Croccantini e carta da forno

Dove eravamo rimasti?

Il tempo passa, e l'atmosfera nell'ascensore sembra scaldarsi... Banalità ed emozioni forti si mescolano, nel confronto sempre più intenso tra i due protagonisti... (50%)

La storia di Laura

-Hai una Mini, scommetto! – propongo io a un certo punto. Mi sembra il tipo. Almeno mi pareva, prima di vederla senza trucco e occhiali da vamp.
Mi guarda perplessa e poi sta al gioco.
-Una Seicento scassata. Me l’ha passata un’amica, quando si è comprata… la Mini! -.
Sorride e rilancia.
-Tu hai una Punto scassata! -.
La squadro, sdegnato.
Scuoto la testa.
-Smart. Non nuovissima, ma la tengo bene, pulita… -.
-Ok, ho capito. Sei uno precisino. Colore preferito? -.
-Blu -.
-Verde. Animale? -.
-Gatto, tu? -.
-Anch’io, film? –
-Prima tu –tergiverso. Potrei spiazzarla.
-Non vale! Ok… Vi presento Joe Black -.
Brad Pitt dei tempi d’oro…
Tocca a me.
-Don Camillo -.
Aggrotta la fronte, poi le si accende una luce negli occhi.
-Quello in bianco e nero? Piaceva a mio padre, pensa… -.
-Anche al mio, lo guardavamo insieme e ora che se n’è andato… Ho letto anche il libro, di Guareschi -.
-Perfetto. Romanzo preferito? -.
-Il cavallo rosso di Eugenio Corti –.
Tace, non l’ha mai sentito.
Ora mi aspetto trepidante cinquanta sfumature di qualcosa. Invece…
-Orgoglio e pregiudizio – guarda in alto, a sinistra. Ho letto un saggio su PNL e pensiero correlato. O è mancina, oppure è vero.
Jane Austen. L’autrice preferita di Mara.
Mi rabbuio di colpo e anche lei smette di sorridere. Si alza in piedi per recuperare un’altra bottiglia d’acqua.
Un colpo contro le porte, dall’esterno, spezza l’imbarazzo.
Il volto livido di un giovane barbuto, con un gilet di pelle e una maglietta nera intrisa di sangue secco, si schiaccia contro il cristallo.
Lei trattiene a stento un grido, mordendosi una mano, e si ritrae con gli occhi sbarrati dal terrore.
Faccio lo stesso, morso a parte, con il cuore a mille.
Un viso distorto da un ghigno preme sul vetro esterno, lasciando un’orribile chiazza di fluido giallo scuro e grumoso.
Poi il mostro si stacca come se il cristallo lo avesse scottato. Ringhia qualcosa e dalla sua gola esce un suono di metallo grattato, distonico. Si allontana, incespicando su un piede girato di novanta gradi. Qualcuno glielo ha quasi strappato a morsi.
Non mostra dolore. Solo rabbia. E fame.
Il gioco è finito.

-Che hai combinato per farti cacciare da casa? – alla fine lo chiede. Sono le tre. Siamo chiusi qua dentro da più di quattro ore.
Mi ha raccontato di dieci anni di fidanzamento, finito quando ha scoperto, un mese prima di sposarsi, che l’uomo della sua vita non faceva l’avvocato, ma il narcotrafficante. Lo avevano arrestato di notte, a casa sua. Quando i carabinieri avevano fatto irruzione, lei e Carlo erano a letto nudi e avevano finito da poco di fare l’amore. Il matrimonio era saltato, ma lei avrebbe salvato la relazione nonostante tutto. Se non avesse scoperto dal suo avvocato che il fidanzato se la spassava con escort di alto bordo, alle quali girava una quota consistente dei suoi guadagni illeciti.
Aveva testimoniato contro di lui, raccontato tutto quello che sapeva, ne era uscita pulita. Il giudice le aveva creduto. Assolta. Carlo, invece, si era beccato vent’anni.
-Lavoravo da un notaio – mi dice, aspirando lenta la sua Marlboro (a forza di cercare, dalla sua borsa è spuntato un pacchetto di fiammiferi con la pubblicità di un ristorante di Porto Ercole) – Tenere una dipendente, arrestata con un noto criminale, non giovava alla fama dello studio. Sono stata licenziata. Mi sono dovuta reinventare da zero, ma ora va bene. Una mia amica delle elementari, rincontrata per caso nel periodo più buio, mi ha insegnato a fare le unghie con il gel. E’ stata in galera per un po’, per una storia di truffe con gli assegni. Ma è anche l’unica a non essersi schifata di me, quando ero nei guai per colpa di Carlo, e ad avermi aiutato -.
Che roba. Chissà che non sia una mitomane in cerca d’attenzione, che ha inventato una storia in stile romanzo criminale, per nascondere un passato banale.
Aveva messo via gli occhiali, quando ha pianto. Li riprende, come volesse nascondersi dietro le lenti scure. Poi ci ripensa e li ficca in una borsa griffata, probabilmente tarocca. Sono finti, mi spiega, confermando la mia tesi sulla borsa. Li ho presi da un ivoriano, sulla spiaggia di Fregene.
Ha gli occhi di un celeste interessante. Stanchi e arrossati, però.
M’infilo in bocca mezzo Mars, prima che diventi troppo molle, con questo caldo, e rumino con calma cioccolata e caramello, prendendo tempo.
Lei non smette di fissarmi.
La curiosità è donna, dicono, ma qui il problema è un altro.
Siamo chiusi da sei ore in ascensore.
Concentrarci sulle nostre storie ci aiuta a conservare un briciolo di normalità e a tenere a bada l’angoscia che ci divora. Riusciamo a stare assieme senza esplodere.
Mi stupisce. Penso a cosa sarebbe successo se fossi rimasto chiuso qui dentro con Mara, mia moglie…
E poi, scommetto che c’è, da parte sua, una punta di preoccupazione. E se scoprisse che sono stato cacciato perché violento?
Inghiotto l’ultimo boccone, e decido. Lei mi ha detto tutto, che sia o meno la verità. Ora tocca a me.

Anche il protagonista è sul punto di raccontare la sua storia personale, ma...

  • ... chi ha detto che un ascensore d'acciaio è un luogo davvero sicuro? (50%)
    50
  • ... non c'è più tempo. Bisogna trovare un modo per uscire! (25%)
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  • ... era ora! Vogliamo sapere perché è andato via da casa (25%)
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9 Commenti

  • Ciao, ho recuperato i due capitoli.
    Ammetto di non essere un’amante del genere horror, ma tua storia mi sta ispirando un sacco!
    Voto “chissene frega di quell’idiota; guarda laggiù… oh,mio Dio”….
    siamo ancora al terzo capitolo, quindi un altro po’ di descrizione stile horror ci sta.
    Ti seguo. Al prossimo capitolo.

  • Ciao, Marco.
    Benvenuto. non credo di averti mai letto qui. Gli horror mi piacciono, ne ho in mente uno che prima o poi scriverò, intanto mi leggo il tuo. Opterei per il “ti ho beccato!” non so cosa succede nel supermercato, ma trovo che abbiano carrelli troppo piccoli (ci entrano a malapena due cestelli d’acqua e due buste d’insalata 😉 ) basta questo a farmi rabbrividire :-D, scherzo!
    Interessante inizio, il mestiere c’è e si vede, vediamo dove ci porti.
    Alla prossima!

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