I GIORNI D’INVERNO.

Dove eravamo rimasti?

Cosa trova? Le gemelle (100%)

CAPITOLO 9.

Arrivato all’ultima stanza, in fondo alla parete consunta dal tempo, con brandelli di carta da parati annerita qua e là, Marco trovò Elly.
<< Elly! >> urlò disperato, e corse subito verso di lei. 
La ragazza era legata. Aveva le braccia tenute alte al di sopra della testa, con in polsi stretti in morsetti fissati al muro con degli stop, di quelli che si usano per fissare le finestre al muro. Lo stesso valeva per le caviglie. A gambe divaricate, sembrava una grottesca donna vitruviana con la testa abbassata e priva di conoscenza. I suoi lunghi capelli biondi le ricadevano su spalle e seno.
<< Elly, Elly! Rispondimi! >> Marco le prese delicatamente il mento e le sollevò il volto, con terrore crescente vide che le avevano messo la stessa maschera di seta che avevano le due gemelle nel sogno. Il sangue gli si gelò nelle vene. 
<< Elly, dannazione rispondimi! >> le diede dei colpetti sulla guancia, ma niente, allora aumentò la forza ma la ragazza non dava segni di vita.
<< Ora ti libero, ti porto via sta’ tranquilla..>> Ma gli stop erano fissati profondamente nel muro e occorreva una chiave inglese per toglierli.
Si guardò intorno, niente, solo immondizia di ogni tipo. Poi gli venne in mente la torre: era lì che gli operai un tempo utilizzavano le chiavi inglesi o altri svariati tipi di attrezzature per sistemare i macchinari.
Lì doveva esserci per forza una qualche cassetta per gli attrezzi.
<< Aspetta qui amore, torno subito! >> le sussurrò accarezzandole le guance con entrambe le mani. Elly non dava segni di vita. 
Fece per andarsene quando, per sicurezza, tastò con le dita la giugulare della ragazza. C’era ancora battito. Marco corse verso la torre.
Uscito dagli appartamenti, superata l’entrata di rovi che si era prepotentemente imposta lì davanti, si guardò intorno. Più in là, alla sua destra, accanto a un cumulo enorme di ghiaia, c’era un piccone. Lo prese, non avrebbe ricevuto un’altra botta del genere. 
Chiedendosi chi fosse stato a colpirlo, e con l’amara consapevolezza che non era solo in quel luogo buio e lugubre, si avviò cautamente verso l’entrata dell’altro edificio, il cementificio, con il cuore che batteva furiosamente nel petto.
Ma arrivato all’entrata, notò, qualche metro più a sinistra, una struttura grezza fatta di blocchetti, una piccola rimessa, dove c’era un camion reso marrone dalla ruggine, e che a giudicare dall’estetica poteva esse un modello anni settanta. 
Era buio. Estrasse il telefonino per accendere la torcia. Il telefono era al dieci per cento. Imprecò a denti stretti e proseguì, guidato dalla luce del telefono. Arrivato dentro trovò finalmente ciò che cercava: una vecchia cassa degli attrezzi talmente arrugginita che fece fatica ad aprirla, e rovistando trovò delle chiavi inglesi di vari misure. Non sapendo di che spessore fossero gli stop, prese una manciata di chiavi e un paio di pinze, poi spense immediatamente la torcia del telefono. Sapeva, sentiva, che non era solo in quel posto, e l’ultima cosa che avrebbe voluto era farsi rilevare. Comunque ormai sapeva la strada verso gli appartamenti e una generosa luna piena proiettava una luce, seppur tetra, abbastanza sufficiente per potersi orientare.
Corse quindi agli appartamenti, << Sto arrivando amore mio non ti abbandono >> , sussurrava disperato, con il sudore che gli scendeva lungo tutta la schiena e gli imperlava la fronte.
Velocemente, ma sempre con cautela, con la piccozza in mano e gli attrezzi per liberare Elly in un’altra, percorse tutto il corridoio, superando le fetide stanze. Quando arrivò all’ultima, Elly non c’era più.
<< Elly! >> Più che un urlo fu un richiamo straziato dalla disperazione e dal terrore. 
Guardò all’interno della stanza, accese la torcia del telefono per vedere meglio. Solo mobili sgretolati, vecchie finestre andate in frantumi, e una branda arrugginita. Per terra, vicino a dove aveva trovato la ragazza, c’erano gli stop. Ripercorse l’intero edificio, forse Elly era riuscita a liberarsi? Improbabile, gli stop erano ben fissati al muro. Quando uscì nel buio gelido della notte, vide una luce accesa all’ultimo piano della torre. Vi si diresse senza esitazione. Arrivato all’ultimo piano, riecco la macabra culla, dirimpetto alla parete in fondo, con l’infante martoriato posto su di essa. C’era un piccolo gruppo elettrogeno con una lampada che emanava una luce tenue nell’ambiente. Ai lati della culla vi erano le gemelle.
<< Dov’è Elly! >> urlò loro. Ormai il terrore era diventato furia.
Le due si tolsero il velo bianco e..erano Elly, due identiche gocce d’acqua. Gli sorrisero, poi, prima che potesse dire qualcosa, un  tonfo metallico gli si abbatté sulla testa. Fu di nuovo l’oscurità per Marco.
Quando rinvenne, era stato fissato al muro con degli stop a caviglie e polsi. Gambe e braccia divaricate. Era stato posto appena al di sopra della culla. Davanti a lui c’erano tre persone: due Elly, e un individuo uguale identico a lui…

Siamo giunti alla fine:

  • Un'oscura verità sta per essere rilevata. (100%)
    100
  • E' tutta una farsa. (0%)
    0
  • E' tutto uno dei suoi sogni. (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

32 Commenti

  • Che Marco abbia sognato nei panni del Killer mi pare una bella opzione. Secondo me Marco non c’entra od almeno non c’entra coscientemente (ma quando ti fai può succedere di tutto).
    La cosa del bastone nel culo che sventra mi ha fatto schifo… ma direi che così entriamo dritti nel giallo 🙂

    La sua Opel sarà stata rubata oppure l’ha prestata a qualcuno (che l’ha prestata a…) che poi era l’assassino?

    Ciao 🙂

  • Ciao Liuk,
    molto interessante l’inizio della storia, soprattutto mi piace il fatto che quel che racconti pare venire da esperienze reali (almeno per la parte pratica – salette prova, concerti, diaframma- della cosa, non certo per gli eccessi); ho scritto anch’io un giallo che gira intorno a un gruppo musicale e mi fa piacere leggerne uno scritto da altro autore. ti segnalo solo un refuso, nella strofa di canzone che riporti: …”and i wont hear what you say!!!” WONT. inteso come volere o come non sentirò? I testi sono tuoi?
    Aspetto il secondo capitolo e ti auguro una buona giornata.
    Alla prossima!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi