Il museo dei giocattoli

Dove eravamo rimasti?

ci entra o no in questo benedetto museo? si (100%)

Dentro al museo

Lanciò poi un’altra occhiata al vecchio museo dall’aria abbandonata e attraversò la strada. Dentro c’era un bel calduccio e un odore di cioccolata calda e torte appena sfornate. Non era solo, nel bar c’erano altri clienti che come lui si erano rifugiati dal freddo. Niccolò si avvicinò al bancone e guardò la vetrinetta. Una ragazza sbucò da dietro il bancone e domandò: “ Cosa ti posso dare?” 

Niccolò ordinò una bella fetta di crostata alle more e un bicchiere di spremuta poi andò a sedersi vicino alla vetrata. Da quella posizione poteva vedere bene il vecchio museo. Mentre aspettava il suo dolce, prese dallo zaino l’invito e lo guardò. Possibile che fosse uno scherzo? Subito arrivò la crostata insieme alla sua spremuta. Ringraziò la cameriera che strizzò l’occhio poi se ne andò a servire altri clienti appena entrati.  

Niccolò iniziò a mangiare in silenzio la sua crostata e tenere nell’altra mano l’invito. I due nuovi arrivati si sedettero nel tavolo accanto a lui. Erano due uomini. Il primo indossava un completo nero elegante, era magro come un chiodo e portava sulla testa un paio di occhiali scuri. Il secondo invece era grosso come una montagna. Testa rasata, pelle bianca come la neve, occhi celesti e un fil di barba che li dava un’aria minacciosa. Indossava una grossa felpa a quadri e dei jeans sporchi di polvere. Ordinarono due caffè macchiati con panna, e due bignè alla crema. Quando la cameriera se ne fu andata, iniziarono a parlare in maniera fitta, ma Niccolò essendoli vicino ascoltò tutto. 

“ Allora hai notizie del museo?” domandò l’uomo in giacca e cravatta. 

“ Ho riparlato ieri con il proprietario e non ha ancora preso una decisione. Ha detto che ha ricevuto le carte, le ha lette, ci farà sapere…” 

L’uomo in giacca e cravatta aspettò che la cameriera  posasse i due bignè e i due caffè davanti al loro naso  poi disse con fare sospettoso “Anche l’altra volta le ha lette. È una scusa. Non ti far ingannare. Dobbiamo avere quel museo o il progetto non si farà, lo sai benissimo.” 

La montagna diede un morso al suo bignè.  

“ Lo so. Ma quel posto mi mette i brividi, a te no?” 

“ è solo vecchio, tutto qui.” 

“Non mi sono mia piaciuti i giocattoli…” disse di nuovo la Montagna mentre beveva in maniera rumorosa il suo caffè.  

Niccolò si chiese com’era possibile che la Montagna non amasse i giocattoli. Tutti li amavano! Tutti! 

“ Lascia perdere i giocattoli, dobbiamo avere quella firma.” disse l’uomo in giacca e cravatta. Aveva ormai finito il suo bignè quando di nuovo la cameriera si avvicinò al tavolo e portò il conto, poi se ne andò nuovamente. I due guardarono il conto e sospirarono.  

“Oggi ritornerò dal vecchio e proverò a convincerlo, ma se non dovessi riuscirci?” chiese la Montagna. 

“Minaccialo” disse l’uomo in giacca e cravatta, i suoi occhi brillarono di una luce maligna che a Niccolò non piacque per niente “Digli che se non firma accadrà qualcosa di brutto al suo museo. E addio collezione.” fece un sorrisetto. 

La Montagna si sfregò la guancia sinistra e annuì.  

Niccolò guardò il museo con occhi preoccupati, quei due volevano minacciare il proprietario di quel luogo. Doveva immediatamente dirlo a qualcuno. 

Ma a chi?  

Papà? Mamma? 

Chiamare la polizia e raccontare tutto quello che aveva origliato? Ma aveva solo sette anni e gli adulti non credevano mai ai bambini, come diceva sempre Elia.  

Poteva fare una cosa, anzi due! La prima era quella di avvisare il proprietario del Museo dei Giocattoli e la seconda era quella di raccontare tutto a Elia, lui sicuramente avrebbe saputo cosa fare. 

Mandò giù il suo succo  e si pulì gli angoli della bocca con il tovagliolo poi uscì di corsa dal bar, attraversò la strada e si fermò davanti all’entrata del museo. La Montagna aveva ragione, quel posto dava davvero i brividi. Guardò il cartello degli orari e era una luce quella che aveva visto comparire dietro la porta? C’era qualcuno li dentro? Si avvicinò e guardò dentro. Era tutto così buio. Posò il suo viso contro il freddo vetro della porta e non credeva che le porte si potessero aprire veramente ma all’improvviso ci fu una folata di vento e quelle scivolarono verso l’interno facendo inciampare e per poco non batté la faccia contro il pavimento.  

Il museo è davvero abbandonato?

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  • è andato in fallimento e ora è abbandonato (0%)
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  • no, ha un proprietario (0%)
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4 Commenti

  1. Questo capitolo è bellissimo: introduce la vicenda e spinge il nostro piccolo protagonista all’azione! 😀
    Abbandonato no, perché hai detto che ha un proprietario, ma voto ni perché mi piace mettere le cose dubbie 🙂

    Ciao 🙂
    PS: voglio vedere l’incontro con la giraffa entro il quinto capitolo 😛

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