I GIORNI D’INVERNO.

Dove eravamo rimasti?

Chi c'è su quel letto? Il neonato del sogno (100%)

CAPITOLO 8.

Su quella specie di altare rudimentale vi era poggiato un corpicino. Marco si avvicinò cautamente, poteva sentire i battiti violenti del cuore dalle tempie che pulsavano. Avvicinandosi vide quello che aveva temuto. Un bimbo, non più di un anno di vita, con le mani congiunte in segno di preghiera, completamente nudo. Non aveva gli occhi. Ancora non lo sapeva ma, quell’immagine, lo avrebbe perseguitato per tutta la vita.
<< Nooo! Nooo! >> urlò furiosamente, poi prese a pugni il muro con tale ferocia da rompersi due nocche. Tirò fuori il cellulare, lì non c’era campo, così si diresse di corsa verso la scala a chiocciola e uscì dalla torre. Mentre correva tra le sterpaglie per uscire dalla cava, sentì un fruscio quasi impercettibile dietro di sé, un rumore, forse dei passi, attutiti dal pavimento di foglie.
Si stava voltando quando qualcosa di duro e ruvido gli si abbatté con violenza sulla fronte, appena sopra la tempia. Perse i sensi.
Quando si svegliò, la prima cosa che constatò fu un terribile mal di testa. Il sangue si era ormai coagulato e ne aveva perso molto, dato che gli aveva infradiciato anche la maglietta. Era legato stretto a una colonna di cemento, e riconobbe il posto, era la torre del cementificio. Non seppe dire in quale piano si trovasse ma era senz’altro la torre. Era buio e il vento ululava, entrando e uscendo da una finestra disintegrata all’altra. Nel buio, riuscì a distinguere una montagnola di sacchette di cemento accatastate, delle pale e un piccone poggiati sul muro.
Non riuscì tuttavia a pensare lucidamente, quel corpicino, ridotto in quel modo..avrebbe avuto incubi terribili per tutta la vita, ne era sicuro. Provò a divincolarsi nelle funi che lo trattenevano, ma erano strette a morte, non aveva nemmeno mezzo centimetro di gioco per muoversi. Inoltre, era completamente in preda al panico e il respiro pesante gli aveva reso tutto l’addome più dilatato. Fece un profondo respiro, inspirando con il naso e dilatando più che poteva il diaframma, poi buttò fuori tutta l’aria spingendo la pancia più dentro che poteva. Ed ecco che si era creato un minuscolo spazio tra lui e la fune. Ritentò, e poi ritentò ancora, fece quest’operazione almeno una decina di volte e alla fine si sentì meno stretto nella morsa, la fune si era leggermente allentata. 
<< Elly.. devo trovare Elly..>> sussurrò disperato. Gocce di sudore gli colavano sulle guance e dietro la nuca, era madido. La ferita sulla testa era umida e pulsava, provocandogli fitte di dolore ad intermittenza. Provò a scivolare con il busto da sotto i giri di fune che lo tenevano addosso alla colonna, si abbassò e quando il collo arrivò dentro la morsa, con le mani che era riuscito a liberare, allargò la fune e alla fine tirò fuori anche la testa. Con grande stupore realizzò che era libero. Ora bisognava uscire da quell’inferno e cercare Elly. Nel sogno, ricordò, la ragazza veniva seviziata davanti all’entrata degli appartamenti degli operai, nell’altro stabile. Decise quindi di andare lì. Scese di corsa tutta la pericolante scala a chiocciola che univa i piani della torre, per poco non inciampò, rischiando di farsi tutte le scale rotolando. Uscito dal cementificio, si fermò qualche istante a riprendere fiato. L’aria era fredda e pungente e di sera la cava era inquietante. Nessun rumore, solo il vento che sferzava nell’aria, muovendo i rami degli alberi e creando strani ululati quando si insinuava negli edifici abbandonati, passando dalle finestre. Si avviò verso gli appartamenti. L’entrata era sbarrata da un grosso cespuglio spinato che arrivava quasi ad altezza uomo. Marco lo superò piano piano, attento a non pungersi, passando per il piccolo varco che si era fatto precedentemente, quando era entrato lì dentro prima di salire sulla torre. Tutte le stanze erano vuote, a parte qualche topo che sfrecciava via a nascondersi appena sentiva i suoi passi. Ma arrivato all’ultima stanza…

Cosa trova?

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32 Commenti

  • Che Marco abbia sognato nei panni del Killer mi pare una bella opzione. Secondo me Marco non c’entra od almeno non c’entra coscientemente (ma quando ti fai può succedere di tutto).
    La cosa del bastone nel culo che sventra mi ha fatto schifo… ma direi che così entriamo dritti nel giallo 🙂

    La sua Opel sarà stata rubata oppure l’ha prestata a qualcuno (che l’ha prestata a…) che poi era l’assassino?

    Ciao 🙂

  • Ciao Liuk,
    molto interessante l’inizio della storia, soprattutto mi piace il fatto che quel che racconti pare venire da esperienze reali (almeno per la parte pratica – salette prova, concerti, diaframma- della cosa, non certo per gli eccessi); ho scritto anch’io un giallo che gira intorno a un gruppo musicale e mi fa piacere leggerne uno scritto da altro autore. ti segnalo solo un refuso, nella strofa di canzone che riporti: …”and i wont hear what you say!!!” WONT. inteso come volere o come non sentirò? I testi sono tuoi?
    Aspetto il secondo capitolo e ti auguro una buona giornata.
    Alla prossima!

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