Dove eravamo rimasti?
L’ultimo Vicolo
All’epoca mi chiamavano ancora Lorenzo e mi credevano uno bravo.
Quell’anno non era neanche arrivato luglio e faceva già un caldo africano. Avevo due scelte: pagare o andarmene. Sarei andato a Vicolo, magari ci sarei pure rimasto a vivere, che tanto a Roma mi restava poco da fare, a parte impiccarmi.
Non avevo capito che Vicolo non era un paese, neppure una zona, Vicolo era una trappola.
Al cortile condominiale di Vicolo Stretto erano tutti in fibrillazione, pareva che un tizio del mondo reale sarebbe arrivato da un giorno all’altro. L’avevano saputo i capi mafia della Sicilia vera, quella che stava nel mezzo e nel centro, quella che alcuni venivano da lì e altri no. Pare che a Vicolo Stretto sarebbe arrivato l’uomo del giudizio.
«Ma chi è questo?», aveva domandato la sora Assunta, nel suo dondolo di vimini con la calza e i ferri in grembo.
«Un poliziotto», aveva risposto da lontano Marcio, il pizzaiolo del condominio, mentre infilzava l’impasto con la punta dell’indice facendolo girare in alto come un disco.
«No», aveva azzardato Antonio, il vicino di casa, davanti al fuoco che zampillava scintille, «Giornalista».
«Quelli sono pure peggio della polizia», aveva replicato la sora Assunta col ferro da calza puntato contro di lui.
Virginia, che ormai mi ignorava e non le interessavo più, era sbucata da sotto il tavolo e aveva urlato: «è lui! È lui!».
In quel momento ognuno dei presenti aveva interrotto quello che stava facendo, e anche le chiacchiere e gli schiamazzi si erano zittiti. Ognuno si era voltato a fissare in modo torvo il malcapitato che si era affacciato.
«Scusate», aveva detto il tizio, «sono un redattore del Condemonio, un giornale di Roma. Cerco un collega scomparso da mesi. Le ultime notizie lo dicevano quaggiù per un incarico. Per caso qualcuno di voi lo ha visto? Alto, moro, belloccio…».
Avevo alzato gli occhi e la telecamera a circuito chiuso con un ronzio stanco si era mossa da lui a me. D’istinto avevo calato meglio il cappuccio sulla testa e mi ero ritratto nell’antro più buio del cortile.
Esperio aveva schioccato le labbra e mosso il mento in segno di scherno, «Qui di colleghi romani non ne abbiamo!».
«Lorenzo!», aveva esclamato Virginia.
Sì, il mio nome era nei suoi appunti, il giornalista leggeva e annuiva, «Esatto».
«Lorenzo è stato portato sulla Torre d’Avorio.»
«Ah, bene, e dove posso trovare la, insomma questa Torre?»
Si erano messi a ridere tutti insieme, sonori e sguaiati come trombe alla festa.
«La Torre non esiste», aveva detto la sora Assunta.
Ma subito Virginia le aveva gridato contro: «Non ci provare, sora Assunta! La Torre esiste eccome, Lorenzo è mio amico, e questo signore lo accompagno io!».
Gli aveva preso la mano e insieme si erano allontanati mentre lei gli si strusciava addosso come una gatta che fa le fusa.
Accanto a me, Martina aveva sbuffato, «’Sti bastardi. Resteremo qui dentro a vita. A saperlo, col cazzo che venivo a cercare il mio cane».
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Grazie a tutti voi per aver giocato con la mia storia. The Incipit resterà sempre nel mo cuore. Mi ha salvata, e io non dimentico. Vi aspetto su Amazon, con i miei romanzi. Io sono Alessandra Star. Buona scrittura a tutti voi.

03/07/2020 at 16:27
Recuperato questa tua storia tutta d’un fiato, con un mezzo sorriso di incredulità stampato sul volto.
Ho già messo nel carrello Amazon uno dei tuoi libri.
Scusa il ritardo, come un matto in Condemonio avevo bisogno di tempo.
29/02/2020 at 14:19
Bravissima Ale e scusa il ritardo.
Una buona storia, scritta benissimo e con un finale che ci sta. Avercene, ché quando mi chiedono cosa cerco in un libro di solito rispondo: una buona storia, scritta bene… e talvolta mi viene da pensare a te.
Auguri per la tua nuova avventura… lì da quelle parti ci sono anch’io…
28/02/2020 at 16:11
Non posso che farti i complimenti per questa storia che mi ha rapito fin dall’inizio! 🙂
27/02/2020 at 16:32
Bellissima chiusura, inaspettata e forse in fondo logica… Brava! A presto cara.
26/02/2020 at 23:18
Un bellissimo racconto “alla Buzzati” dove ti rimane sul palato la sensazione di non aver avuto a sufficienza, ma poi capisci che era esattamente la misura perfetta.
Classe pura.
Grazie Ale.
Ps The incipit ha salvato anche me, e tu sai come…