Il museo dei giocattoli

L’invito.

 La giraffa dal collo lungo aveva un bel colore. Ed era morbida al tatto. Le sue piccole manine correvano lungo il collo per fermarsi sui due cornetti della giraffa. Era l’animale più maestoso che avesse mai visto. Il papà li aveva chiesto se ci voleva salire sulla giraffa ma lui aveva detto di no, non voleva farle del male. Preferiva restare lì ad accarezzarla fino alla chiusura del museo e mormorarle parole dolci nell’orecchio.  
 
Tre anni dopo. 
 
In via dei ginepri numero 12, c’era una bella casa con un bel giardino verde e un bel cancello in legno scuro. In quella casa viveva un bambino di nome Niccolò. Un bambino dagli occhi vispi e scuri come il caffè appena fatto e con il cuore d’avventuriero. A volte Niccolò si divertiva a dondolarsi sull’altalena dal vecchio ulivo, altre volte amava scivolare lungo il suo scivolo rosso e a volte amava andare nel bosco insieme al suo gatto Booba “bubba”. Ma quel giorno uggioso di fine novembre, fuori dalla porta c’era qualcosa che  avrebbe cambiato la sua vita. Il postino aveva lasciato un piccolo biglietto rosa con gli angoli celesti davanti alla porta. Quella mattina, toccava a Niccolò ritirare la posta. Quando aprì la porta trovò sull’uscio una minuscola busta posata con cura sul tappetto di casa. Che fosse Babbo Natale? Ma era ancora presto. Che fosse una lettera di sua zia? O dei nonni? O di qualche amico? La prese in mano e iniziò a guardarla mentre Booba con la coda dritta miagolava ai suoi piedi. Il postino ormai era lontano per domandarli chi la mandava. Aprendola vide un cartoncino celeste con una figura e pensò che fosse qualche pubblicità. La tirò fuori e vide che c’era un disegno, era una giraffa dagli occhi scuri, come i suoi.  Accanto all’animale c’era scritto in grassetto: “ VIENI  A TROVARCI, CI MANCHI!” 
Era un invito per qualche cosa. Niccolò girò il cartellino, c’era un indirizzo scritto in oro. Ci passò il dito su di esso e un brivido li passò lungo la schiena come se il vento li avesse fatto il solletico nel collo. Poi tornò a guardare la giraffa. Era bella, si ritrovò a pensare. Odorava di zucchero filato e di caramello appena fatto. 
“ Cosa fai lì fuori?” chiese il papà, ancora in pigiama. 
Niccolò mostrò l’invitò al padre che restò in silenzio quando lo vide.  
“È arrivata oggi.” 
“Pensavo che il Museo dei giocattoli avesse chiuso.” 
Niccolò prese l’invito dalle mani del padre, quella giraffa aveva qualcosa di famigliare. Non era la prima volta che la vedeva. Ma dove l’aveva vista?  
“ Posso andarci?” 
“Semmai possiamo farci un salto questa domenica, ma ero sicuro che avesse chiuso.” 
“ Forse hanno riaperto.” 
Il papà sospirò e disse “Andiamo a fare colazione, oggi ho molto da fare e tu devi andare a scuola.” 
 
Museo dei giocattoli? Come mai papà e mamma non ce l’avevano mai portato? Ma la mamma disse, mentre facevano colazione, che quando era più piccolo ce lo portavano quasi tutti i giorni. Era diventata una meta fissa. Anche perché il museo non era distante da casa loro, solo dieci minuti a piedi. Ma poi aveva chiuso, il vecchio proprietario, un certo Signor Hovì era deceduto e non essendoci eredi il museo aveva chiuso definitivamente.  
“Posso andarci oggi, dopo scuola?” domandò cauto, Niccolò. 
“Dopo scuola? Non volevi andare da Elia?”disse la madre mentre versava un cucchiaino nella tazza da caffè. 
“ Si. Ma posso andarci un altro giorno.” rispose Niccolò. 
“Da solo?” domandò suo padre. 
“Dici sempre che alla mia età andavi solo ovunque. E poi il museo è qui vicino, no? Prometto di portarmi dietro il cellulare.” 
Il papà assunse un’aria pensierosa e continuò a bere il suo caffè, Niccolò attese che finisse di bere poi ritornò alla carica. 
“Allora ho il vostro permesso?” disse e sventolò l’invito sotto il loro naso.  

La mamma guardò il papà che prese il giornale e finse di leggere le notizie.  
“ Prometto che ci andrò a piedi, niente bici.” continuò mentre guardava il suo toast appena fatto, emanava un profumino niente male, da capogiro, ma ora c’erano cose più importanti da fare che concentrarsi. 
“ Io penso“ incominciò a dire la madre “ Che può andarci, ormai è un ometto. Basta che torni prima che faccia buio. Sei d’accordo con me, papà?” 
Niccolò guardò prima sua madre poi suo padre, il papà abbassò il giornale e disse: “ Ritornerai prima che faccia buio, come ha detto la mamma? Guarda che se non ti trovo qui alle cinque, saranno guai per te, signorino.” 
” Oh grazie, papà, grazie!” disse Niccolò dandoli un bacio sulla guancia.

Niccolò decise che ora che aveva il permesso di andare al museo poteva smettere di nominarlo e poteva pensare finalmente alla colazione. 
 
 
 
 

Sarà aperto il museo dei giocattoli?

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