o poi scriverò, intanto mi leggo il tuo. Opterei per il “ti ho beccato!” non so cosa succede nel supermercato, ma trovo che abbiano carrelli troppo piccoli (ci entrano a malapena due cestelli d’acqua e due buste d’insalata 😉 ) basta questo a farmi rabbrividire :-D, scherzo!
    Interessante inizio, il mestiere c’è e si vede, vediamo dove ci porti.
    Alla prossima!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi