La cartolina

Dove eravamo rimasti?

All’improvviso suona... ...il telefono (60%)

Deus ex machina

Ed eccola lì Naoko, appassionata come non mai. Sulla sua scialuppa immaginaria abbandonava lo squallore della sua stanza, dove si teneva volontariamente prigioniera da diverso tempo, troppo ormai per affrontare una fuga reale. Era lei in quel momento ad avere in mano le sorti di Kotaro. Ripescarlo tra i flutti o abbandonarlo per sempre alla corrente come se si trattasse di un cattivo ricordo? Era intenta a cercarlo, sull’imbarcazione si trovava al sicuro, non era sola, c’era chi guidava per lei mentre era intenta alla ricognizione. Un tuffo al cuore quando improvvisamente vide la mano di Kotaro agitarsi in quel mare in tempesta. L’avrebbe riconosciuta tra centinaia, le sue carezze sulla pelle di tanto tempo prima le avevano lasciato un solco che reclamava tuttora di essere riempito di affetto e sollecitudine. Credeva di essere più forte, invece, a quella vista, fu sopraffatta da un’ondata di emozioni al cui confronto quella mareggiata sembrava una traversata in piscina in salvagente. Cavalloni emozionali simili a zampilli di fuoco le lambivano la bocca dello stomaco e la trascinavano in un’altra dimensione, un luogo che credeva di aver sprangato al pari della porta di casa. Invece tutto tornava, ora, lì in quel preciso istante quando toccava a lei prendere le decisioni: non ci voleva proprio. Ora il suo equilibrio sull’imbarcazione vacillava al turbinare di pensieri indesiderati, assopiti e improvvisamente risvegliatisi, prepotenti e incontrollabili. Che sarebbe successo, se, come una voragine, si fosse aperto uno squarcio in quella realtà da cui era fuggita forzatamente, da cui si era messa al riparo, in cui stentava a riconoscersi perchè le faceva paura? Non c’era risposta, solo il disperato biosgno di una pillola per rimettere le cose a posto e assopire i sensi. Il mozzo doveva averle, stava a lei gridare e chiederle. La posta valeva una vita umana. Una pastiglia e Kotaro forse sarebbe scomparso, vivo o morto non avrebbe fatto alcuna differenza. Poi da lontano, a complicare le cose, un suono: dapprima sommesso, quasi impercettibile, si fece via via più insistente e assillante. Pretendeva di essere ascoltato. Era il telefono e proveniva da un’altra dimensione. Un’ulteriore interferenza in quella scena dove, per una volta, Naoko era la padrona assoluta. Qualcuno la stava cercando. Poteva essere l’assistente sociale. Uno scherzo telefonico. Kotaro, che aveva trovato nella rubrica del telefono le tracce delle sue ultime chiamate. Impossibile: Kotaro era sott’acqua e implorava aiuto. La sua mano era lì e se lei non si fosse affrettata a breve sarebbe per sempre sprofondata nei flutti. 

Cosa fa Naoko?

  • Chiede aiuto al mozzo (25%)
    25
  • Si ripara con la scialuppa in un posto sicuro (0%)
    0
  • Si getta in acqua (75%)
    75
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7 Commenti

  1. Bello che l’intero capitolo sua una metafora e che lo stesso quesito finale sia posto in queste stessa forma, complimenti. Direi di tuffarci in acqua: anche se forse una reazione di questo tipo è un po’ eccessiva per un personaggio come Naoko, lo spazio è poco e ci vuole qualcosa che smuova… le acque. A presto, spero!

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