DIARIO DI UN PASTRY CHEF A COLORI

Dove eravamo rimasti?

Qualcosa porterà lo chef una volta tornato dall'aeroporto di corsa al ristorante (100%)

LA STRADA PER TORNARE E’ LASTRICATA DI MENTA E POLAROID

Sto riempiendo fogli su fogli con progetti nel medio-breve e cose da fare: il tavolinetto pieghevole è ormai coperto sotto una pila di appunti. Non ci posso fare niente, non mi posso fermare e sto tollerando a fatica di essere ancora sull’ aereo e di non poter iniziare ad agire.

Quando esaurisco la carta soffio sul finestrino ed inizio a scrivere con il dito nella condensa: la mia vicina di posto mi guarda terrorizzata e decide che fingere di dormire potrebbe salvarle la vita.

Questo viaggio mi ha aiutato a maturare riflessioni che forse covavo da tempo, ma che non avevo il coraggio di ascoltare ed affrontare. E’ arrivato il momento e non va buttato via nemmeno un secondo.

Entro all’ Hermione con ancora la carta d’ imbarco nella tasca dei jeans ed il trolley saturo che fatica a mantenere il mio passo: sto per offrire agli chef un signor antidoto contro la noia di un mercoledì pomeriggio qualunque.

-Queste sono le mie dimissioni chef. Due settimane e sono fuori, come da contratto…-

Mi godo il silenzio, i balbettii e le bocche aperte fino all’ultimo sorso, prima di uscire dal ristorante.

Il pericolo di queste sensazioni è che tendenzialmente fatico ad arginarle, a definirne il limite.

Torno a casa ed inizio a svuotare cassetti, ordinare faldoni e fogli sparsi, a spostare, impilare e selezionare, ma soprattutto a cestinare.

Camera sembra qualcosa a metà tra un archivio e una Guernica ed io sono sudato e coperto di polvere.

Accendo i fuochi sotto a tutte le caffettiere che trovo per lo sprint finale: questo sicuramente mi servirà, di questo sicuramente non ne avrò più bisogno, questo magari mi potrà servire, ma lo sacrifico volentieri per uno spazio più ordinato e pulito in cui poter riflettere lucidamente.

Finito: lascio fuori dall’ingresso due sacchi della spazzatura e mi sdraio sul letto con una busta piena di Polaroid. Dalla prima la Strega mi fa una boccaccia, con sullo sfondo casa nostra il primo giorno, con ancora le valigie da disfare e tre dita di polvere sui mobili.

***

Treviglio mi accoglie tra le sue braccia come una madre, senza fare domande e con il caldo affetto di sempre: sento nelle vene e tra i suoi vicoli quella sensazione instabile ed inebriante di essere un magma plasmabile in qualsiasi forma, di avere un futuro dove posso fare qualsiasi cosa.

La settimana in Basilicata mi ha fatto davvero bene. Ho conosciuto gente

che mi ha aiutato, persone che mi hanno ricordato che c’è ancora tantissimo oltre i confini del tuo dannatissimo orto.

Pantaloni sotto al ginocchio e scarpe da ginnastica sformate, perchè i Korn hanno dettato la moda di una generazione, mi siedo sugli scalini dietro al vecchio cinema con un gelato e penso che nonostante tutto le cose andranno bene.

E’ in quel momento che il cellulare rompe tutta la poesia: lo sento scottare tra le mani ancora prima di leggere il nome.

La mia Piccola Codarda si esibisce nella sua telefonata quotidiana da donna sposataopococimanca, seguendo il filone del vorreicherimanessimoamici.

Convenevoli, riassunto della giornata ed un imbarazzo e un tono forzato da accanimento terapeutico emotivo relazionale: siamo i protagonisti sul palcoscenico la sera della prima di Ode allo Squallore.

Capisco troppo tardi di aver messo il piede in fallo quando le accenno a nuove conoscenze oltre la Manica e alla seria possibilità di mollare tutto e cercare fortuna a Londra.

-Per finire a fare il cameriere?-

Sei colpi di pistola pronunciati con una leggerezza ed una nota acida che mi perforano il cuore senza passare dal via.

Mi rendo conto in quel momento che quel minimo che sto provando a ricostruire aveva le fondamenta su di un filo di tela di ragno.

Sfiducia purissima, non tagliata.

Se io ho rinunciato al futuro non vedo perchè debba insistere tu, povero illusionista illuso.

Quelle parole che si ripetono come un grottesco eco distorto.

Per finire a fare il cameriere.

Per finire a fare il cameriere.

Per finire a fare il cameriere.

***

Mi alzo dal letto con i battiti a mille, ma in qualche modo capisco di non essere totalmente cosciente; annaspo con gli occhi a mezz’asta per la camera e percepisco vagamente una figura che mi si avvicina: è come guardare attraverso un vetro smerigliato. Qualcuno sta bruciando della menta e non so come ma realizzo che sulla parete di fronte a me è stato tirato una sorta di telo. Mi piace parecchio la menta e questo in pochi lo sanno.

Sento frusciare di piedi piccoli e qualcuno mi forza a stringere le dita attorno a qualcosa: con il pennello grondante colore inizio a riprodurre Treviglio mia adorata, il vicolo, il gelato ed il male generato dall’ epilogo di quella telefonata.

Ho gli zigomi fradici quando lascio cadere il pennello e definisco gli ultimi dettagli con le mani intinte nella vernice.

Mi accascio sul letto, biascicando poche parole confuse:

-questa volta ho avuto paura di non tornare…-

La Strega mi si acciambella vicino come un gatto e mi appoggia una mano in cima al torace:

-Ti avrei riportato da me, anche fossi finito all’ inferno…-

Il finale sarà un' ode al cambiamento. Scegliete la location !

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76 Commenti

  • Bello, brillante, godibile come pochi…
    Vorrei suggerire al protagonista: se si vuole cambiare vita, come prima cosa si dovrebbe fare a meno di quel contenitore di tutte le cose passate che è il telefonino e lasciare che sia un’altra memoria a regalarci, magari, un po’ di nostalgia.
    Al finale, ciao! ?

  • Il senso di straniamento del protagonista e le sue tormentate contraddizioni sono resi molto bene. Alla fine, lui corre da chi continua a “stregarlo” anche da lontano… cosa accomuna maghi e streghe?
    Cito due frasi che ho apprezzato perché sono di per sé un discorso:
    …uno sfregio ad una vita dedicata al tormento creativo.
    …nauseato dall’obbligo dell’interazione sociale tra colleghi
    Risposta in whatsapp

  • Ciao Chef Marc, ho letto con crescente interesse questo tuo racconto e a quest’ultimo episodio ho votato fuoco perché mi sembra che sia il solo elemento a poter essere associato a un animo tanto passionale.
    Molto curiosa di leggere il proseguo, complimentoni

  • Telefonata che gli fa tremare le mani, sia mai che la sposa pentita lo chiama e dice qualcosa di spettacolare!

    No, vabbè, comunque, Marc,…. io niente, stavo copiando una frase pazzesca per riportarla qui per citartela e commentarla, ma subito dopo ne è arrivata un’altra e allora dovevo copiare e incollare pure quella ma subito dopo ne sono arrivate altre due e poi la quarta e la quinta e allora stavo per copiare e incollare qua dentro l’intero episodio. Sei un mostro. Ti adoro.
    Un episodio sulla promessa. La promessa evasa, mai mantenuta, la promessa dichiarata, fatta e che torna. Complimenti.

  • Ciao Chef Marc e Buon anno
    Anche questo capitolo scorre senza sbavature. Ecco, a titolo di esempio, due frasi che mi sono piaciute “… ad aprire l’ombrello non ci pensi proprio, ma ci cammini sotto con la felicità dei bimbi.”
    “… altre schifezze realizzate con più chimica che anima.”
    In una maniera sbagliata ma molto intrigante.
    PS perché il soprannome “Strega”?? Non ricordo.

  • In un posto nuovo, anche se conoscendoti avrei detto con un po’ di apatia… perché tu concepisci il cambiamento sempre dopo lunghi momenti down in cui ti rifugi per assaggiarlo, per assaggiare il cambiamento, prima che si sia verificato. Come lo chef che pregusta e immagina prima di impiattare, come il mago che sogna e crea prima realizzare e mostrare al pubblico. E tu sei tutto questo. Ma sei anche di più.

  • A me piacciono i flashback quando sono ben raccordati al racconto, quindi ti metto alla prova.
    Non hai la tastiera italiana, vero? Ogni tanto salta qualche apostrofo e qualche accento. Per il resto tutto bene, il racconto ha un bell’impasto.
    Merry Xmas

  • Mago, se non avesse avvertito quella strega di Alessandra che eri tornato sotto nuova veste, non ti avrei trovato. E così siamo in tre veterani: tu, Giulia Menegatti e io.
    Ti avrei comunque riconosciuto se avessi letto i primi due episodi: la tua Londra, i tuoi richiami autobiografici, il tuo stile di scrittura. Bravo come sempre.
    La strega.

  • Dal balcone di Serena.

    Questo pezzo mi ha lasciata basita ma ci credo: ” ho dovuto imparare fin da subito che se stai affogando nessuno ti lancerà una ciambella di salvataggio, ma sarà più facile che qualcuno si faccia una zattera con il tuo cadavere.”
    un episodio scritto daddio. sei bravissimo col diario di bordo e le metafore e le emozioni. ora andiamo in balcone…

  • Dritti al ristorante!!!!!
    Magooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo
    grande sei tornatooooooooooooooooooooooooo
    lo sapevo che portavo fortuna
    ahahahahahah
    ok, storia intrigante che conoscevo un po’… bellissima….. ti seguo. vieni a sfidarmi! ahahahah

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