DIARIO DI UN PASTRY CHEF A COLORI

Dove eravamo rimasti?

Come si inizia a curare un panico tanto violento ? In una maniera sbagliata, ma molto intrigante... (75%)

GRANDI PROMESSE IRIDATE

Il matrimonio era uno di quei momenti che avevo sotterrato senza croce in un angolo buio della mia memoria, sperando che nè il tempo nè nessun altro avrebbe mai osato una riesumazione.

La mia piccola codarda è di una bellezza lacerante in quell’ abito bianco che qui a noi fortunati del primo banco lascia intravedere una generosa porzione di schiena.

Come negarle la mia presenza nel giorno più importante della sua vita?

Come mascherare il dolore che mi sta consumando il torace dall’interno, per evitare di ferirla a morte?

Come resistere al caldo tropicale di questa minuscola chiesa satura di sconosciuti e a tutti questi punti interrogativi che mi rimbalzano in contemporanea nella testa?

Di lui ricordo a fatica altre informazioni oltre al nome, tra gli amici e i parenti di entrambi nessuna presenza vagamente degna di nota: sento la mancanza della Strega come mai prima.

La zia di lei, fiera portatrice d’odio nei miei confronti fin dai primi istanti, mi squadra da dietro il ventaglio di pizzo con un espressione di pena a stento coperta dal rossetto e dal cerone: so che nemmeno l’alcool mi riuscirà ad alleviare i pensieri.

Questa giornata non finirà mai.

Alla lettura delle promesse di lei ricordo quelle fatte a me la prima sera.

Risucchio aria con la bocca tentando di riempire invano il senso di vuoto devastante.

Non piango. Andatevene tutti a, ma oggi ho deciso di non piangere.

Al bacio degli sposi e conseguente applauso mi dileguo con la scusa del caldo e prendo veloce l’uscita più vicina: l’acquasanta che mi passo sulla fronte sembra bruciarmi la pelle come acido.

Mi sveglio risucchiando l’aria come risalito da un’ apnea infinita, con gli occhi tanto spalancati da farmi male: se continuiamo così uno di questi incubi mi ucciderà. Non so come e non so quando, ma mi ucciderà.

Stasera vado allo staff party, deciso.

Non ne ho alcuna voglia, ho il morale tra la polvere e il pavimento, ma da questa situazione se ne esce soltanto facendo qualcosa di potentemente sbagliato e lo staff party mi sembra terreno fertile per un errore troneggiante e rigoglioso.

Gli occhi di Brigitta poi ieri sembravano promettere grandi cose parlandone, quindi è proprio il momento di un bel salto nel vuoto senza rete. Bendato.

Lo staff party è una situazione della quale avevo conoscenza solo grazie a libri e film, ma che ho iniziato a vivere sulla pelle qui in Londra.

Come nelle compagnie precedenti anche in questo riscontro i medesimi comportamenti, le medesime situazioni, mentre mi aggiro tra i vari capannelli di soggetti addobbati seguendo il tema della festa, per una volta meno annoiato del solito, prendendo appunti sul cellulare con lo sguardo curioso di Ivan Pavlov che osserva i suoi amati cani.

Più dei costumi o degli atteggiamenti festaioli mi ha sempre fatto specie la concezione dello staff party nella testa dei più come un momento al di fuori della normale concezione del tempo, come se la mattina seguente nessuno si ricorderà più quello che è stato visto, sentito, detto e fatto.

Ingestione alcolica senza vergogna, approcci non esattamente da quarta pagina del Galateo con qualsiasi soggetto si muova e respiri dignitosamente, consumo stupefacente di qualsiasi sostanza.

Senza negarsi poi di intasare i social con foto-testimonianze dello sfacelo.

E si che di psicologia io ho dato giusto qualche esame all’ università, ma forse il resto lo ha fatto la pratica sul palcoscenico, riguardo i meccanismi della mente umana: una sera sola di festa può tranquillamente compromettere la tua immagine nel seguito della storia ed io non ho voglia di venire guardato come un tossico o come un vecchio porco  da domattina.

Ho bevuto e fumato quanto basta, ma senza fretta e con contegno. La testa è finalmente leggera, è almeno un paio d’ore che non guardo il telefono per controllare se ci sono messaggi della Strega e quando Serena è spuntata fuori da non so dove e mi è saltata al collo mi è anche venuta voglia di sorridere.

Però ora ultima birra  e poi un inchino, giù il cappello da chef e tanti saluti, che noi domattina si ha una cucina da avviare.

Brigitta mi aspetta fuori  nel parcheggio del locale: ha smesso i panni della cameriera, che comunque male non le stanno ed indossa un top che definire riduttivo è riduttivo.

 La sua cadenza dell’ Est mi fa dimenticare tutto in un momento e i suoi occhi mi dicono che è la serata dove le grandi promesse verranno mantenute.

Tempo di una forte scossa emotiva per il nostro chef sopito

  • Con un incidente ( in che senso chef? ) (0%)
    0
  • Con una telefonata che gli fa tremare le mani (100%)
    100
  • Con un incontro imprevisto (0%)
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76 Commenti

  • Bello, brillante, godibile come pochi…
    Vorrei suggerire al protagonista: se si vuole cambiare vita, come prima cosa si dovrebbe fare a meno di quel contenitore di tutte le cose passate che è il telefonino e lasciare che sia un’altra memoria a regalarci, magari, un po’ di nostalgia.
    Al finale, ciao! ?

  • Il senso di straniamento del protagonista e le sue tormentate contraddizioni sono resi molto bene. Alla fine, lui corre da chi continua a “stregarlo” anche da lontano… cosa accomuna maghi e streghe?
    Cito due frasi che ho apprezzato perché sono di per sé un discorso:
    …uno sfregio ad una vita dedicata al tormento creativo.
    …nauseato dall’obbligo dell’interazione sociale tra colleghi
    Risposta in whatsapp

  • Ciao Chef Marc, ho letto con crescente interesse questo tuo racconto e a quest’ultimo episodio ho votato fuoco perché mi sembra che sia il solo elemento a poter essere associato a un animo tanto passionale.
    Molto curiosa di leggere il proseguo, complimentoni

  • Telefonata che gli fa tremare le mani, sia mai che la sposa pentita lo chiama e dice qualcosa di spettacolare!

    No, vabbè, comunque, Marc,…. io niente, stavo copiando una frase pazzesca per riportarla qui per citartela e commentarla, ma subito dopo ne è arrivata un’altra e allora dovevo copiare e incollare pure quella ma subito dopo ne sono arrivate altre due e poi la quarta e la quinta e allora stavo per copiare e incollare qua dentro l’intero episodio. Sei un mostro. Ti adoro.
    Un episodio sulla promessa. La promessa evasa, mai mantenuta, la promessa dichiarata, fatta e che torna. Complimenti.

  • Ciao Chef Marc e Buon anno
    Anche questo capitolo scorre senza sbavature. Ecco, a titolo di esempio, due frasi che mi sono piaciute “… ad aprire l’ombrello non ci pensi proprio, ma ci cammini sotto con la felicità dei bimbi.”
    “… altre schifezze realizzate con più chimica che anima.”
    In una maniera sbagliata ma molto intrigante.
    PS perché il soprannome “Strega”?? Non ricordo.

  • In un posto nuovo, anche se conoscendoti avrei detto con un po’ di apatia… perché tu concepisci il cambiamento sempre dopo lunghi momenti down in cui ti rifugi per assaggiarlo, per assaggiare il cambiamento, prima che si sia verificato. Come lo chef che pregusta e immagina prima di impiattare, come il mago che sogna e crea prima realizzare e mostrare al pubblico. E tu sei tutto questo. Ma sei anche di più.

  • A me piacciono i flashback quando sono ben raccordati al racconto, quindi ti metto alla prova.
    Non hai la tastiera italiana, vero? Ogni tanto salta qualche apostrofo e qualche accento. Per il resto tutto bene, il racconto ha un bell’impasto.
    Merry Xmas

  • Mago, se non avesse avvertito quella strega di Alessandra che eri tornato sotto nuova veste, non ti avrei trovato. E così siamo in tre veterani: tu, Giulia Menegatti e io.
    Ti avrei comunque riconosciuto se avessi letto i primi due episodi: la tua Londra, i tuoi richiami autobiografici, il tuo stile di scrittura. Bravo come sempre.
    La strega.

  • Dal balcone di Serena.

    Questo pezzo mi ha lasciata basita ma ci credo: ” ho dovuto imparare fin da subito che se stai affogando nessuno ti lancerà una ciambella di salvataggio, ma sarà più facile che qualcuno si faccia una zattera con il tuo cadavere.”
    un episodio scritto daddio. sei bravissimo col diario di bordo e le metafore e le emozioni. ora andiamo in balcone…

  • Dritti al ristorante!!!!!
    Magooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
    grande sei tornatooooooooooooooooooooooooo
    lo sapevo che portavo fortuna
    ahahahahahah
    ok, storia intrigante che conoscevo un po’… bellissima….. ti seguo. vieni a sfidarmi! ahahahah

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