Il museo dei giocattoli

Dove eravamo rimasti?

Sarà aperto il museo dei giocattoli? Solo il lunedì e guarda il caso è lunedì oggi. (100%)

Davanti al museo

 “ Il museo dei giocattoli? Mai sentito.” disse Elia mentre mangiava il suo panino al prosciutto. 
“ Guarda” disse Niccolò mostrandoli il biglietto all’amico che lo prese e se lo girò tra le mani. Elia era più alto di Niccolò, ma di poco. Aveva lunghi capelli rossi e occhi verdi smeraldo.  
“Interessante. Questo biglietto odora di pane tostato e burro.” 
“ Burro? Io sento solo zucchero filato…” 
Elia portò il biglietto vicino al naso e annusò come un cane che cerca un tartufo in mezzo al bosco. Poi scosse la testa e sorrise “ Ora profuma di patatine fritte, senti!”  
Allora Niccolò avvicinò il suo naso al biglietto ma quello che odorò non era l’odore forte delle patatine fritte appena fatte ma di dolce alle mele.  
“ Perché sentiamo odori diversi?” domandò Niccolò mentre rimetteva l’invito dentro allo zaino con molta cura. Elia si grattò la testa e disse: “ Non lo so. È curioso però.” 
Niccolò disse all’amico che quel giorno sarebbe andato al Museo dei Giocattoli e che se voleva poteva venirci anche lui. Ma Elia non poteva, aveva promesso al papà che lo avrebbe accompagnato a raccogliere la legna insieme alla sua sorellina.  
Così a fine scuola, Niccolò si ritrovò da solo lungo la strada per il Museo dei Giocattoli. Non aveva paura. Non era la prima volta che andava da solo da qualche parte. Prese la sua bicicletta rossa e iniziò a pedalare. Per fortuna viveva in una città dove le macchine si contavano sul palmo di una mano. Avrebbe preso via Favaro per poi percorrerla tutta e girare all’ultimo e imboccare via Gisella dove si trovava il Museo dei Giocattoli. Aveva finito di piovere e s’intravedeva un sole timido uscire dalle nuvole. Niccolò imboccò via Favaro, la percorse tutta, e girò all’ultimo per imboccare via Gisella. Il Museo dei Giocattoli si trovava alla fine di essa. Parcheggiò la sua bicicletta vicino a un palo, la legò con una catena gialla, e dopo essersi assicurato che fosse ben legata al palo si avviò verso il museo.  
Il Museo dei Giocattoli era situato in mezzo a due palazzi. Era vecchio e le porte erano ricoperte di polvere, per non parlare dei gradini, erano ricoperti da un tappetto di foglie di ogni colore. Sembrava che fosse abbandonato da un bel po’. Eppure qualcuno li aveva spedito un invito. Che fosse uno scherzo? Incerto salì i primi gradini. Si fermò davanti all’entrata indeciso se entrare oppure no. Su una delle porte c’era un vecchio cartello, sbiadito, su di esso c’erano scritti gli orari di apertura e di chiusura.  Quel posto metteva i brividi, pensò. E con questo pensiero indietreggiò e ritornò sul marciapiede. Dall’altra parte della strada c’era un piccolo bar. Visto che non trovava il coraggio di entrare dentro al museo poteva andare a fare merenda. In tasca aveva qualche soldino che mamma li aveva dato quella mattina stessa. Poteva comprarsi un pasticcino o due e bere un bel succo di frutta mentre decideva il da farsi. 

ci entra o no in questo benedetto museo?

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4 Commenti

  1. Questo capitolo è bellissimo: introduce la vicenda e spinge il nostro piccolo protagonista all’azione! 😀
    Abbandonato no, perché hai detto che ha un proprietario, ma voto ni perché mi piace mettere le cose dubbie 🙂

    Ciao 🙂
    PS: voglio vedere l’incontro con la giraffa entro il quinto capitolo 😛

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