Ri-conoscersi

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede dopo? Beatrice scrive velocemente il numero e sale in casa per non farsi raggiungere da Alessandro (86%)

La tempesta silenziosa

Scrivo il mio numero sul tuo cellulare e senza ricontrollarlo ti saluto e scappo in casa. Tu rimani perplessa, si vede dalle sopracciglia contratte e dalla bocca serrata come se stessi cercando di capire la situazione. Nemmeno mi scuso: apro velocemente il cancello e con lunghi passi entro in casa. Nel silenzio salgo le scale fino ad arrivare in camera mia mente il cuore risuona rumorosamente nel mio petto. Una volta a letto non riesco a prendere sonno. Ripenso al concerto, all’adrenalina che sentivo nel corpo e di cui ho ancora qualche rimasuglio e alla mia bocca paralizzata sul sorriso mentre ci divertivamo. Questi pensieri vengono però disturbati da Alessandro, forse non si merita tutta questa indifferenza. Così prendo il cellulare e decido di rispondere ai suoi innumerevoli messaggi.

Ero al concerto, sono rientrata adesso e credo che dovremmo parlare – ore 03:21

Invio il messaggio e un senso di colpa mi pervade il corpo. Mi ha lasciato chiamate, messaggi e io non ho avuto l’accortezza di rispondergli. Ripenso ancora una volta al corso della serata e mi rendo conto di non averlo pensato una volta. Forse non ti amo più, sussurro a voce bassa per lasciare che questo pensiero prenda forma. Spesso in questo periodo ho pensato di troncare la relazione, ma non ho mai avuto il coraggio né di dirlo ad alta voce né di farlo. Da qualche mese a questa parte riesco a vedere solo quello che mi dà fastidio di lui, non riesco a trovare nessuna nota positiva e mi sento appesantita dalla monotonia della nostra relazione. Mi vengono in mente le tue parole, Amelie, quando mi hai detto di schiarirmi le idee e credo di avercela fatta proprio stasera senza muovere un dito, ma lasciando che il flusso dei miei pensieri venisse a galla. È tutto così strano: chi sei tu? perché continuo a sentire il bisogno di averti vicina? Queste domande risuonano nella mia testa e fanno un rumore tale da non permettermi di rilassare i muscoli del corpo. Ripenso alla tua mano che ha sfiorato la mia pelle, al calore che ho sentito in quel preciso momento e al tuo sguardo leggero, ma presente. Anche tu provi la stessa sensazione con me?
Svegliandomi controllo il cellulare, magari Ale mi ha risposto. Invece trovo soltanto un tuo messaggio.

Spero tu stia bene, grazie per la serata – ore 04:12

La dormita, seppur breve, non ha modificato la mia decisione e d’un tratto, nel pomeriggio, decido di fare chiarezza. Mi incammino verso casa di Alessandro che dista qualche isolato dalla mia. Una volta arrivata, esito qualche secondo prima di suonare il campanello e farmi aprire da suo padre che mi accoglie calorosamente. Entro in camera sua e lo trovo a fumare in mezzo al solito casino. Menomale che ti sei fatta viva, mi dice, forse è ora di capire cos’è successo visto che nemmeno mi hai avvisato che ci saresti andata, poi con chi? Gli dico di spegnere la sigaretta, sai quanto fastidio mi dà tutto quel fumo passivo in camera, ma sembra noncurante della mia richiesta. Ale, te l’ho detto che volevo andarci e se fossi voluto venire avresti potuto abbandonare per una volta i tuoi amici, cos’è devo rinunciare a quello che mi va di fare per te? gli rispondo tutto d’un fiato. Mi siedo sul suo letto sfatto, lo stesso che ci ha visti addormentare guardando un film e che ci ha tenuto caldo nei momenti più intimi. E con chi ci saresti andata? mi chiede. Da sola, Ale e poi ho incontrato quella ragazza del festival e sono stata con lei… siamo andate a bere qualcosa dopo. Spegne la sigaretta a metà e passa il suo sguardo verso la finestra. Ah, per quello mi hai ignorato? incalza, ma cosa ti sta succedendo Bea? da quando mi ignori per un giorno per una cazzata del genere?. Ale forse è una cazzata per te, per me no, tu continua a mettere al primo posto i tuoi amici e io mi troverò altre persone con cui condividere momenti come già sto facendo. Respiro, non mi sembra possibile avergli detto quello che pensavo senza avere timore. Forse Ale dobbiamo chiuderla qui, fare nuove esperienze… da tempo mi sto sentendo trascurata e tu nemmeno te ne sei accorto, gli dico con gli occhi bassi. Anche se sento il dispiacere nel pronunciare queste parole, mi sembra di fare la cosa giusta. Finiamola qui, Bea, ho capito, mi dice con la voce ferma di quando si sta innervosendo. Rimango sul letto a gambe accavallate per qualche minuto, aspettando una sua reazione o anche solo un gesto e invece nulla.  Mi sembra di avere la certezza di fare la cosa giusta: se ci tiene potrebbe lottare, no? O perlomeno cercare di capirmi più a fondo. Allora me ne vado? ho chiesto alzandomi. Come vuoi tu, Bea è stata la sua risposta. Senza pensarci due volte sono uscita dalla stanza e mi sono chiusa dietro le spalle la porta della casa che mi ha ospitato per lungo tempo.
Ora che ho fatto chiarezza con lui, devo farla dentro di me. Perché continuo a pensarti, Amelie?

Cosa fa adesso la protagonista?

  • Va a trovare Amelie sul posto di lavoro (60%)
    60
  • Scrive ad Amelie per uscire (40%)
    40
  • Torna a casa a riflettere (0%)
    0
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64 Commenti

  1. La mamma, prima o poi bisogna parlarci!
    Ti vedo sempre piu padrona della situazione e proprio per questo, da lettore ti chiedo di fare un piccolo sforzo: ogni tanto lascia un attimo il ritmo didascalico del racconto, sento il bisogno di una piccola pietra di inciampo, di un cambio di passo per rilanciare l’interesse.
    Io proverei, sicuramente ti riesce, però fai come vuoi, tu sei il capo. Alla prossima, ciao🙋

    • Sono sempre ben accetti i consigli qui e visto che posso sperimentare li prendo in considerazione molto volentieri. Per questo ti chiedo cosa intendi con una pietra di inciampo, in modo che possa averne un’idea mentre butterò giù il prossimo episodio.
      Come sempre ti ringrazio per il feedback!

      • …Ciao, … pietra d’inciampo, ovviamente in senso lato, è l’interruzione volontaria o meno del ritmo e il successivo rilancio per evitare la cadenza fissa possa diventare a lungo sembrare monotona. Mi riferisco come già detto nell’altro commento al ritmo didascalico del racconto con i dialoghi riportati come frammenti di un ricordo e mai come fossero espressi in tempo reale con l’uso canonico delle caporali o equivalenti. Naturalmente, ripeto, è lo stile che tu vuoi e la storia va come decidi tu, il mio è solo un commento: leggilo, registralo e poi fai come ti pare! 😋 ciao🙋

        • Hai ragione sui dialoghi, ma credo (seppur io sia alle prime armi) che avendo cominciato con questo stile didascalico sia più coerente portarlo avanti, come se fosse una narrazione in prima persona della protagonista che dà sfogo ai suoi pensieri e in un certo modo rielabora quello che accade e le viene detto. Mi rendo però conto che questo può far diventare incasinata e forse anche noiosa la parte dei dialoghi… sono combattuta ma credo terrò fino alla fine questo stile per poi cambiarlo in una storia che magari verrà poi.

  2. In ritardo ma sono arrivato.
    Quando la tua donna ti dice “dobbiamo parlare” è sempre buia l’ora che sta arrivando.
    Personamente concordo con Bea. Se Ale non è voluto andare con lei e poi la tempesta di messaggi e chiamate… beh, io l’avrei mandato a quel paese senza tanti scrupoli. Ma vista la reazione di lui è stata senza dubbio la scelta migliore.
    Mi lascia perplesso la scelta di mettere i discorsi diretti in corsivo invece che tra virgolette. Si corre il rischio di far confusione nel capire chi sta parlando.
    Fossi in lei l’andrei a trovare subito sul posto di lavoro.

  3. Continuo ad apprezzare il tuo stile di scrittura, però ho qualche perplessità sulla gestione dei dialoghi in questo episodio. È vero che, trattandosi di un flusso di pensieri, il dialogo va bene anche nel testo (è lo stesso stile che sto sperimentando io), ma qui il botta e risposta tra la protagonista e Ale è troppo fitto per potere essere incluso nel testo. Per convenzione poi il corsivo dovrebbe essere riservato eventualmente ai pensieri (ma a me personalmente piace poco).
    Non è una critica, sia ben chiaro.

    • Hai ragione, ho trovato piuttosto complicato far incastrare la parte di dialogo che volevo sviluppare, così ho pensato fosse meglio distinguerlo con il corsivo rispetto al resto del testo per renderlo più scorrevole a chi lo legge. Forse però non è stata una buona idea… Non la prendo come una critica, anzi ti ringrazio: soltanto in questo modo posso rifletterci su e migliorarmi!

  4. Scrive ad Amelie, ormai non pensa ad altro.
    In questo capitolo mi ritrovo con uno stile che sembra più acerbo ma, guarda te, più in sintonia col personaggio narrante, che ha bisogno di crescere e fare esperienza. Sembra di leggere le pagine del suo diario.Tutto bene, continua così, la tua ragazza maturerà e tu con lei. Alla prossima, ciao🙋

  5. Ciao, buon Anno, e scusami, ero rimasta indietro!!! Ma ho recuperato e come dice Napo qui sotto, bello stile originale, avevo letto un romanzo proprio di recente di uno scrittore affermato che ha questo stile… brava. Voto per segna il numero.
    Alla prossima!

    • Grazie per aver recuperato e per il tuo feedback! ✨ In realtà sto sperimentando per la prima volta questo stile, come se fosse un flusso di pensieri e sono felice che stia riscontrando “successo” senza risultare troppo banale o caotico (soprattutto nei dialoghi)..

  6. Buon anno Giorgia.
    L’uso del tempo presenta aiuta a tenere vivo il fremito dell’innamoramento che sembra non arrivare mai a compimento.
    Questo racconto è una perenne attesa di un qualcosa che aspetti che accada mentre in realtà sta già accadendo. Brava, mi piace. Trova il modo per far sì che l’incantesimo non si rompa e sarai perfetta. Ciao🙋

    • Ti ringrazio per il feedback sempre puntuale. Hai ragione, le virgolette avrebbero aiutato ma avendo usato uno stile “flusso di pensieri” mi sembrava inadatto aggiungerle soltanto adesso al terzo episodio anche se ammetto di aver fatto un po’ di fatica anch’io a strutturare i dialoghi in questo modo. Ed è vero anche che la ragazza è distante, forse la protagonista non si rende ancora conto dei segnali che le manda e per questo appare così disinteressata.
      Spero nel prossimo episodio di migliorare sia i dialoghi, rendendoli più scorrevoli nonostante io abbia scelto di usare questa “forma” sia di tirare fuori le emozioni della ragazza.

  7. “…essere imprigionata nei suoi ritmi mi uccide…”
    “…ti comporti come se tutto intorno a te fosse fragile…”
    Ciao, queste le due perle che ho colto nel tuo nuovo capitolo. Mi e piaciuto molto, la prima parte in alcuni punti non è, a mio avviso, perfetta, ma da quando c’è il nuovo incontro la storia decolla, il tempo presente la rende viva, palpabile: come il sentimento che l’anima. Questa è una storia d’innamoramento, non c’è dubbio: complimenti, ottimo.lavoro! ciao🙋

      • Ciao, eccomi, nulla di particolare, solo un paio di cose che avrei scritto in modo diverso:
        “…messaggi che ne sono arrivati dopo”, avrei tolto
        -che ne sono-;
        “…quando non capisce le mie esigenze…”
        avrei scritto “Quando finge di non capire…”;
        “…Ennesimo concerto imsieme…”
        avrei scritto “…un altro concerto insieme…”.
        Come vedi niente di che, è il mio punto di vista, cestina tutto se vuoi, l’autore sei tu, e brava!
        p.s.: Molti motociclisti tengono un secondo casco nel bauletto.😉 ciao🙋

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