La straniera

Pomeriggio rosso

Il nono boccale di birra venne poggiato su un tavolo, e la taverna aveva aperto soltanto pochi minuti prima. Per Anis, il più giovane dei cinque servitori del locale, quella era una mattina come tante, chiuso tra il fetore dei suoi concittadini e l’assordante chiacchiericcio. Camminava senza sosta fra i tavoli per prendere le ordinazioni, e con il vassoio pieno sollevato sopra il capo evitava agilmente gli avventori barcollanti che ciondolavano nei pressi del bancone. Ciò che preferiva del suo lavoro erano le frasi che inevitabilmente gli giungevano alle orecchie, a volte era venuto a conoscenza di eventi accaduti in regni lontani che mai avrebbe visitato. Era il suo unico modo per evitare l’alienamento e per poter viaggiare , creando nella sua mente i luoghi di quei racconti e le misteriose persone delle terre orientali. Quella mattina, però, venne colpito da un discorso che sembrava aleggiare fra i clienti non ancora ubriachi, e che riguardava la città stessa.
«Sì, l’ho vista pure io, stava uscendo dal tempio», disse un uomo seduto a un tavolo.
«La mia bambina si è sentita male dopo esserle passata a fianco», disse un altro cliente, completando la frase con una risata priva di senso.
Anis poggiò su un tavolo un piatto con della carne fumante immersa assieme a delle patate in un profumato sugo.
«Lei per caso sa di chi parlano tutti quanti stamattina?», chiese il ragazzo all’uomo che stava servendo, un soldato della guardia reale.
«Una donna arrivata questa notte. Deve essere del nord dai lineamenti. Pare che abbia comprato la casa di fronte alla Piazza della Neve», disse con tono disinteressato il soldato.
«Quella con i muri gialli? È bella ma sta cadendo a pezzi», rispose Anis.
«Che vuoi che ti dica? A quanto pare stamattina presto ha riempito le tasche del regno, e ha ancora parecchie monete con sé.»
Anis conosceva bene quella casa, sopratutto le storie che la circondavano. Nessuno vi abitava da decenni, dicevano che fosse maledetta e che fosse abitata da spiriti irrequieti e da creature del sottosuolo. Gli ultimi proprietari, due fratelli giunti anch’essi da lontano, si chiusero in quella casa all’incirca quarant’anni prima, e nessuno seppe più nulla. Quella casa terrorizzava Anis da quando era bambino, solo da pochi anni riusciva a guardarla senza sentirsi osservato. Sentì in quel momento i peli delle sue braccia rizzarsi, e un leggero ma deciso tremolio gli fece quasi cadere il vassoio sul tavolo. Con disinvoltura sorrise e continuò a servire le altre persone.

Da due giorni il manto di Ewen, il gelido vento, aveva avvolto la città, e la popolazione iniziò a mobilitarsi per prepararsi ai festeggiamenti. Al centro della Piazza della Neve un grande albero veniva ogni anno decorato con festoni, collane e altri vari oggetti che le persone offrivano per lo spirito di Ewen, l’uomo che credevano che vivesse nel vento e che esaudisse i loro desideri.
Anis, nel tardo pomeriggio, dopo che terminò di lavorare, si recò nella piazza. Uno sciame di bambini ronzava attorno all’albero, correndo e giocando mentre gli adulti, avvolti in pesanti mantelli, chiacchieravano in disparte. Anis infilò le mani nelle tasche del suo giaccone e si avviò verso il centro. Una improvvisa brezza di Ewen lo avvolse, provocandogli un piacevole tremolio.
Due soldati passarono in corsa dietro la piazza, alcune persone scappavano dalla parte opposta. Gli adulti che prima chiacchieravano tranquilli presero i bambini e si allontanarono dalla piazza. In pochi secondi sembrava essere scoppiato un finimondo, qualcuno gridava, altri soldati si avvicinarono per fermare delle persone, ma quasi tutti gettavano uno sguardo spaventato verso la vecchia casa dai muri gialli. Anche Anis ora si ritrovò a osservare i balconi silenziosi e le buie finestre di quell’abitazione, e in un attimo sembrarono riaffiorare le paure che aveva messo da parte.
Nonostante si fosse creato un muro di persone, il ragazzo riuscì a notare un uomo seduto ai piedi della vecchia casa. Era l’anziano e gentile sacerdote del tempio, e osservava il vuoto con le palpebre cadenti. La veste bianca aveva al centro una larga macchia rossa, che si estendeva fino agli orli dorati delle maniche. Era stato ucciso, pugnalato al petto con un coltello arrugginito.
«È stata la donna bionda! Quella è una strega del nord, una schiava del demone Baisan!» gridò qualcuno.
I soldati fecero subito portare via il cadavere, e fecero delle domande a qualche cittadino preso a caso. Nessuno aveva visto il sacerdote uscire dal tempio, era come se fosse stato trasportato lì di nascosto, alla luce del sole. Anche Anis venne interrogato, ma non seppe dire nulla di utile per l’indagine.
In uno stretto vicolo buio che si affacciava sulla piazza, la donna bionda osservava la scena, cercando di rimanere nascosta. Anis la vide, i loro sguardi si incrociarono per pochi istanti prima che lei sparisse nel buio del vicolo. Voleva seguirla, ma una figura si mosse dietro una finestra della vecchia casa, attirando la sua attenzione.

Cosa deciderà di fare Anis?

  • Tornerà a casa sua per rilassarsi di fronte al focolare. (0%)
    0
  • Entrerà nella vecchia casa sfidando le sue paure. (0%)
    0
  • Seguirà la donna bionda nel vicolo buio. (100%)
    100
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9 Commenti

  1. dopo un capitolo così concitato direi che il povero Anis potrebbe aver bisogno di una pausa, quindi lo farei tornare a casa… Anche se ovviamente la pausa sarà solo temporanea 😬 Continuo a vedere una contaminazione con altri generi, prima la casa misteriosa e poi un qualche peccato da assolvere che ricorda la caccia alle streghe… Mi piace, mi piace!

  2. Hai presente quella sensazione, quando sai che dovresti chiudere un libro e spegnere la luce perché sono le tre di notte e l’indomani hai la sveglia alle sei, ma non riesci a interrompere la lettura e inizi un nuovo capitolo?
    Su questa piattaforma questo, purtroppo, non è possibile, ma sarebbe assolutamente il caso!

  3. Ciao! Di questo primo capitolo mi è piaciuto molto il senso di quotidianità e vita “normale” che si respira nonostante si tratti di un mondo fantasy, con i sospetti sulla straniera e la casa “stregata” che richiamano più altri generi di storie. Siccome mi piacciono le contaminazioni, anche se magari in questo caso non volute, ho apprezzato molto. Per il seguito siccome Anis ha paura della casa direi di mandarlo all’inseguimento della bionda. A presto!

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