La cella

Il risveglio

Un forte e secco boato  la svegliò di colpo. 

Aprì velocemente gli occhi e, rannicchiandosi contro il muro, scrutò velocemente con gli occhi la stanza.

Una cella, una cella buia e fredda.

Si strisce a sé, un brivido di freddo le sale lungo il corpo, solo in quel momento, si rese conto di non stare indossando il suo solito pigiama, ma, addosso, ha una leggera camicia da notte bianca.

Il panico salì in superficie, scese dalla brandina e, poggiando i piedi scalzi sul pavimento freddo, iniziò a vagare nel piccolo spazio, alla ricerca di qualcosa. 

Non trovò nulla, niente di niente.

C’è solo lei.

Si fermò in mezzo alla stanza e, fissando la porta di ferro davanti a se, iniziò a pensare a cosa fare per uscire immediatamente da lì…

Cosa può fare Beatrice ora?

  • Cercando di rimanere calma, aspettare qualcuno che venga ad aprire la porta sedendosi sul pavimento freddo e osservando, magari, le pareti (33%)
    33
  • Provare a cercare degli indizi rovistando nella brandina dove ha dormito fino ad ora. (56%)
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  • Avvicinarsi alla porta di ferro, battere su di essa e urlare aiuto, sperando che qualcuno la senta. (11%)
    11
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5 Commenti

  1. Arrivo mesi dopo l’inizio di questo racconto trovandolo però ancora al primo capitolo, spero vada avanti perché una buona base c’è. Introduzione breve, il genere di intro che preferisco, che basta a catapultare il lettore nella situazione.
    Ho votato per Beatrice che cerca di rimanere calma.

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