Ri-conoscersi

Dove eravamo rimasti?

Cosa decide di fare la protagonista? Accetta la proposta e decidono di andare da qualche parte (100%)

Al pub

Tieniti stretta, mi dici. Le mie mani sono sui tuoi fianchi e sento l’aria che fa svolazzare il mio vestito. Guidi piano e dopo pochi minuti arriviamo in una zona isolata dove l’unica cosa che fa luce è il pub in cui mi hai portata. È un capannone industriale rimodellato a locale. Quando entriamo rimango incantata dalla particolarità del posto: sulle pareti ci sono vinili appesi e moltissimi strumenti musicali. Mentre io curioso qua e là, tu ti allontani e saluti qualche amico. Sembri avere ancora tutte le energie, mentre io dopo il concerto sono esausta e mi fanno anche male i piedi. Così prendo posto in un tavolino appartato, su una poltroncina giallo senape che mi fa subito sentire meglio. Ti osservo da lontano e per un istante mi passa per la testa Alessandro, il numero consistente di messaggi che mi ha lasciato sul cellulare e la preoccupazione che forse sta assalendo anche i miei genitori. Così prendo il cellulare e scrivo un messaggio a mia madre per tranquillizzarla e dirle che torno più tardi. Poi guardo l’ora e vedo che sono già le due.  Ti sei già accomodata vedo! mi dici mentre ti sistemi al tavolo. Così appoggio sul tavolo il cellulare e ci mettiamo a parlare del più e del meno. Quando mi sono trasferita, mi racconti, questo posto mi ha salvata, sai, ci venivo tutte le sere e ho conosciuto un sacco di persone e ho trovato questo lavoro fighissimo. Poi mi indichi un ragazzo con un berretto viola e mi spieghi che è un importante manager di molti gruppi che ascoltiamo. Torniamo a parlare di concerti e mi rendo conto che condividiamo la stessa passione, come se ci conoscessimo da una vita continuiamo a raccontarci esperienze e alcune di queste le abbiamo anche condivise senza saperlo. Ordiniamo da bere e facciamo un brindisi al concerto appena trascorso e quelli che ci aspettano nel futuro.
Guarda che ti suona il cellulare, che fai? non rispondi? mi chiedi indicandomi il cellulare. È ancora Alessandro che prova a mettersi in contatto con me per l’ennesima volta in questa serata. Forse ha finito di stare con i suoi amici e cerca compagnia, penso, ma non voglio rovinarmi questo momento. Ignoro la chiamata e la parte più razionale di me si domanda se sto facendo la mossa giusta. Ti racconto brevemente cos’è successo, ti dico che abbiamo litigato perché non voleva rinunciare ai suoi soliti amici per questo concerto e me la sono presa. Guarda che ci ha perso lui!, esclami, non devi sentirti costretta a rinunciare alle cose che desideri fare perché lui non vuole farle con te. Con questa frase confermi la sensazione di intimità che credo di non aver mai provato con nessun altro. In realtà non so se è già finita da un pezzo ma nessuno dei due vuole dirlo ad alta voce, ti spiego, non so come capire se provo ancora amore o… Non mi lasci finire la frase, mi dici che nella mia testa tutto è già chiaro, devo solo cercare di schiarirmi le idee senza farmi prendere dalla paura. Mentre ti alzi per salutare il ragazzo con il berretto di prima che ti è venuto incontro a braccia aperte mi sfiori la spalla. La tua mano si ferma sulla mia pelle per un secondo che a me sembra un’eternità. Sento il calore che emani, il tuo profumo mi inebria perché ti sei mossa verso di me e questa sensazione mi provoca un brivido. Scambi qualche parola con questo ragazzo, me lo presenti e decidiamo di tornare verso casa. Mentre usciamo dal locale ti chiedo se sei francese. Sì, sono mezza francese perché mio padre è della Costa Azzurra mi spieghi, sono in Italia da parecchi anni anche se per lo più ho girato varie città e adesso vivo qui da solamente un anno. Mi infili il casco di tua spontanea volontà e mi rendo conto di quanto la situazione stia diventando strana e io non sappia come reagire. Sto ignorando il mio ragazzo per starmene in un pub alle due di notte con una ragazza che vedo per la seconda volta, mi offre da bere, parliamo come due vecchie amiche e non riesco a staccarle di dosso lo sguardo. Cosa mi sta succedendo? Ci rimettiamo in sella e mi riaccompagni a casa. Prima di lasciarmi davanti al cancello mi chiedi il numero. Dammi, te lo segno io e mentre ti prendo il cellulare dalle mani vedo in lontananza la figura di Alessandro.
Cosa faccio adesso? penso mentre il cuore inizia a battere velocemente.

Cosa succede dopo?

  • I due hanno un confronto (14%)
    14
  • Alessandro non la vede e prosegue per la sua strada (0%)
    0
  • Beatrice scrive velocemente il numero e sale in casa per non farsi raggiungere da Alessandro (86%)
    86
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64 Commenti

  1. La mamma, prima o poi bisogna parlarci!
    Ti vedo sempre piu padrona della situazione e proprio per questo, da lettore ti chiedo di fare un piccolo sforzo: ogni tanto lascia un attimo il ritmo didascalico del racconto, sento il bisogno di una piccola pietra di inciampo, di un cambio di passo per rilanciare l’interesse.
    Io proverei, sicuramente ti riesce, però fai come vuoi, tu sei il capo. Alla prossima, ciao🙋

    • Sono sempre ben accetti i consigli qui e visto che posso sperimentare li prendo in considerazione molto volentieri. Per questo ti chiedo cosa intendi con una pietra di inciampo, in modo che possa averne un’idea mentre butterò giù il prossimo episodio.
      Come sempre ti ringrazio per il feedback!

      • …Ciao, … pietra d’inciampo, ovviamente in senso lato, è l’interruzione volontaria o meno del ritmo e il successivo rilancio per evitare la cadenza fissa possa diventare a lungo sembrare monotona. Mi riferisco come già detto nell’altro commento al ritmo didascalico del racconto con i dialoghi riportati come frammenti di un ricordo e mai come fossero espressi in tempo reale con l’uso canonico delle caporali o equivalenti. Naturalmente, ripeto, è lo stile che tu vuoi e la storia va come decidi tu, il mio è solo un commento: leggilo, registralo e poi fai come ti pare! 😋 ciao🙋

        • Hai ragione sui dialoghi, ma credo (seppur io sia alle prime armi) che avendo cominciato con questo stile didascalico sia più coerente portarlo avanti, come se fosse una narrazione in prima persona della protagonista che dà sfogo ai suoi pensieri e in un certo modo rielabora quello che accade e le viene detto. Mi rendo però conto che questo può far diventare incasinata e forse anche noiosa la parte dei dialoghi… sono combattuta ma credo terrò fino alla fine questo stile per poi cambiarlo in una storia che magari verrà poi.

  2. In ritardo ma sono arrivato.
    Quando la tua donna ti dice “dobbiamo parlare” è sempre buia l’ora che sta arrivando.
    Personamente concordo con Bea. Se Ale non è voluto andare con lei e poi la tempesta di messaggi e chiamate… beh, io l’avrei mandato a quel paese senza tanti scrupoli. Ma vista la reazione di lui è stata senza dubbio la scelta migliore.
    Mi lascia perplesso la scelta di mettere i discorsi diretti in corsivo invece che tra virgolette. Si corre il rischio di far confusione nel capire chi sta parlando.
    Fossi in lei l’andrei a trovare subito sul posto di lavoro.

  3. Continuo ad apprezzare il tuo stile di scrittura, però ho qualche perplessità sulla gestione dei dialoghi in questo episodio. È vero che, trattandosi di un flusso di pensieri, il dialogo va bene anche nel testo (è lo stesso stile che sto sperimentando io), ma qui il botta e risposta tra la protagonista e Ale è troppo fitto per potere essere incluso nel testo. Per convenzione poi il corsivo dovrebbe essere riservato eventualmente ai pensieri (ma a me personalmente piace poco).
    Non è una critica, sia ben chiaro.

    • Hai ragione, ho trovato piuttosto complicato far incastrare la parte di dialogo che volevo sviluppare, così ho pensato fosse meglio distinguerlo con il corsivo rispetto al resto del testo per renderlo più scorrevole a chi lo legge. Forse però non è stata una buona idea… Non la prendo come una critica, anzi ti ringrazio: soltanto in questo modo posso rifletterci su e migliorarmi!

  4. Scrive ad Amelie, ormai non pensa ad altro.
    In questo capitolo mi ritrovo con uno stile che sembra più acerbo ma, guarda te, più in sintonia col personaggio narrante, che ha bisogno di crescere e fare esperienza. Sembra di leggere le pagine del suo diario.Tutto bene, continua così, la tua ragazza maturerà e tu con lei. Alla prossima, ciao🙋

  5. Ciao, buon Anno, e scusami, ero rimasta indietro!!! Ma ho recuperato e come dice Napo qui sotto, bello stile originale, avevo letto un romanzo proprio di recente di uno scrittore affermato che ha questo stile… brava. Voto per segna il numero.
    Alla prossima!

    • Grazie per aver recuperato e per il tuo feedback! ✨ In realtà sto sperimentando per la prima volta questo stile, come se fosse un flusso di pensieri e sono felice che stia riscontrando “successo” senza risultare troppo banale o caotico (soprattutto nei dialoghi)..

  6. Buon anno Giorgia.
    L’uso del tempo presenta aiuta a tenere vivo il fremito dell’innamoramento che sembra non arrivare mai a compimento.
    Questo racconto è una perenne attesa di un qualcosa che aspetti che accada mentre in realtà sta già accadendo. Brava, mi piace. Trova il modo per far sì che l’incantesimo non si rompa e sarai perfetta. Ciao🙋

    • Ti ringrazio per il feedback sempre puntuale. Hai ragione, le virgolette avrebbero aiutato ma avendo usato uno stile “flusso di pensieri” mi sembrava inadatto aggiungerle soltanto adesso al terzo episodio anche se ammetto di aver fatto un po’ di fatica anch’io a strutturare i dialoghi in questo modo. Ed è vero anche che la ragazza è distante, forse la protagonista non si rende ancora conto dei segnali che le manda e per questo appare così disinteressata.
      Spero nel prossimo episodio di migliorare sia i dialoghi, rendendoli più scorrevoli nonostante io abbia scelto di usare questa “forma” sia di tirare fuori le emozioni della ragazza.

  7. “…essere imprigionata nei suoi ritmi mi uccide…”
    “…ti comporti come se tutto intorno a te fosse fragile…”
    Ciao, queste le due perle che ho colto nel tuo nuovo capitolo. Mi e piaciuto molto, la prima parte in alcuni punti non è, a mio avviso, perfetta, ma da quando c’è il nuovo incontro la storia decolla, il tempo presente la rende viva, palpabile: come il sentimento che l’anima. Questa è una storia d’innamoramento, non c’è dubbio: complimenti, ottimo.lavoro! ciao🙋

      • Ciao, eccomi, nulla di particolare, solo un paio di cose che avrei scritto in modo diverso:
        “…messaggi che ne sono arrivati dopo”, avrei tolto
        -che ne sono-;
        “…quando non capisce le mie esigenze…”
        avrei scritto “Quando finge di non capire…”;
        “…Ennesimo concerto imsieme…”
        avrei scritto “…un altro concerto insieme…”.
        Come vedi niente di che, è il mio punto di vista, cestina tutto se vuoi, l’autore sei tu, e brava!
        p.s.: Molti motociclisti tengono un secondo casco nel bauletto.😉 ciao🙋

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