Ri-conoscersi

Fuori dalla comfort-zone

Ti guardo da lontano, le luci sono confuse e il buio è sopra di noi. Hai tra le mani una sigaretta, ma sono sicura che non fumi nella tua quotidianità. Si vede dal modo in cui la tieni, delicatamente, come se non sapessi che fartene o avessi paura di farle del male e le tue labbra hanno un leggero tremolio quando la appoggi. Inspirando il fumo, te ne esce un po’ dal naso e due o tre volte hai anche tossito: questo un fumatore accanito non lo farebbe, è questione di pratica. Sai, io sono una brava osservatrice e certi aspetti non mi sfuggono. Sei seduta su un muretto e davanti guardi il palco che ancora è vuoto. Chissà cosa pensi, i tuoi occhi sembrano viaggiare e tu sembri assente. Questo è il quarto e ultimo giorno di festival di musica qui a Milano e io ti ho vista per tutte le sere. Qualche volta i nostri sguardi si sono incrociati, ma io l’ho abbassato quasi subito. Stasera non sei dietro al bancone e sembri più rilassata. Mi faccio coraggio, alla fine ti rincorro da quattro giorni, e vengo vicina a te per fare due chiacchiere. Come si comincia un discorso? Come si fa a non sembrare troppo impacciati e imbarazzati quando si vuole conoscere qualcuno? Io questo non lo so. Non sono qui da sola, ho qualche amico che adesso probabilmente sarà al bar a prendersi una birra mentre a me la birra non piace tanto, così mi sono appartata un attimo forse anche per cercarti. E alla fine ti ho trovata. Mi avvicino e penso che alla fine tutto questo buio potrebbe essermi d’aiuto. Ti saluto, un po’ imbarazzata e tu all’inizio non capisci. Avrai sicuramente pensato “sta salutando davvero me o mi sbaglio?” e invece sto proprio parlando con te. Mi presento, piacere sono Beatrice ed è da qualche giorno che ti ho vista in giro e poi ti ho fuori dal bancone e alla fine mi sono decisa a salutarti. Tu mi dici che ho fatto bene, oggi sei da sola perché la tua amica ti ha mollata all’ultimo e io ti dico dai vieni con noi, sono con qualche amico. In realtà sono con un amico e il mio fidanzato, ma era importante specificarlo? Nel frattempo loro sono tornati, te li presento. Ecco sono Alessandro e Luca. Ci perdiamo a parlare del più e del meno, delle solite cose a cui si parla a un festival di musica fra quasi sconosciuti: tu lo conosci quell’artista? E quell’altro? E ti piace? E così via, ma niente di davvero concreto. Mentre Ale e Luca parlano dei fatti loro, mi dici wow che capelli ha Alessandro. Si è vero, sono particolari ma non troppo per questi ambienti. Ha dei lunghi dreadlocks e devo ammettere che anche questo mi fa impazzire di lui. Poi è tutto un mix, il suo modo di vestire ma soprattutto di comportarsi e di pensare, così aperto e così menefreghista, in senso buono s’intende. Vive la sua vita senza farsi troppo condizionare ed è proprio quello che vorrei saper fare anch’io. Ovviamente queste cose non te le dico, nemmeno ci conosciamo e nemmeno so perché sono venuta a parlarti. Qual è stata la spinta? Quale il motivo? Non lo so, ho agito d’istinto e ho pensato ora o mai più ed è prevalso l’ora.

Alessandro mi prende un attimo da parte mentre Luca se ne va in bagno, beh dopo tre birre di seguito qualche effetto collaterale c’è, e mi chiede se va tutto bene e dove ti ho parlato. Gli dico di getto che sono venuta a conoscerti, pura curiosità e lui sembra non farci caso. Poi mi bacia con le sue mani nei miei fianchi e io mi sento tranquilla. Ci spostiamo tutti sotto al palco dove tra poco comincia a suonare un’artista che ci piace. Io rimango discreta, non credere che io sia una persona molto estroversa solo perché sono venuta a parlarti. No, in realtà sono come un riccio e appena esco dalla mia comfort-zone mi richiudo in me stessa. La serata passa tranquilla, scambiamo qualche chiacchiera su argomenti generici fra un’esibizione e l’altra, mentre tu bevi qualche birra. Potresti fare coppia con Alessandro o con Luca, anche loro sono delle spugne. Ma come fate a bere così tanto? C’è un momento in particolare che mi colpisce, quando Alessandro mi abbraccia da dietro e tu mi guardi come stranita, dal tuo sguardo si nota dello stupore. Che succede? Non riesco ad elaborarlo, sarà anche il cocktail che lentamente fa il suo effetto. Ti salva la tua amica che arriva e con una qualche scusa vi allontanate dal nostro gruppetto. Non ti vedo più e torniamo a casa non troppo tardi, ma non ti ho nemmeno salutata. Mi metto nel mio letto, vicino a me c’è Ale, ma qualcosa mi agita.

Sono passati tre giorni e io non riesco a distogliere i pensieri da te. Cosa sta succedendo? Forse ho trovato una persona con cui vorrei approfondire l’amicizia e quindi ti cerco. Penso che sicuramente hai un account instagram, chi non ce l’ha di questo passo?, e parto alla ricerca della tua identità digitale. Ci devi essere per forza e indago fra le pagine del festival e degli organizzatori. Boom. Trovata, lo sapevo. Aspetta, come ti chiami? Amelie. Wow, sei francese? Ti seguo.

Cosa succede dopo?

  • Si rincontrano dopo qualche settimana a un altro concerto (50%)
    50
  • Amelie la ignora e Beatrice la va a trovare durante una serata (25%)
    25
  • Amelie ricambia il follow e le scrive (25%)
    25
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64 Commenti

  1. La mamma, prima o poi bisogna parlarci!
    Ti vedo sempre piu padrona della situazione e proprio per questo, da lettore ti chiedo di fare un piccolo sforzo: ogni tanto lascia un attimo il ritmo didascalico del racconto, sento il bisogno di una piccola pietra di inciampo, di un cambio di passo per rilanciare l’interesse.
    Io proverei, sicuramente ti riesce, però fai come vuoi, tu sei il capo. Alla prossima, ciao🙋

    • Sono sempre ben accetti i consigli qui e visto che posso sperimentare li prendo in considerazione molto volentieri. Per questo ti chiedo cosa intendi con una pietra di inciampo, in modo che possa averne un’idea mentre butterò giù il prossimo episodio.
      Come sempre ti ringrazio per il feedback!

      • …Ciao, … pietra d’inciampo, ovviamente in senso lato, è l’interruzione volontaria o meno del ritmo e il successivo rilancio per evitare la cadenza fissa possa diventare a lungo sembrare monotona. Mi riferisco come già detto nell’altro commento al ritmo didascalico del racconto con i dialoghi riportati come frammenti di un ricordo e mai come fossero espressi in tempo reale con l’uso canonico delle caporali o equivalenti. Naturalmente, ripeto, è lo stile che tu vuoi e la storia va come decidi tu, il mio è solo un commento: leggilo, registralo e poi fai come ti pare! 😋 ciao🙋

        • Hai ragione sui dialoghi, ma credo (seppur io sia alle prime armi) che avendo cominciato con questo stile didascalico sia più coerente portarlo avanti, come se fosse una narrazione in prima persona della protagonista che dà sfogo ai suoi pensieri e in un certo modo rielabora quello che accade e le viene detto. Mi rendo però conto che questo può far diventare incasinata e forse anche noiosa la parte dei dialoghi… sono combattuta ma credo terrò fino alla fine questo stile per poi cambiarlo in una storia che magari verrà poi.

  2. In ritardo ma sono arrivato.
    Quando la tua donna ti dice “dobbiamo parlare” è sempre buia l’ora che sta arrivando.
    Personamente concordo con Bea. Se Ale non è voluto andare con lei e poi la tempesta di messaggi e chiamate… beh, io l’avrei mandato a quel paese senza tanti scrupoli. Ma vista la reazione di lui è stata senza dubbio la scelta migliore.
    Mi lascia perplesso la scelta di mettere i discorsi diretti in corsivo invece che tra virgolette. Si corre il rischio di far confusione nel capire chi sta parlando.
    Fossi in lei l’andrei a trovare subito sul posto di lavoro.

  3. Continuo ad apprezzare il tuo stile di scrittura, però ho qualche perplessità sulla gestione dei dialoghi in questo episodio. È vero che, trattandosi di un flusso di pensieri, il dialogo va bene anche nel testo (è lo stesso stile che sto sperimentando io), ma qui il botta e risposta tra la protagonista e Ale è troppo fitto per potere essere incluso nel testo. Per convenzione poi il corsivo dovrebbe essere riservato eventualmente ai pensieri (ma a me personalmente piace poco).
    Non è una critica, sia ben chiaro.

    • Hai ragione, ho trovato piuttosto complicato far incastrare la parte di dialogo che volevo sviluppare, così ho pensato fosse meglio distinguerlo con il corsivo rispetto al resto del testo per renderlo più scorrevole a chi lo legge. Forse però non è stata una buona idea… Non la prendo come una critica, anzi ti ringrazio: soltanto in questo modo posso rifletterci su e migliorarmi!

  4. Scrive ad Amelie, ormai non pensa ad altro.
    In questo capitolo mi ritrovo con uno stile che sembra più acerbo ma, guarda te, più in sintonia col personaggio narrante, che ha bisogno di crescere e fare esperienza. Sembra di leggere le pagine del suo diario.Tutto bene, continua così, la tua ragazza maturerà e tu con lei. Alla prossima, ciao🙋

  5. Ciao, buon Anno, e scusami, ero rimasta indietro!!! Ma ho recuperato e come dice Napo qui sotto, bello stile originale, avevo letto un romanzo proprio di recente di uno scrittore affermato che ha questo stile… brava. Voto per segna il numero.
    Alla prossima!

    • Grazie per aver recuperato e per il tuo feedback! ✨ In realtà sto sperimentando per la prima volta questo stile, come se fosse un flusso di pensieri e sono felice che stia riscontrando “successo” senza risultare troppo banale o caotico (soprattutto nei dialoghi)..

  6. Buon anno Giorgia.
    L’uso del tempo presenta aiuta a tenere vivo il fremito dell’innamoramento che sembra non arrivare mai a compimento.
    Questo racconto è una perenne attesa di un qualcosa che aspetti che accada mentre in realtà sta già accadendo. Brava, mi piace. Trova il modo per far sì che l’incantesimo non si rompa e sarai perfetta. Ciao🙋

    • Ti ringrazio per il feedback sempre puntuale. Hai ragione, le virgolette avrebbero aiutato ma avendo usato uno stile “flusso di pensieri” mi sembrava inadatto aggiungerle soltanto adesso al terzo episodio anche se ammetto di aver fatto un po’ di fatica anch’io a strutturare i dialoghi in questo modo. Ed è vero anche che la ragazza è distante, forse la protagonista non si rende ancora conto dei segnali che le manda e per questo appare così disinteressata.
      Spero nel prossimo episodio di migliorare sia i dialoghi, rendendoli più scorrevoli nonostante io abbia scelto di usare questa “forma” sia di tirare fuori le emozioni della ragazza.

  7. “…essere imprigionata nei suoi ritmi mi uccide…”
    “…ti comporti come se tutto intorno a te fosse fragile…”
    Ciao, queste le due perle che ho colto nel tuo nuovo capitolo. Mi e piaciuto molto, la prima parte in alcuni punti non è, a mio avviso, perfetta, ma da quando c’è il nuovo incontro la storia decolla, il tempo presente la rende viva, palpabile: come il sentimento che l’anima. Questa è una storia d’innamoramento, non c’è dubbio: complimenti, ottimo.lavoro! ciao🙋

      • Ciao, eccomi, nulla di particolare, solo un paio di cose che avrei scritto in modo diverso:
        “…messaggi che ne sono arrivati dopo”, avrei tolto
        -che ne sono-;
        “…quando non capisce le mie esigenze…”
        avrei scritto “Quando finge di non capire…”;
        “…Ennesimo concerto imsieme…”
        avrei scritto “…un altro concerto insieme…”.
        Come vedi niente di che, è il mio punto di vista, cestina tutto se vuoi, l’autore sei tu, e brava!
        p.s.: Molti motociclisti tengono un secondo casco nel bauletto.😉 ciao🙋

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