I GIORNI D’INVERNO.

Dove eravamo rimasti?

Chi è che si è impiccato ed è davvero lui il colpevole? è solo una pedina di qualcosa di molto più grande (100%)

CAPITOLO 5.

A sentire quelle parole, il peso che attanagliava lo stomaco di Marco come un’oscura, pesante mano, si dissolse.
<< Chi è? >> domandò ad Andrea.
<< Luigi Pagani, quello strano che abitava alle case popolari.>> gli rispose l’amico con la sclerosi, mentre si toglieva di dosso il cappotto fradicio di pioggia. Era dimagrito molto, la sua faccia  scavata, sotto gli occhi aveva occhiaie gonfie e nere.
<< Mamma mia. >> si limitò a dire Antonio. Elisa aveva un’espressione cupa sul volto dai lineamenti delicati.
<< E’ pieno di macchine della polizia fuori dai giardini. Si è impiccato nella casa abbandonata su in pineta, ha sfondato la porta ed è entrato. La sua Opel, uguale identica alla tua, era parcheggiata pure quella fuori dalla pineta. Matteo Zangrilli e due suoi amici erano in pineta a farsi una canna, incuriositi dalla porta sfondata hanno fatto la cazzata di entrare, ora sono seduti sui scalini della scuola media, tremano.>>
L’espressione di Andrea divenne più cupa. << Io passavo di lì, ragà, in un attimo tutta Fonte si è radunata fuori dalla pineta, le guardie hanno messo il nastro per non far entrare nessuno ai giardini. Ma la cosa che mi ha scosso di più, è quando ho sentito vociare di una lettera che ha lasciato.>>
<<  Che diceva? >>gli domandò Elisa.
<< Cammino nelle tenebre..tipo..o una cosa del genere..e poi..tipo.. nei giorni d’inverno.>>
A Marco, che alle prime notizie dell’amico aveva acquistato un po’ di serenità, in quel momento salì dentro un terrore glaciale.
I presenti, a guardarli negli occhi, provavano i suoi stessi sentimenti. 
La casa, il sogno, il vecchio con la candela. E poi l’omicidio, e il probabilissimo colpevole: un tipo strano, riservato e smunto, dagli occhi vuoti, evitato sempre da tutti nella cittadina, che si uccide proprio in quella casa, e lascia quella lettera così strana?
Ormai la sensazione di vivere in un incubo era sempre più vivida.
Antonio pareva essere completamente incredulo e basito. Un signore per bene, sempre posato e molto religioso, che a sentire tutta questa storia, a viverla in prima persona, stando vicino a un ragazzo che aveva visto crescere, un ragazzo eccentrico a volte e con problemi di droga, sì, ma mai capace di un atto simile; era completamente basito, inorridito.
Andrea si accese la sigaretta, a guardarlo invece a Marco venne automatica la voglia di farsi due strisce. Avrebbe detto loro che andava un attimo in bagno, avrebbe esaudito la sua voglia, e sarebbe tornato da loro. Ma guardandoli, un’altra voglia senti nascere dentro di lui, un desiderio nuovo e lampante: quello di rimanere lucido. Si sentiva al sicuro, tra amici, e questo bastava. 
<< Ora fai una cosa.>> gli disse Antonio, posandogli una mano sulla spalla. << Torna a casa, ti fai una bella doccia e una bella dormita.>> Il guardiano lo guardò con sguardo fiero, quasi avesse sentito i suoi pensieri sul non drogarsi.
Così tornarono tutti a casa. Elisa chiese a Marco se voleva che lo accompagnasse, e lui le rispose che gli avrebbe fatto piacere.
Arrivati davanti casa di lui, si sedettero un po’ sul muretto al lato della strada. Marco si accese una sigaretta.
<< Me ne offri una? >> gli chiese la ragazza.
<< Non sapevo fumassi.>>
<< Ogni tanto, giusto così.>>
Fumarono in silenzio, ancora visibilmente scossi da tutto, poi Elisa gli chiese<< Questi sogni.. a te quando sono cominciati?>>  
<< Due giorni prima dell’omicidio. A te?>>
<< Idem. Prima del sogno in cui venivo inseguita, la notte prima, avevo sognato la cava. Dentro il cementificio abbandonato, vedevo ombre camminare, e poi sentivo che qualcuno mi guardava dalle finestre dell’edificio. Vedevo occhi muoversi lì dentro, e poi puntarsi su di me.>>
La cava era ormai abbandonata da una ventina di anni, sotto di essa sfilavano le grigie case popolari. Le torri della cava, i cementifici, erano malridotti e spuntavano dalla montagna scavata come grotteschi denti marci. Una volta, Marco, ricordò di esserci entrato con un amico. Sulle pareti degli edifici macilenti era pieno di scritte inneggianti a satana.
Era tutto così strano, tutto cosi..collegato.
<< Sei mai stata lì dentro?Al cementificio?>> chiese.
<< No.>>
Poi le raccontò delle scritte e subito se ne pentì, perché non fece altro che terrorizzarla ulteriormente. La cinse con un braccio e la strinse a sé.
<< Scusa, non volevo..io..>>
I loro occhi si incontrarono, e per qualche instante si mescolarono in uno sguardo intenso, quelli castani di lui dentro gli azzurri di lei.
Poi si baciarono. Fu un bacio dolcissimo, che lui non aveva mai provato. Fu tenero e puro, il suo cuore parve sciogliersi.
Un imponente sentimento si fece strada dentro di lui tra tutti gli altri già presenti, solo che questo era positivo, questo era la voglia di rinascere.
Lui avrebbe camminato nella luce, non nelle tenebre.
Arrivò una chiamata.

Chi è?

  • La madre di Elly (0%)
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  • Sua madre (0%)
    0
  • Andrea (100%)
    100
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32 Commenti

  • Che Marco abbia sognato nei panni del Killer mi pare una bella opzione. Secondo me Marco non c’entra od almeno non c’entra coscientemente (ma quando ti fai può succedere di tutto).
    La cosa del bastone nel culo che sventra mi ha fatto schifo… ma direi che così entriamo dritti nel giallo 🙂

    La sua Opel sarà stata rubata oppure l’ha prestata a qualcuno (che l’ha prestata a…) che poi era l’assassino?

    Ciao 🙂

  • Ciao Liuk,
    molto interessante l’inizio della storia, soprattutto mi piace il fatto che quel che racconti pare venire da esperienze reali (almeno per la parte pratica – salette prova, concerti, diaframma- della cosa, non certo per gli eccessi); ho scritto anch’io un giallo che gira intorno a un gruppo musicale e mi fa piacere leggerne uno scritto da altro autore. ti segnalo solo un refuso, nella strofa di canzone che riporti: …”and i wont hear what you say!!!” WONT. inteso come volere o come non sentirò? I testi sono tuoi?
    Aspetto il secondo capitolo e ti auguro una buona giornata.
    Alla prossima!

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