DIARIO DI UN PASTRY CHEF A COLORI

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio si va in scena, ma all'improvviso... ...un imprevisto davvero serio! (75%)

BIANCO COME IL PANICO NERO COME UN VECCHIO FONDALE

Guardo le tre monete d’argento nella mia mano come se non esistesse altro al mondo, mentre il sottofondo che Stella ha scritto per me al pianoforte esce dalle casse e riempie l’aria come un profumo buono.

Questo numero, provato mille volte, lo presento per la prima volta stasera in pubblico e l’aggiunta della sigaretta elettronica è un moderno tocco di classe.

La prima moneta è un prodigio della micro-meccanica e sparisce in una voluta di fumo, senza che io debba fare praticamente nulla.

La seconda è destrezza di mano pura: uno sguardo, un gesto ed il pugno che il pubblico fissa contiene solo una nuvola di fumo, mentre il mio sorriso si allarga famelico e buona parte del pubblico sta iniziando ad applaudire.

Nemmeno si immaginano di essere già caduti nella rete, perchè inconsciamente nelle loro menti stanno vagliando diverse ipotesi per il gran finale, ma la terza moneta non sparirà: la terza moneta la poso nel palmo della mano della bionda di fianco a me e la invito a chiudere il pugno.

Un ultimo sbuffo dalle mie labbra e con pollice ed indice estraggo dalla sua mano una minuscola biglia di metallo, mentre la ragazza sbigottita mostra a tutti il piccolo disco trasparente al quale ho appena rubato l’anima.

Gli applausi scrosciano come un temporale estivo di quelli che ad aprire l’ombrello non ci pensi proprio, ma ci cammini sotto con la felicità dei bimbi.

Dieci chiamate senza risposta della Strega ed un vocale riassuntivo con la voce tremolante di pianto mi raccontano di un suo rientro oltre l’ improvviso in Italia senza prospettive immediate di rientro. Seguono argomentazioni di affetto smisurato e promesse di varia natura.

Il cilindro mi cade di mano.

Sento distintamente il panico iniziare ad abbeverarsi alla mia giugulare.

Nero.

E’ il momento delle dovute spiegazioni.
Desolato deludere i più, ma non ci sono sabba al chiaro di luna nè giochi di ruolo con etichette e personaggi: la Strega lavorava con me nella prima pasticceria nella quale ero stato assunto all’epoca del mio sbarco qui, una compagnia americana dedita alla produzione seriale di cupcake e altre schifezze realizzate con più chimica che anima.

Da lì ci siamo conosciuti, avvicinati, annusati, studiati, persi e ritrovati, fino al vivere insieme attuale dove lei è tornata al suo antico ruolo di psicologa, mentre io persisto in questo mondo di ricette, cotture, glasse e lievitazioni e sotto lo stesso tetto dividiamo  gioie e dolori, ansie e passioni.

Due novelli Cloack & Dagger, dove una conosce la via per recuperare l’altro dagli abissi più neri dei suoi incubi ed il secondo supporta la prima durante i suoi luminosi momenti di sconforto e le sue crisi epilettriche: già, perché per non farci mancare nulla e non annoiarci è capitato in più di un’ occasione di dover sorreggere il capino e stringere la mano della Strega mentre, straccio in bocca e colorito più bianco del solito, si prepara ad ammortizzare il colpo di una crisi epilettica in arrivo, con occhi rovesciati, corpo che sbatte come spigola appena tirata in barca e tutto il resto.

Annoiarci proprio non ci piace.

La sera prima del mio show stavamo dividendo la mia coperta indiana ed una tazza di tè come fosse una grolla: una delle tante qualità della Strega è che quando le parlo magicamente i miei pensieri trovano una linea logica, mi escono le parole giuste e anche spiegarle le cento cose che mi sono successe di recente diventa facile come improvvisare la favola della buonanotte per tuo figlio, proprio come faceva mio padre.

La promozione di fine Febbraio ha significato oltre ad un aumento di stipendio ottenere la tanto agognata “carta bianca”: non più seguire solo le ricette imposte dalla responsabile generale della compagnia, ma proporre finalmente le mie creazioni.

Giorni di sold-out a tempo di record, giorni di clienti che pubblicavano foto sui loro blog, giorni di camerieri entusiasti che suggerivano i miei dolci ai tavoli.

Giorni, già: dopo dodici giorni il mio regno è crollato in pezzi, sotto i colpi di uno dei pezzi grossi della compagnia che ha contestato all’ head chef la licenza datami di non rispettare i parametri rigorosi della compagnia riguardo la produzione di dolci.

A nulla sono servite le proteste riportanti reazioni di entusiasmo e dati di vendita: la carta bianca andava stracciata in coriandoli.

La prima idea è stata ovviamente un’ uscita in scena da grande diva ferita e incompresa, sbattendo la porta e rompendo qualche stoviglia, ma dopo due giorni di silenzio totale (rifletto meglio in silenzio) anche sul lavoro e questo confronto serale con la Strega, ascolto la mia voce spiegare la necessità di calmarsi, di non fare mosse affrettate e di continuare a fare il proprio lavoro come si deve e quando la voglia di creare qualcosa si farà irrinunciabile meditare sulla possibilità di farlo per sfamare chef e camerieri.

-La parte importante è farlo,no ?- la Strega interviene così e poi continua ad annuire ad ogni mia affermazione.

Rotta tracciata: si percepisce l’odore di grandi cose in arrivo.

Come si inizia a curare un panico tanto violento ?

  • Con un'involontaria apatia (13%)
    13
  • In un posto mai visto prima (13%)
    13
  • In una maniera sbagliata, ma molto intrigante... (75%)
    75
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76 Commenti

  • Bello, brillante, godibile come pochi…
    Vorrei suggerire al protagonista: se si vuole cambiare vita, come prima cosa si dovrebbe fare a meno di quel contenitore di tutte le cose passate che è il telefonino e lasciare che sia un’altra memoria a regalarci, magari, un po’ di nostalgia.
    Al finale, ciao! ?

  • Il senso di straniamento del protagonista e le sue tormentate contraddizioni sono resi molto bene. Alla fine, lui corre da chi continua a “stregarlo” anche da lontano… cosa accomuna maghi e streghe?
    Cito due frasi che ho apprezzato perché sono di per sé un discorso:
    …uno sfregio ad una vita dedicata al tormento creativo.
    …nauseato dall’obbligo dell’interazione sociale tra colleghi
    Risposta in whatsapp

  • Ciao Chef Marc, ho letto con crescente interesse questo tuo racconto e a quest’ultimo episodio ho votato fuoco perché mi sembra che sia il solo elemento a poter essere associato a un animo tanto passionale.
    Molto curiosa di leggere il proseguo, complimentoni

  • Telefonata che gli fa tremare le mani, sia mai che la sposa pentita lo chiama e dice qualcosa di spettacolare!

    No, vabbè, comunque, Marc,…. io niente, stavo copiando una frase pazzesca per riportarla qui per citartela e commentarla, ma subito dopo ne è arrivata un’altra e allora dovevo copiare e incollare pure quella ma subito dopo ne sono arrivate altre due e poi la quarta e la quinta e allora stavo per copiare e incollare qua dentro l’intero episodio. Sei un mostro. Ti adoro.
    Un episodio sulla promessa. La promessa evasa, mai mantenuta, la promessa dichiarata, fatta e che torna. Complimenti.

  • Ciao Chef Marc e Buon anno
    Anche questo capitolo scorre senza sbavature. Ecco, a titolo di esempio, due frasi che mi sono piaciute “… ad aprire l’ombrello non ci pensi proprio, ma ci cammini sotto con la felicità dei bimbi.”
    “… altre schifezze realizzate con più chimica che anima.”
    In una maniera sbagliata ma molto intrigante.
    PS perché il soprannome “Strega”?? Non ricordo.

  • In un posto nuovo, anche se conoscendoti avrei detto con un po’ di apatia… perché tu concepisci il cambiamento sempre dopo lunghi momenti down in cui ti rifugi per assaggiarlo, per assaggiare il cambiamento, prima che si sia verificato. Come lo chef che pregusta e immagina prima di impiattare, come il mago che sogna e crea prima realizzare e mostrare al pubblico. E tu sei tutto questo. Ma sei anche di più.

  • A me piacciono i flashback quando sono ben raccordati al racconto, quindi ti metto alla prova.
    Non hai la tastiera italiana, vero? Ogni tanto salta qualche apostrofo e qualche accento. Per il resto tutto bene, il racconto ha un bell’impasto.
    Merry Xmas

  • Mago, se non avesse avvertito quella strega di Alessandra che eri tornato sotto nuova veste, non ti avrei trovato. E così siamo in tre veterani: tu, Giulia Menegatti e io.
    Ti avrei comunque riconosciuto se avessi letto i primi due episodi: la tua Londra, i tuoi richiami autobiografici, il tuo stile di scrittura. Bravo come sempre.
    La strega.

  • Dal balcone di Serena.

    Questo pezzo mi ha lasciata basita ma ci credo: ” ho dovuto imparare fin da subito che se stai affogando nessuno ti lancerà una ciambella di salvataggio, ma sarà più facile che qualcuno si faccia una zattera con il tuo cadavere.”
    un episodio scritto daddio. sei bravissimo col diario di bordo e le metafore e le emozioni. ora andiamo in balcone…

  • Dritti al ristorante!!!!!
    Magooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
    grande sei tornatooooooooooooooooooooooooo
    lo sapevo che portavo fortuna
    ahahahahahah
    ok, storia intrigante che conoscevo un po’… bellissima….. ti seguo. vieni a sfidarmi! ahahahah

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