Ri-conoscersi

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede a casa di Amelie? Passano una notte d'amore (50%)

Dentro il tuo mondo

La tua casa è piccola, ma accogliente. Ci accomodiamo sul divano, mi offri dei pantaloncini e una maglietta stropicciata per dormire. Indossandoli mi sento un po’ più vicina a te. Dopo aver chiacchierato della serata decidiamo di metterci a letto. Quando spegni la luce mi cerchi nel buio. Provo una sensazione nuova. Sento le tue mani infilarsi sotto la maglietta e posarsi leggere sul mio corpo che viene scosso da un brivido. Ci baciamo per lungo tempo, le nostre bocche si confondono e sembra che siamo perfettamente incastrate l’una nelle braccia dell’altra. Poi facciamo l’amore dolcemente. Il tuo corpo tonico e liscio si appoggia contro il mio, le tue mani cercano di disegnare i miei contorni. È strano pensare a questa intimità che si è appena creata. Con Alessandro ci ho impiegato mesi per aprirmi mentre tu sei riuscita a guadagnarti la mia fiducia in pochissimo tempo. Mi fido di te. Ogni cosa sembra già scritta così ed è impossibile fermare quello che sta avvenendo. L’avevo immaginato questo momento, quando di notte mi sono persa a pensarti, ma viverlo è tutt’altra cosa. Tu guidi ogni nostro movimento e ogni respiro sembra un affanno verso la felicità. I tuoi occhi nel buio mi catturano e, seppur io sia inesperta e impreparata, sai indicarmi cosa devo fare. Ti seguo. Mi chiedi piano se devi fermarti. No, non devi.

Tu riesci a dormire?, ti sussurro piano.
Come potrei…, rispondi accarezzandomi il volto.
È assurdo come mi sembra che ci conosciamo da una vita Amelie, ti dico.
E lo penso davvero. La testa che continuamente macina pensieri sembra essersi fermata adesso che sono accanto a te. Continuiamo a parlare di piccole cose, scambiandoci qualche bacio fino a quando si arriva all’argomento temuto e voluto.
Quindi ufficialmente posso chiamarti la mia ragazza?, mi domandi sorridendomi.
Mi fa quasi paura questa domanda perché ancora la mia testa sta elaborando tutto questo, ma ti rispondo di sì. E sono felice che tu me l’abbia chiesto proprio in questo momento.
E i tuoi genitori lo sanno di me?, chiedi incuriosita.
Sì lo sanno e sono felici – rispondo – mia madre non ha avuto grandi reazioni anzi si è mostrata dalla mia parte proprio ieri sera…
Accarezzi piano la mia mano, poi mi sposti i capelli dal viso e mi stampi un bacio in fronte. Penso che tu sai molte cose di me, mentre io conosco pochissimo la tua storia. Allora ti chiedo come hai capito di essere lesbica e subito ti fai seria per raccontarmi la tua storia.
Dai – dici – l’ho sempre saputo… mi hai vista?
Esiti un secondo.
Al liceo ero cotta di quest’amica, facevamo tutto insieme, si chiama Ambre e pensavo che fosse un caso particolare, pensavo fosse lei e quello che provavo per lei… – la tua voce è lieve ma piena di sentimento – però quando le ho detto cosa provavo il nostro rapporto è cambiato… si è allontanata molto come se si fosse spaventata eppure a me sembrava ci fossero dei segnali. Con il passare del tempo ho realizzato che non era lei nello specifico, ma mi interessavano le ragazze mentre i ragazzi nemmeno li guardavo…
E i tuoi genitori come l’hanno presa, lo sanno? – ti domando.
Lo sanno ma è abbastanza complicata la situazione, magari avessi una mamma come la tua! Mio padre non l’ha presa bene, sai lui è uno molto tradizionalista, ma nemmeno così tragicamente… ho conosciuto persone che sono state sbattute fuori di casa mentre con lui c’è stato solo un grande periodo di silenzio in cui ognuno viveva la propria vita senza badare alla presenza dell’altro, mentre mia madre beh… ha ignorato questa parte di me per tanto, troppo tempo a tal punto che ho deciso di allontanarmi da casa – fai un lungo respiro e percepisco la tua velata sofferenza – ogni giorno sentirsi parlare di ragazzi, di uomini belli e con cui avrei potuto mettermi mi stava rinchiudendo in una gabbia. Fra i due pensavo fosse mio padre il muro da dover abbattere e invece si è rivelata lei… mi ha fatto soffrire tanto ma ora che sono lontana mi sento più me stessa. Ho deciso di partire per la situazione che c’era in casa, sai… era così pesante. Ho visto molte città qui in Italia, sono stata a Roma, a Firenze, a Venezia poi sono finita qui e mi sono sentita subito a casa. Hai presente quella sensazione di aver trovato finalmente il tuo posto?Annuisco.
Frequentavo locali per lesbiche per il primo periodo – continui – volevo conoscere persone affini a me e con cui non sentirmi giudicata. Poi ho conosciuto una persona che mi ha invitata a fare un corso per bartender e adesso eccomi qui, sono soddisfatta di tutto anche se a volte mi manca casa… prima o poi ci dovrò tornare e li dovrò affrontare, ma per ora non hanno voluto saperne. Ho avuto una storia importante e volevo ufficializzare le cose anche con loro, ma quando siamo andate lì i miei hanno fatto di tutto per rendermi le cose difficili. Va bene così però, non voglio rinnegare chi sono.
Restiamo in silenzio fino a quando sorge il sole. Abbiamo fatto mattina.

Di cosa parla l'ultimo capitolo?

  • Il loro primo anniversario (0%)
    0
  • Una riflessione di Beatrice (60%)
    60
  • La loro storia a distanza di 5 anni (40%)
    40
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64 Commenti

  1. La mamma, prima o poi bisogna parlarci!
    Ti vedo sempre piu padrona della situazione e proprio per questo, da lettore ti chiedo di fare un piccolo sforzo: ogni tanto lascia un attimo il ritmo didascalico del racconto, sento il bisogno di una piccola pietra di inciampo, di un cambio di passo per rilanciare l’interesse.
    Io proverei, sicuramente ti riesce, però fai come vuoi, tu sei il capo. Alla prossima, ciao🙋

    • Sono sempre ben accetti i consigli qui e visto che posso sperimentare li prendo in considerazione molto volentieri. Per questo ti chiedo cosa intendi con una pietra di inciampo, in modo che possa averne un’idea mentre butterò giù il prossimo episodio.
      Come sempre ti ringrazio per il feedback!

      • …Ciao, … pietra d’inciampo, ovviamente in senso lato, è l’interruzione volontaria o meno del ritmo e il successivo rilancio per evitare la cadenza fissa possa diventare a lungo sembrare monotona. Mi riferisco come già detto nell’altro commento al ritmo didascalico del racconto con i dialoghi riportati come frammenti di un ricordo e mai come fossero espressi in tempo reale con l’uso canonico delle caporali o equivalenti. Naturalmente, ripeto, è lo stile che tu vuoi e la storia va come decidi tu, il mio è solo un commento: leggilo, registralo e poi fai come ti pare! 😋 ciao🙋

        • Hai ragione sui dialoghi, ma credo (seppur io sia alle prime armi) che avendo cominciato con questo stile didascalico sia più coerente portarlo avanti, come se fosse una narrazione in prima persona della protagonista che dà sfogo ai suoi pensieri e in un certo modo rielabora quello che accade e le viene detto. Mi rendo però conto che questo può far diventare incasinata e forse anche noiosa la parte dei dialoghi… sono combattuta ma credo terrò fino alla fine questo stile per poi cambiarlo in una storia che magari verrà poi.

  2. In ritardo ma sono arrivato.
    Quando la tua donna ti dice “dobbiamo parlare” è sempre buia l’ora che sta arrivando.
    Personamente concordo con Bea. Se Ale non è voluto andare con lei e poi la tempesta di messaggi e chiamate… beh, io l’avrei mandato a quel paese senza tanti scrupoli. Ma vista la reazione di lui è stata senza dubbio la scelta migliore.
    Mi lascia perplesso la scelta di mettere i discorsi diretti in corsivo invece che tra virgolette. Si corre il rischio di far confusione nel capire chi sta parlando.
    Fossi in lei l’andrei a trovare subito sul posto di lavoro.

  3. Continuo ad apprezzare il tuo stile di scrittura, però ho qualche perplessità sulla gestione dei dialoghi in questo episodio. È vero che, trattandosi di un flusso di pensieri, il dialogo va bene anche nel testo (è lo stesso stile che sto sperimentando io), ma qui il botta e risposta tra la protagonista e Ale è troppo fitto per potere essere incluso nel testo. Per convenzione poi il corsivo dovrebbe essere riservato eventualmente ai pensieri (ma a me personalmente piace poco).
    Non è una critica, sia ben chiaro.

    • Hai ragione, ho trovato piuttosto complicato far incastrare la parte di dialogo che volevo sviluppare, così ho pensato fosse meglio distinguerlo con il corsivo rispetto al resto del testo per renderlo più scorrevole a chi lo legge. Forse però non è stata una buona idea… Non la prendo come una critica, anzi ti ringrazio: soltanto in questo modo posso rifletterci su e migliorarmi!

  4. Scrive ad Amelie, ormai non pensa ad altro.
    In questo capitolo mi ritrovo con uno stile che sembra più acerbo ma, guarda te, più in sintonia col personaggio narrante, che ha bisogno di crescere e fare esperienza. Sembra di leggere le pagine del suo diario.Tutto bene, continua così, la tua ragazza maturerà e tu con lei. Alla prossima, ciao🙋

  5. Ciao, buon Anno, e scusami, ero rimasta indietro!!! Ma ho recuperato e come dice Napo qui sotto, bello stile originale, avevo letto un romanzo proprio di recente di uno scrittore affermato che ha questo stile… brava. Voto per segna il numero.
    Alla prossima!

    • Grazie per aver recuperato e per il tuo feedback! ✨ In realtà sto sperimentando per la prima volta questo stile, come se fosse un flusso di pensieri e sono felice che stia riscontrando “successo” senza risultare troppo banale o caotico (soprattutto nei dialoghi)..

  6. Buon anno Giorgia.
    L’uso del tempo presenta aiuta a tenere vivo il fremito dell’innamoramento che sembra non arrivare mai a compimento.
    Questo racconto è una perenne attesa di un qualcosa che aspetti che accada mentre in realtà sta già accadendo. Brava, mi piace. Trova il modo per far sì che l’incantesimo non si rompa e sarai perfetta. Ciao🙋

    • Ti ringrazio per il feedback sempre puntuale. Hai ragione, le virgolette avrebbero aiutato ma avendo usato uno stile “flusso di pensieri” mi sembrava inadatto aggiungerle soltanto adesso al terzo episodio anche se ammetto di aver fatto un po’ di fatica anch’io a strutturare i dialoghi in questo modo. Ed è vero anche che la ragazza è distante, forse la protagonista non si rende ancora conto dei segnali che le manda e per questo appare così disinteressata.
      Spero nel prossimo episodio di migliorare sia i dialoghi, rendendoli più scorrevoli nonostante io abbia scelto di usare questa “forma” sia di tirare fuori le emozioni della ragazza.

  7. “…essere imprigionata nei suoi ritmi mi uccide…”
    “…ti comporti come se tutto intorno a te fosse fragile…”
    Ciao, queste le due perle che ho colto nel tuo nuovo capitolo. Mi e piaciuto molto, la prima parte in alcuni punti non è, a mio avviso, perfetta, ma da quando c’è il nuovo incontro la storia decolla, il tempo presente la rende viva, palpabile: come il sentimento che l’anima. Questa è una storia d’innamoramento, non c’è dubbio: complimenti, ottimo.lavoro! ciao🙋

      • Ciao, eccomi, nulla di particolare, solo un paio di cose che avrei scritto in modo diverso:
        “…messaggi che ne sono arrivati dopo”, avrei tolto
        -che ne sono-;
        “…quando non capisce le mie esigenze…”
        avrei scritto “Quando finge di non capire…”;
        “…Ennesimo concerto imsieme…”
        avrei scritto “…un altro concerto insieme…”.
        Come vedi niente di che, è il mio punto di vista, cestina tutto se vuoi, l’autore sei tu, e brava!
        p.s.: Molti motociclisti tengono un secondo casco nel bauletto.😉 ciao🙋

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