Ri-conoscersi

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede? Beatrice ha una chiacchierata con sua madre sugli ultimi giorni (67%)

Rivelazione e caos

Lo specchio mi vede passare avanti e indietro, cambiando ogni volta abito. Quasi come se fossi a una sfilata di moda, in realtà vorrei piangere perché non trovo nessun vestito adatto all’occasione. Fortunatamente mi sono già sistemata e devo trattenere le lacrime per non sbavare il trucco. Mia madre si affaccia in camera, apre la porta mezza socchiusa e mi chiede per chi mi sto facendo bella. Vado a una serata mamma, dico, in un locale. Accenna un mezzo sorriso e guarda attentamente la montagna di vestiti che si è accumulata sul letto. Sono felice che hai trovato la tua strada anche se hai rotto con Ale, mi confessa, avevo paura ti chiudessi in te stessa. In queste parole ritrovo la tenerezza di mia madre che c’è sempre sia per le cose belle sia per quelle brutte. Le sorrido compiaciuta pensando a quanti pianti ha cercato di frenare quando stavo male per Ale o per qualche amico passeggero. Credo sia il momento di dirglielo, percepisco l’intimità fra di noi in questo scambio di battute, ma sento un fuoco che si alimenta nel petto. Sono sicura che la reazione non sarà drastica: non finiremo a litigare, ma rimane la paura di come potrebbe sentirsi. Così cerco le parole, ma ogni espressione che mi gira in testa sembra inadatta. Probabilmente mi vede spaesata, persa nel mio mondo e con un movimento lento torna a socchiudere la porta. Aspetta mamma, le dico, ti volevo dire che… ti volevo dire che sto uscendo con una ragazza. Respiro forte. Sento le narici che si allargano, le gambe ricercano una stabilità che era stata spazzata via dal tremore e aspetto. Mi sembra un’eternità il tempo che passa, ma lei non si fa aspettare. Per chi mi hai preso Bea?, mi domanda, lo so chi è la ragazza ed è anche molto carina. Le sorrido, ma i miei occhi si chiedono come abbia fatto a individuarla. So chi è perché ti riporta ogni volta a casa, mi spiega come se mi avesse letto nel pensiero, e a me va bene a patto che tu sia felice. Osservo il suo piede che è per metà dentro la mia camera e la mano è appoggiata sulla porta. Vorrei dirle un ti voglio bene, ma è così difficile esprimere i propri sentimenti ai genitori soprattutto quando si tratta di emozioni positive.
Poi mi arriva un tuo messaggio.

Io sono al locale, ti aspetto qui… – ore 19:23

Guardo l’orologio appeso sopra lo specchio e mi dico che è ora di andare. A dirla tutta sono mezza emozionata per questa serata. Saremo fra tanta gente e io non so come ci si comporta. Non so se posso baciarti o darti la mano. Come devo fare, Amelie? A me nessuno l’ha spiegato. Sei piombata all’improvviso e nemmeno ero preparata a ritrovare il mio riflesso dentro i tuoi occhi e nei tuoi confini armoniosi e dolci. Mi aiuterai, vero?

Sono questi i pensieri che mi guidano verso il locale. Appena entro mi sento catapultata in una bolla. Poi mi dico che tutto questo l’hai messo in piedi tu e sei stata bravissima. Ti vedo con qualche persona vicino, stai ridendo di gusto. Mi avvicino, un po’ intimorita, ma tu mi accogli calorosamente e il disagio che ho immaginato di provare evapora in pochissimo tempo. La tua mano stringe la mia e in mezzo a tutta la confusione mi da un senso di sicurezza. Mi presenti i tuoi amici: una coppia di due ragazzi, Luca e Gabriele e una ragazza transessuale, Francesca. Lei lavora con te dietro al bancone, ma oggi è il suo giorno di riposo ed è qui a festeggiare. Scambio qualche parola con loro e ritrovo subito una sensazione di calore che non avrei pensato di provare al primo incontro con qualcuno. Mentre sorseggio il mio drink mi chiedi se ti accompagno a fumare e io ti guardo stranita. No, non fumo sempre, dici, solo in queste occasioni. Ci sediamo sul muretto a qualche passo dal locale. L’eco della musica si sente fino a qui, ma me ne dimentico mentre ci baciamo. Parliamo del più e del meno, mi racconti come è stato difficile organizzare la serata ma adesso che è fatta ti senti orgogliosa di quello che hai messo in piedi. Ti blocchi di colpo. Lo sguardo fisso dietro la mia testa. Con una mano mi allontani da te e per un momento mi sento svenire. Poi giro la testa. Alessandro. La sua camminata inconfondibile, la sigaretta fra le mani e il fumo che si porta con sé ovunque lui sia. Mi sta puntando, si capisce. Ha un’espressione neutra, la stessa con cui ha acconsentito la nostra rottura. Adesso volontariamente prendo le distanze da te e penso che la situazione si fa imbarazzante. Quando gli mancano pochi passi per raggiungerci mi saluta, ignorandoti.
Ciao Beatrice, dice.
Il mio nome intero credo non l’abbia mai usato. Siamo cresciuti insieme, per lui sono sempre stata Bea ed è assurdo quanto suoni strano. Poi ti guardo, Amelie, e ti vedo tesa. La testa vispa sopra le spalle, i pugni chiusi e le sopracciglia aggrottate. Il primo pensiero è: spero che questi non facciano a botte. Ma vedo Alessandro accennare un mezzo sorriso.
Possiamo parlare?, chiede con un tono piatto.

Cosa succede?

  • Beatrice decide di non parlare con Alessandro per non rovinarsi la serata (0%)
    0
  • La chiacchierata fra i due viene interrotta da Francesca (0%)
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  • Beatrice accetta di fare una chiacchierata con Alessandro (100%)
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64 Commenti

  1. La mamma, prima o poi bisogna parlarci!
    Ti vedo sempre piu padrona della situazione e proprio per questo, da lettore ti chiedo di fare un piccolo sforzo: ogni tanto lascia un attimo il ritmo didascalico del racconto, sento il bisogno di una piccola pietra di inciampo, di un cambio di passo per rilanciare l’interesse.
    Io proverei, sicuramente ti riesce, però fai come vuoi, tu sei il capo. Alla prossima, ciao🙋

      • …Ciao, … pietra d’inciampo, ovviamente in senso lato, è l’interruzione volontaria o meno del ritmo e il successivo rilancio per evitare la cadenza fissa possa diventare a lungo sembrare monotona. Mi riferisco come già detto nell’altro commento al ritmo didascalico del racconto con i dialoghi riportati come frammenti di un ricordo e mai come fossero espressi in tempo reale con l’uso canonico delle caporali o equivalenti. Naturalmente, ripeto, è lo stile che tu vuoi e la storia va come decidi tu, il mio è solo un commento: leggilo, registralo e poi fai come ti pare! 😋 ciao🙋

        • Hai ragione sui dialoghi, ma credo (seppur io sia alle prime armi) che avendo cominciato con questo stile didascalico sia più coerente portarlo avanti, come se fosse una narrazione in prima persona della protagonista che dà sfogo ai suoi pensieri e in un certo modo rielabora quello che accade e le viene detto. Mi rendo però conto che questo può far diventare incasinata e forse anche noiosa la parte dei dialoghi… sono combattuta ma credo terrò fino alla fine questo stile per poi cambiarlo in una storia che magari verrà poi.

  2. In ritardo ma sono arrivato.
    Quando la tua donna ti dice “dobbiamo parlare” è sempre buia l’ora che sta arrivando.
    Personamente concordo con Bea. Se Ale non è voluto andare con lei e poi la tempesta di messaggi e chiamate… beh, io l’avrei mandato a quel paese senza tanti scrupoli. Ma vista la reazione di lui è stata senza dubbio la scelta migliore.
    Mi lascia perplesso la scelta di mettere i discorsi diretti in corsivo invece che tra virgolette. Si corre il rischio di far confusione nel capire chi sta parlando.
    Fossi in lei l’andrei a trovare subito sul posto di lavoro.

  3. Continuo ad apprezzare il tuo stile di scrittura, però ho qualche perplessità sulla gestione dei dialoghi in questo episodio. È vero che, trattandosi di un flusso di pensieri, il dialogo va bene anche nel testo (è lo stesso stile che sto sperimentando io), ma qui il botta e risposta tra la protagonista e Ale è troppo fitto per potere essere incluso nel testo. Per convenzione poi il corsivo dovrebbe essere riservato eventualmente ai pensieri (ma a me personalmente piace poco).
    Non è una critica, sia ben chiaro.

    • Hai ragione, ho trovato piuttosto complicato far incastrare la parte di dialogo che volevo sviluppare, così ho pensato fosse meglio distinguerlo con il corsivo rispetto al resto del testo per renderlo più scorrevole a chi lo legge. Forse però non è stata una buona idea… Non la prendo come una critica, anzi ti ringrazio: soltanto in questo modo posso rifletterci su e migliorarmi!

  4. Scrive ad Amelie, ormai non pensa ad altro.
    In questo capitolo mi ritrovo con uno stile che sembra più acerbo ma, guarda te, più in sintonia col personaggio narrante, che ha bisogno di crescere e fare esperienza. Sembra di leggere le pagine del suo diario.Tutto bene, continua così, la tua ragazza maturerà e tu con lei. Alla prossima, ciao🙋

  5. Ciao, buon Anno, e scusami, ero rimasta indietro!!! Ma ho recuperato e come dice Napo qui sotto, bello stile originale, avevo letto un romanzo proprio di recente di uno scrittore affermato che ha questo stile… brava. Voto per segna il numero.
    Alla prossima!

  6. Buon anno Giorgia.
    L’uso del tempo presenta aiuta a tenere vivo il fremito dell’innamoramento che sembra non arrivare mai a compimento.
    Questo racconto è una perenne attesa di un qualcosa che aspetti che accada mentre in realtà sta già accadendo. Brava, mi piace. Trova il modo per far sì che l’incantesimo non si rompa e sarai perfetta. Ciao🙋

    • Ti ringrazio per il feedback sempre puntuale. Hai ragione, le virgolette avrebbero aiutato ma avendo usato uno stile “flusso di pensieri” mi sembrava inadatto aggiungerle soltanto adesso al terzo episodio anche se ammetto di aver fatto un po’ di fatica anch’io a strutturare i dialoghi in questo modo. Ed è vero anche che la ragazza è distante, forse la protagonista non si rende ancora conto dei segnali che le manda e per questo appare così disinteressata.
      Spero nel prossimo episodio di migliorare sia i dialoghi, rendendoli più scorrevoli nonostante io abbia scelto di usare questa “forma” sia di tirare fuori le emozioni della ragazza.

  7. Eccoci alla seconda puntata! Che assolutamente non delude. Mi ha un po’ sorpreso che Amelie sia in moto e che abbia due caschi, ma ci sta.
    Qui però la scelta si fa ardua.. se accetta il passaggio si fa un po’ scontato… ma non sarebbe neanche corretto rifiutare l’offerta. Votiamo per la terza.

  8. “…essere imprigionata nei suoi ritmi mi uccide…”
    “…ti comporti come se tutto intorno a te fosse fragile…”
    Ciao, queste le due perle che ho colto nel tuo nuovo capitolo. Mi e piaciuto molto, la prima parte in alcuni punti non è, a mio avviso, perfetta, ma da quando c’è il nuovo incontro la storia decolla, il tempo presente la rende viva, palpabile: come il sentimento che l’anima. Questa è una storia d’innamoramento, non c’è dubbio: complimenti, ottimo.lavoro! ciao🙋

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