Croccantini e carta da forno

Dove eravamo rimasti?

Cos'è più importante, quando si fugge da un negozio infestato da zombie? Allontanarsi il più velocemente possibile, dannazione! Questo non è mica un dannato film! (50%)

Ti prego, fai in fretta!

Esco per primo e guardo veloce da ambo i lati. Abbiamo atteso che nessuno di quei mostri fosse in vista, ma faccio appena due passi a sinistra, verso le scale, quando un rumore attira la mia attenzione. Io e Laura ci immobilizziamo come gatti illuminati dai fari di un’auto in corsa, e restiamo ad ascoltare. Dalla corsia di pasta e riso emerge la zucca pelata di un pensionato. Il maglioncino scuro con le toppe sui gomiti è strappato e penzola sul suo petto scarno come un osceno bavaglino imbrattato di sangue e chissà cos’altro. L’uomo digrigna i denti, serrandoli tanto che li sentiamo stridere tra loro, scoprendo un ghigno infernale che riesce a cancellare dal suo viso gonfio ogni traccia di residua umanità. Ha un paio di occhiali con la montatura nera di plastica, inforcati di traverso sul naso, al quale qualcuno ha staccato la punta con un morso. I suoi occhi spenti guardano in alto, come se attendesse notizie dal piano di sopra, e questo ci regala un attimo prezioso che dobbiamo sfruttare.
Silenzioso come un ninja, almeno spero, percorro i pochi passi che mi separano dalla tromba delle scale. Se riuscirò a svoltare, imboccandole, prima che si giri…
Laura mi segue. Cammina in punta di piedi, scalza, senza preoccuparsi del sangue che imbratta il pavimento. Lascia orme che si confondono con le mie e insieme prendiamo a salire, un gradino alla volta, ascoltando di tanto in tanto i rumori che provengono dal piano interrato che abbiamo appena abbandonato.
La preoccupazione di non attirare l’attenzione del pensionato zombie, o di uno dei suoi nuovi amici, è tale che quasi ci dimentichiamo di quello che ci aspetta di sopra. A ricordarmelo interviene un rumore di passi concitati. Mi blocco e faccio segno a Laura di appiattirsi contro il muro, in attesa. Non abbiamo nulla che possa essere usato come arma. Saremmo una preda fin troppo facile.
Una sagoma passa correndo scomposta, come se calzasse scarpe troppo grandi, rasentando lo scaffale dei deodoranti per poi andarsi a schiantare con gran fracasso contro qualcosa in direzione delle casse. Che diavolo? penso io, mentre al rumore di vetri rotti seguono urla di terrore da far gelare il sangue.
Mi spingo su per i pochi scalini rimasti, tenendomi basso come un marine all’assalto di un nido di mitragliatrici, con il cuore in gola. Ogni minuto che passiamo allo scoperto peggiora le nostre possibilità di farcela.
-No, papà! Per favore, papà! No! Sono io! NO! – urla la voce in falsetto di un adolescente. Raggiungo il pianterreno e mi affaccio prima a destra. Tutto libero, anche se vedo da lontano un terzetto di sagome caracollanti che attraversano il corridoio dei biscotti, diretti verso la gastronomia. Non credo mi abbiano notato, e non sembrano interessati a quello che accade dalle nostre parti, però.
Guardo poi a sinistra, e faccio in tempo a gustarmi l’ultimo atto dell’orribile tragedia familiare che si sta consumando sui frantumi della vetrinetta dei superalcolici.
Un uomo corpulento sui quarantacinque si accanisce sul corpo disteso e scalciante di un quindicenne vestito alla moda. Il ragazzo, nel tentativo di difendersi, sta pugnalando l’altro al ventre con il collo di una bottiglia rotta. Mentre il padre, ormai mutato in orribile creatura antropofaga, lo tiene per il collo, picchiandogli la testa a terra con violenza, mentre cala su di lui con la bocca spalancata…
Fossi l’eroe di un film, avrei una pistola per sparare in testa al mostro e salvare il ragazzino. Invece sono un poveraccio, e in questa realtà impazzita tutto quello che riesco a pensare e a come scappare lontano. Il mio cervello va in corto circuito, mando la prudenza a farsi benedire e spicco anch’io la corsa disordinata di chi a malapena riesce a tenersi in piedi mentre fugge, pieno di adrenalina fino a far scoppiare le arterie.
Mi butto a sinistra, per evitare di passare vicino a quei due, e una scintilla di speranza illumina il mio tetro futuro, sotto forma di porta antipanico che conduce alla zona di scarico merci. Deve essere aperta, perché sul pianerottolo si apre la porta della toilette per i disabili, da mantenere accessibile per legge.
La supero, ricordandomi perfino, con un ultimo barlume di cavalleria, di aspettare Laura, prima di richiuderla. Non c’è modo di bloccarla, purtroppo.
Faccio per lanciarmi sulla maniglia della porta esterna, quando…
-Aspetta! Non ce la faccio… – Laura ha il volto pallido, zoppica e per un attimo penso sia ferita. Poi vedo che si tiene il ventre e capisco.
No, cazzo! Non ora!
-Devo andare in bagno… – mormora lei, con le lacrime agli occhi – Mi dispiace… – la vergogna lotta nel suo sguardo con il dolore che la colica le provoca.
L’animale spaventato dentro di me vorrebbe abbandonarla qui, e amen.
Non posso. Eccomi quindi, un minuto dopo, a montare di guardai, armato con il manico di legno di uno spazzolone lasciato qui da qualche inserviente, fuori della porta del bagno. Sento scorrere l’acqua, Laura deve averla aperta per coprire altri rumori…
Ti prego, fai in fretta.

Laura è in baglo e il protagonista, di guardia fuori, morde il freno...

  • Abbiamo cominciato quest'orribile avventura insieme. Non abbandonerò Laura, a nessun costo! (100%)
    100
  • Un gruppo di zombie preme contro la porta antipanico. Restare qui vuol dire essere travolti. Si salvi chi può! (0%)
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  • Le urla di Laura dall'interno della toilette fanno temere il peggio! (0%)
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9 Commenti

  1. Ciao, ho recuperato i due capitoli.
    Ammetto di non essere un’amante del genere horror, ma tua storia mi sta ispirando un sacco!
    Voto “chissene frega di quell’idiota; guarda laggiù… oh,mio Dio”….
    siamo ancora al terzo capitolo, quindi un altro po’ di descrizione stile horror ci sta.
    Ti seguo. Al prossimo capitolo.

  2. “”Ti ho beccato!” urla soddisfatta in faccia all’uomo disteso”

    Letto tutto d’un fiato, mi ispira tantissimo e ti seguo di sicuro, voglio sapere come prosegue.
    Scritto molto bene, semplice ma coinvolgente.
    Ciao 🙂

  3. Ciao, Marco.
    Benvenuto. non credo di averti mai letto qui. Gli horror mi piacciono, ne ho in mente uno che prima o poi scriverò, intanto mi leggo il tuo. Opterei per il “ti ho beccato!” non so cosa succede nel supermercato, ma trovo che abbiano carrelli troppo piccoli (ci entrano a malapena due cestelli d’acqua e due buste d’insalata 😉 ) basta questo a farmi rabbrividire :-D, scherzo!
    Interessante inizio, il mestiere c’è e si vede, vediamo dove ci porti.
    Alla prossima!

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