DIARIO DI UN PASTRY CHEF A COLORI

Dove eravamo rimasti?

Intervento della Strega a Tenerife con un regalo che aspetta lo chef già sul posto (67%)

FOGLIE D AGAVE E PIUME DI CORVO

Qui a Tenerife il tempo sembra non scorrere più, come fossimo sempre sott’acqua: siamo ai limiti dell’esperienza extra-corporea.

Gabi è un sensualissimo cartone animato, gran fisico e humor fanciullesco che si sposano alla perfezione; dagli ultimi messaggi ha capito come stavano le cose e fuori dall’ aeroporto mi corre incontro, mi abbraccia e poi mi passa una pipa di terracotta decorata con piume di corvo e foglie d’agave:

aspiro una nuvola balsamica che subito mi riempie i polmoni.

-Iniziamo a rimettere insieme i pezzi del vaso…-sussurro ad occhi chiusi, mentre lei ride e mette in moto.

La prima conseguenza tangibile della cura qui sull’ isola è stata una notte senza incubi: mi sono svegliato incredulo e rigenerato; Gabi mi aspetta al tavolo con caffè, pancake e banana.

Oggi lei lavora ed io faccio il turista nel centro del paesello; il cellulare vibra sul tavolino di legno del bar: la foto di Serena in camicia gialla,che certifica la sua promozione officiale da cameriera  a manager di sala, fa concorrenza al sole e mi fa sentire insensatamente orgoglioso.

“Torna presto. Dobbiamo festeggiare. Mi manchi”

Giornate già belle di loro, che diventano fantastiche.

Cucinare per le persone a cui vuoi bene è uno dei quadri della mia pinacoteca emotiva: questa è la sera dei blondies, perchè il vero genio è prendere un concetto colonna come quello dei brownies ed apportare una sola indelebile geniale modifica, come in questo caso l’ utilizzo del cioccolato bianco invece del fondente.

Gabi felice lecca le briciole dal piatto.

Andare a caccia di onde  è una delle cose più belle e faticose che io abbia mai fatto: mi viene spiegato come si legge il mare per evitare le zone di pericolo e la sabbia nera della spiaggia dei Giganti mi sembra veramente non finire mai.

Gabi decide di finire il pomeriggio in topless, mentre mi parla di piante sacre e tradizioni del suo popolo.

 Stanotte niente incubi, ma il sonno tarda ad arrivare: noto sul cornicione della finestra qualcosa che sicuramente ieri non c’era.

E’ una scatola color rame con degli ingranaggi a vista, a metà tra un carillon e uno scrigno. Giro delicatamente la manovella che spunta dal fianco e mi sfugge un sorriso al suono di quella classica buffa melodia che qualsiasi lettore si aspetterebbe; all’ultima nota il coperchio si apre, svelando uno dei suoi anelli e la voce della Strega si diffonde nel buio della sera:

“Tu ora non lo vedi, ma sei un gigante…

Farà male, perchè ti devo mentire? Ma tutto quello che si può fare lo faremo insieme…”

Non so da quanto tempo è sulla porta, ma quando Gabi mi vede sorridere, nonostante gli occhi fradici capisce che anche questa notte è un passo avanti e decide di non lasciarmi da solo: tira indietro il lenzuolo, posa la pipa sul comodino e si accomoda nel letto.

Credo che questa sarà la sesta notte consecutiva senza incubi. Un record.

Oggi siamo in un piccolo borgo di pescatori a mezz’ora dal paese, fatto di reti e piastrelle bianche e blu.

Da una finestra esce un pezzo che ha un sapore buono di Buena Vista social Club. Il sole ci raggiunge lo stesso, nonostante questo angolo sembri essere nascosto dal resto del mondo: probabilmente conosceva la strada.

E’ il momento della muta e della pulizia della maschera prima di immergersi.

Mi sento un ibrido tra un ectoplasma ed un guardone, mentre fluttuo sopra ad un’ Atlantide grigia ed azzurra, in un silenzio che sa di beneficio.

Sono abbastanza certo di stare respirando, ma non ne sono convinto: le cose importanti in questo momento sono altre.

Non sono più nemmeno certo se ai piedi porto le pinne o mi sono evoluto in qualche modo per adeguarmi alla vita qui sotto.

Pesci affusolati come flauti si inseguono tra le alghe là sotto, mentre altri gialli e neri sono impegnati in una danza lentissima vicino ad uno scoglio a forma di ancora.

Vedo Gabi qualche decina di metri più in là, circondata dall’ indifferenza di un banco di pesci blu elettrico, che la prendono probabilmente per una di loro, mentre si muove sinuosa con ai piedi delle pinne lunghissime ed una macchina fotografica in mano, come una modernissima sirena.

Non so da quanto tempo siamo qui, ma decido di risalire solo ad un suo segnale con la mano, anche se con un certo dispiacere all’ idea di lasciare questa città senza tempo.

E’ il cellulare a ricordarmi che domattina devo tornare a Londra. Io me lo ero completamente scordato giuro.

Stiamo mangiando cioccolato e leggendo, immersi ognuno nel proprio libro: un ossessivo compulsivo ed un’ affetta da deficit dell’attenzione  insieme sullo stesso divano.

Sembriamo una bizzarra e moderna sit-com. Siamo buffi il giusto ed il mix funziona.

Gabi è in mutande e maglietta dei Clash. Si allunga verso di me e mi abbraccia, biascicando che lei non è per i congedi lacrimevoli e che tanto tornerò presto; lascia la pipa sul tavolinetto quindi si alza e scompare in camera sua.

Io punto quattordici sveglie, sperando di sentirne almeno una.

Questa isola comunque qualche effetto lo ha provocato. Innegabile.

Qualcosa porterà lo chef una volta tornato dall'aeroporto di corsa

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