Daniele.

Dove eravamo rimasti?

E adesso? Scopriamo chi è Elena (80%)

Il cielo

La luce calava su Milano e Daniele la osservava silenzioso dalla finestra della sua cucina.

Guardare il cielo lo soffocava.

Aveva dodici anni quando la scuola aveva organizzò l’evento  più importante del secolo: una conferenza con un  famoso astronauta.

Daniele sognava da sempre, come molti altri bambini, di poter vedere lo spazio. Credeva che sarebbe stato quello il suo destino, galleggiare in assenza di gravità tra le stelle più luminose. La terra non era il posto giusto per lui.

Quella mattina. Suo padre era di cattivo umore, come sempre. Sua madre era pallida e assente, come sempre ma lui sentiva il cuore martellargli il petto e non riusciva a smettere di sorridere.

Nulla avrebbe potuto rovinare il suo umore. Nulla. Tranne l’astronauta.

«Qual è la cosa che l’ha stupita di più dello spazio?» aveva chiesto Daniele con la voce tremante ed il braccio ancora tutto stirato verso l’alto.

L’uomo lo guardò dritto negli occhi.

«Il cielo. Siamo abituati a pensarlo infinito e invece dallo spazio è solo un alone luminoso attorno alla terra»

Gli aveva rovinato la vita.

Adesso, ogni volta che guardava verso l’alto si sentiva schiacciato. Schiacciato dalla consapevolezza di essere insignificante, in un pianeta insignificante, sotto un cielo inesistente.

«Devi smetterla» lo richiamò Elena seduta di fronte a lui.

«Di fare cosa?!»

«Daniele, stai pensando così forte che riesco a sentire il brusio»

Lui sorrise, ma non rispose.

Aveva un sacco di difetti ma uno dei peggiori era la sensazione autoreferenziale di essere un po’ più intelligente di tutti gli altri e che, di conseguenza, nessun altro si struggesse con quelle domande.

Sappiamo, che se questo fosse vero la scienza non esisterebbe.

«A cosa stai pensando?»

«A nulla di importante»

Elena sollevò le sopracciglia

«a quanto siamo inutili ed insignificanti. Lo sapevi che il cielo non esiste? O meglio, esiste, ma è un piccolo cerchio attorno alla terra visto dallo spazio. Guardalo!» ordinò indicando fuori dalla finestra «sembra non finire mai! Da millenni la gente si perde in riflessioni profonde con il naso in aria. Gli hanno dedicato poesie, opere d’arte, romanzi, canzoni e lui nemmeno esiste.»

Elena rimase in silenzio. Daniele sospirò, sempre più convinto di essere un incompreso.

«Sai» iniziò lei dopo un po’ «a volte guardo la mia libreria e mi crogiolo pensando di aver letto molti più libri della media. Ne ho letti proprio tanti e ne leggerò ancora tanti»

«sì lo so»

«beh questa sensazione dura poco, ad un certo punto mi rendo conto che non avrò mai il tempo per leggerli tutti»

Lui la guardò confuso.

«Ci sono libri nel mondo che non potrò mai leggere. Libri di cui non saprò neppure il nome. Forse mi sto perdendo proprio il più bello, il più adatto a me, e non lo saprò mai perché non ne avrò il tempo.»

In quel momento per Daniele fu tutto più chiaro. Rimase in silenzio e lasciò che lei continuasse.

«La nostra condanna è il tempo»

«E allora cosa faremo?»

«Io userò il mio cercando di conoscere più cose possibili» concluse sorridendo e alzando le spalle «e godendomi il tramonto dalla mia prospettiva».

Si voltarono entrambi verso la finestra. Il sole era tramontato quasi completamente ormai. Di lui non rimaneva che un eco rossastro. Daniele lo trovò bellissimo.  

«Parlando di problemi frivoli, invece, da un po’ non vedo Marco e Veronica»

Daniele sentì una fitta al petto. Non una di quelle retoriche che gli scrittori attribuiscono ai loro personaggi ogni volta che viene nominato il loro amore impossibile. Daniele sentiva davvero la zona dello sterno stringersi in una morsa.

«Beh Veronica lavora sempre, lo sai com’è, Marco invece è stato qui ieri sera»

«dovremmo organizzarci»

«sì, decisamente, la settimana prossima?»

«perfetto» disse lei indossando il cappotto. Poi lo abbracciò ed uscì.

Rimasto solo Daniele lasciò che il senso di colpa lo spintonasse sul divano.

Elena era una sua cara amica da dodici anni ormai. O meglio, era amica di un Daniele inesistente. Della sagoma che durante l’intervista che li aveva fatti incontrare lui le aveva venduto, e che non aveva mai avuto il coraggio di distruggere.

Elena non sapeva nulla di lui. Al contrario, lui sapeva tutto di lei.

Sapeva il titolo del suo libro preferito, quale canzone cantava a squarciagola sotto la doccia, cosa la infastidiva, cosa la lusingava. Sapeva che detestava il modo in cui sua madre riusciva sempre a farla sentire sbagliata. Sapeva che scriveva da sempre, e che la sua prima intervista l’aveva fatta a Ugo l’orsacchiotto, accusato di aver rubato il nastro per capelli della sua bambola.

La conosceva dalla superficie alle viscere.

La loro amicizia era rimasta intrappolata nell’intricata rete di bugie che Daniele le aveva tessuto attorno.

-Bugiardo- gli sussurrava il rimorso all’orecchio mentre il sonno lo trascinava nel buio.

-Manipolatore e bugiardo- fu l’ultima cosa che sentì prima di addormentarsi.

Nel prossimo capitolo

  • parliamo di lavoro (50%)
    50
  • parliamo di soldi (50%)
    50
  • parliamo di casa (0%)
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9 Commenti

  1. C’è stato un tempo in cui soffrivo di un “disturbo narcisistico della personalità”. In realtà soffrivo, o pensavo di soffrire, perché gli altri erano stronzi, non mi capivano, erano superficiali, erano tonti, erano questo ed erano quello. Non era mai colpa mia. Mai.
    Non andavo a dormire con la consapevolezza di inventare balle di continuo. Lo facevo, ma mi reputavo anche molto sincero. Una persona disturbata a quel modo (come ero io) può tenersi in testa tutto e l’incontrario di tutto.
    Da quel poco che ho conosciuto di Daniele, pur non essendo poi così poco, mi pare che non vada troppo lontano da ciò che ero io. Mi sento di solidarizzare con lui.

    • Il confronto con gli altri è sempre difficile.

      Spesso il modo in cui veniamo visti non è quello in cui ci vediamo.
      Di Daniele voglio fare lo stendardo di questo dualismo, spero di riuscirci senza perdermi 🙂

      Daniele sarà felice di sapere che qualcuno si schiera dalla sua parte.

      Grazie per il commento, a presto.

  2. Il meccanismo della bugia sui libri e sul leggere mi ha spiazzato e ipnotizzato. Poi avevo paura che il resto mi avrebbe deluso, ma non è andata così, tut’altro: nutro una certa aspettativa sulla continuazione.

    Critiche? nessuna, semmai una questione di gusto personale (ma non sono mica io l’autore!) Quello che ho letto fin qui meriterebbe di prendere una dozzina di pagine almeno. Magari esagero, ma il senso è quello.
    Forse ci sono singole righe che andrebbero esplose. O forse è qualcosa in me che si ribella alla semplicità delle cose. Credo che siano solo le donne a scrivere a quel modo, totalmente anti-retorico.

    Insomma: brava.

    • La prima volta che mi hanno definita prolissa non è era nemmeno rivolto a me. Avevo al massimo tredici anni e davano “Masterpiece” alla televisione.
      Uno dei giudici disse al concorrente che per essere un bravo scrittore doveva imparare a tagliare. Piansi come una fontana.
      Ancora oggi faccio una gran fatica a non perdermi in mille parole, The Incipit è un grande aiuto in questo. Dovendomi adattare alle 5000 battute non corro il rischio di essere prolissa 🙂 , quindi ti capisco benissimo, anche io mi ribello alla semplicità delle cose.

      Ti ringrazio per il commento, spero che non ti deludano nemmeno i prossimi capitoli.

      A presto

  3. Ciao Adelaide, hai messo tante cose in un capitolo traboccante di sentimenti ed atmosfere. I flashback sono difficili da rendere soprattutto ai primi capitoli quando i personaggi sono pressoché sconosciuti, ma tu ce la farai: tranquilla.
    Bello, mi piace! al prossimo!🙏

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