Croccantini e carta da forno

Dove eravamo rimasti?

Dopo un esordio mozzafiato, il ritmo cambia. In che direzione andiamo? A questo punto ci starebbe bene un approfondimento sui due protagonisti! (100%)

Verità e conseguenze

E’ passata un’ora. Laura ha avuto una crisi di nervi, poco fa. Comprensibile. E’ stato un bene. Il suo crollo ha bloccato il mio, scatenando una reazione. Non sono un cuor di leone, ma vederla sbroccare deve aver attivato un istinto atavico. Quando ha portato le mani al viso e iniziato a singhiozzare, convulsa, ho scostato i carrelli, eliminando la barriera metallica che ci separava, e l’ho abbracciata senza dire una parola. So di emotività femminile abbastanza per apprezzare la strategia del silenzio. Ho aspettato, girandola piano con le spalle alla porta, in modo che, se avesse riaperto gli occhi, non le sarebbero riapparsi subito i segni dell’orrore.
Dopo si è staccata, con gli occhi gonfi e il trucco sfatto, e mi ha fissato.
-Scusa – ha detto, soffocando l’ultimo singhiozzo.
-Di che? – ho risposto, e le ho allungato dei fazzolettini presi dal carrello.
Senza l’eye liner da dark lady è più carina.
Anche se dimostra i suoi quaranta, forse qualcuno in più.
Piangere le ha fatto bene. E’ rilassata, ora, Mi chiede come faremo a uscire da questo casino.
-Prima bisogna capire quanto sia grande – rispondo.
Mi guarda perplessa.
-Il casino, intendo -.

Due ore e mezzo dopo l’attacco, tutto tace. I telefoni non prendono, sepolti nel vano ascensore. Potremmo premere il bottone, per salire o scendere. Le porte, però, si aprirebbero esponendoci a un attacco dall’esterno. C’è silenzio, fuori, ora che non c’è più nessuno da sbranare. Il negozio, però, non è deserto. Ogni tanto uno di quei mostri, che prima erano poveracci come noi, compare da solo o in gruppo, brancolando tra le corsie e le merci sparse come se cercasse qualcosa. Forse ci fiutano anche qui dentro l, ma non riescono a capire dove siamo. Restiamo immobili, assistendo a quel macabro via vai che, calpestando il sangue a terra, traccia sentieri sempre più scuri e confusi sul pavimento, da una parte all’altra, senza una meta apparente.
-Sai che mi ricordano? – dice Laura – Come quando uno va in giro cercando un prodotto, senza trovarlo. Ti è mai successo? A me capita, e non c’è mai nessuno a chi chiedere, quando ti serve -.
Conclude con una risatina che mi mette i brividi.

-Prima o poi qualcuno verrà, no? – sbotta lei. Sono tre ore e passa, da quando abbiamo bloccato l’ascensore. Siamo qui, incastrati tra i due piani, atterriti dalle figure sinistre che seguitano a vagare tra le corsie piene di cibo intonso, come lupi in caccia di prede umane.
Tutto quel cibo non sembra interessare loro. Vogliono noi.
Ci siamo messi comodi. Fa caldo, lei si è tolta la giacca e le scarpe, e io la felpa. Bevuta una bottiglia d’acqua a testa mi ha permesso, voltata dall’altra parte, di riempirla di urina. La sigillo per bene. Se la versassi nella fossa, manderebbe un odoraccio. Si suda, e questo è un bene, così parte del liquido in eccesso se ne va in quel modo. Poco fa, le ho chiesto se deve andare in bagno.
-La tengo! – ha risposto secca, e ha tirato fuori una sigaretta. In un ambiente chiuso non è una buona idea, ma non ho cercato di fermarla. Per fortuna il suo accendino è scarico e lei, spazientita, ha sibilato a mezza bocca una parolaccia e riposto di nuovo la Marlboro nel pacchetto, in attesa di tempi migliori.
A casa non ha nessuno che l’aspetta, me lo ha detto prima. Solo una mamma anziana, in una casa di riposo non lontana. La vede solo due volte al mese, dice che di più non ce la fa.
-Che lavoro fai? – le chiedo, tanto per chiacchierare.
Ci pensa e, per un attimo, penso che, per qualche motivo che non so, stia per inventarsi una cazzata qualsiasi.
-Faccio le unghie a domicilio – dice, e mi rilasso. Nessuno s’inventerebbe una cosa del genere, per mentire a uno appena conosciuto.
Le dico qualcosa di me, credo di dover ricambiare la sua confidenza.
Quando sente dei miei figli, sgrana gli occhi.
-Tre!? Come fai? -.
Ci pensa mia moglie, ormai, rispondo. Mi ha sbattuto fuori casa e ottenuto l’affidamento esclusivo e abbastanza alimenti da impedirmi di rifarmi una vita decente in qualcosa di meglio di una camera in affitto, in un appartamento condiviso con tre universitari fuori sede.
Perlomeno, non sono finito a dormire in macchina.
-Mi lascia fare la spesa, però – preciso – A lei non è mai piaciuto. Mi invia la lista e gliela porto a casa. In cambio, passo una mezzora con i ragazzi, al sabato. Mi aiutano a metterla a posto. In frigo, nel congelatore, sugli scaffali. Assieme, come fosse un gioco. Sono ancora piccoli. Aurora, la più grande, ha otto anni. Gli manco, lo leggo nei loro occhi, ma si accontentano. Quando cresceranno… -.
Laura mi fissa. Siamo seduti sul fondo dell’ascensore, uno di fronte all’altro, con le gambe allungate. Lei ha le piante dei piedi impolverate. Mi sa che a casa gira scalza.
C’è una domanda, nel suo sguardo. Ma ci conosciamo appena, e non la fa. Mi offre mezza barretta ai mirtilli. Le rispondo che è meglio mangiare prima lo yogurt. Fuori del frigo va a male. Senza grassi non è granché, ma ci riempie la bocca e zittisce il cervello per un paio di minuti. Questo basta.

Il tempo passa, e l'atmosfera nell'ascensore sembra scaldarsi...

  • Un momento! Vi pare il momento di mettervi a fare il gioco della bottiglia? Là fuori è pieno di zombie! (50%)
    50
  • Lei custodisce un oscuro segreto. E' ora che lo sveli... (0%)
    0
  • Banalità ed emozioni forti si mescolano, nel confronto sempre più intenso tra i due protagonisti... (50%)
    50
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

9 Commenti

  1. Ciao, ho recuperato i due capitoli.
    Ammetto di non essere un’amante del genere horror, ma tua storia mi sta ispirando un sacco!
    Voto “chissene frega di quell’idiota; guarda laggiù… oh,mio Dio”….
    siamo ancora al terzo capitolo, quindi un altro po’ di descrizione stile horror ci sta.
    Ti seguo. Al prossimo capitolo.

  2. “”Ti ho beccato!” urla soddisfatta in faccia all’uomo disteso”

    Letto tutto d’un fiato, mi ispira tantissimo e ti seguo di sicuro, voglio sapere come prosegue.
    Scritto molto bene, semplice ma coinvolgente.
    Ciao 🙂

  3. Ciao, Marco.
    Benvenuto. non credo di averti mai letto qui. Gli horror mi piacciono, ne ho in mente uno che prima o poi scriverò, intanto mi leggo il tuo. Opterei per il “ti ho beccato!” non so cosa succede nel supermercato, ma trovo che abbiano carrelli troppo piccoli (ci entrano a malapena due cestelli d’acqua e due buste d’insalata 😉 ) basta questo a farmi rabbrividire :-D, scherzo!
    Interessante inizio, il mestiere c’è e si vede, vediamo dove ci porti.
    Alla prossima!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi