Ri-conoscersi

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa adesso la protagonista? Va a trovare Amelie sul posto di lavoro (60%)

La resa del cuore

Il locale ha aperto da poco, ma straborda già di persone. Non so se ti troverò qui, Amelie, ma ci tento perché sento di aver bisogno di averti vicina. Allo stesso tempo mi dico di essere una stupida: quale strano film mi sono costruita su di te? E soprattutto, tu hai voglia di vedermi? I dubbi mi assillano, ma cerco di metterli a tacere entrando nel locale. Una leggera musica pop fa da sottofondo al chiacchiericcio delle persone. Lo stile del posto è molto simile a quello dove mi hai portata la sera del concerto. Ci sono molti colori come se fosse la tavolozza di un pittore al compimento della sua opera d’arte e nel caos tutto sembra essere al posto giusto. Curiosando qua e là, osservo che ci sono tante piantine e un grammofono da cui risuona il sottofondo musicale. Poi ti vedo. Sei dietro il bancone, stai sorseggiando un cocktail e parli con due o tre ragazzi. Sembra ci sia sintonia fra voi. Ad un tratto il tuo sguardo fa un giro del locale come per ispezionarlo. Mi vedi. Quanto sei bella Amelie. Vorrei dirtelo, ma lo tengo per me perché mi fa ancora paura quello che sto provando. Questo sentimento a me sconosciuto è forte e allo stesso mi rende vulnerabile. Cammini verso di me e le mie gambe iniziano a tremare. Non posso fare altro che guardarti mentre ti avvicini. Il tuo modo di vestire è semplice, indossi dei pantaloni chiari e una maglietta a righe bordeaux e nere da cui sbuca il tuo tatuaggio. Ancora non ho decifrato cosa sia, ma in quella posizione ti rende ancor più affascinante. Che bello vederti qui!, mi dici, mi hai fatto una sorpresa… Il tuo profumo mi arriva dritto quando mi dai un bacio sulle guance in segno di saluto. Mi chiedi cosa ne penso del locale, è davvero bello e particolare ti dico, poi mi presenti i tuoi colleghi. Mi annunci che da poco ti hanno nominata responsabile della gestione del locale e, dopo un brindisi e qualche chiacchiera, mi chiedi se vogliamo andare altrove. A me va bene tutto Amelie, vorrei dirti, basta che ci sei tu, però queste parole che si incastrano fra i miei denti. Prima di uscire dai le direttive ai ragazzi del locale. Non chiamatemi che non rispondo, dici loro e io mi sento quasi lusingata. Poi usciamo dal locale e ci infiliamo i caschi. Ormai sembra quasi un movimento naturale da fare quando sono con te, penso. È ancora presto, che ne dici di andare al lago? mi chiedi. Mi sembra un’ottima idea e il lago non dista così tanto da qui. La tua moto sfreccia veloce, tu la conduci con sicurezza e le mie mani tengono stretti i tuoi fianchi. Una volta arrivate, parcheggi la moto dietro di noi e ci sediamo sugli scogli, parlando del più e del meno. Il tuo profilo è mozzafiato, come un panorama che non ha spigoli e rilassa la mente. I capelli corti sbarazzini, il naso che disegna una linea curva senza tratti duri e le labbra carnose. Forse il mio sguardo si perde in quel disegno perché mi richiami alla tua attenzione scuotendomi un braccio. In che mondo sei finita?, mi domandi ridendo, la vuoi o no la pizza? Mentre tu vai alla ricerca della cena la mia testa continua a frullare pensieri che riguardano te, Amelie, così al tuo ritorno ti confesso seccamente di aver lasciato Alessandro. No, non sto male per questo, ma sono confusa… è che ti penso spesso. Te lo dico quasi sottovoce e con una flebile paura di rovinare la strana intimità che si è creata fra di noi fin dal primo momento. Sento il tuo braccio che cinge la mia vita e la tua testa che lentamente scivola sulla mia spalla. Sembra l’incastro perfetto, ma invece di dirtelo ti indico le stelle. Lo vedi il grande carro? puntando l’indice al cielo. Il tempo scorre e noi rimaniamo così, immobili. Ci sono momenti di silenzio e altri di chiacchierate sussurrate, forse per evitare che le troppe parole possano sabotare questo momento magico. Ti sento respirare più profondamente. Se ho insistito con te un motivo c’è, Bea ma puoi prenderti tutto il tempo del mondo per pensare a cosa vuoi… non è facile capirlo, forse nemmeno tu lo sai ma per ora so che voglio starti vicina se me lo permetti. Il tuo braccio lascia la presa attorno ai miei fianchi e con la mano mi sposti il ciuffo di capelli dietro l’orecchio. Il tuo tocco leggero mi fa sentire piccola come se ci fossi tu a darmi protezione e mi scalda il cuore. Ti sento vicina, sento il calore che emana il tuo corpo e non riesco a decifrare cosa vorrei accadesse. Rimango ferma, senza ribattere a quello che mi hai appena detto. Non perché io mi voglia tirare indietro proprio ora, ma non mi è mai passata per la testa l’idea di stare con una ragazza. Senza che niente accada, finiamo la birra e ci mettiamo in moto verso casa. Mentre il paesaggio muta velocemente sotto i miei mi rendo conto che il mio corpo è come se avesse bisogno di te e tu mi hai confermato di volermi a tua volta. È tutto così inaspettato. Però ho la sensazione di essere più leggera, come se tutto avesse trovato la direzione da prendere anche se io ancora non so qual è.

Cosa succede ora?

  • Prima di finire la serata si baciano (100%)
    100
  • Si danno un appuntamento (0%)
    0
  • Amelie la invita a casa sua (0%)
    0
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64 Commenti

  1. La mamma, prima o poi bisogna parlarci!
    Ti vedo sempre piu padrona della situazione e proprio per questo, da lettore ti chiedo di fare un piccolo sforzo: ogni tanto lascia un attimo il ritmo didascalico del racconto, sento il bisogno di una piccola pietra di inciampo, di un cambio di passo per rilanciare l’interesse.
    Io proverei, sicuramente ti riesce, però fai come vuoi, tu sei il capo. Alla prossima, ciao🙋

    • Sono sempre ben accetti i consigli qui e visto che posso sperimentare li prendo in considerazione molto volentieri. Per questo ti chiedo cosa intendi con una pietra di inciampo, in modo che possa averne un’idea mentre butterò giù il prossimo episodio.
      Come sempre ti ringrazio per il feedback!

      • …Ciao, … pietra d’inciampo, ovviamente in senso lato, è l’interruzione volontaria o meno del ritmo e il successivo rilancio per evitare la cadenza fissa possa diventare a lungo sembrare monotona. Mi riferisco come già detto nell’altro commento al ritmo didascalico del racconto con i dialoghi riportati come frammenti di un ricordo e mai come fossero espressi in tempo reale con l’uso canonico delle caporali o equivalenti. Naturalmente, ripeto, è lo stile che tu vuoi e la storia va come decidi tu, il mio è solo un commento: leggilo, registralo e poi fai come ti pare! 😋 ciao🙋

        • Hai ragione sui dialoghi, ma credo (seppur io sia alle prime armi) che avendo cominciato con questo stile didascalico sia più coerente portarlo avanti, come se fosse una narrazione in prima persona della protagonista che dà sfogo ai suoi pensieri e in un certo modo rielabora quello che accade e le viene detto. Mi rendo però conto che questo può far diventare incasinata e forse anche noiosa la parte dei dialoghi… sono combattuta ma credo terrò fino alla fine questo stile per poi cambiarlo in una storia che magari verrà poi.

  2. In ritardo ma sono arrivato.
    Quando la tua donna ti dice “dobbiamo parlare” è sempre buia l’ora che sta arrivando.
    Personamente concordo con Bea. Se Ale non è voluto andare con lei e poi la tempesta di messaggi e chiamate… beh, io l’avrei mandato a quel paese senza tanti scrupoli. Ma vista la reazione di lui è stata senza dubbio la scelta migliore.
    Mi lascia perplesso la scelta di mettere i discorsi diretti in corsivo invece che tra virgolette. Si corre il rischio di far confusione nel capire chi sta parlando.
    Fossi in lei l’andrei a trovare subito sul posto di lavoro.

  3. Continuo ad apprezzare il tuo stile di scrittura, però ho qualche perplessità sulla gestione dei dialoghi in questo episodio. È vero che, trattandosi di un flusso di pensieri, il dialogo va bene anche nel testo (è lo stesso stile che sto sperimentando io), ma qui il botta e risposta tra la protagonista e Ale è troppo fitto per potere essere incluso nel testo. Per convenzione poi il corsivo dovrebbe essere riservato eventualmente ai pensieri (ma a me personalmente piace poco).
    Non è una critica, sia ben chiaro.

    • Hai ragione, ho trovato piuttosto complicato far incastrare la parte di dialogo che volevo sviluppare, così ho pensato fosse meglio distinguerlo con il corsivo rispetto al resto del testo per renderlo più scorrevole a chi lo legge. Forse però non è stata una buona idea… Non la prendo come una critica, anzi ti ringrazio: soltanto in questo modo posso rifletterci su e migliorarmi!

  4. Scrive ad Amelie, ormai non pensa ad altro.
    In questo capitolo mi ritrovo con uno stile che sembra più acerbo ma, guarda te, più in sintonia col personaggio narrante, che ha bisogno di crescere e fare esperienza. Sembra di leggere le pagine del suo diario.Tutto bene, continua così, la tua ragazza maturerà e tu con lei. Alla prossima, ciao🙋

  5. Ciao, buon Anno, e scusami, ero rimasta indietro!!! Ma ho recuperato e come dice Napo qui sotto, bello stile originale, avevo letto un romanzo proprio di recente di uno scrittore affermato che ha questo stile… brava. Voto per segna il numero.
    Alla prossima!

    • Grazie per aver recuperato e per il tuo feedback! ✨ In realtà sto sperimentando per la prima volta questo stile, come se fosse un flusso di pensieri e sono felice che stia riscontrando “successo” senza risultare troppo banale o caotico (soprattutto nei dialoghi)..

  6. Buon anno Giorgia.
    L’uso del tempo presenta aiuta a tenere vivo il fremito dell’innamoramento che sembra non arrivare mai a compimento.
    Questo racconto è una perenne attesa di un qualcosa che aspetti che accada mentre in realtà sta già accadendo. Brava, mi piace. Trova il modo per far sì che l’incantesimo non si rompa e sarai perfetta. Ciao🙋

    • Ti ringrazio per il feedback sempre puntuale. Hai ragione, le virgolette avrebbero aiutato ma avendo usato uno stile “flusso di pensieri” mi sembrava inadatto aggiungerle soltanto adesso al terzo episodio anche se ammetto di aver fatto un po’ di fatica anch’io a strutturare i dialoghi in questo modo. Ed è vero anche che la ragazza è distante, forse la protagonista non si rende ancora conto dei segnali che le manda e per questo appare così disinteressata.
      Spero nel prossimo episodio di migliorare sia i dialoghi, rendendoli più scorrevoli nonostante io abbia scelto di usare questa “forma” sia di tirare fuori le emozioni della ragazza.

  7. “…essere imprigionata nei suoi ritmi mi uccide…”
    “…ti comporti come se tutto intorno a te fosse fragile…”
    Ciao, queste le due perle che ho colto nel tuo nuovo capitolo. Mi e piaciuto molto, la prima parte in alcuni punti non è, a mio avviso, perfetta, ma da quando c’è il nuovo incontro la storia decolla, il tempo presente la rende viva, palpabile: come il sentimento che l’anima. Questa è una storia d’innamoramento, non c’è dubbio: complimenti, ottimo.lavoro! ciao🙋

      • Ciao, eccomi, nulla di particolare, solo un paio di cose che avrei scritto in modo diverso:
        “…messaggi che ne sono arrivati dopo”, avrei tolto
        -che ne sono-;
        “…quando non capisce le mie esigenze…”
        avrei scritto “Quando finge di non capire…”;
        “…Ennesimo concerto imsieme…”
        avrei scritto “…un altro concerto insieme…”.
        Come vedi niente di che, è il mio punto di vista, cestina tutto se vuoi, l’autore sei tu, e brava!
        p.s.: Molti motociclisti tengono un secondo casco nel bauletto.😉 ciao🙋

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