DIARIO DI UN PASTRY CHEF A COLORI

Dove eravamo rimasti?

Scegliamo un elemento per il prosieguo della storia Fuoco (67%)

DRAMMATICAMENTE ETEREO

La fiamma della candela trema nel buio della stanza. Questo tipo di esercizio di meditazione mi aiuta da sempre. Fissare il fuoco, rallentare i respiri, fare ordine nella testa.

Non aver quasi alcun tipo di stimolo visivo attorno in qualche modo ti costringe a concentrarti su quello che hai in testa.

Cera, stoppino, cuore della fiamma, cresta della fiamma.

Rallentare. Respirare. Rallentare.

Vanessah è una stagionale che negli intervalli della sua vita universitaria torna in Londra per fare qualche soldo lavorando in sala.

Capire cosa abbia innescato la miccia è impossibile, ma le mura sono crollate, il castello è un cumulo di macerie: ora sento tutto e ho l’ impressione che farà un male d’ inferno.

Sorrisi e battute innocenti sul lavoro, quelle guance che nei momenti di punta della giornata diventavano di una tonalità splendida di rosso, un paio di abbracci spontanei, quella bellezza fatta di una gonna di jeans e una t-shirt, senza bisogno di un filo di trucco o di nessun altro artificio.

Devo fermare la proiezione del film che ho in testa.

Domani le parlo.

Rallentare. Respirare. Rallentare.

Cera, stoppino, cuore della fiamma, cresta della fiamma.

***

Ci sono i miei. Ci sono mio fratello e sua moglie.

C’è mia nonna che singhiozza e sgrana il rosario.

C’è il Domu che è talmente in imbarazzo e ha talmente voglia di andarsene che nemmeno si mette a sedere.

C’è quel dannatissimo velo bianco che ho sempre trovato antiquato a qualsiasi cerimonia religiosa abbia partecipato.

Mio padre guarda in basso con la testa talmente piegata che temo non la rialzerà mai.

Ci sono un sacco di sedie vuote ed un silenzio che è uno sfregio ad una vita dedicata al tormento creativo.

Che veglia squallida.

A stento c’ è la mia famiglia a commemorare, con un solo amico, che nemmeno mi guarda e cerca la porta con gli occhi, calcolando in mente i tempi e i modi della fuga.

La musica, mettete della musica e che diamine! Il vecchio stereo è ancora lì in salotto, imponente come un totem: ci ascoltavamo le musicassette degli Oasis e degli Smashing Pumpkins io e Claudio mentre facevamo i compiti, scommetto che funziona ancora.

Non dico qualcosa di mio gusto, vi lascio libera scelta, tanto i vostri gusti li conosco e più o meno mi vanno anche bene, ma mettete un pezzo, alzate il volume, coprite in qualche modo il dolore lacerante che sento provenire da mia madre e che mi sta facendo morire una seconda volta.

***

Gli incubi riguardo la mia morte sono tornati: mi sveglio in preda al panico, in un gorgo di coperte e lenzuola che mi tiene stretto e mi trascina giù, di riaddormentarsi poi non se ne parla.

Il riassunto di per sè sarebbe asciutto e logico: hai preso una sbandata per una collega più giovane di te, che nemmeno vive in città, ci hai parlato e a prescindere da tutto il resto ha già il ragazzo. Fine. Succede.

Però fatichi a spiegarti cosa è scattato vero?

Hai sentito lo scatto del contagiri che certificava un altro fallimento emotivo-sentimentale, hai sentito gli argini scricchiolare e cedere di fronte alla piena della statistica, ingrossata da questo episodio numero X, ti sei improvvisamente ricordato di quanti anni stai per compiere e hai capito che anche questo Natale al cenone ti presenterai con la mano in tasca e non in quella di qualcun altro.

Quindi la reazione più immediata è stata quella di lasciarsi andare, di staccare uno per uno i tiranti che ti tengono legato qui, per galleggiare, costretto qui da uno o due cavi rimasti.

Sul lavoro, nauseato dall’ obbligo dell’ interazione sociale tra colleghi hai limitato il dialogo a meno del minimo: la voce è di una tonalità che non riconosci come tua e ti limiti veramente ai sì, chef e ai no, chef.

Quando qualcuno ti rivolge la parola e gli devi rispondere metti insieme qualche concetto, ma mai ricambiando lo sguardo, le tue pupille sono oltre la spalla del tuo interlocutore, oltre i muri dell’ Hermione, oltre la Manica.

Non sei stato ancora licenziato perchè probabilmente vanti un certo credito e anche se in maniera preoccupante (lo vedi gli altri come hanno iniziato a guardarti, a guardare le tue occhiaie) il tuo lavoro lo svolgi comunque: il fatto di non dormire quasi più ha portato una certa iperattività di conseguenza e mastichi ore di lavoro come gomme americane, sempre galleggiando, senza sentire la fatica, sempre presente, ma etereo, a due spanne da terra, trattenuto da quei due ultimi fili.

Viviana, la sous chef ha ritenuto opportuno non fare domande, ma ti ha dato muto sostegno, non pressandoti, non facendoti rapporto, realizzando addirittura che da qualche giorno non chiedi più da mangiare e ieri è arrivata con un piatto di pasta di sua sponte. Fare squadra probabilmente è anche questo.

Quante altre notti così riuscirai a reggere? Quante altre visioni di morte sei in grado di affrontare senza perdere definitivamente la testa? Ne vale veramente la pena?

Vomito tutta la storia in un vocale biblico, lo mando alla Strega e poi vado in aereoporto.

Tenerife sarà ancora una volta la terapia.

Intervento della Strega a Tenerife

  • con una lettera lasciata in mani fidate (17%)
    17
  • con un regalo che aspetta lo chef già sul posto (67%)
    67
  • con un lungo vocale di risposta in whatsapp (17%)
    17
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